Tragedie, News e censure

Leggete questa notizia: “Bambina di 4 anni cade dal trattore e muore“. Vi interessa? E quanto vi interessa e perché? Posto che i familiari, amici e parenti della famiglia della piccola vittima sono già al corrente della tragedia, è molto difficile che per altre persone abbia qualche interesse. Se poi pensiamo che l’incidente è avvenuto in Svizzera, è verosimile che per i lettori marchigiani, calabresi o romagnoli non abbia alcun interesse. Ancora meno per i pastori della Barbagia o i minatori del Sulcis, che hanno altri problemi seri a cui pensare. E neppure a zia Bissenticca di Guamaggiore che, con la pensione minima, stenta a campare. Figuriamoci se ha tempo e voglia di preoccuparsi per gli incidenti con i trattori in Svizzera. Eppure questa notizia appare oggi in bella evidenza  nella prima pagina del maggior quotidiano regionale L’Unione sarda.

trattore svizzera

Sono quelle notizie che non interessano nessuno, se non le categorie già citate e gli addetti ai lavori che, con queste notizie riempiono le pagine dei giornali, i siti web, e portano a casa la pagnotta; ci campano. L’Unione sarda in particolare sembra avere una passione speciale per questo tipo di notizie. Vedi “Top News“.

Ecco una pagina di qualche tempo fa in cui compaiono le Top news del giorno:

Unione sarda primo piano

Queste sono le “Top“, le notizie più importanti; figuriamoci le altre, quelle meno importanti. Più che un quotidiano d’informazione sembra un bollettino del soccorso stradale. Lo scrivo spesso sui quotidiani dove è permesso inserire commenti. Ma senza avere risposta. Anzi, il più delle volte i commenti non passano proprio; censurati. Evidentemente i giornalisti possono criticare tutto e tutti, ma nessuno può criticare i giornalisti; non si può sollevare il problema della correttezza e dell’utilità dell’informazione. E’ una particolare interpretazione della “libertà di stampa” che vale solo a favore degli addetti ai lavori. Eppure il problema esiste, ne parlo molto spesso perché è una questione seria. Anche pochi giorni fa sul Giornale veniva riportato un articolo “Troppe opzioni da scegliere? Il cervello va in tilt“.

Appunto, un sovraccarico di informazioni, molto spesso inutili (o addirittura dannose per l’equilibrio psichico, come l’eccesso di  notizie di cronaca nera), appesantisce il cervello e rallenta le normali funzioni mentali. Lo scrivo da anni. Finalmente sembra che anche i ricercatori l’abbiano capito; non tutti e con qualche ritardo, ma ci arrivano. Quando l’ho letto ho avuto una sensazione di Déjà vu, di già visto e sentito. Anzi di più, già scritto, visto che è esattamente quello che penso e dico da sempre e che scrivevo già 20 anni fa in vari forum appena ho cominciato ad usare internet, come nel post “Deframmentazione cerebrale: ovvero, come tenere in ordine il cervello” del 2004.

Ecco un’ultima notizia poco rassicurante che conferma tutti i timori e le ipotesi sul progressivo deterioramento delle facoltà mentali: “Psichiatria: il 50% dei disturbi mentali inizia a 14 anni“. E’ solo l’ultimo degli allarmi sempre più frequenti che vengono lanciati da psicologi e psichiatri. Ma nessuno sembra preoccuparsene. Siamo troppo occupati a seguire gli incidenti coi trattori in svizzera, i selfie delle sciacquette in cerca di gloria, gli amori e le avventure erotico/sentimentali di presunti Vip. Abbiamo il cervello pieno di cianfrusaglie inutili, impegnato ad occuparsi di cazzate sesquipedali spacciate per informazione, non abbiamo tempo per le cose serie.

Nell’Occidente i mass media rinunciano a informare e criticare; preferiscono divertire con il gossip” (Mario Vargas Llosa)

Ma prima torniamo alla notizia in esame e, visto che è molto breve, leggiamola:

Tragedia in Svizzera.
Una bambina di quattro anni è stata travolta e uccisa da un trattore a Brütten, nel canton Zurigo. Stando a una ricostruzione la bimba, nel tardo pomeriggio di ieri, era sul macchinario agricolo guidato da un 64enne – non è chiaro se tra i due ci fosse un rapporto di parentela – che stava effettuando lavori in un campo, quando è caduta a terra ed è stata investita. La piccola è morta per le gravi ferite riportate. La dinamica è tuttora al vaglio degli inquirenti.“.

Tutto qui. Non sempre, ma spesso, commento queste notizie evidenziando qualche incongruenza, errori e lo scarso interesse pubblico delle notizie, sperando (invano) di sollevare qualche dubbio e magari indurre qualcuno degli addetti ai lavori a chiedersi, una volta nella vita, cosa fa, perché lo fa e quale sia l’utilità pratica di quello che fa. Ma senza successo; speranze perdute. L’ho fatto anche oggi. Ecco il commento che ho lasciato nell’articolo:

Quando non abbiamo tragedie in casa nostra, andiamo a cercarle “In su corr’e sa furca” (espressione dialettale che significa “In un posto molto lontano”). L’importante è fornirci ogni giorno la nostra dose quotidiana di incidenti, tragedie familiari e morti ammazzati. Siete sicuri che queste siano notizie di interesse pubblico? Chiedete a zia Peppina di Pompu se le interessa sapere che in Svizzera una bambina è morta cadendo dal trattore. E se tra la bambina ed il conducente ci fosse un rapporto di parentela, oppure avesse chiesto un passaggio.“.

Come immaginavo il commento non è stato pubblicato, censurato. Lascio giudicare a voi cosa ci sia in questo commento di volgare, scurrile, offensivo, calunnioso, offensivo o falso che giustifichi la censura. Ma ormai ci sono abituato.  Oggi, su 4 commenti inviati, ne hanno censurato 3. Niente di scandaloso, siamo nella media quotidiana. Alla faccia dell’art. 21 della Costituzione sulla libertà di espressione.

In quanto all’utilità di certe notizie che spacciano come informazione, ed a conferma del fatto che è un tema che mi sta molto a cuore, ecco un altro post di 15 anni fa in cui ne parlavo “Notizie inutili“. Lo riporto…

Ieri sera, TG4. Fede conclude il Tg con una “notizia di utilità collettiva” (sullo sciopero delle ferrovie). Sue parole testuali “notizia di utilità collettiva ” (Sic ). Ed ho subito la conferma di ciò che penso e dico da anni. E non riguarda solo Fede, purtroppo! Ora, non per voler fare i sofisti, ma… Se ha sentito la necessità di specificare che quella è una notizia di utilità collettiva significa, pari pari, che tutte le notizie date precedentemente non sono di utilità collettiva. Altrimenti non avrebbe avuto senso specificare. Giusto? Ma se le altre notizie non sono utili sono inutili. E se sono inutili, perché le dicono? Piccolo aforisma personale: ” Ciò che non è utile è inutile. Ciò che è inutile è stupido.” Fateci caso, quella che chiamano e definiscono “informazione”, che dovrebbe essere “utile ai cittadini”, altrimenti non avrebbe senso, è composta in gran parte da notizie di cronaca, meglio ancora se cronaca nera. Facciamo una semplice prova. Quando ascoltiamo i TG o leggiamo i quotidiani, proviamo a chiederci “Mi interessa? E quanto?” Ma non intendo la partecipazione emotiva alla notizia. Intendo dire proprio se quella certa notizia è di qualche interesse per me, se ha una qualche utilità pratica immediata o nel futuro. Se siamo onesti ci renderemo conto che la stragrande maggioranza delle notizie che ci propinano stampa e TV non sono di alcun interesse per noi. E’ cronaca. E la cronaca occupa gran parte dell’informazione.

E così non c’è spazio per parlare di argomenti che davvero interesserebbero i cittadini. Fare cronaca è fin troppo facile. Fare informazione vera è molto più difficile ed impegnativo. Ecco perché si preferisce ripiegare sulla cronaca. E farla passare per informazione. Sembra che l’informazione, quella che interessa i cittadini, la faccia un quotidiano di satira “Striscia la notizia“. E vi sembra normale che i problemi veri e reali dell’Italia li debba trattare un pupazzone rosso? Ma non è casuale. Dedicare molto spazio a fatti, avvenimenti e notizie, spesso montati ad arte, consente proprio di non affrontare i veri problemi. E non finisce qui.”.

Riempire giornali e TG, con notizie inutili e superflue o pettegolezzi gossipari è un modo per evitare di parlare di argomenti seri. Sarà una mia fissazione? Non proprio, visto che non solo è quello che dice l’articolo linkato in precedenza, ma è anche (guarda guarda) esattamente quanto dice un Nobel per la letteratura 2010, Mario Vargas Llosa, nel suo libro “La civiltà dello spettacolo” del 2012. Osservazioni e critiche all’informazione, lo spettacolo ed i mass media che anticipava già  in un articolo del 2007 pubblicato su El Pais e ripreso da La Stampa: “Troppe tette e culi“.

Chiuso, basta e avanza. Ora, se queste stesse considerazioni le faccio e le scrivo da una quindicina d’anni, e poi ho anche la conferma da parte di autorevoli ricercatori e perfino premi Nobel, posso dire e pensare che, forse, non mi sbaglio di molto? Oppure non si deve dire, altrimenti mi censurano? Allora bisogna adeguarsi; è vero, ma non lo diciamo.

A proposito di bizzarrie e vezzi linguistici del mondo dell’informazione, vedi questo post del 2014: “Lady Pesc“.

Lady pesc

 

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