Parla come mangi

Sta diventando di moda usare anglicismi. Ormai, sia nei testi scritti, nei messaggi sui social, nella comunicazione politica, nell’informazione e nei dibattiti televisivi, si ricorre sempre più spesso a termini ed  espressioni idiomatiche  prese pari pari dall’inglese. L’elenco di queste forme sarebbe lungo. Basta pensare a termini come “Jobs act, Spending review, bail in, spread, spoils system …”.

Pensiamo ad un esempio che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi: Tutte le reti ormai annunciano i TG con l’espressione “Breaking News“, che significa semplicemente “Ultime notizie“.  Ma allora perché non si può scrivere “Ultime notizie” al posto di Breaking News? Perché detto in inglese sembra più importante e affidabile? No, solo perché siete scemi e siete convinti che parlare inglese sia chic. Se usati saltuariamente questi anglicismi  possono anche essere passabili. Ma quando si abusa diventa davvero insopportabile; quasi una provocazione. Per esempio, leggete questo articolo riportato oggi sul Giornale: “E’ iniziata l’era dei Direct brand“.

Direct brand

Sapete cosa sono questi “Direct brand“? No? Allora, siccome è sempre meglio essere informati,  per curiosità leggete il pezzo. Ed ecco cosa si legge in questo articolo, firmato da Irene Serafica,  che dovrebbe spiegare chiaramente il mistero. Ho raccolto alcuni termini usati nel pezzo (qualcuno, ripetuto spesso, l’ho saltato). “Direct brand… indirect-brand-economy…businesss…digital disruption… shift verso il direct-to-consumer: il cloud…direct brand…supply chain…player nativi digitali…customer… experience…samples… unboxing…storytelling…shakes…streaming e web tv, service device… retail store…supplier…packaging… boutique brand… business model…customer experience… two-way…”. La Serafica (beata lei) è riuscita ad inserire ben 25 termini inglesi in un normale articoletto: figuriamoci se scrivesse un romanzo o un saggio.

Chiaro? Avete capito cosa sono questi misteriosi Direct brand? No? Ma allora siete irrecuperabili. Però avete ragione: la spiegazione è più oscura del previsto e non spiega niente. Anzi ora bisognerebbe scrivere un altro articolo per spiegare il significato di questi termini, E poi un altro ancora per spiegare la spiegazione. Non se ne esce.

Quando ho letto il pezzo stamattina non ho potuto fare a meno di lasciare un commento che, fino a questo momento non è ancora comparso; censura (come previsto).

Eccolo: “Cara Irene, sarà anche Serafica, ma la sua scrittura è quasi una provocazione, un pugno nello stomaco. Ma questo articolo era per il Giornale o per i lettori del Sun? Ma vi rendete conto di quello che avete scritto? E non vi vergognate? Una volta, a chi usava un linguaggio inutilmente complesso e astruso. si diceva “Parla come mangi”. Certi giornalisti di oggi, per una sorta di legge del contrappasso (Oggi Dante riserverebbe un Girone speciale ai giornalisti), bisognerebbe obbligarli a “mangiare come scrivono”; ingurgitare schifose pietanze,  torbidi intrugli e disgustose porcherie esotiche.

Quando si pubblicano articoli simili, invece che allegare al Giornale il solito volumetto “Fuori dal coro“, dovrebbero allegare un piccolo vocabolario inglese-italiano. Non tutti gli italiani al mattino fanno colazione con cappuccino, brioche e Shakespeare.

Scrivi in modo che ti capisca il lattaio dell’Ohio“, diceva  il suo direttore a Montanelli quando, all’inizio della carriera, lavorava in America; per dire di scrivere in maniera chiara, semplice e comprensibile a tutti. E’ un aneddoto che tutti i giornalisti conoscono, o dovrebbero conoscere e, soprattutto, dovrebbero applicare. Forse alla nostra Serafica, amante degli anglicismi, non glielo hanno mai raccontato. O forse ha studiato per corrispondenza e la dispensa in cui compariva l’aneddoto è andata smarrita. Soliti disguidi del servizio postale.  Succede.

Anche Giorgio Gaber, nel monologo “Io se fossi Dio” diceva qualcosa a proposito dei giornalisti. Nel caso la Serafica non lo conoscesse le ricordo alcuni versi:

“Io se fossi Dio
maledirei per primi i giornalisti e specialmente tutti
che certamente non sono brave persone
e dove cogli, cogli sempre bene.”.

Vedi

– “Cervelli unisex” (2015)

Giornalismo d’inchiesta (2016)

Rassegna stampa e maggioranze (2004)

8 pensieri su “Parla come mangi

  1. Ormai è diventata un’abitudine. Come scrivi tu, forse fa molto chic.

    Peccato, perchè la lingua italiana, come affermano molti stranieri, anche inglesi, è la più bella del mondo. Se poi, questi termini inglesi vengono inseriti in alcuni articoli giornalistici, credo non sia colpa dei “termini”… spesso chi scrive non sa cosa scrive! O lo fa apposta per cercare di non far capire?

    Anch’io, come te, a volte lasciavo commenti su articoli che ritenevo non avessero un contraddittorio e, come te, non ho mai ricevuto risposte. Ho smesso. I muri di gomma non fanno per me!

    Ciao carissimo.

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  2. I mezzi di informazione sono i principali “untori” degli anglicismi, ma spesso non sono che pseudoanglicismi, altro che Shakespeare… alla faccia delle massime di Montanelli che citi, ma anche dei vecchi e splendidi manuali di giornalismo di Sergio Lepri. Oggi, tv e giornali che un tempo hanno contribuito a unificare la lingua italiana, la stanno depauperando in nome di una falsa modernità e di un falso internazionalismo (in Francia e Spagna l’anglicizzazione non è assolutamente paragonabile a quella del’italiano) dietro cui c’è solo un senso di inferiorità verso l’angloamericano, vero o presunto, ma sempre ostentato. Un saluto.

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    1. Tutto vero. Siamo sempre schiavi di quel provilncialismo culturale del quale non riusciamo a liberarci. e, come dici tu, i maggiori responsabili sono proprio giornalisti e intellettuali che dovrebbero essere i primi a farsi difensori della lingua. Invece, sia sulla stampa che in tv e sui social, si sentono e si leggono tante corbellerie che si resta senza parole e ci si chiede in quali scuole abbiano studiato questi giornalisti, conduttori, opinionisti, esperti. Poi ci si ricorda che oggi la scuola è in mano ad ex sessantottini promossi grazie al 6 politico, alle interrogazioni e tesine di gruppo; e allora è tutto chiaro. Non per altro alcune università (Roma, Pisa, Padova, Venezia), vista la scarsa conoscenza della lingua italiana delle matricole, hanno istituito appositi corsi accelerati di italiano. Coraggio, grazie, buona giornata.
      Vedi: “Ben ritrovati?”
      https://torredibabele.blog/2018/04/29/ben-ritrovati-3/

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  3. Ciao Mary, in effetti il tuo commento non compare, sparito. Non c’è nemmeno nella sezione “Commenti”. Dov’è finito? Boh!? Questa piattaforma WordPress è inutilmente complicata, mi ha già stancato. Specie la sezione commenti funziona quando e come vuole. Di solito quando arriva un commento lo segnala con un pallino rosso sull’icona della campana nell’angolo in alto a destra sulla pagina. Mi dispiace, scusa. Ma non è il solo disguido. Internet sta diventando un gioco di pazienza. ed io la sto perdendo. Coraggio, un abbraccio.

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  4. Pensa che nella pagina “Commenti” risultano una serie di commenti “in sospeso”. Ma non sono commenti dei lettori, sono stralci dei pezzi dei miei post, anche vecchi. Perché risultino come commenti dei lettori è inspiegabile. Mi sa che mollo tutto e chiuso. Scusa.

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