Antitesi e priorità

Antitesi e priorità: Causa / Effetto – Domanda / Risposta – Problema / Soluzione – Prima / Dopo. Qualcuno pone un problema e qualcuno trova la soluzione. Normalmente si è portati a riconoscere grandi meriti a coloro che trovano la soluzione ad un problema. E passa in secondo piano colui che pone il problema. Eppure non può esistere risposta senza che sia stata posta prima una domanda. Non esiste soluzione ad un problema, se prima non esiste il problema. Non può esistere un “dopo” se non esiste un “prima“. E’ evidente che il primo termine delle antitesi citate sia ancor più importante del secondo termine. E’ una questione di priorità che diventano determinanti. La storia del progresso umano è un continuo porsi domande e trovare risposte, è un lunghissimo elenco di problemi ai quali si è trovata soluzione. Ma non ci sarebbero state soluzioni, né progresso, se non ci fossero state prima le “domande“.

Cosa significa? Facciamo un esempio concreto riferito al comportamento umano. Le nostre scelte quotidiane ed il nostro comportamento nei confronti della realtà sono un susseguirsi ininterrotto di “risposte” a problemi di diversa natura. La maggior parte dei gesti e delle scelte sono quasi istintive, essendo ormai acquisite come risposte consolidate. Ma di fronte a nuovi problemi e nuovi ostacoli la mente reagisce trovando la soluzione più o meno valida. La validità della risposta è direttamente proporzionale al nostro bagaglio culturale. Si tratta sempre, comunque, di risposte a delle domande, di soluzioni a problemi, di atti comportamentali che percepiamo come pensieri coscienti.

Posto che il “pensiero cosciente” sia la risposta ad una domanda, qual è la domanda stessa? Se la risposta è un pensiero cosciente la domanda non può che essere qualcosa che precede la domanda, ovvero preceda lo stato di coscienza. Ergo, la domanda è un pensiero inconscio. E come tale non è determinato dalla nostra “volontà cosciente“. E’ storia vecchia quella della contrapposizione fra genetisti e ambientalisti, in merito al comportamento umano. Quelli che non vogliono far torto a nessuno, magari “tengono famiglia“, risolvono il problema affermando che il comportamento è una conseguenza dell’interazione fra patrimonio genetico e ambiente. Il che vuol dire tutto e niente. Ma sembra un saggio compromesso. E poi si sa che…la verità sta nel mezzo (!?).

Ma, se ci fate caso, nessuno si pone la domanda più logica e sensata; quella riconducibile alle antitesi in premessa. Nessuno si pone il problema dell’importanza della “priorità“. Se non ci credete provate a fare una ricerca. Ora, se non si è d’accordo con questa ipotesi, dovrebbe essere semplicissimo confutarla; esistono stuoli di psicologi che dibattono l’argomento. Ma se è vero che non esiste risposta senza domanda e non esiste soluzione senza problema, e non può esistere un dopo se non esiste un prima…e non esiste “pensiero cosciente” senza che esista prima un “pensiero inconscio“…beh, allora la prima conseguenza è questa: Il pensiero nasce spontaneo nella nostra mente, indipendentemente dalla nostra volontà.

La volontà, che noi abitualmente riteniamo essere libera e cosciente, non è una caratteristica della coscienza, ma dell’inconscio. La soluzione ad un problema, o la risposta ad una domanda, hanno la loro ragion d’essere nella domanda stessa alla quale rispondono, che ne costituisce la causa e la ragione. La risposta è giustificata dalla domanda. Ma cosa giustifica la domanda? Come nasce, e perché? Evidentemente deve esserci un atto di volontà che faccia nascere, scaturire e formulare la domanda. Allora, come appare evidente, l’esistenza di un atto volontario è caratteristica precipua non della risposta, ma della domanda. La risposta è giustificata dalla domanda, ma la domanda , non essendoci termini precedenti che la condizionino, non avrebbe ragione di esistere se non esistesse una “volontà” che la crea. La volontà è insita nella domanda, ne è la ragione prima della sua esistenza. Ed è un pensiero inconscio. E’ un atto spontaneo della mente non condizionato o determinato da un atto cosciente. Ma siccome siamo tanto orgogliosi della nostra volontà e del libero arbitrio, immagino che sia molto difficile accettare questa ipotesi. Allora, invece che limitarsi a non condividerla, provate a dimostrare il contrario.

E la volontà ? (2005)

Ho appena letto una notizia curiosa sulla pagina di Tiscali Notizie/Medicina. “Colori che vengono “ascoltati” o suoni da “gustare”. Accade più o meno questo nelle persone colpite da “sinestesia“, una sensazione che può essere indotta da alcune droghe o, in casi più rari, insorgere spontaneamente. E’ successo ad una musicista svizzera che si è accorta di percepire le note come colori e gli intervalli che le separano come “sapori” ben definiti.” Curiosa notizia, quasi bizzarra, ma…

E’ solo una delle tante scoperte, che ultimamente si susseguono con sempre maggiore frequenza, che ci consentono di capire sempre meglio il funzionamento di quella ancora misteriosa macchina che è la mente umana. E giorno per giorno ho la conferma di una vecchia idea secondo la quale la mente umana non è altro che una macchina biologica, molto complessa, che risponde agli stimoli esterni. Basta un piccolo difetto nel meccanismo per indurre risposte non corrette e generare anomalie di comportamento.

Ma cosa c’entra la volontà? C’entra, c’entra… E’ opinione piuttosto diffusa che il nostro comportamento e le scelte, più o meno complesse, che operiamo quotidianamente, siano solo frutto di un preciso atto di volontà. E’ come dire che l’uomo è artefice del proprio destino e che siamo noi, nel limite delle reali e concrete possibilità, a determinare la nostra vita. La volontà personale sembra essere l’unica e fondamentale causa del comportamento umano, del modo di pensare, di agire, di operare le scelte, di porsi in rapporto con la realtà circostante. Ora, se così fosse, non dovrebbe mai insorgere un qualunque difetto di funzionamento nel meccanismo mentale. E’ ovvio che tutti, con un semplice atto di volontà, deciderebbero di avere una mente che funzioni in modo perfetto. Saremmo tutti dei geni, dei superuomini.

Ma visto che così non è, e che basta un piccolo difetto nel meccanismo per indurre comportamenti e risposte errate, anomale o non rispondenti alle aspettative, bisogna concludere che la volontà, così come la intendiamo, non è determinante. Anzi, dal momento che anche la volontà non è altro che una delle tante funzioni mentali, essa può manifestarsi in maniera più o meno corretta, più o meno forte e decisa, più o meno “normale”. E’ una semplice “funzione mentale” e, quindi, condizionata da meccanismi cerebrali che ne determinano il funzionamento più o meno corretto. Tutta l’attività cerebrale, che è alla base del nostro comportamento, la chiamiamo “pensiero“. Ed il pensiero è ciò che noi percepiamo a livello cosciente.

Ma non tutto il pensiero è cosciente. Prima che si abbia consapevolezza di un pensiero deve esserci una attività mentale precedente, che avviene ad un livello “non cosciente“. Il pensiero cosciente è solo l’ultimo atto di un processo mentale complesso. La volontà non è altro che un pensiero cosciente. Ma cosa avviene un attimo prima che si abbia coscienza del pensiero che definiamo “volontà” ? Avviene che la nostra mente elabora autonomamente, a livello non cosciente, una serie di informazioni che “creano” il pensiero di volontà.

Quindi la nostra volontà nasce in maniera non cosciente, non “volontaria”. La volontà è un effetto del pensiero, non la causa. In conclusione: la volontà è involontaria. Sembra un paradosso, ma non lo è. Il vero paradosso è affermare il contrario, ovvero che la volontà sia determinata da un nostro atto volontario e cosciente. Come dire che è la volontà a creare la volontà. Come dire che la volontà è, al tempo stesso, causa ed effetto. Non solo non è un paradosso, ma è una delle poche certezze. Eppure il mondo continua a comportarsi come se così non fosse.

Gran parte dei problemi relazionali sarebbero più chiari se visti ed esaminati tenendo conto di questa semplice verità. Ma ci piace illuderci, ci piace pensare che tutto, o quasi, dipenda dalla nostra volontà. Ci piace pensare di essere gli artefici della nostra vita, del nostro destino. Contenti voi! Ma quando fra non molto, ormai ci siamo quasi, scopriranno i segreti dei meccanismi mentali, allora sarà tutto più chiaro, anche se sarà molto, ma molto difficile accettarne le implicazioni e le conseguenze. Ma poi non dite che non vi avevo avvertiti. E soprattutto ricordate che “La volontà è un effetto del pensiero, non la causa.” E che, quindi…La volontà è involontaria.”

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