The second waltz

Tanto per ricordarci cos’è la musica; per chi l’ha dimenticato o non lo ha mai saputo. Alla faccia di Mahmood, dei rapper sfigati da centri sociali, cresciuti a pane, Marx e lotta di classe, di chi al massimo conosce il giro armonico di Do maggiore, ma è convinto di essere un artista, un musicista, e non distingue una canzone dal latrato di un cane, e la musica dai rumori di una officina meccanica; quelli che, per gravissimo oltraggio alla musica e la cultura dovrebbero essere deportati alla Caienna, l’isola del diavolo, e condannati ai lavori forzati.

Bertè-smallTanto per ricordarci cos’è la bellezza, in tutte le sue forme; per chi non lo sa o l’ha dimenticato e pensa che basti mostrarsi in TV nude, o con vestitini a livello pubico, per essere belle. Alla faccia degli amanti dell’orrido, dello splatter, o di personaggi esteticamente e moralmente spregevoli e ripugnanti, ma che, proprio per questo, godono di grande successo mediatico;  dei fan strabici per i quali il massimo della goduria e dell’erotismo è vedere le mutandine di Loredana Bertè (quell’insopportabile oltraggio vivente all’estetica); quelli che hanno il buon gusto di uno scarabeo che rotola palline di sterco e la leggiadria  di un’oloturia che rigurgita le interiora.

Alla faccia di chi viene dalla Savana, arriva a nuoto e l’unica musica che conosce è il tam tam  che accompagna la danza della pioggia attorno al totem tribale; quelli che al posto di eleganti raffinati e fruscianti vesti si coprono con pelli e fogliame e indossano orride maschere apotropaiche. Quelli che, campassero mille anni, non capirebbero mai il nostro concetto di bellezza. In una società civile ed evoluta,  la mancanza di buon gusto e di senso estetico dovrebbe essere considerato reato; e punito di conseguenza.

neri musicistiAll’ultima carnevalata milanese dove un corteo ha sfilato a favore dell’accoglienza dei migranti, c’era anche questo cartello “Siamo musicisti”. Certo, si vede benissimo che hanno l’inconfondibile faccia da musicisti. L’unico dubbio è quale sia il loro genere preferito: Chopin, Schubert, Bach, Beethoven, o forse Mozart. Per la loro bellezza, finezza e classe si troverebbero benissimo nell’orchestra di André Rieu; quello che ha capito che per ottenere il massimo effetto  è necessario soddisfare l’udito e la vista insieme; unire la bellezza della musica alla bellezza e l’eleganza dell’orchestra. Allora, cari musicisti, tornate a suonarvela nella Savana, magari lì apprezzano il genere afro-pop.

Noi, per fortuna, abbiamo altri gusti.

Alla faccia dei cronisti, giornalisti e critici musicali che “tengono famiglia” e, per portare a casa la pagnotta, devono sempre parlar bene di chiunque salga sul palco di Sanremo; fosse anche un asino che raglia o un gallinaceo spennacchiato e starnazzante, ansioso di mostrare al pubblico  la farfallina inguinale ed il soffice e delicato piumaggio intimo.

Alla faccia degli sfigati e debosciati che, strafatti di alcol e droga, hanno perso la funzionalità mentale ed hanno uno stato di coscienza gravemente alterato. Alla faccia di una umanità rincoglionita che sta impazzendo, ma non se ne rende conto.

L’unica cosa bella che ancora sopravvive in questo mondo putrido e maleodorante è la musica che, in qualche modo, compensa le brutture umane. Forse è grazie all’esistenza della musica che Dio perdona la stupidità dell’uomo e non ha ancora mandato un secondo diluvio.

Waltz of roses (Eugen Doga)

Società multietnica e multiculturale? Accoglienza, solidarietà, tolleranza, rispetto delle tradizioni e culture diverse? Integrazione? Bene, bene; ma, sinceramente, voi ce li vedete gli africani ballare il valzer o cantare “Wiener Blut” (Sangue viennese)?

Tace il labbro- Valzer (Vedova allegra)

Le onde del Danubio (Josif Ivanovici)

On the Hills of Manchuria” (Old Russian Waltz)

Tredowata (Wojciech Kilar)

L’estetica è tutto. E tutto è riconducibile all’estetica; o quasi.

3 pensieri su “The second waltz

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