Natale è andato ( e i cretini?)

Meno male che anche questo Natale è passato. Aveva ragione Brecht: “Grazie a Dio, tutto passa presto, anche l’amore e persino l’affanno. Dove sono le lacrime di ieri sera? Dov’è la neve dello scorso anno?”. (Da “La canzone di Nanna“). Già, tutto passa, anche il Natale.

Natale con gli ultimi (2016)

Non ne potevo più di questa bontà che esonda, tracima, deborda, straripa da tutti i media, un gigantesco e micidiale blob di melassa retorica buonista così mielosa e sdolcinata che si rischia il diabete. E’ vero, a Natale siamo tutti più buoni; o quasi. Siamo così buoni che trasudiamo bontà da tuti i pori. La bontà è così prorompente che ci esce dagli occhi, dalle orecchie, dal naso, ma soprattutto dalla bocca; perché è a parole che siamo particolarmente buoni. Con i fatti forse lasciamo un po’ a desiderare, ma a parole siamo tutti santi, o quasi; diciamo apprendisti beati.

E questa bontà la si vede dappertutto, negli addobbi delle strade, degli alberelli, i presepi, i bambini che cantano canzoncine di Natale e ricevono regali, imbecilli vestiti da Babbo Natale che spuntano ad ogni angolo di strada ed in tutti i mercati, mercatini e centri commerciali. E la televisione ci mostra un mondo che di colpo sembra uscito dalle favole, con casette di marzapane, elfi, fatine e animali parlanti, dove tutti sono buoni e vivono a lungo felici e contenti. Il mondo diventa un grande parco divertimenti in stile Disneyland, con sottofondo permanente di musichette natalizie ed un personaggio di bianco vestito che fa da gran cerimoniere del mondo delle favole: il Papa.

Lo vediamo a reti unificate mentre ripete il suo ritornello preferito: la vicinanza ai poveri, ai diseredati, agli emarginati; in una parola, agli ultimi. Ecco la parola magica; gli ultimi. Glielo sentiamo ripetere ogni giorno, in qualunque occasione, ma specialmente per Natale diventa una parola d’ordine. Così tutti si adeguano, preti e fedeli, Papi e sagrestani. Si visitano ospizi e ospedali, si portano doni ai barboni di strada e allestiscono mense speciali per il pranzo di Natale con i poveri. Tutta questa improvvisa attenzione nei riguardi dei poveri, degli ultimi è anche encomiabile, finché non diventa eccessiva e rischia di sembrare falsa. Non voglio dire che si debba prestare attenzione anche ai primi, ai ricchi, ai fortunati, alle persone di successo; non ne hanno bisogno. Ma a quelli che non sono primi, né ricchi, ma neppure ultimi e poveri, quelli che stanno a metà classifica e che a malapena vivacchiano, almeno uno sguardo ed un pensiero ogni tanto glielo vogliamo dare? Invece niente, nessuno li pensa. Sembra che il mondo sia composto esclusivamente di poveri buoni e ricchi cattivissimi. In mezzo non c’è niente. Tanto che sentendosi ignorati, anche quelli di metà classifica finiranno per sentirsi emarginati. E così, finalmente, qualcuno se ne occuperà.

 Stranamente, però, fra i diseredati, gli emarginati, gli ultimi dimenticano qualcuno. Anche gli ultimi non sono tutti uguali. Per esempio, quasi in tutte le città per Natale si allestiscono mense per i poveri. Ma avete mai sentito che si allestisca una mensa per i cretini? No, vero? Eppure, a pensarci bene, la categoria più emarginata è proprio quella dei cretini. Non li pensa e non li vuole nessuno.
I poveri invece sono ricercati perché stare con i poveri è di moda, è politicamente corretto. Fanno a gara le autorità religiose e politiche per fare il pranzo con i poveri; si acquisisce punteggio per il premio “Bontà”. Lo fa il Papa, lo fa Boldrini, lo fa Virginia Raggi, sindaco di Roma, che va al pranzo dei poveri a Santa Maria in Trastevere.

Natale: S. Egidio, 800 persone a pranzo poveri a Roma
Un momento durante il pranzo di Natale per i poveri della Comuità di Sant’Egidio alla Basilica di Santa Maria in Trastevere cui ha partecipato anche la sindaca Virginia Raggi. Roma, 25 dicembre 2016. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Stare con i poveri è motivo di onore ed orgoglio. Ma i cretini non li vuole nessuno. Eppure sono in tanti, molti, troppi. “La mamma dei cretini è sempre incinta”, si usa dire, con il massimo disprezzo e con l’invito a starne alla larga; come e peggio degli appestati. La categoria più maltrattata, emarginata e vessata è proprio quella dei cretini.

Eppure nemmeno i Radicali, sempre pronti a tutelare i criminali, li difendono. Neppure i sindacati e le associazioni umanitarie li aiutano. Nemmeno qualche organismo dell’ONU. Gli assassini, delinquenti e terroristi sì, i cretini no. Avete mai sentito qualcuno che si fa vanto di stare con i cretini, di andare a mangiare con loro, di assisterli, difenderli, tutelarli, portargli conforto e sostegno umano? Esiste un pranzo di Natale dei cretini? No, Esiste una mensa dei poveri, ma una mensa dei cretini non esiste. Strano, vero? I poveri mangiano alla Caritas, i panda li tutela il WWF, gli ultimi hanno l’attenzione particolare del Signore, ma ai cretini niente, né una parola buona, neanche una fetta di panettone, e nemmeno un panino con salame.

E nemmeno il Papa, che pure ha parole di conforto per tutti, ha mai detto una sola parola per i cretini. Non vengono citati nemmeno nel Vangelo, dove tutti trovano una parola buona ed il perdono, compresi ladri e prostitute. Gesù perdona tutti, ma non i cretini. Non c’è una parabola che li riguardi. Dimenticati anche dal Signore. Evidentemente non sono abbastanza “ultimi“. Oppure non sono figli di Dio? C’è qualche passo del Vangelo in cui si dice “Ama il prossimo tuo come te stesso; eccetto i cretini“? No. Allora è chiaro che anche il Papa fa figli e figliastri e tutti gli uomini sono figli di Dio eccetto i cretini. Più ultimi di così non si può; sono fuori classifica.

Così anche il vescovo di Ales, in Sardegna alla periferia dell’impero, per non essere da meno si adegua al coro ed alla moda “ultimista” e per Natale va a fare un giro pastorale fra gli “ultimi”: “Vescovo di Ales, Natale fra gli ultimi“. Visita un centro sanitario per l’assistenza ai disabili ad Ales, un ospedale a San Gavino per incontrare i malati, e la colonia penale di Is Arenas ad Arbus. Ma qualcuno ha avvisato questi malati e carcerati che sono “ultimi“? Ed hanno qualche speranza di risalire la classifica? Cambieranno allenatore? Ma poi, cosa succede quando ricevono il conforto della parola del Signore? Gli scontano la pena? Scompaiono i dolori? Gli cambiano il pappagallo o il catetere? Cosa succede? E poi, siamo sicuri che questa gente trovi davvero conforto da queste visite pastorali? Mi ricorda quelli che si vestono da pagliacci e vanno negli ospedali a portare conforto, dicono, e far ridere i malati per tenerli su di morale. Ho sempre pensato che se fossi in un letto d’ospedale ed arrivasse un imbecille con una palla rossa sul naso, il volto dipinto e vestito da clown, per farmi ridere, gli lancerei addosso il pappagallo con tutto il contenuto.

Sarebbe interessante sapere se, dopo queste visite, ci siano state delle guarigioni miracolose nell’ospedale o se i detenuti della colonia penale si siano convertiti ed abbiano promesso che, appena usciti dalla colonia penale, si rinchiuderanno in un convento di carmelitani scalzi per espiare i peccati. Qualcuno dovrebbe spiegarci, prima o poi, quale sia l’effetto reale di queste visite e discorsi di circostanza delle autorità religiose e politiche e della “vicinanza” del Papa agli ultimi. Cosa significa portare una parola di conforto? Ci sono parole speciali che confortano ed alleviano le pene, e si possono usare all’occorrenza come una compressa o una supposta? Si trovano sul vocabolario, oppure queste parole miracolose che guariscono le malattie e alleviano le sofferenze, si vendono in farmacia o in libreria? E’ una domanda che mi pongo da sempre e temo che resterà senza risposta. L’importante, però, è stare vicini agli ultimi, anche se e quando gli ultimi preferirebbero restare da soli.

Penso, per esempio, alla visita di Mattarella ai terremotati per portare la “vicinanza” dello Stato e, ovviamente, una parola di conforto (Mattarella visita Amatrice). Ma voi avete presente la faccia di Mattarella?

mattarella jpg

Ha un’espressione così abbacchiata, triste, da funerale, che viene spontaneo fargli le condoglianze perché pensate che gli sia successa una disgrazia recente. Ed uno con quella faccia va a sollevare il morale dei terremotati? Mi sa che sono i terremotati a confortare Mattarella, dargli una pacca sulla spalla e sussurrargli “Coraggio Presidente, non si abbatta, riuscirà a superare questo momento difficile.”.

Ma così va il mondo. Ed oggi per chi ricopra più o meno alte cariche pubbliche o religiose l’imperativo categorico è stare con gli ultimi, portare conforto e vicinanza ai poveri ed alle vittime di cataclismi e disgrazie varie. Quindi, se anche voi volete adeguarvi e sentirvi in linea col pensiero corrente, trovatevi un “ultimo” da tenere vicino e coccolare. Se non avete qualche “ultimo” a portata di mano, nelle vicinanze, chiedete all’ufficio “Natale con gli ultimi, Onlus” che, su richiesta, fornisce poveri, diseredati, emarginati e ultimi (tutti garantiti con bollino, certificato e marchio C€) , per cerimonie, pranzi, cene e foto di gruppo. Se fossero momentaneamente sprovvisti, a causa della grande richiesta, non vi resta che una soluzione. Andate in un ufficio o sportello pubblico dove la gente è in fila, o in una sala d’attesa affollata, chiedete “Chi è l’ultimo?”. Appena lo individuate, accostatevi e stategli vicino il più possibile. Meglio ancora seguite il vostro “ultimo” fino a casa. Più è lunga la “vicinanza agli ultimi” e più si acquisisce punteggio bontà.

Ecco perché oggi è quasi un obbligo stare vicino ai poveri ed agli ultimi; è diventato un segno distintivo, uno status symbol. Così si fa a gara ad assistere barboni, zingari, immigrati e derelitti vari, purché siano “ultimi” Doc e certificati (meglio se puzzano; più puzzano e più la vicinanza è meritoria). Ma il massimo è ospitarne uno a pranzo, al posto d’onore. Poi si fanno le foto e si appendono alle pareti del salotto in ricordo dell’evento, o si mettono insieme alle foto del matrimonio, dei battesimi e cresime dei bambini e dei compleanni della nonna. Fanno parte integrante dell’album di famiglia, sono cari ricordi, documenti e testimonianze da tramandare a figli e nipoti, tesori di famiglia di cui andare fieri e mostrare orgogliosamente ad amici e parenti. Gli ultimi e i poveri, specie in occasione di importanti festività, sono così ricercati che, a quanto pare, in certe località in cui scarseggiano, i pochi poveri che hanno se li giocano, fanno una specie di tombolata e vengono estratti a sorte i fortunati che potranno ospitarli a pranzo. Del resto è giusto che godano di tanta attenzione, perché, come dice il Signore “Gli ultimi saranno i primi”.

beati gli ultimi

Anche i Radicali, come loro consuetudine, per Natale, Pasqua e feste comandate, invece che passarle in famiglia, vanno in carcere a portare conforto, solidarietà e sostegno morale ai detenuti. Curiosi questi Radicali. Il loro pensiero fisso è quello di tutelare i delinquenti: non è un’offesa, se non fossero delinquenti non sarebbero in carcere. Mai una volta che vadano a portare conforto anche alle vittime dei delinquenti, truffatori, criminali, assassini, alle persone che subiscono furti, rapine, violenza sessuale, anziani massacrati e spesso ammazzati barbaramente dentro casa per rubare pochi euro. Non succede mai: si vede che le vittime dei criminali non sono abbastanza “ultimi”.

Certo che è uno strano Paese quello in cui, più che dare sostegno alle vittime, ci si preoccupa di aiutare e consolare i carnefici. Così succede che esiste un’associazione come “Nessuno tocchi Caino” che tutela e difende criminali e terroristi, ma non esiste un’associazione “Nessuno tocchi Abele”; come sarebbe logico, visto che ad essere “toccato a morte” è stato Abele e non Caino. Anzi, per come vanno le cose e ragionano certi intellettualoidi sinistri di casa nostra, poco ci manca che accusino Abele di aver provocato Caino e, quindi, di essere la causa, il responsabile morale del fratricidio. Non è una battuta; certi ragionamenti che si sentono fare oggi (e certe sentenze) seguono proprio questa strana logica tutta sinistra.

Eppure tutto questo eccessivo ed ostentato sfoggio di buoni sentimenti diventa quasi fastidioso, irritante. E appare falso, ipocrita, una forzatura, come una nota stonata, qualcosa fuori posto, avulso dalla realtà, artefatto, una bontà taroccata, costruita per l’occasione, da consumare nello spazio di una festività. Poi, come dice il vecchio adagio “Passata la festa, gabbato lo santo”, si smontano alberelli e presepi e si torna alla normalità.

Da domani cambia già lo scenario. Basta con la vicinanza agli ultimi, basta pranzi con i poveri, si sparecchiano le modeste tavolate con piatti di plastica e tovaglioli di carta e si imbandiscono ricche tavolate con porcellane, cristalli,  argenteria e tovaglie di lino ricamate a mano.

E via con i preparativi del gran botto di fine anno, con feste in piazza, concerti, spumante, luci, fumi, musica ed effetti speciali, spettacoli pirotecnici, cenoni pantagruelici, abbuffate proletarie in squallide trattorie di borgata, Capodanni aziendali fantozziani, e raffinati banchetti in palazzi aristocratici.

E la cronaca, abbandonati gli “ultimi” tornerà ad occuparsi dei primi e di quelli di mezza classifica con servizi quotidiani su malasanità, corruzione, beghe politiche, tangenti, immigrati, terrorismo, Sanremo, sesso droga e rock’n roll, violenza assortita a tutte le ore, morti ammazzati, TG come bollettini di guerra, immagini splatter, mostri in prima pagina, scoop gossipari su chi scopa con chi, fiction e reality, commissari cani, squadre speciali e “Signor giudice, Montalbano sono“.

E la bontà col timer la lasciamo al Papa, ai preti di periferia ed a quelle sempre più rare vecchiette che continuano ad andare in chiesa per inerzia, perché lo hanno sempre fatto, e per assicurarsi il paradiso. Ma resta il dubbio che questa sceneggiata buonista sia solo un paravento per nascondere le brutture della realtà e mettere a tacere la coscienza sporca. Ed evitiamo di entrare nel merito della morale, dei riti e della liturgia che non sempre hanno giustificazione nel Vangelo.

Non entriamo nemmeno nel merito delle magagne della Chiesa, perché si aprirebbe un baratro di abominio, tra cardinali che vivono da nababbi, speculazioni finanziarie di banche Vaticane, preti che cantano Bella ciao alla messa di Natale (vedi “El gallo rojo“) ed altri che sul pulpito leggono L’Unità invece che il Vangelo. Dovremmo parlare di preti che a Potenza fanno un Presepe islamico con un San Giuseppe vestito come Totò in Un turco napoletano ed una Madonna in burqa sotto una tenda beduina con una bandiera arcobaleno al posto della Stella cometa ed il motto papale che invita all’accoglienza degli immigrati; oppure di preti di strada che fanno le barricate coi No global, preti che hanno la stanza del sesso nella canonica dove fanno prostituire l’amante, ed altri che abitualmente si sollazzano sessualmente con donne e ragazzini.

Costoro non sono certo “ultimi”. Anzi sono già ben piazzati in classifica. Forse, mentre il Papa è distratto perché intento ad occuparsi degli ultimi, i primi, non sentendosi osservati, ne combinano di cotte e di crude. Ecco perché dicevo che, forse, ogni tanto bisognerebbe dare uno sguardo non solo agli ultimi, ma anche a quelli di metà classifica. Così, tanto per evitare sorprese.

4 pensieri su “Natale è andato ( e i cretini?)

  1. iO

    Gentile Giano, vedo che ha inaugurato un nuovo blog; bene. La seguo dal 2003 e pur non condividendo il suo pensiero, nella più parte delle volte, riconosco che su tante cose lei “potrebbe” aver ragione ( per certi versi sì e per altri no).
    Sono qui per ringraziarla di tutte le bellissime canzoni che trovai nel suo blog, anni fa, che ho custodito e che ora non vedo nello spazio in cui erano sistemate; e dopo tanti anni non ha perso la sua vis polemica(!).
    Le auguro di conservarla per tanto tempo ancora. Sereno nuovo anno.

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    1. Grazie Io, hai la pazienza di seguire il mio blog fin dal 2003, dalla sua nascita su Tiscali? Questa proprio non me l’aspettavo. Non immaginavo che ci fosse qualcuno che mi segue da 15 anni. E’ un attestato di stima che merita un riconoscimento speciale, una medaglia fedeltà. (mi sa che non riesco a inserire la medaglia; pazienza)

      E’ vero che scriviamo per passatempo senza aspettarci alcun riconoscimento, però ogni tanto un apprezzamento, un complimento, saluto, un segno di stima, fanno piacere, incoraggiano e aiutano a superare questa valle di lacrime. Questo nuovo blog è nato perché qualche mese fa Tiscali ha deciso di chiudere la piattaforma blog. Così, per non perdere tutto il materiale del blog (mi sarebbe dispiaciuto molto perdere il lavoro di 15 anni di scrittura, quasi 3.000 post), abbiamo dovuto trascolare, armi e bagagli su una nuova piattaforma. Quella suggerita da Tiscali era proprio questa, WordPress. Ma è abbastanza complicata, era molto più semplice quella precedente su Tiscali; era sempre WordPress, ma impostata diversamente.
      Le musiche purtroppo sono andate perse già qualche anno fa. Molte di quelle canzoni, che avevo recuperato con pazienza, inserendo il link, erano caricate sulla piattaforma blog Splinder, una delle più frequentate e seguite in Italia. Un giorno mi è venuta la curiosità di ascoltare qualcuna di quelle canzoni ed ho scoperto che non funzionava più il link. E la tragedia è che non era solo qualche link non attivo, ma, come ho scoperto subito dopo, tutti quei link erano fuori uso, semplicemente perché Splinder aveva chiuso la piattaforma. Sparito tutto. Gulp. Questo ci dà la misura del grado di affidabilità del web. Da un giorno all’altro puoi perdere anni di lavoro. Ora ho cercato di rimediare, caricando su questa piattaforma alcuni file caricati su disco rigido nel mio PC. Ma sono pochi e non tutti i files vengono accettati (prende i file Mp3, ma non altri con estensione più pesante). Mi dispiace perché fra quei file su Splinder c’erano molte vecchie canzoni, rarità pubblicate dagli stessi utenti. Pazienza. Ancora grazie per la stima; continua a seguirmi anche se non sempre sei d’accordo con quello che scrivo, magari ti fai una risata; spero. E Buon anno…

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  2. dinamischina

    Caro Giano, visito spesso il tuo blog, anche se da qualche tempo non riesco a lasciare commenti. Non mi ritengo più in grado di poterlo fare e mi dispiace. Per questo motivo molte volte freno questa voglia di scrivere che credo sia insita nel mio DNA e stampata nel cervello. Mi piace moltissimo il modo in cui riesci a descrivere fatti e misfatti che riguardano la nostra Italia ormai incapace di ridare ai suoi cittadini la speranza per un futuro migliore. Anche perché per colpa dei precedenti governi, le nostre città sono strapiene di sedicenti profughi, che cancellano, di fatto, la nostra cultura: un bene prezioso che affonda le sue radici in millenni di storia, arte, misica, tradizioni, usi e costumi di questo nobile popolo.
    Buona festa dell’Epifania.

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    1. Ciao Dina, mi dispiace per i problemi con i commenti. Ho appena risposto ad una persona che lamentava proprio un problema con i commenti. Spero che si tratti di disguidi tecnici momentanei. Sì, purtroppo il futuro non è roseo. Per troppo buonismo ci stiamo autodistruggendo. Coraggio. buona Epifania anche a te.

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