Punto e virgola

Oggi la punteggiatura è un optional, è casual, come viene viene. Basta leggere cosa passa sui social per avere conferma. Ma non solo; anche la stampa ufficiale, gli articoli di giornalisti “grandi firme” e perfino scrittori da best seller usano una punteggiatura casual. Ma i principali imputati di questo reato di “lesa punteggiatura” sono i giovani. Ce lo ricorda un articolo (“Il dottor punto e virgola“) di Vittorio Macioce  sul Giornale; breve recensione di un libro “Questione di virgole“, di Leonardo Luccone“. Ne riporto alcuni passi:

Leonardo Luccone è un dottore delle virgole, un meccanico del punto esclamativo, uno che va di scuola in scuola a raccontare ai ragazzi che quei segni che separano le parole non sono semplicemente gli antenati delle «faccine», non sono emozioni per colorare il testo e non vanno sparsi come facevano Totò e Peppino, con geniale comicità, nella lettera sulla moria delle vacche. «Punto! Due punti!! Ma sì, fai vedere che abbondiamo. Abbondandis in abbondandum».

totò peppino lettera

– La virgola e il punto fermo hanno fagocitato il punto e virgola e i due punti. I catastrofisti dicono che rimarremo solo con il punto: più che una scrittura telegrafica è un ritorno al telegrafo. Eppure, con una sola virgola ben messa si può illuminare una pagina.

– Il punto e virgola non esiste più, il punto interrogativo sopravvive nei quiz, come un presentatore fuori moda con il papillon e la faccia stralunata, i due punti si contendono con la virgola i bastimenti di elenchi orizzontali con cui ormai ci rassegniamo a raccontare la nostra vita. I puntini di sospensione non rispettano più la magia del tre e servono a spacciare facili e sdolcinate emozioni o a chiudere il discorso con un carico di retorica, quando non si ha più nulla da dire. Il punto esclamativo, poveretto, è diventato un evidenziatore. Poi, come dice Luccone, ci siamo dimenticati le pause. “Il segno mai nominato: lo spazio”.

Ogni tanto è bene che qualcuno ci ricordi le buone regole della grammatica e della sintassi.