Buoni per legge

La violenza sulle donne è all’ordine del giorno e la cronaca quotidiana riporta con sempre maggiore frequenza notizie di donne picchiate, stuprate, che subiscono ogni tipo di violenza. Ma non solo le donne, ovviamente. Ormai la società sta diventando sempre più violenta, in preda ad un crescendo esponenziale di reati di ogni genere. Le cause sono diverse ed esaminarle sarebbe lungo.  Ma nessuno affronta le vere radici della violenza. Quando se ne parla lo si fa quasi per dovere di cronaca, cercando di curare i sintomi invece che la causa del male. Forse perché nessuno è in grado di porvi rimedio. Ma anche perché chi dovrebbe farlo forse, per propri limiti e carenze, non ha le capacità di occuparsene in maniera efficace. Ecco perché si ricorre a soluzioni che non risolvono il problema; servono solo a far finta di occuparsene. Così si tiene buona l’opinione pubblica, la gente è rassicurata, chi dovrebbe occuparsene si sente giustificato ed il problema resta tale e quale. E’ il caso tipico del femminicidio che, dopo anni di chiacchiere, denunce, e lunga campagna mediatica contro la violenza sulle donne, si è approvata una legge ad hoc, pensando di aver risolto il problema.

Ed ecco, nel giro di pochi giorni, tre nuovi casi: “Una donna incinta bruciata viva, altre due ammazzate“.  Dicono i TG che sono già una dozzina le donne ammazzate dall’inizio dell’anno. Una media in linea con i circa 130/150 casi di femminicidio degli anni scorsi. Ma ancora si ammazzano le donne? Pensavo che dopo la legge sul femminicidio nessuno osasse più alzare le mani su una donna, nemmeno per sbaglio. Ma se dopo l’approvazione della legge non sono cessate le violenze, vuoi vedere che ci è sfuggito qualcosa e la legge non basta, oppure è scritta male, manca una riga o qualche parola, o c’è un virgola messa al posto sbagliato, o è poco chiara? Così chi legge, non riuscendo a capirla bene, continua ad ammazzare mogli, amanti e compagne; magari solo perché ha saltato un comma o non ha interpretato bene un codicillo.  

Se però  dobbiamo essere sinceri bisogna parlare chiaro: solo dei perfetti idioti possono pensare che una legge, o l’aggravamento delle pene, possa fermare i reati. E’ incredibile, eppure questo è esattamente quello che pensano dalle parti di Montecitorio. Tanto è vero che, sulla scia della legge sul femminicidio,  stanno già predisponendo un ddl per punire espressamente l’omicidio stradale; anche questo ormai tragicamente all’ordine del giorno. E’ idiozia pura, ma non si può dire. A proposito, quasi tutti i casi di incidenti gravi con persone investite dai cosiddetti “pirati della strada”, sono causati da persone in stato di alterazione dovuto ad alcol e droga. E 9 volte su dieci, guarda che combinazione, si tratta di immigrati o di rom, anche minorenni e senza patente. Sarà un caso? Eccheccasooo…direbbe Greggio. Ma anche questo non si può dire perché, dicono le anime belle nostrane, potrebbe istigare alla xenofobia ed all’odio razziale. E’ vero, ma non lo diciamo.

Ora, se con una legge, o aumentando le pene previste, si fermassero i reati, vista l’abbondanza di leggi, non dovrebbero più esistere reati. Allora come mai, nonostante in certi paesi per alcuni reati sia prevista la pena di morte, ovvero il massimo della pena, quei reati non cessano  e non diminuiscono? Vuoi vedere che anche all’estero le leggi sono scritte male? Ciò non significa che non si debbano fare le leggi, ma che le leggi non risolvono il problema e non fermano i reati. Ma siccome nessuno affronta il problema alla radice, perché incapaci di farlo, è più facile fare una nuova legge o aumentare le pene. Non serve a niente, ma così si fa finta di occuparsene e di lavorare; e i delinquenti ringraziano. Buffoni.

Del resto, sarebbe facile accertare quello che dico. Basterebbe chiedere ad un qualunque parlamentare: “Onorevole, come mai, nonostante l’approvazione di una legge specifica sul femminicidio, si continuano ad ammazzare le donne?”. E’ una semplice domanda. Sarei curioso di sentire la risposta. La stessa domanda, però, la si potrebbe porre per qualunque altro reato. Come mai, nonostante furti e rapine siano reati puniti con pene anche severe, i ladri sono sempre in azione? Non conoscono le leggi? Non leggono? Non le capiscono? Pochi giorni fa in TV, un esponente della coalizione di  governo, Andrea Romano (la sua appartenenza politica è piuttosto altalenante), dopo un servizio sulle solite aggressioni e rapine in casa da parte di immigrati (molto spesso sono dell’est, in particolare romeni; anche questo è un puro caso?), per giustificare l’operato del governo, ha detto che hanno cominciato ad assumere agenti e che hanno “aumentato le pene” per quei reati. Ecco la conferma; pur di non riconoscere che la radice del problema è l’immigrazione incontrollata e che bisogna chiudere le frontiere per impedire l’ingresso di migliaia di disperati che finiscono per delinquere, la soluzione è “aumentare le pene”. E bravo Romano; un genio. Sulla sua stessa linea sono i compagni di governo, quelli che stazionano in permanenza su tutti i canali TV e ripetono la litania imparata a memoria. La gente continua a subire aggressioni, violenze, furti, rapine, omicidi, in casa e fuori,  i ladri e gli assassini continuano ad imperversare indisturbati, ma la gente può stare tranquilla perché il governo “aumenta le pene“. Contenti?

E’ curioso, ogni giorno attraverso cinema e televisione scarichiamo sulla gente quantità industriali di violenza di ogni genere a tutte le ore. Ma nessuno si chiede se queste dosi quotidiane di violenza non possano in qualche modo influenzare il pubblico. I media sono un perfetto spot pubblicitario che stimola i peggiori istinti umani, ma facciamo finta di non saperlo. Così, per non mettere in crisi il sistema mediatico (ci campa troppa gente), facciamo finta che non ci sia alcun nesso tra ciò che vediamo ogni giorno sotto gli occhi e l’esplosione spesso tragica di aggressività e violenza. E pensiamo di risolvere i problemi, e di sentirci a posto con la coscienza, con una legge. Ma allora, se si ritiene che basti approvare delle leggi per risolvere i problemi e che le leggi possano essere determinanti per regolare il comportamento delle persone, i rapporti e la convivenza sociale, allora la soluzione è semplicissima: basta approvare una legge che imponga a tutti di essere buoni e onesti. Diventeremo tutti santi e beati: per legge.

Ma giusto per non dire che lo scopriamo oggi, vedi…

Follie di giornata e futili motivi (2004)

Ipocriti (2004)

Mille volte ipocriti (2004)

. Quando i bambini fanno “Ahi” (2005)

Lo stupro quotidiano (2006)

AdolesceMenza (2006)

Cara sorellina ti ammazzo, per gioco (2007)

Il mondo visto dalle mutande (2007)

Manicomio Italia (2009)

Mamma, sono incinta (2009)

Cani e bestie (209)

Il Papa ha ragione (2009)

Luna nel Pozzo (2010)

Pane, sesso e violenza (2014)

E se non basta ecco cosa dice qualcuno molto più autorevole in una intervista TV:

– “K. R. Popper, la TV e la violenza”.

Se poi pensate che la cosa non vi interessi perché a voi non succederà mai niente, tranquilli, continuate pure a parlare di fiorellini, cuoricini, cani, gatti e pene d’amore.

 

Varia umanità

Crisi idrica.

In Sardegna, a causa delle scarse piogge autunnali, la crisi idrica si aggrava; già da tempo, specie nel nord dell’isola, si ricorre al razionamento ed alla chiusura notturna della distribuzione. Si verifica così una curiosa e bizzarra situazione:  i sardi sono “con l’acqua alla gola” per mancanza d’acqua. Stranezze acquatiche.

Eppure, incredibile, ma vero, “l’acqua finisce in mare“. Possibile? Certo che è possibile, quando siamo amministrati da incoscienti, incompetenti, incapaci. Succede perché, nonostante i 40 bacini presenti nell’isola arrivino ad essere quasi pieni e potrebbero garantire l’approvvigionamento per l’intera isola senza problemi, gran parte delle riserve accumulate vengono scaricate in mare. La ragione è che molti degli invasi non sono mai stati collaudati, quindi, per ragioni di sicurezza, non possono essere riempiti fino al loro livello massimo di capienza. Così, quando si raggiunge il livello di guardia, l’eccesso viene scaricato in mare. Geniali, vero?

E così siamo già alla crisi idrica; a gennaio, in pieno inverno.  Avete idea di cosa succederà in piena estate, quando, oltre ai sardi, saranno presenti milioni di turisti che affolleranno spiagge ed alberghi, ai quali bisogna assicurare l’approvvigionamento idrico per lavarsi e togliersi dalla pelle quella fastidiosa salsedine marina? Come si spiega una simile idiozia?  Semplice, con l’idiozia. Non c’è altra spiegazione. Le cause, come riportava ieri il quotidiano regionale L’Unione sarda (ma non scopriamo niente, è noto da decenni), sono da ricercare nel conflitto di competenze fra le varie amministrazioni, enti locali Enti ed aziende interessate, e grazie alle lungaggini burocratiche che bloccano i collaudi e tengono l’isola in una situazione di crisi perenne ormai da sempre.

Ora, davanti alla gravissima crisi idrica che si annuncia (ed in futuro può solo peggiorare) bisognerebbe chiedersi chi è il responsabile di tutti questi intoppi burocratici che, mentre i campi sono asciutti, le coltivazioni sono in pericolo, uomini e animali soffrono per la mancanza d’acqua, stanno ancora discutendo di chi sia la competenza e chi debba intervenire, come e quando. Di chi è la colpa? La colpa è di chi ha inventato questa burocrazia soffocante che blocca tutte le attività.   Ed il responsabile non può che essere un idiota; un deleterio, devastante, mortale, perfetto idiota. Si annunciano tempi duri per i sardi e l’abbondanza di acqua sarà un ricordo amaro. A proposito, sapete come si chiama l’amministratore unico di Abbanoa, l’azienda che gestisce l’acqua in Sardegna? Si chiama Alessandro Ramazzotti; già, proprio come l’amaro.

Arrivano le preziose risorse (così le chiamano).

Visto che ci siamo, restiamo in Sardegna, terra notoriamente celebre per la sua proverbiale ospitalità. Durante tutta la bella stagione si sono succeduti gli sbarchi di immigrati africani (soprattutto algerini, tunisini, marocchini ed egiziani), oltre a quelli raccolti dalle navi al largo delle coste libiche ed accompagnati a Cagliari. Arrivano a piccoli gruppi, in genere una decina o poco più, su piccole imbarcazioni ed approdano nella costa sud occidentale dell’isola. Tempo fa, quando stabilirono le quote migranti da distribuire nelle varie regioni, dissero che la Sardegna avrebbe dovuto ospitarne circa 2.500. Bene, ne sono arrivati più di 5.000, ma noi accogliamo tutti perché “siamo ospitali“.

Ieri, dunque, nella località “Coequaddus” (Coda di cavallo) a Sant’Antioco, ne sono sbarcati 14 (ma oggi il numero è stato aggiornato a 19), tutti algerini; e sono stati subito accompagnati in un albergo, il 4 Mori di Cagliari, dove potranno trattenersi come ospiti, con vitto e alloggio a spese nostre.  Per i più curiosi, l’hotel Tre stelle (vedi qui foto interni Hotel 4 Mori) si trova al centro di Cagliari, a due passi dal porto e dalla stazione, ha una quarantina di camere con aria condizionata, TV, Wi-Fi, bagno privato e minibar. Ragazzi, questa è la proverbiale ospitalità sarda. Resta un dubbio su come abbiano fatto ad arrivare dall’Algeria su una barchetta di sei metri; roba che al massimo ci si può andare in 3 o 4 persone e non allontanarsi molto dalla costa. Non vi viene qualche sospetto? A me sì. Ma non approfondiamo, altrimenti ci accusano di xenofobia, e pure di razzismo.

Ci conviene non allontanarci troppo dal luogo dello sbarco di ieri. Da Sant’Antioco ci spostiamo di poco, a Sant’Anna Arresi, località “Is pillonis” (gli uccelli) dove oggi ne sono arrivati altri 10, sempre algerini, su un barchino  andato alla deriva e non rintracciato. Anche questi li ospiteremo all’hotel 4 Mori? Ma se vogliamo restare informati sugli sbarchi ci conviene restare in zona. Tanto domani o dopo, ci potete scommettere, ci sarà un altro sbarco. E siamo in pieno inverno; aspettiamo la bella stagione e vedremo che gli sbarchi si moltiplicheranno. Così, se vogliamo seguire tutti gli sbarchi minuto per minuto, come si faceva con il calcio di una volta, troviamo alloggio in un alberghetto 3 stelle sulla costa e aspettiamo fiduciosi il prossimo barchino con le “preziose risorse“. Tenete presente, però, che noi il soggiorno lo dobbiamo pagare, e pure il ristorante. Gratis è solo per gli algerini. Beh, siamo ospitali; no?

Vedi: “Scusi dov’è la guerra?”, I sardi sono ospitali“, “I sardi sono poveri“, “Medio Campidano, la provincia più povera d’Italia“.

Cose da pazzi

C’è chi ama la vita tranquilla e chi ama l’avventura. Questione di predisposizione. E c’è chi non solo ama l’avventura, ma predilige le situazioni estreme, a rischio. Se non mettono in pericolo la loro vita non si sentono realizzati. Qualcuno dice che in queste esperienze al limite dell’umano cerca le emozioni forti, la scarica di adrenalina. Se per questo, basta darsi una martellata sulle dita; vedrai che scarica di adrenalina. Ecco perché c’è gente che pratica attività pericolose, sport estremi, imprese al limite delle capacità umane. Hanno bisogno di mettersi continuamente alla prova, di dimostrare qualità particolari, di sentirsi eroi, di sfidare il destino. Contenti loro! Ecco uno di questi eroi in cerca di gloria. E’  Henry Worsley, esploratore britannico, che ha deciso di attraversare da solo l’Antartide. Dopo 71 giorno e 900 chilometri percorsi, però, non ha dato più segnali di vita. I soccorritori lo hanno trovato, dicono le cronache, “morto di stenti“.

Su questa impresa si possono esprimere molti commenti, secondo le proprie tendenze, simpatie, visione della vita e più o meno spiccata predisposizione all’avventura ed al rischio. A parte le personali valutazioni, però, non provo mai né ammirazione, né particolare rispetto per questo tipo di imprese. E non solo perché non amo particolarmente le avventure pericolose, ma perché trovo inutile e stupido rischiare la vita per qualcosa che non porta alcun beneficio né a se stessi, né all’umanità. L’istinto naturale dell’uomo, ma anche degli animali, non è quello di cercare il pericolo, ma di evitarlo. Quindi qualsiasi giustificazione di attività pericolose è del tutto infondata. Se si ama il pericolo c’è qualcosa che non funziona perfettamente nel cervelletto. Punto.

E’ di pochi giorni fa la notizia (Turisti rapiti dai cannibali) di una coppia di turisti, anche questi in cerca di avventure, che si sono inoltrati nella foresta della Papua Nuova Guinea, sono stati catturati dagli indigeni (nella foto a lato alcuni esemplari della specie) ed hanno rischiato seriamente di essere cucinati in un pentolone, come nelle classiche vignette sui cannibali, ed essere mangiati. L’hanno scampata per miracolo. Sai che scarica di adrenalina! Ma per la ricerca dell’avventura si fa questo ed altro. Così avranno da raccontare per anni a figli, nipoti e pronipoti, la loro incredibile avventura nella foresta.

In quanto al nostro esploratore solitario, se fosse rimasto a casa sarebbe ancora vivo (come direbbe monsieur de Lapalisse). Se uno cerca di attraversare da solo l’Antartide, proprio normale non è. Anzi, direi che deve essere un po’ matto; ma non si può dire. Allora, invece che dire che è morto perché un po’ matto, e forse  anche un po’ stronzo, diciamo che è morto “per gli stenti“. Basta trovare le parole giuste ed anche le pazzie umane diventano imprese eroiche.

 

Facce e mutande

In Italia quando c’è un problema e non si sa come risolverlo si nomina una Commissione, oppure si apre “un tavolo” di trattative con le “parti sociali“. Avevamo assistito, speranzosi, alla nomina di una “Commissione di saggi“, voluta da Napolitano, col compito di individuare gli argomenti più importanti da affrontare; le “priorità“. Risultato zero. Disse Napolitano che il loro lavoro sarebbe stato utilissimo al governo. Infatti il premier Letta non lo degna di uno sguardo. Invece che far tesoro del lavoro già fatto dalla “Commissione dei saggi 1“, forse non fidandosi troppo della saggezza dei “Saggi 1nomina un’altra “Commissione dei saggi 2“, la vendetta, che dovrebbe occuparsi delle riforme.  Ne fanno parte 35 saggi che più saggi non si può e che, si suppone, siano più saggi dei saggi precedenti. In Italia ci manca quasi tutto, ma abbondiamo di saggi; potremmo esportarli.

E quando questi saggi avranno finito il lavoro cosa succede? Succede che il risultato verrà sottoposto all’attenzione di un’altra “Commissione di saggi 3” ristretta che farà una specie di riassunto e trarrà le conclusioni; una specie di Bignamino della saggezza. Il tutto poi passerà all’esame del Parlamento. Poi si vedrà. Non è una battuta, lo riporta il Corriere: “Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha scelto i trentacinque  componenti della commissione per le riforme costituzionali. Nel relativo decreto, informa una nota di Palazzo Chigi, sarà contestualmente nominato un comitato per la redazione del rapporto finale“. Non sappiamo se ridere o piangere.

Ma non bastano le Commissioni ed i “Tavoli”, Ci sono anche i Commissari, normali o straordinari, secondo le necessità. L’ultimo Commissario nominato è Enrico Bondi il quale dovrà gestire l’affare ILVA di Taranto, mica il circolo delle bocce. Visto che fra magistrati, i Riva titolari dell’azienda, Governo, denunce, blocchi della produzione, conflitti di competenza fra Istituzioni e procure e cavilli vari, non si sapeva come uscirne, ecco la soluzione all’italiana; la nomina di un Commissario. Questo…

Sembra uscito da un film di Dracula o di morti viventi, ma è un Commissario vero. Ma siamo sicuri che si regga in piedi? Con quella faccia si direbbe che abbia urgentissimo bisogno di una trasfusione di sangue. Più che occuparsi di acciaierie dovrebbe chiedere aiuto all’AVIS. Ma non si può dire con certezza, Forse, per accertarlo, nomineranno una “Commissione speciale di ematologi“. Ematologi “saggi“, ovviamente.

Chiudiamo in bellezza. Sulla Home Tiscali, compare questa immagine che mostra Kim Kardashian con il pancione. Indossa, dice il servizio, un mini vestitino leggerissimo di seta che al primo alito di vento svolazza, lasciandola…in mutande. Incredibile, ormai non c’è più limite, scomparsa ogni minima traccia di decenza. Questa ha già un piede dentro la sala parto e si veste da ragazzina ansiosa di mostrare “Urbi et Orbi” le mutandine.

Sono due “Facce” di un mondo che va a rotoli, come dicono alla Scottex. Uno ha bisogno di una trasfusione urgente, l’altra avrebbe bisogno di un trapianto di cervello. Ma per decidere quando e come intervenire verrà nominata una “Commissione di saggi“. Se tutti i saggi sono occupati a lavorare per il Governo, va bene anche una mini Commissione di scemi del villaggio. Tanto il risultato è lo stesso.

Casini ha le idee chiare

Già, quando si dice avere le idee chiare. Ecco un brevissimo video in cui Casini tenta disperatamente, senza riuscirci, di mettere due parole in croce. E’ un video andato in onda qualche giorno fa a Striscia la notizia. E’ interessante vedere come vengono preparati quei video brevi con le solite dichiarazioni dei politici che sembrano ripetere sempre le stesse formule. Mostrano che spesso si fanno prove e prove, prima di ottenere la versione definitiva, quella che poi viene messa in onda. Ma la gente non lo sa e pensa “Ma che bravo…come parla bene…”.

E magari prima di riuscire a dire una frase decente ha provato dieci volte. Anche questo è uno degli inganni mediatici. Ci presentano solo il prodotto finito, limato, aggiustato, corretto e, molto spesso, taroccato, come le foto delle solite modelle e donnine da calendario, completamente rifatte con Photoshop.

Emblematico il recente caso di Isabella Ferrari e di uno spot pubblicitario (per il quale poi l’attrice ha fatto causa alla ditta Yamamay) in cui il filmato  è stato talmente taroccato che…hanno fatto sparire l’ombelico (Vedi http://www.youtube.com/watch?v=tDWW_KAWDRw ).

Roba da non credere, ma è vero. Ormai, come ripeto spesso, niente è quello che sembra. E’ tutto un taroccamento generale. Ti mostrano e ti raccontano un mondo artefatto, virtuale, irreale, che non esiste. Ma è quello che ci propongono ogni giorno. E la gente, non conoscendo il lavoro che c’è dietro, prende tutto per buono e ci crede. Meditate, gente, meditate…

Bene, ora vediamo cosa riesce a dire il nostro povero Pier Ferdinando Casini, dopo la botta elettorale. Si vede che è ancora sotto choc, non riesce a finire una frase decente.  Insomma, Casini si è…incasinato: http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?17069

Sanremo porta sfiga

Sì, il festival di Sanremo non porta bene. Anzi, porta decisamente sfiga. Tanto per cominciare, quasi in contemporanea con l’inizio del festival, si verifica un caso quasi unico nella storia millenaria della Chiesa: si è dimesso il Papa, cosa che non succedeva da secoli, dal tempo di Celestino V. Nello stesso giorno un fulmine colpisce la cupola di San Pietro.  A seguire una serie di strane coincidenze.

Era prevista la partecipazione di Daniel Baremboim e dei Ricchi e poveri come ospiti d’onore e di Carlo Verdone come componente della giuria. Hanno dovuto rinunciare tutti. Baremboim e Verdone per sopraggiunti problemi di salute, ed i Ricchi e poveri per l’improvvisa scomparsa di Alessio, figlio di Franco Gatti, componente del gruppo. Come se non bastasse, arriva un inaspettato meteorite che cade sugli Urali esplodendo e provocando 1.200 feriti ed ingentissimi danni. Nello stesso giorno l’asteroide 2012 DA 14 passa a circa 27.000 Km dalla Terra, sfiorandola pericolosamente. Basta? No, ecco l’ultimissima sciagura targata Sanremo 2013: terremoto di magnitudo 4,8 colpisce il Lazio.

Tutto questo nei pochi giorni di svolgimento del festival. Solo semplici coincidenze? No, decisamente l’abbinata Sanremo-Fazio/Littizzetto porta sfiga. Ragazzi, toccatevi le…qualcosa. E meno male che il festival è finito ieri sera.

E non è tutto. Proprio in questo momento apprendo dal Corriere un’altra tragedia: al festival ha vinto Marco Mengoni.  Ho sentito nei giorni scorsi la sua canzone. Se questa è la canzone più bella del festival, figuriamoci le altre. E se il “ragazzo col ciuffo“, stile Little Toni, ha vinto…beh, allora tutto è possibile. Vuol dire che, Maya o non Maya,  siamo proprio arrivati alla fine del mondo.

Eppure, a sentire i media, è tutto un coro di voci entusiaste, di elogi sperticati per i conduttori, di esaltazione di canzoni e cantanti, di proclami di vittoria per i grandi ascolti (il festival è stato seguito da 13 milioni di spettatori). Come se il numero degli spettatori sia direttamente proporzionale alla qualità del programma; più un programma è seguito, più è di qualità. Bene, ammesso e non concesso che i grandi ascolti siano garanzia di qualità, bisogna ricordare un piccolo dettaglio, che ho rimarcato anche in passato a proposito dei grandi ascolti di Santoro: l’altra faccia della medaglia.

Dire che il festival è stato un grande successo perché seguito da 13 milioni di spettatori, significa dire che (la matematica non sbaglia), siccome gli italiani sono 60 milioni, ben 47 milioni di italiani non hanno guardato il festival. Ovvero, la stragrande maggioranza. E questo è un dato matematico, indiscutibile e che non si presta ad interpretazioni di sorta. Perché si conteggia solo e sempre il numero di coloro che seguono un programma e non il numero di coloro che non lo guardano? Misteri auditel!

Ora, la nostra società si basa su quel curioso principio (mai dimostrato, ma accettato come un assioma) che la maggioranza, in quanto tale, abbia diritto di prendere decisioni e amministrare la Res pubblica in nome della collettività (la verità è ciò che la maggioranza pensa sia vero). Il diritto della maggioranza a governare è un cardine del sistema democratico. Allora, nel nostro caso,  significa che per la maggioranza degli italiani, che non ha guardato Sanremo,  il festival è uno spettacolo inguardabile. E la maggioranza ha sempre ragione! Beh, questa è matematica e logica, mica è lo starnazzare degli opinionisti nei pollai televisivi pomeridiani. Anzi, questa  è la democrazia, bellezza!

Meteoriti e Hiroshima

Il meteorite esploso nella zona degli Urali ha provocato circa 1.200 feriti e danni ingenti.   Abbiamo letto i dettagli sulla stampa. Ma, confrontando gli articoli di diversi siti, ci resta qualche dubbio.  Sul sito dell’agenzia ANSA leggiamo l’incipit del pezzo: “La Nasa ha stimato che il meteorite di almeno 10 tonnellate…”. Bene, è già una notizia, sappiamo che il meteorite pesava “10 tonnellate”. Ma se andiamo a leggere l’articolo sul Corriere scopriamo che: “SETTEMILA TONNELLATE – Lo ha raccolto il Pentagono …”.

Oh perbacco, oh perbacco. C’è una bella differenza fra 10 tonnellate e 7.000. Sarà un errore di scrittura, un lapsus, un refuso? No, perché qualche riga sotto, viene ripetuto lo stesso valore: “…aveva una dimensione di 15 metri e pesava 7.000 tonnellate“. Mah, misteri cosmici. Ma poi, siamo sicuri che misurasse esattamente 15 metri e non, poniamo, 16 o 15 e mezzo? Chi l’ha misurato? C’era un astronauta in orbita che lo ha bloccato  e gli ha preso le misure con un metro da sarto? Boh!

Lo stesso giorno dell’esplosione, anche i dati sui feriti erano ballerini. Si è partiti da una cifra di circa 400 persone ferite e poi, nel corso della giornata, questo dato veniva continuamente aggiornato, fino ad arrivare ai 1.200. Ora, siccome sono dati che arrivavano in tempo reale in tutto il globo, sembrerebbe che qualche migliaia di rilevatori fossero in giro per gli Urali a contare i feriti uno per uno e riferissero i dati aggiornati in continuazione “Tutti i feriti minuto per minuto“. Strano, ma oggi tutto è possibile. Miracoli dell’era moderna.

Visto che ha provocato danni enormi, in una vastissima area, ci si chiede ancora: ma quanto era potente l’esplosione? No problem, per fortuna c’è ancora la stampa che ci informa dettagliatamente ed in maniera affidabile. Ecco, infatti, ancora il Corriere e l’Ansa che, già nei titoli in prima pagina riportano la potenza esplosiva del meteorite, paragonata alla bomba di Hiroshima.

Titolo del Corriere

Bene, bene, ora siamo informati, corrisponde a 20 bombe di Hiroshima. Vediamo cosa dice l’Ansa…

Titolo ANSA

Oh, perbacco, oh perbacco, qui le bombe diventano 30.  Qualcuno offre di più? Visto che si parla di esplosioni, giochiamo a chi le spara più grosse?  Ma per sparare cazzate ci vuole il porto d’armi? I giornalisti hanno una licenza speciale? E’ la stampa, bellezza!

E’ una vecchia storia. La serietà e l’attendibilità dell’informazione oggi è roba da Zelig. Ecco cosa scrivevo quasi 10 anni fa a proposito dello tsunami che devastò le Maldive: “Ma quanto era alta l’onda?“. Boh…

Vivisezione umana

Orrore: siamo arrivati alla vivisezione umana. La notizia agghiacciante viene riportata oggi dall’agenzia ANSA: “Attrice seminuda in gabbia“. Sembrerebbe che l’attrice Loredana Cannata sia stata sottoposta a vivisezione. Oh, poverina, immaginiamo con quanto atroce dolore la Cannata abbia dovuto sopportare questa autentica tortura. Ecco come viene annunciata la notizia col solito box in prima pagina:

L’orribile pratica ha suscitato immediatamente la dura protesta degli animalisti che, con un blitz, hanno espresso la più ferma condanna “contro la vivisezione dell’attrice Loredana Cannata“.

Sarà, non sarà, abbiamo capito bene? Beh, se la lingua italiana ha ancora un valore, il significato è esattamente quello: blitz contro la vivisezione di un’attrice. Per fortuna, però,  non siamo ancora arrivati a queste pratiche degne delle camere di tortura medioevali. In realtà è l’attrice che si è chiusa nuda in una gabbia (oggi si usa, qualunque sia lo scopo il nudo è d’obbligo) per protestare. Per evitare errori di interpretazione, si dovrebbe inserire una virgola dopo la parola “animalista” ed un’altra dopo “vivisezione“. Oppure scrivere la frase in questo modo: “Blitz animalista dell’attrice Loredana Cannata contro la vivisezione”.

L’errore di valutazione, più che giustificato, è dovuto ad uno svarione sintattico, l’errata disposizione dei termini che, in tal modo, stravolge il senso della frase. Già, basta spostare l’ordine delle parole o una virgola e cambia il significato della frase. Per fortuna la nostra mente possiede una sorta di “correttore automatico” e, già nel momento in cui leggiamo un testo, opera spontaneamente l’opportuna correzione lessicale. Quindi, grazie a questo buon senso “cerebrale“,  non caschiamo nel tranello dell’inganno sintattico, ed attribuiamo alla frase il giusto significato.  E’ una delle quasi miracolose capacità dell’intelletto umano.

Il fatto, però, che abbiamo questa importantissima funzione incorporata, in dotazione di serie, non autorizza i redattori dei vari siti d’informazione a scrivere con i piedi. Già, perché questo non è un caso isolato o raro, è più frequente di quanto si pensi. Solo che, di solito, non ci facciamo caso. Se questi svarioni li fa chi scrive per passatempo e gratis, senza eccessiva attenzione alle regole di grammatica e sintassi,  è anche comprensibile. Meno comprensibile è che a fare questi errori da peracottari, siano giornalisti, o apprendisti tali, che sono pagati, e bene,  per scrivere. Chiaro? Detto questo, cosa possiamo aspettarci dalla vivisezione di un’attrice? Beh, visto che la squartano come un maiale, che almeno sia utile alla ricerca ed alla scienza!.

 

Sindaci e sceriffi

Come si giudica un sindaco? Ovvio, dal suo operato. Se opera bene è bravo, altrimenti no. Semplice, vero? Invece no, troppo facile. Sarebbe semplice se non fossimo in Italia. Da noi, grazie a quel doppiopesismo ornai connaturato alle genti italiche di ispirazione sinistrorsa, l’operato di un sindaco ed i suoi provvedimenti si giudicano dall’appartenenza politica del primo cittadino. Se è un sindaco di sinistra tutto ciò che fa è bene, ammirevole e degno di lode. Se le stesse cose le fa un sindaco di destra è un atto gravissimo da condannare. Ecco l’ennesimo esempio quotidiano fornito dalla nostra stampa libera, indipendente, imparziale ed obiettiva (!?).

Titolo ANSA

Già il titolo è abbastanza allarmante. Una palizzata anti barboni lascia immaginare una specie di linea difensiva con lunghi pali acuminati, tipo fortini vecchio West selvaggio, che infilzano i malcapitati barboni alla stregua di minacciosi e cattivissimi indiani della tribù dei Piedi neri; terribili perché, com’è scontato,  i piedi emanano una puzza tremenda. E’ quasi naturale che un sindaco di tal fatta venga definito “Sceriffo“.

Lo immaginiamo avanzare nella polverosa strada del villaggio di confine immerso in un irreale silenzio denso di presagi funesti. I pochi paesani curiosi si affacciano guardinghi dall’ingresso del saloon, mentre improvvise folate di vento fanno sbattere ritmicamente le ante di una finestra aperta provocando un rumore sinistro e lugubre, come una campana a morto (beh, un po’ di atmosfera bisogna pur crearla. No?).

Il nostro sceriffo avanza  con passo lento, mentre una musica di sottofondo, molto drammatica ed intonata alla scena, si diffonde nell’aria (è un villaggio tecnicamente molto avanzato, all’avanguardia e dispone di filodiffusione pubblica. La colonna sonora è di Dimitri Tiomkin, sempre tragico). Lo sguardo fisso in avanti, fiero e sprezzante del pericolo, la mano all’altezza della fondina, pronta ad afferrare la sua fedele Colt ultimo modello superaccessoriata, stringendo fra i denti mezzo sigaro, con un sorriso beffardo di sfida, va incontro al destino ed al duello fatale, stile “Mezzogiorno di fuoco“.

Avvincente, vero? Eh sì, Sergio Leone mi fa un baffo! La verità è che questa storia dello “Sceriffo” mi fa un po’ sorridere. In questo caso il sindaco viene descritto in maniera poco simpatica per un semplice motivo; è della Lega Nord. In perfetta sintonia, quindi, con il classico stereotipo del leghista, così come viene normalmente presentato dalla propaganda di sinistra e dalla stampa.

Ora, per non dilungarmi troppo, cosa succede quando, invece, certi provvedimenti vengono adottati da sindaci di sinistra? Cambia la musica, invece che il drammatico Tiomkin suona un allegro motivetto popolare, stile sigla di Ballarò. Anni fa il sindaco di Padova fece costruire un lungo muro per isolare una zona periferica della città, diventata ritrovo di drogati e spacciatori: il famoso “Muro di via Anelli“.

Ecco come riportava la notizia, nel 2006, il quotidiano Repubblica, splendido esempio di stampa libera, imparziale, indipendente ed obiettiva: “Il muro dei clandestini, Padova si divide in due”. Se vi prendete la briga di leggere l’articolo linkato, noterete una curiosa dimenticanza. Si parla del muro, del problema dello spaccio di droga, dei problemi creati dall’immigrazione incontrollata, si riportano le dichiarazioni del rappresentante di un comitato spontaneo di inquilini della zona, tutto si dice, ma…senza mai citare il responsabile della costruzione del muro: il sindaco.

Stranezze giornalistiche. Una specie di miracolo che pochi sanno realizzare. Un altro specialista in miracoli simili è il nostro Presidente Napolitano il quale riesce a fare un lungo discorso sulla strage delle foibe (vedi “Foibe e amnesie“), attuata dalle truppe comuniste del comunista Tito,  senza mai usare il termine “comunismo“. Non è da tutti, bisogna aver frequentato scuole speciali. Bene, in questo caso, quindi, non solo non compare il nome del responsabile del muro, ma nemmeno il termine “sindaco“, così evitiamo possibili domande indiscrete del tipo: chi è il sindaco di Padova?

Beh, visto che Repubblica non lo dice, forse per discrezione (loro hanno la discrezione elastica, si applica o no, secondo le circostanze) ve lo dico io. Il sindaco di Padova che ha fatto costruire il muro è Flavio Zanonato, ex segretario provinciale del PCI, componente della direzione nazionale del partito e, a parte una breve parentesi dal 1999 al 2004, quasi ininterrottamente sindaco di Padova dal 1993 fino ad oggi. Una bella carriera. Ecco perché in questo caso la stampa obiettiva e libera, come Repubblica, non cita il suo nome: è un sindaco di sinistra, del partito democratico. Quindi tutto ciò che fa è bene, giusto, legittimo e sacrosanto.

Insomma, se il sindaco  di sinistra di Padova costruisce una palizzata agisce per il bene comune: è un sindaco “democratico e progressista“. Se il sindaco  leghista di Treviso fa costruire una barriera è un cinico e cattivissimo “sceriffo“. Chiaro, no? Obiettività, imparzialità, correttezza dell’informazione, deontologia? Sciocchezze, parole vuote di significato, buone solo per gli ingenui. E’ la stampa, bellezza!

 

San Valentino e le anime gemelle

Tempo fa, facendo il solito zapping TV, mi capitò di seguire incuriosito per qualche minuto un dibattito sulla tendenza sempre più diffusa a restare single. Una delle solite prezzemoline televisive, si vede che non hanno proprio altro da fare, insisteva molto seria sul fatto che lei, ed altre amiche, avessero deciso di restare single perché non riuscivano a trovare “l’Uomo vero“.
E per dimostrare che non era una semplice battuta rimarcò 3 o 4 volte l’espressione “Un uomo vero…vero…cerco un uomo vero…“.

La cosa mi fece un po’ sorridere, ma poiché è dalle piccole cose che talvolta si capiscono quelle grandi, la considero una ulteriore prova di ciò di cui sono convinto da tempo: la gente oggi ha perso il senso della realtà. Si vuole tutto, subito, senza sforzo, che sia il meglio sulla piazza e, possibilmente in saldi di stagione o in offerta promozionale. E questa disposizione mentale condiziona pesantemente un certo modus vivendi delle ultime generazioni.
Nessuno parla più di adattamento, di sacrifici, di rinunce, di limiti ai sogni, della necessità di attenersi alla realtà, di sopportare anche gli imprevisti ed i guai della vita.
No, sembra che tutto ci sia dovuto e che tutti abbiano il diritto sacrosanto ad una vita piena di piacevoli passatempi, senza alcun imprevisto o guai di qualunque genere che possano turbare la nostra idilliaca esistenza.

Questa storia dell’uomo “vero” mi ricorda l’altra favoletta dell’anima gemella.
Quando aprii il blog, molti anni fa, mi sorprendevo ogni giorno nel vedere che la maggior parte dei blog, e dei post, fossero fatti da donne, in particolare adolescenti, e che l’argomento principale fosse tutto ciò che riguarda gli aspetti connessi alle relazioni sentimentali, l’erotismo ed i rapporti fra i due sessi, con tutto ciò che ne deriva, annessi e connessi.

Intendiamoci, niente di male e di drammatico. Anzi, fa parte della normale fase di crescita e da sempre quelli sono gli argomenti preferiti dell’adolescenza. Ma il guaio è che spesso questi temi sono al primo posto anche di persone adulte che ormai avrebbero dovuto superare quella fase e le problematiche adolescenziali. Eppure continuano a sognare, ad inventarsi nick fantasiosi di ispirazione floreale, favolistiche, tutte rose e fiori, angioletti, poesiole, lacrimucce etc…

Il bello è che anche la Home page, fra centinaia di post giornalieri, allora selezionava preferibilmente questo tipo di post. Come se, appunto, questi fossero gli argomenti più importanti della nostra vita quotidiana. Quando aprivo la Home page mi veniva spontaneo descriverla così: “Fiorellini, cuoricini, cani, gatti e pene d’amore…”.

La questione potrebbe sembrare del tutto irrilevante, poco più che una curiosità, qualcosa che non è vero, ma siccome ci piace sognare facciamo finta di crederci. Ma non è così semplice, perché a furia di riempirci la vita di cose che “Non è vero, ma ci credo…”, per dirla con Eduardo, si finisce per impostare una vita che di reale ha ben poco.

Per tornare all’”uomo vero“, però vorrei dare un consiglio a quelle single che lo cercano e pensano “O così o niente.”. La soluzione c’è ed è molto semplice. Oggi in commercio si trova tutto. Basta andare all’Ikea, prendere un catalogo degli “uomini veri” disponibili in kit componibile, scegliere quello che è di vostro gradimento, portarvelo a casa, controllare che ci siano tutti i pezzi (non si sa mai), montarlo pazientemente seguendo le istruzioni e sistemarlo in bella evidenza nel salotto, pronto per essere mostrato con orgoglio alle amiche invidiose che, anche loro, correranno all’Ikea a scegliersi il loro uomo vero in kit. Magari capitano delle offerte promozionali ” Prendi tre paghi due” e potete portarvene a casa anche più di uno. Beh, sempre meglio averne qualcuno di scorta, non si sa mai. Ma torniamo alle “anime gemelle”.

Oggi è la festa degli innamorati; ovvero, di coloro che pensano di aver trovato “L’anima gemella”. Non è tanto importante che lo sia, quanto che ci si creda. Insomma, che si abbia l’illusione che quella persona sia proprio l’unica al mondo, l’altra mezza mela, il nostro completamento, la sola ed unica che, fra miliardi di persone, sia la predestinata “Anima gemella”.

Alcuni, impregnati di cultura new age e di influssi orientali le chiamano anche “fiamme gemelle“, arrivando anche ad ipotizzare una predestinazione che si aggancia a vite precedenti.
Beh, se così è, c’è da stupirsi nel constatare come questa “anima gemella” che è predestinata, dai tempi dei tempi e fra miliardi di persone, ad incontrarsi con noi per unirsi in un abbraccio eterno, molto spesso la si trovi a portata di mano, magari sotto casa, nella stessa scuola, nella stessa classe o nello stesso ufficio. Non è sorprendente? Un vero e proprio colpo di fortuna, come azzeccare una cinquina al lotto. O no? Ma, esiste davvero l’anima gemella? Sembrerebbe di sì.

Quesito principe di tutti i discorsi di argomento affettivo, la questione dell’anima gemella riempie libri, rotocalchi, programmi radio, Tv e…blog.
Tutti coloro che si innamorano sono convinti di aver, finalmente, incontrato l’anima gemella. Non una persona qualunque, ma una persona speciale, anzi specialissima, l’altra metà della mela, l’unica al mondo. E tutto funziona, almeno finchè non cominciano a volare piatti in testa.
Ma questa è un’altra storia. E siccome innamorarsi è cosa normalissima e succede a tutti, o quasi, se ne deduce che anche incontrare l’anima gemella sia cosa del tutto normale. Allora, giusto per evitare lunghe disquisizioni, facciamo un esempio.

Immaginiamo una piccola isola, sperduta nell’oceano, con pochissimi abitanti. E’ del tutto normale che, in quell’isola, uomini e donne si incontrino e si innamorino. E che quindi, pur essendo lontanissimi dal resto del mondo, trovino la loro “anima gemella” proprio fra i pochi abitanti del luogo. Una felice coincidenza quasi miracolosa. Fra miliardi di persone sparse nei vari continenti, la tua anima gemella, l’unica al mondo, capita proprio nella tua isola, magari abita nella capanna di fronte alla tua.  Che colpo di culo! Non vi pare?

Ma il discorso non cambia di molto anche se si abita in una popolosa cittadina. E neppure se si abita in una grande metropoli. In fondo la vita delle persone si svolge come entro i confini di un’isola. Si incontrano più o meno sempre le stesse persone, quelle che abitano nello stesso palazzo, o quelle che si incontrano a scuola, o al lavoro o nei luoghi di intrattenimento. Anche quando ci si sposta, o si va in vacanza, si vedranno alcune persone e non altri miliardi, si conosceranno nuove località e non altre.  Sono tutte piccole isole entro le quali si fanno conoscenze, incontri, si intrecciano rapporti personali e di lavoro, si convive e… ci si innamora. Piccole isole, lontanissime dalle altre isole di altri miliardi di persone che non incontreremo mai. La nostra vita si svolge all’interno di questa spazio preciso e delimitato. E’ la nostra piccola isola esistenziale. Non è strano, allora, che quell’unica persona, fra miliardi di altre persone, che è la nostra “altra metà della mela” si trovi proprio sulla nostra stessa piccola isola, di fronte alla nostra capanna?

La cosa non può essere casuale. Anche un matematico, basandosi sul calcolo delle probabilità, vi dimostrerebbe che un evento che si verifica con tanta frequenza non può essere casuale. Deve essere necessariamente la conseguenza di un piano preciso, pensato ed attuato da una mente superiore, da una Entità superiore. Allora la conclusione non può che essere la seguente: o questa è una prova inconfutabile, scientificamente dimostrata, dell’esistenza di Dio, oppure questa storia dell’anima gemella è una grande “Stronzata“.

Io propendo per la seconda ipotesi, meno romantica, ma molto più realistica. Già, perché la verità è più prosaica di quanto sognano gli innamorati o di quanto raccontano le favole. Però, siccome sognare e illudersi non costa niente e ci aiuta a vivere meglio, direi che sia consigliabile non addentrarsi troppo in spiegazioni razionali e prendere per buona la massima di Eduardo “Non è vero, ma ci credo…”. E…Buon S.Valentino a tutti.

Papa nero e media

Siamo già al totopapa; si accettano scommesse. In questi giorni si sprecano le previsioni sul prossimo Papa. Esperti vaticanisti, firme prestigiose del giornalismo, aspiranti profeti e opinionisti per caso si esercitano nella difficile arte della previsione. Una delle ipotesi più gettonate è che il prossimo sarà un Papa nero. Si fanno anche i nomi dei papabili. Non si tratta solo di semplici segnalazioni. Dietro, lo si capisce dai commenti della stampa, c’è un messaggio nascosto. C’è la sensazione che si voglia promuovere e favorire la scelta di un cardinale africano.

E  molti commentatori sono favorevoli a questa ipotesi. Così come per le elezioni presidenziali USA, tutti i media erano schierati col presidente nero Obama, così ora gli stessi fan si schierano per l’elezione di un Papa nero.  Siamo in perfetta sintonia con la cultura dominante che vuole creare un nuovo modello di società improntato ad un radicale cambiamento ed alla totale abolizione di principi che hanno regolato finora il mondo civile. Rottamiamo tutto, poi si vedrà.

I media si preparano, quindi, a condurre una campagna di sensibilizzazione che predisponga l’opinione pubblica ad accettare come normale e scontato un nuovo Papa nero. Lo si capisce anche da piccoli segnali. Per esempio da questa flash news Ansa: “Bimba scrive, ora Papa extracomunitario”.  Visto, lo scrivono anche le bambine.

Leggendo questo titolo si capisce chiaramente che la bambina ha espresso il desiderio di vedere un Papa extracomunitario. Questo è il significato, non ci si può sbagliare. Come ho detto altre volte, anche questo è un trucchetto semantico che viene spesso usato dai media, sfruttando il fatto che molto spesso i lettori frettolosi leggono solo il titolo delle notizie. Sì, ma il concetto espresso dal titolo resta nella mente, in memoria. E se quel messaggio viene ripetuto nel tempo crea un concetto che permane nella memoria e si fissa come verità acquisita.

Allora, visto che siamo curiosi, vediamo cosa dice la notizia. Si tratta, secondo il redattore, di un pensiero espresso in un tema da una bambina di quinta elementare di una scuola della periferia romana. Scrive la bambina: “Secondo me il papa è stato molto coraggioso ed ammettere la sua intenzione di andarsene per il suo megaintenso stress e per la sua vecchiaia“. Che tempi, una volta alle elementari si facevano le aste e, al massimo, si scrivevano i primi pensierini semplici. Ora scrivono di “megaintenso stress “. Queste periferie romane, evidentemente, brulicano di piccoli geni.

Poi succede che quando arrivano all’università, chissà per quale strano virus, dimenticano come si scrive correttamente in italiano. Tanto che alcune università, considerata la scarsa conoscenza della lingua, organizzano per le matricole dei corsi speciali di lingua italiana. Purtroppo non sto esagerando. Leggete questo articolo di qualche anno fa: “Studenti ignoranti in italiano, è allarme“.

Torniamo al tema. Sarà vero che, come abbiamo ipotizzato, la bambina abbia espresso il desiderio di avere un Papa extracomunitario? Ecco cosa scrive: “La televisione – aggiunge nel tema la bambina – dice che verrà eletto un papa di colore, un extracomunitario“.

Chiaro? Non è la bambina, come lascia intendere il titolo, che dice di volere un Papa nero; lo ha detto la televisione. La bambina ha solo riferito quello che ha sentito in TV. Come volevasi dimostrare. Ecco l’ennesimo esempio di uso scorretto dell’informazione. In questo caso si sta preparando, come dicevo, l’opinione pubblica a sostenere l’elezione di un Papa africano. La tecnica è quella ormai collaudata. Si promuove una certa opinione su una tesi da sostenere, la si ripete in diversi modi sui media, facendola passare per voci, “rumors“, per usare un termine tecnico. Quando poi l’idea che si vuol promuovere è sufficientemente diffusa e fatta propria dalla comunità, allora si passa alla seconda fase. Si riprendono le varie voci, tramite interviste o dichiarazioni  (che sembrano casuali, ma non lo sono), e si diffondono a mezzo radio, TV e giornali, facendole passare come opinione comune e dominante.

Segni evidentissimi di questa tecnica sono le varie campagne (ancora in corso) per l’accoglienza degli immigrati, la cittadinanza agli stranieri, le unioni di fatto, i matrimoni gay, il multiculturalismo  e chissà cos’altro in futuro. In questo caso si perseguono due obiettivi. Il primo è quello di cercare di influenzare, per quanto possibile, la scelta dei prelati. Il secondo è quello di preparare l’opinione pubblica in modo che accetti con favore l’elezione di un Papa nero.

Prima i media plagiano le coscienze e poi usano le idee inculcate in maniera subdola nelle menti dei lettori come se fossero una libera scelta degli individui. E’ una tecnica cinica e quasi criminale. Ed è usata in maniera spregiudicata da tutti i mezzi d’informazione, sia per scopi pubblicitari, sia in campagna elettorale, sia per scopi ancora più oscuri e pericolosi. Ecco perché è importante che la gente cominci a capire quali sono i pericoli dell’informazione ed impari a difendersi.