Cossiga vs. Palamara

Ha la faccia da tonno“. (2008)

“Il pm Luca Palamara finito nel ciclone delle inchieste per corruzione ha un precedente televisivo che in queste ore sta facendo il giro del web.

“Siamo nel 2008 e l’allora Guardasigilli, Clemente Mastella, si è appena dimesso per un’inchiesta giudiziaria a suo carico. Palamara, ospite di Sky Tg24, pontifica sul ruolo della magistratura e sulle dimissioni del ministro Mastella. Ma ad un certo punto irrompe la telefonata dell’ex Capo dello Stato, Francesco Cossiga. Con una telefonata che ha il sapore del monologo, in pochi minuti il “picconatore” abbatte il pm con una sfilza di insulti e di critiche: “Ha la faccia da tonno. I nomi esprimono realtà. Lui si chiama – afferma Cossiga rivolgendosi alla conduttrice Maria Latella – Palamara come il tonno. La faccia intelligente non ce l’ha assolutamente. In questi anni ho visto tante facce e le so riconoscere”. (Angelo Scarano . Il Giornale)

Cattiva maestra televisione

Intervista di Maria Teresa De Vito (Kenley 1993) al filosofo Karl R. Popper sui danni e gli effetti negativi del cattivo uso della televisione;  e sulla responsabilità di chi usa spregiudicatamente  la TV ed i mezzi di informazione senza una preparazione specifica.

 

 

Vedi: Popper, TV e violenza (2011)

Popper Big

Leggete “Cattiva maestra televisione“, Ed. Marsilio (A cura di Giancarlo Bosetti. Con testi di  Bosetti, Karl Popper (Una patente per fare TV), John Condry, Karol Woityla, Raimondo Cubeddu, Jean Bauduin.

Ricchi e poveri

Prendere ai ricchi per dare ai poveri. E’ il classico mantra della sinistra. Nonostante la storia abbia decretato il fallimento di quella tragica ideologia che ha prodotto solo conflitti, odio, guerre, morti e miseria, gli inguaribili militanti dell’odio di classe che chiamano socialismo, continuano a dividere il mondo in ricchi e poveri e lo ripetono ancora oggi nei loro deliranti pistolotti televisivi: “Prendere ai ricchi per dare ai poveri” (Uno a caso, Fratoianni, che lo ha ripetuto pochi giorni fa in TV). E’ la loro fissazione. Ecco un esempio pratico dell’applicazione di questo principio di socialismo fantozziano  (Da SuperFantozzi del 1986)

Bergoglio pro gay.

Com’era prevedibile ci siamo arrivati; ecco la legittimazione dell’omosessualità da parte della Chiesa: “Relazioni gay lecite se fedeli; la Chiesa vuole sdoganare l’omosessualità“. E nei conventi di frati e suore si scatena la gioia e la felicità, urla, canti e cori di ringraziamento, roba da far invidia a Sister Act. Vista l’ampia disponibilità di storiche abbazie  e conventi, (con centinaia di celle libere; c’è cisi di vocazioni) situati in amene località immerse nel verde, le vecchie e anguste celle, luoghi di solitudine, preghiera e penitenza verranno riconvertite da noti architetti e arredatori, in eleganti  e raffinati privée a disposizione  di chi cerca la riservatezza; una specie di agriturismo per gay in cerca di intimità.

Papa omosessualità lecita

Quest’uomo sta male, molto male, specie a livello mentale. Ricoveratelo e curatelo. Ora è chiaro perché anni fa, a chi gli chiedeva cosa pensasse dei gay rispose “Chi sono io per giudicare?”. Sapeva lui dove voleva arrivare.

Per giustificare l’invasione di migranti dice che anche noi siamo stati migranti. Per giustificare le quotidiane violenze e stupri degli stranieri dice che anche gli italiani delinquono. Per giustificare le violenze dei terroristi islamici dice che  anche i cristiani commettono violenze e ammazzano le persone. Per giustificare i migranti dice che anche Gesù era stato un migrante. Ora, per giustificare l’omosessualità dirà che anche Gesù era gay? Da quest’uomo c’è da aspettarselo.

L’episodio biblico della distruzione di Sodoma e Gomorra, punite per la dissolutezza dei loro costumi, lo conoscono anche i bambini; tutti, eccetto Bergoglio. Forse nella sua  Bibbia mancavano alcune pagine (doveva essere un’edizione taroccata Made in China).

Il Papa non sta bene (2017)

Dio ama i gay

Alcuni post su Papa Bergoglio.

Papa Bergoglio 1

Papa Bergoglio 2

Papa Bergoglio 3

Liberazione

 Si ripete ogni anno  la solita sceneggiata. Tanto vale riproporre le cose dette dieci anni fa; non è cambiato niente, purtroppo. Gli imbecilli sono sempre in marcia, in prima fila. “Liberazione dagli imbecilli” (2015)

Festa della Liberazione: corone di fiori, cerimonie ufficiali, sfilate di cortei con bandiere rosse (più che la festa della Liberazione sembra una riedizione delle vecchie feste dell’Unità), discorsi di circostanza, Bella ciao cantata in coro a teatro e tanta, tanta retorica in dosi industriali. Giusto riconoscimento per coloro che combatterono e diedero la vita per liberare l’Italia dal nazifascismo. Ma è anche la giornata dei vincitori del giorno dopo (saltare sul carro dei vincitori è la specialità nella quale noi italiani non abbiamo rivali): quelli che dopo che l’Italia fu liberata dagli alleati, sostituirono la camicia nera con quella rossa, si accreditarono come combattenti della Resistenza e divennero tutti “partigiani”, senza aver mai combattuto nemmeno contro la malaria. Non solo gli, improvvisamente da un giorno all’altro, gli italianisi scoprirono tutti partigiani, ma si scoprirono anche antifascisti. Di colpo quelli che sfilavano al sabato fascista, che partecipavano ai Littoriali, che cantavano Giovinezza, vestivano la camicia nera e inneggiavano al Duce, divennero tutti antifascisti, anzi comunisti. Miracoli italiani. E spacciandosi per partigiani ed antifascisti hanno campato di rendita per decenni su questi titoli di merito, facendo anche carriera politica. Su un ventennio ci campano da un settantennio. Ma oggi sono tutti in prima fila a fregiarsi di meriti altrui, a sbandierare drappi rossi e cantare Bella ciao. Gente che al massimo ha combattuto qualche battaglia navale a scuola.

Ma ciò che indigna è il fatto che, anche quest’anno, quella che dovrebbe essere una festa di tutti gli italiani diventa un’esclusiva della sinistra che si arroga il diritto di decidere chi può partecipare e chi no, chi ha diritto di sfilare in corteo e chi non può farlo. Hanno il copyright della festa. Così succede che, come negli scorsi anni, si insulta e si fischia la rappresentanza delle Brigate ebraiche (quelle che combatterono davvero a fianco degli alleati). Succede a Milano (Brigata ebraica e PD contestati). Succede anche a Cagliari dove dei filopalestinesi hanno cercato di stracciare le bandiere di Israele (Sotto il palco sfiorato lo scontro).: “Un militante di un movimento filopalestinese ha cercato di strappare la bandiera biancoceleste di un piccolo gruppo di persone che mostravano il vessillo di Israele. I militanti filopalestinesi si sono sistemati davanti agli oratori con le bandiere verde rosso nero e bianco.“. Cosa c’entrano i filopalestinesi con il 25 aprile? Hanno forse fatto la Resistenza insieme ai partigiani italiani? No. E perché allora sono in prima fila mentre cercano di vietare la partecipazione ai rappresentanti di chi per la Liberazione ha combattuto davvero? Se si è onesti bisognerebbe dare una risposta. Ma la aspettiamo invano da anni.

liberazione brigara ebraica
Sono cose dette e ridette, ma senza speranza di riuscire ad avere una risposta seria, perché l’ipocrisia di questa sinistra è tale che non vale la pena nemmeno di porre domande semplici come queste. Così ogni anno si ripete la sceneggiata di piazze occupate da bandiere rosse, alle quali si aggiungono, non si sa bene perché (anzi, lo immaginiamo), le bandiere palestinesi. E si ripete la indecente sceneggiata di chi si presenta come unica rappresentanza della lotta partigiana, come gli unici legittimati a festeggiare il 25 aprile. Come se tutti i partigiani fossero rossi e la Resistenza l’abbiano fatta solo i comunisti. Chi non è con loro è escluso dalla festa. Storia vecchia. Hanno liberato l’Italia dai nazifascisti e l’hanno consegnata a democristiani e comunisti. Ora, dopo 70 anni quella stessa Italia la stanno consegnando ai nuovi barbari che ci stanno invadendo nell’indifferenza generale; anzi, con il benestare e la complicità di quegli stessi cattocomunisti. Per questo sono morti i partigiani? Per regalare l’Italia ad africani, arabi e cinesi?

Non è una novità. Ecco cosa scrivevo 9 anni fa; è sempre valido. Al massimo cambiano le facce, ma gli idioti sono sempre in prima fila.

Aspettando la prossima “Liberazione” (26 aprile 2006)
Il 25 aprile l’Italia festeggia la ricorrenza della liberazione dal nazi-fascismo. E così è stato; discorsi ufficiali, cerimonie e cortei per le strade. Ma ci viene un dubbio. Quelli che “la serietà al Governo“. Quelli che “L’Italia è divisa, lavoreremo per unirla“. Quelli dovrebbero spiegarci perché una ricorrenza che dovrebbe “unire” tutti gli italiani diventa ancora una volta un’occasione per occupare le strade e le piazze ed appropriarsi di una vittoria che è stata degli alleati, in primis, e poi di tutti gli italiani. E dovrebbero spiegarci quale nesso esiste fra slogan, cartelli, contestazioni varie che nulla hanno a che fare con la festa della liberazione.
– Cosa c’entrano gli slogan e gli striscioni contro Letizia Moratti che partecipava al corteo insieme al padre (su una carrozzella) ex deportato a Dachau e medaglia d’argento della Resistenza, obbligandola, a suon di fischi e insulti, ad abbandonare la manifestazione? Vergogna!
– E perché mai la Moratti ed il padre sarebbero “un corpo estraneo ai valori del corteo“, come ha dichiarato non un qualunque imbecillotto, ma Daniele Farina, deputato di Rifondazione comunista?
– Che significa quest’altra illuminata dichiarazione riferita alle contestazioni alla Moratti “…contro questi che sono gli eredi dei fascisti di allora una contestazione può anche ritenersi giustificata“. Un deportato a Dachau e medaglia d’argento della resistenza sarebbe un “erede dei fascisti di allora“? Chi può aver detto una simile cretinata? Un No global in preda ad effetti allucinogeni? No, l’ha detta l’ex giudice del pool Mani pulite, ed ora neo senatore DS, Gerardo D’Ambrosio. Complimenti!
– Cosa c’entra Zapatero?
– Cosa c’entra Che Guevara?
– Cosa c’entrano le bandiere palestinesi?
– Cosa c’entrano i soliti vigliacchi che a Roma urlano l’abietto slogan “Una, cento, mille Nassirya?
– Cosa c’entra una affermazione simile “Oggi è una festa in più perché è anche la liberazione da Berlusconi“, fatta non dal solito cretino, ma da Pecoraro Scanio, leader dei Verdi?
– Cosa c’entrano gli slogan inneggianti a “Dario Fo, sindaco“?
– Perché viene contestata la “Brigata ebraica” che ha pieno titolo a partecipare alla manifestazione, avendo combattuto a fianco delle forze alleate, urlando “Palestina libera, Palestina rossa. Israele Stato terrorista, sionisti assassini“?
– Perché si bruciano le bandiere israeliane? Cosa c’entra tutto questo con il 25 aprile?
Ce lo spieghino, per favore, quelli che vogliono “unire” l’Italia. Ci spieghino perché tutte le occasioni sono buone per trasformare le nostre piazze in arene di scontro e di contestazione e perché solo le bandiere rosse possono sfilare nei cortei. Ci spieghino perché questi contestatori in servizio permanente attivo fanno sempre capo alla sinistra e, allevati e nutriti a pane e comunismo, vorrebbero far diventare l’Italia un’unica grande “Piazza rossa”. Ci spieghino anche, visto che ci sono voluti anni di guerra, fame, miseria e morte, per liberarci dal nazifascismo, quanti anni ci vorranno prima di poter festeggiare la liberazione dagli imbecilli!
Ma intanto, in attesa di risposte che non arriveranno, parafrasando uno slogan a voi tanto caro, a questo vostro 25 aprile rosso di odio, di prepotenza, di arroganza e di violenza si può rispondere solo in un modo: “Dieci, cento, mille volte…VERGOGNATEVI! Fate schifo.”

P.S.
In fondo è solo uno dei tanti e ricorrenti riti collettivi che periodicamente il potere mette in scena per omologare il popolo al pensiero dominante e tenerlo sotto controllo. Vedi “Masquerade“.

Pasqua; protesta delle mamme

Tutti festeggiano a Pasqua e Pasquetta. Tutti, eccetto gli agnelli e le mamme degli agnelli, le vittime della strage degli innocenti, i “desaparecidos”  di Pasqua. Ecco un’immagine della protesta delle mamme. Chissà se saranno ricevute all’Onu o da Papa Bergoglio che, forse, in segno di umiltà, bacerà gli zoccoli dei montoni.

Mamme desaparecidos

Pensierino pasquale; su una delle tante quotidiane cazzate di  Bergoglio. (E’ del 2017, ma va sempre bene)

 

 

 

Notre Dame brucia

Macron dice che “La ricostruiremo entro 5 anni più bella di prima“. Ha copiato una celebre battuta del Nerone di Petrolini: “Roma risorgerà più bella e più suberba che pria“.

Ma intanto è andata in fumo ed è un cumulo di macerie bruciate. Nonostante le rassicurazioni dei media, che escludono la natura  dolosa ed ogni legame col terrorismo, ho molti dubbi che l’incendio sia scoppiato casualmente. E’ solo l’ultimo della lunga serie di incendi “casuali” che ultimamente stanno scoppiando “accidentalmente” in tutto il mondo (Italia compresa). Ed è solo l’inizio di incendi che devasteranno la Francia e l’Europa e bruceranno le chiese, le biblioteche, i teatri, le scuole, le tradizioni, la cultura, la civiltà europea, sempre accidentalmente. L’inizio della fine. Ma forse sono io troppo diffidente; scusate. Spero di sbagliarmi.