Halloween, festa delle zucche vuote

Secondo stime attendibili, riportate dai media, per questa festa di Halloween, in Italia, si spenderanno circa 150 milioni di euro per maschere, circa 120 per discoteche, 50 per addobbi vari, 25 per l’acquisto delle zucche, più varie ed eventuali. Una bella sommetta che equivale a circa 700 miliardi di vecchie lire. Il tutto per festeggiare una ricorrenza che non ci appartiene, non è nella nostra tradizione e che è stata importata, pubblicizzata ed imposta dai media esclusivamente per interessi commerciali. Operazione perfettamente riuscita, complimenti.

I più coinvolti in questi festeggiamenti saranno, ovviamente, i giovani. E vista l’aria che tira, è verosimile che la stragrande maggioranza di questi giovani siano gli stessi che domani ricominceranno a contestare il consumismo, la globalizzazione e l’America. Complimenti anche a voi per la coerenza. Ma non c’è da allarmarsi, poiché fra due giorni, passata la sbornia e rimesse in soffitta le maschere, i soliti media ci ricorderanno la povertà e la fame nel terzo mondo e che ogni tre secondi un bambino muore di fame etc.
Questa è un’altra storia, ancora più agghiacciante della notte di Halloween. Ma non fatevene una colpa, non abbiate rimorsi per questi 700 miliardi bruciati, al prossimo Telethon versate un euro in aiuti umanitari ed avrete la coscienza a posto. In fondo però avete ragione di festeggiare. Questa festa è anche nostra, è una festa universale. E’ la festa delle teste, pardon…delle zucche vuote! (E’ un vecchio post del 2005, ma è sempre valido. Forse cambiano i costi della festa, che ormai saranno decuplicati; ma le zucche sono sempre quelle, vuote).

Si dice che i giovani laureati italiani, per trovare lavoro, devono “emigrare” all’estero. La chiamano “Fuga dei cervelli“. In compenso, importiamo dall’estero rapper neri di periferia (che non sopportano nemmeno ad Harlem), bidoni pallonari che paghiamo a peso d’oro solo perché hanno nomi esotici e la pelle scura, Papi marxisti, bond spazzatura e sciacquette che si spacciano per show girl (tutto dall’Argentina; come l’Angus ed il tango), usi e tradizioni arabe, asiatiche, africane e made in Usa  che assimiliamo subito e  diventano “tradizioni” popolari  anche a Barletta, Gorizia e Pompu. Esempio: Halloween e le zucche. Insomma, in questo gioco del do ut des, dell’import-export, scambio di beni da mercato globale, mi sa che nel cambio ci rimettiamo, perché esportiamo cervelli ed importiamo zucche vuote.

zucca halloween

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