Papaveri e papere

A Sanremo ha vinto un tale perché si chiama Mahmood (Maometto), perché il padre è un immigrato egiziano, perché nel testo (impegnato) della canzone, che parla di  difficili relazioni familiari (infatti non è un cantante, ma un rapper), inserisce frasi in arabo, sembra avere (dicono)  sospette tendenze gay (oggi è trend), è coperto di tatuaggi, e perché, visti questi titoli di merito, ha il  sostegno della sinistra (si presume) che, forse, col voto popolare e della giuria, ha contribuito alla sua vittoria.

Forse al prossimo festival vincerà un bantù africano che canterà una canzone in swahili sullo schiavismo dei negrieri, con accompagnamento di Tam tam ed esposizione di maschere apotropaiche. E la musica? Non pervenuta. Ormai la musica è un optional, non è strettamente necessaria, specie in tempi in cui furoreggiano i rapper, quelli che, invece di cantare parlano… di cazzate, moralismi e ideologie da centri sociali, e sono convinti di essere cantanti. Ciò che conta è il testo. Così, visto che sono falliti come musicisti, cercano di spacciarsi per cantautori impegnati.    Ecco cosa scrivevo lo scorso anno nel post “Andreoli, musica pop…. “

Parlando di musica pop moderna dico spesso che la musica è morta e che i musicisti, non avendo più fantasia per creare melodie e armonie, spostano l’attenzione sui testi (meglio se socialmente impegnati), spacciandosi per poeti. “L’ennesima dimostrazione di quanto ripeto da tempo è questa recente intervista di Biagio Antonacci:Vi racconto il mio nuovo disco.”. Antonacci ci “racconta” l’ultimo disco. Infatti nell’intervista non dice che in questi anni ha ricercato nuove melodie o nuove armonie; dice che ha cercato “argomenti diversi”. Dice il nostro cantautore: “I testi sono la parte più importante“.

Appunto, esattamente quello che scrivo da anni. Per i “musicisti” e cantanti di oggi la musica è morta. In assenza di una pur minima creatività musicale che sappia inventare una semplicissima melodia originale ed orecchiabile (nemmeno un motivetto infantile per lo Zecchino d’oro), cantano tutti la stessa canzone; ma non se ne rendono conto. Potreste unire in un unico file centinaia di queste canzoni, tutte uguali come ritmo, armonia e melodie vaghe e confuse, e nessuno saprebbe distinguere dove finisce una e cominci l’altra. Così, per ingannare il pubblico e se stessi antepongono il testo alla musica. Vedi “Musica in prosa“:

Nella vita si possono fare molte cose. Si possono scrivere poesie o romanzi (o fare i cantanti pop), oppure piantare ulivi e coltivare patate. La differenza è che ulivi e patate hanno una loro intrinseca utilità pratica. Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

Antonacci, guardi che le canzoni non si raccontano; si suonano e si cantano. Quando si dà più importanza alle parole che alla musica (come succede da decenni) significa che la musica è morta, non si hanno più idee melodiche, ritmiche e armoniche e, per coprire questa grave carenza, si preferisce distrarre l’attenzione evidenziando più il testo che la musica. E ci si illude di passare per poeti o intellettuali “impegnati”. C’è chi ci crede.

Ma in una realtà ormai alterata e taroccata niente è ciò che sembra; tutto sembra ciò che non è. Anche la musica. Continuo a ripeterlo da anni; e non solo io. Ecco, per esempio, cosa riportavo nel post “Sanremo bazar; c’è di tutto, anche musica...” del 2016: “Lo hanno detto chiaramente, fra gli altri, personaggi di primo piano del mondo della musica come Zucchero, (Musica? “Negli ultimi anni ci stanno abituando a mangiare grandi panini alla merda“), Guccini (“Non ascolto più musica. Tanto sento in giro solo canzoni inutili, fatte tanto per fare…“) e Angelo Branduardi: “La musica occidentale è finita, è un cane che si morde la coda.” “. Ma siccome ci mangiano in tanti, si continua la finzione; finché la finzione funziona. Vedi “La musica è finita” del 2009.

Se miti del pop come Zucchero, Guccini e Branduardi pensano questo, forse hanno qualche ragione. La musica pop è morta e sepolta. Resta solo una parodia di canzone in cui conta solo il testo, la “Canzone che parla di…”. E su questa autentica truffa culturale e artistica ci campano in molti, si vendono dischi e si può anche vincere Sanremo.. In confronto a questa merda spacciata per cioccolato, Papaveri e paperi, seconda a Sanremo 1952 cantata da Nilla Pizzi, è un capolavoro.

Sì, non c’è dubbio: in confronto a Mahmood, Papaveri e papere è un capolavoro.

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