Pensieri profondi

La profondità di pensiero non è una caratteristica molto presente nei nostri politici. Anzi, è quasi sempre assente. Per loro fortuna, quando intervengono a cerimonie ufficiali e leggono il solito discorso di circostanza, non è mai farina del loro sacco. Così non devono spremersi le meningi per inventare qualcosa di degno di nota e pertinente all’argomento ed alle circostanze. E’ opera di uno stuolo di ghostwrighter che scrivono i testi per loro. Ma anche questi “scrittori fantasma” non è che brillino per capacità intellettuali, fantasia, acume e valore letterario.

Quasi sempre i loro discorsi sono infarciti di frasi fatte, luoghi comuni, metafore, perifrasi, circonlocuzioni, citazioni letterarie buone per tutte le occasioni, e trucchetti retorici per fingere di dire delle cose importanti. In realtà non dicono mai niente di serio e concreto e tutti quei discorsi generici e vaghi si somigliano, tanto che sono quasi intercambiabili e valgono per tutte le occasioni. Si può prendere un blocco di frasi da un discorso sulla democrazia ed aggiungerlo, pari pari, in un altro discorso sulla salvaguardia dell’ambiente o la libertà di stampa, o altri argomenti, e nessuno se ne accorgerebbe. Poi ci sono le frasi “storiche”, ad effetto, quelle che sintetizzano un evento e che, per la loro brevità diventano titoli di stampa.

Facciamo due esempi pratici riferiti a due fatti recenti, i morti nella discoteca di Ancona e la morte dell’italiano Megalizzi a Strasburgo, colpito da un terrorista. E prendiamo in esame le frasi del nostro Presidente della Repubblica che si sente in dovere di esprimere un parere su ogni fatto e fatterello avvenga nel mondo (o almeno di questo sono convinti tutti quelli che siedono al Quirinale, al Senato, alla Camera,  o ricoprono alti incarichi istituzionali).

Ecco cosa ha detto a proposito della tragedia della discoteca di Corinaldo: “Non si può morire così“. questo il titolo ripreso da quasi tutte le testate giornalistiche e dai TG.

mattarella discoteca

Con quella faccia un po’ così, quella espressione un po’ così, funerea… può dire quel che vuole (come Virna Lisi in un vecchio Carosello). Sarà restato sveglio la notte per pensarla, oppure gli è venuta spontanea, di getto? Certo che lascia dei dubbi. Vuol dire che se “Non si può morire così” esistono modi precisi per morire, magari stabiliti per legge, ed altri non regolari? Non sarà che l’Unione europea, sempre pronta a  inventarsi direttive per regolamentare tutto, dalle dimensioni delle vongole alle misure degli sciacquoni, ha stabilito anche come si deve morire per essere in regola con  le “norme C€“? E perché nessuno ci informa? Mattarella, ce lo dica lei che, di certo, è informato; come si deve morire?

Ed ecco la seconda notizia, con relativa profonda riflessione  di Mattarella sulla morte di Antonio Megalizzi, assassinato da un terrorista a Strasburgo: “Inaccettabile tragedia”.

megalizzi

Anche questo titolo, sintetico, è stato ripreso uguale da tutte le testate. E ancora ci chiediamo: cosa vuol dire che è una “inaccettabile tragedia“? Ci sono tragedie accettabili ed altre più o meno accettabili secondo le circostanze? Mattarella,  cosa vuol dire? Anche su questo magari ci sono direttive da rispettare? Esistono tragedie a norma C€ (Europa, tra mucche, vongole e sciacquoni)? Mattarella, le va bene la “Tragedia di un uomo ridicolo“? di Bertolucci, come omaggio al regista, visto che è scomparso di recente?

tragedia

Oppure non è abbastanza tragico e dobbiamo ripiegare sul classico e tornare alle tragedie greche di Eschilo, Sofocle, Euripide? Mattarella, ci dica, come deve essere una tragedia accettabile? Va bene l’Edipo Re? O preferisce Medea?

L’unica vera tragedia è assistere allo scempio quotidiano della nostra civiltà ad opera di una classe dirigente (politica, intellettuale, culturale) di incapaci, incompetenti, “ubriaconi, ladri, corrotti, puttanieri e senza Dio“, come diceva Cromwell dei parlamentari dei suoi tempi. Traditori della patria che invece che difendere la nazione, aprono le porte della città all’invasione dei nuovi barbari. Questa è la vera tragedia, e la vergogna d’Italia.

La leggenda narra che Roma fu salvata dall’invasione dei barbari dalle oche del Campidoglio che, avvertendo il pericolo, fecero grande strepito e svegliarono le guardie.  Oggi quelle oche, invece che fare strepito, in silenzio aprono le porte della città agli invasori. Sono diventate oche buoniste (vedi post).

 

 

 

Cani e padroni

Sembra una storia da altri mondi. Invece è cronaca di ieri e viene dal Brasile. Abbiamo bisogno ogni tanto di leggere queste notizie per disintossicarci dai veleni dell’informazione tossica della politica, del gossip da cortile, degli inutili pettegolezzi sulle peripezie amorose dei VIP, dalla pubblicità, e da tutto il marciume di un mondo in disfacimento. Ed ecco la notizia: “Quattro cani aspettano per tutta la notte il loro padrone ricoverato in ospedale“.

Quattro cani aspettano il loro padrone, un senzatetto di Rio do Sul, per tutta la notte. Il loro padrone è stato ricoverato all’ospedale e i quattro cani lo hanno atteso fuori dalla porta senza disturbare. La scena ha suscitato la grande curiosità di tutto lo staff che non aveva mai visto nulla del genere. Questo è ciò che hanno affermato i medici che erano di turno quella notte all’Ospedale Regional Alto Vale. I cani, pur essendo randagi sembravano tutti ben nutriti.”.

 

cani aspettano padrone2

Lo stesso César – il senzatetto – ha ammesso di aver smesso di mangiare per dare la priorità alla cura dei suoi quattro cani. Adesso però è lui che ha bisogno di aiuto per superare la fame, il freddo e il dolore. Lui e i suoi quattro zampe sono inseparabili. 

I cani non si sono mai allontanati dall’ospedale, sono rimasti li fermi immobili con grande fedeltà ad aspettare che il loro padrone si riprendesse. Gli infermieri così hanno deciso di farli entrare al caldo e di dare loro del cibo. Poco dopo i quattro zampe e il loro padrone si sono finalmente riuniti. «Vedere quegli animali è stata una grande emozione e dimostrazione d’amore» (“Amici di casa” 14 /12/2018)

Più conosco gli uomini, più amo i cani“, diceva Heinrich Heine.

Ed ecco un’altra notizia simile che arriva oggi da Andria: “Due cani attendono il padrone davanti all’ospedale dov’è ricoverato“.

cani-attendono padrone

Vedi “Cane e padrone“.

Il tempo non esiste

Vatti a fidare della scienza. Per tanto tempo abbiamo creduto che il nostro universo fosse tridimensionale. Poi, per complicarci la vita, ci hanno detto che esiste una quarta dimensione, il tempo: difficile rappresentarlo, pensarlo, descriverlo, ma reale. Non abbiamo ancora capito esattamente cosa sia e come valutarlo, ed ecco l’ultimissima: il tempo non esiste.

Se chiedi ad una farfalla cos’è il tempo non ti risponde; non può permettersi il lusso di sprecare istanti preziosi per fornire spiegazioni inutili. L’uomo, al contrario, ha una particolare predisposizione a dilungarsi in discorsi inutili ed a porsi domande alle quali non troverà mai risposta. Eppure, agli occhi dell’universo, l’uomo non ha molto più tempo di una farfalla.

Ma il tempo è una dimensione di cui ci sfugge l’essenza. Ciò che noi misuriamo non è il tempo, ma la nostra idea del tempo: un’illusione. Se il tempo non fosse una illusione, ma fosse qualcosa di reale, misurabile e quantificabile esattamente, potremmo raccoglierlo, stiparlo in appositi raccoglitori, in modeste scatolette di latta, in raffinati portagioielli, o dentro scatole colorate e profumate, come quelle dove si usava conservare le lettere d’amore. Su ogni scatola potremmo stampare il titolo e la data e poi sistemarle in buon ordine in un armadio riservato, come una preziosa cassaforte: l’armadio del tempo. Potremmo salvare, così, eventi speciali, giornate ed istanti, incontri, discorsi, emozioni, visi e sorrisi, carezze e tenerezze, volti e voci di persone care. E potremmo, a nostro piacere ed in qualunque momento, aprire quell’armadio, prendere una scatola e rivivere una giornata o un momento particolare. Se il tempo non fosse un’illusione il treno della vita sarebbe sempre puntuale e noi pure. Invece, tante volte lo perdiamo, perché sia il treno che il tempo sono solo illusioni e quell’armadio non esiste. Noi stessi ci illudiamo di essere ciò che non siamo.

 

Macron e la democrazia

In democrazia governa la minoranza. Sembra una battuta, ma è una cosa seria. Invece, dire che la democrazia è “il governo del popolo” la fanno passare per una cosa seria, invece è una battuta. In democrazia tutti hanno il potere, eccetto il popolo. Il fatto che dicano il contrario e lascino credere che sia il popolo a scegliere liberamente i propri rappresentanti è solo un inganno. “La libera elezione dei padroni non abolisce né i padroni, né gli schiavi“, diceva Marcuse (ogni tanto ne diceva un giusta).

Prendiamo l’esempio pratico delle elezioni regionali in Emilia Romagna. I dati ufficiali sono questi: votanti 37,7% degli elettori, astenuti 62,3%; il vincitore, Stefano Bonaccini, ha preso il 49% dei voti.  Ovvero, più del 62% degli elettori si è astenuto, non ha votato ed è questa la vera “maggioranza” degli elettori. Il vincitore rappresenta non il 49% dei cittadini, ma solo il 49% di quel 37% che ha votato; circa il 18% degli elettori. Se poi consideriamo anche i giovani non ancora maggiorenni, ma, a tutti gli effetti, cittadini italiani, quella percentuale si abbassa ancora di più e si avvicina al 15% della popolazione. Quindi, il signor Bonaccini che ha vinto le elezioni e, in teoria, sarebbe l’espressione della volontà popolare,  rappresenta solo una minima parte dell’elettorato, un risicato 18% che non rappresenta minimamente la maggioranza o cosiddetta “volontà popolare” che, invece, si identifica il quel 62% di astenuti.  Alla luce di questi dati, che senso ha affermare che questo 18% è una “maggioranza“, che rappresenta i cittadini e che è legittimato a governare? E’ un autentico bluff, una truffa camuffata da democrazia.  Questa democrazia fasulla governa “contro” la volontà popolare. Al posto del signor Bonaccini non sarei molto soddisfatto e sereno. Non avrei niente da festeggiare e non dormirei sonni tranquilli.  Anzi, avrei molti, ma molti scrupoli di coscienza.“.

Mi pare che l’esempio dimostri in maniera chiarissima quello che intendo dire. Stranamente però, nessuno si pone mai il problema di chiarire questo piccolo dettaglio. Forse perché nessuno ha interesse a farlo; si corre il pericolo di delegittimare il voto popolare, gli eletti, le elezioni ed il principio della rappresentatività nel sistema democratico. Meglio far finta di niente e proseguire questa autentica truffa ideologica. Ed arriviamo ad oggi. Si sono appena svolte elezioni in Gran Bretagna, in Italia ed in Francia.  Prendiamo in considerazione quelle francesi perché tutti i media hanno dato grande risalto al candidato Macron, esaltandone la vittoria e lo straordinario risultato elettorale (Clamoroso trionfo per Macron).  Sarà davvero così straordinario? Vediamo.

Emmanuel Macron ha vinto il ballottaggio contro Marine Le Pen per le elezioni presidenziali, dopo aver vinto il primo turno con una percentuale di circa il  30%. Se ci fermiamo a prendere in considerazione questo dato rischiamo di commettere già  un errore; sembrerebbe, infatti che quel 30% rappresenti il consenso di 1/3 dei francesi. Ma non è così. In Francia, sia al primo che al secondo turno, ha partecipato al voto il 50% degli aventi diritto. Macron ha preso il 30% di quel 50% di votanti. Ovvero circa il 15% del totale degli aventi diritto al voto. Eppure con il consenso del 15% della popolazione adulta (“contro” o almeno “senza” il consenso del 85% dei cittadini), vince il primo turno, va al ballottaggio, vince,  si prende circa il 70% dei parlamentari (fra 400 e 445 su 577) e governa. Macron ha la maggioranza assoluta nell’Assemblea nazionale e governa la Francia, avendo solo il consenso del 15% dei francesi. Il 15% di elettori è una maggioranza? No. Macron ha il consenso della maggioranza dei francesi? No. Il fatto che al secondo turno la percentuale sia raddoppiata è dovuto al fatto che molti lo hanno votato per fermare Le Pen e la destra. Quindi non sono voti “pro” Macron, ma sono voti “contro” Le Pen. Non cambia la sostanza del fatto che rappresenta una esigua minoranza dei francesi. Allora, non vi pare che in questo sistema elettorale democratico che determina la scelta dei rappresentanti e la loro legittimazione a governare in nome del popolo  ci sia qualcosa di strano? Sbaglio quando dico che in democrazia governa la minoranza? No, è la pura e semplice verità. Ma a quanto pare va bene così. Bella la democrazia.

Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo

(Post di dieci anni fa, ma sempre valido) Nei giorni scorsi, il 10 dicembre, si sono celebrati i 60 anni della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”. Bel documento, pieno di lodevoli propositi e buone intenzioni. Peccato che restino tali. Peccato che sia un lungo elenco di “diritti” che restano sulla carta. Peccato che non sia citato, fra i tanti diritti, nessun dovere. Quando avremo anche una bella “Dichiarazione universale dei doveri dell’uomo”, forse, saremo a posto.

Peccato, infine, che il principio stesso della “libertà”, che è alla base della Carta, sia messo in dubbio, o contraddetto, già nel primo articolo.

Art. 1): ” Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Già la prima frase dell’articolo 1 si presta a molte considerazioni sul concetto di “eguaglianza”, che però ci porterebbero molto lontano. Limitiamoci, quindi, alla seconda proposizione. Ci sono in una sola riga due affermazioni ed entrambe discutibili. La prima riguarda l’affermazione che tutti gli esseri umani siano dotati di ragione e di coscienza. E’ un’affermazione o un auspicio? Già, perché la ragione è la capacità raziocinante, che può manifestarsi in misura diversa in ciascun individuo, fino ad essere molto limitata o quasi inesistente, se non, per traumi o malformazioni congenite, inibita del tutto. Lo stesso dicasi per la coscienza che non è altro, al di là di differenze concettuali astratte e non rispondenti alla realtà, un aspetto della capacità raziocinante, ovvero della stessa ragione, o della attività mentale, o di quello che chiamiamo genericamente “Pensiero”. Questa differenza della capacità ragione/coscienza, presente nei singoli individui in maniera diversa, contraddice il principio di eguaglianza.

La seconda affermazione, ove afferma che tutti gli esseri umani “devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”, è ancora più contradditoria. Non solo è l’esempio lampante di quelle belle affermazioni che sono solo buone intenzioni, ma non hanno alcun riscontro nella realtà, ma è anche in contraddizione con il diritto fondamentale alla libertà di pensiero e di espressione (articoli 18 e 19). Il verbo “devono” esprime, infatti, non un auspicio, ma una imposizione comportamentale che, come tutte le imposizioni, pone necessariamente dei limiti alla libertà di scelta individuale. Si stabilisce con una norma l’obbligo di agire in spirito di fratellanza. E se qualcuno non avesse voglia di agire secondo questo criterio? Non è libero di dissentire? Oppure è libero di essere un criminale, un assassino, un terrorista, un pedofilo, un razzista, un dittatore sanguinario che stermina milioni di avversari, e continuare a godere di tutti i diritti garantiti dalla Carta, nonché di essere dotato di “ragione e di coscienza”? La libertà di pensiero individuale non può essere limitata da un “obbligo” morale. Si può limitare, con opportune leggi, l’attuazione pratica di forme di libertà di pensiero che si concretizzino in atti dannosi per la comunità. Ma non si può obbligare qualcuno a pensare di dover agire in spirito di fratellanza. Non c’è Carta che tenga e che possa ottenere questo risultato.

Questa dichiarazione, quindi, o è solo una dichiarazione di buone intenzioni, oppure si applica solo alle persone che già, per natura, siano inclini ad agire in spirito di fratellanza. Ma in tal caso non avrebbero bisogno di regole scritte.

In fondo, affermare che gli uomini “devono” agire in spirito di fratellanza, non è altro che riconoscere ed affermare l’esistenza di un “dovere” dell’uomo. Ovvero, riconoscere che non esistono solo i diritti, ampiamente ribaditi dalla Carta, ma anche i doveri. Ecco, quindi, che la “Dichiarazione universale dei doveri dell’uomo”, non è poi così campata per aria o provocatoria, come potrebbe sembrare.

La dichiarazione di principi astratti, che non tenga conto della natura umana, è destinata a restare solo una bella dichiarazione d’intenti. Come è, appunto, la Carta in questione che, al di là delle celebrazioni, resta inattuata e disattesa tranquillamente in gran parte del mondo. E se dopo 60 anni è ancora inattuata, qualche motivo deve esserci (dicembre 2008)

Gli uomini sono tutti uguali in dignità e diritti, dicono. Anche questi? (Questo è un cucciolo di foca)

Vedi: L’uomo è più stupido di quanto si pensi.

Dio ama i gay

Lo dice il Papa. Ho scritto spesso in questi anni che Bergoglio parla troppo, parla a vanvera e non si rende conto di quello che dice. E più passa il tempo e più ne sono convinto. Ecco, per esempio, l’ultima  bergogliata del giorno.

Papa gay Dio

Dio ti ama come sei“, dice, rivolgendosi a Juan Carlos Cruz, un omosessuale che da piccolo ha subito violenze sessuali da parte di padre Karadima, un prete cileno accusato di pedofilia. Quella di Bergoglio sembra una frase corretta, un esempio della grande misericordia divina. Ma non è così semplice. La sodomia, praticata dai gay, è un peccato grave.  Se Dio ama i gay, allora ama i peccatori. Ma allora che senso hanno i Dieci comandamenti, se Dio vi ama comunque anche se non li rispettate e vivete nel peccato? Tanto vale annullare i Comandamenti e le regole morali, e lasciare che la gente faccia quello che gli pare: il peccato non esiste più. Tanto Dio vi ama comunque. Lo dice il Papa.

E non basta. Secondo quanto riporta la stampa avrebbe anche detto: “Juan Carlos, il fatto che tu sia gay non importa. Dio ti ha fatto in questo modo e ti ama in questo modo e a me non interessa. Il Papa ti ama come sei. Devi essere felice di chi tu sia’“.  Anche questa sembra una semplice dichiarazione di perdono e amore. Ma non è così. Se Dio lo ha fatto così e così lo ama, l’uomo non ha più nessuna responsabilità per le proprie azioni. Se pecca è perché Dio lo ha fatto così, peccatore. Ma allora che fine fa il libero arbitrio?

Ed ecco un’altra notizietta edificante sul rapporto fra Chiesa e mondo Lgbt.

.Vescovo gay

Reggio Emilia: veglia di preghiera omosex“. Tutto normale. Proprio oggi Bergoglio ha detto che Dio i gay “li ama come sono“. La Chiesa accoglie tutti, anzi ama e accoglie prima i peccatori, come pecorelle smarrite. Quindi: “prima i gay, lesbo, trans e assimilati”. Ma anche ladri, assassini, stupratori, delinquenti vari: in quanto peccatori hanno la precedenza ed un riguardo speciale. Poi, se c’è tempo e voglia pensiamo anche ai fedeli non peccatori. Ma vi sembra normale questa Chiesa? E questo Papa?

Ama il prossimo tuo

Amare il prossimo, anche se il prossimo è il tuo peggior nemico?  Sembrerebbe di sì. Questo ripete spesso il Papa; dice che è il messaggio evangelico. Amare il prossimo come se stessi significa, quindi, amare anche il proprio nemico, amare chi ti odia e chi mette a rischio la tua stessa vita. Significa amare i malvagi, i truffatori, i ladri, gli assassini, i criminali. Significa mettere sullo stesso piano il bene ed il male, l’amore e l’odio, la vita e la morte. Ma si dice che al mondo esiste il male, il diavolo, Satana, e che il male va combattuto con tutte le nostre forze. Si dice che alla fine dei tempi il male sarà sconfitto ed il bene trionferà. Significa che è in atto da sempre una lotta fra il bene ed il male. Sono due entità perfettamente distinte, inconciliabili ed in eterno conflitto. Non sono sullo stesso piano, né simili, né equivalenti, né interscambiabili, né eticamente assimilabili; sono due entità che si combattono e cercano di annullarsi a vicenda.

Se il male esiste ed è una minaccia costante, significa che è diritto-dovere di ogni essere umano, e di ogni creatura vivente, salvaguardare la propria esistenza e difendersi da chi la minaccia. E’ diritto-dovere di ciascun individuo combattere chi mette a rischio la propria vita. Amare il prossimo che ci minaccia è contro la prima legge di natura insita nel profondo dell’animo umano e di qualunque essere vivente: la sopravvivenza. L’istinto di conservazione, di sopravvivenza, di riproduzione, è la prima e più forte pulsione che anima l’intera specie vivente; che sia uomo, animale o vegetale, che sia un santo, un filo d’erba o un’ameba. E’ la causa stessa della vita, della sua espressione e della sua perpetuazione. Chi attenta a questo principio, quindi, è contro natura. E come si può mettere sullo stesso piano la legge naturale che regola il mondo e chi quella legge la combatte, la disprezza, la odia e vorrebbe annullarla? Come si può affermare la necessità di combattere il male, se, al tempo stesso, si insegna ad amarlo? Come si può amare l’odio?

Quel principio di amore universale è chiaramente contradditorio, è un tragico paradosso. Ed è deprecabile chi predica la necessità di amare il prossimo come se stessi, o di perdonare sempre e comunque, a prescindere da qualunque considerazione, distinzione e valutazione di carattere morale. E’ deprecabile il principio e la sua attuazione pratica, perché le sue conseguenze sono catastrofiche per chi le applica. Amare chi mette a rischio la nostra vita è un peccato gravissimo contro la legge naturale che alberga nel cuore dell’uomo fin dalla nascita, oltreché evidente sintomo di masochismo e di idiozia.

E poiché, per i credenti, l’uomo  è creatura di Dio, è nostro dovere rispettare e difendere la vita come il dono più grande e prezioso che Dio ci abbia dato. Metterla a rischio porgendo l’altra guancia a chi ci offende o ci minaccia e, ancor più, amando il nemico, è come disprezzare il dono divino, è un peccato gravissimo contro Dio. Amare il nemico che ci minaccia e rinunciare ad usare tutti i mezzi per difendersi equivale a suicidarsi. Ed il suicidio è peccato gravissimo, perché la vita è nelle mani di Dio e solo Dio può privarcene; anche questo dice la Chiesa. Amare il nemico non è da santi, è da idioti. Checché ne dica il Papa.