Foa, RAI e pluralismo

Marcello Foa è stato nominato presidente della RAI (“Foa presenta la RAI rock“) e garantisce rinnovamento, rispetto e pluralismo. Ho stima di Foa, come giornalista e scrittore, per la sua onestà intellettuale. Per esempio, è uno dei pochi che denuncia la manipolazione delle notizie e l’uso strumentale dell’informazione. Lo ha fatto di recente, a proprio rischio e pericolo, visto che in quanto giornalista è parte in causa, con un libro “Gli stregoni della notizia. Come si fabbrica informazione al servizio dei governi“. Se non fosse onesto non avrebbe nessun interesse a svelare i trucchi della manipolazione mediatica a beneficio del potere. Bisognerebbe leggerlo, per avere qualche informazione utile per conoscere i trucchi della comunicazione e difendersi dallo strapotere mediatico. Gli auguro buon lavoro.

Foa pluralismo

Ma quando parliamo di correttezza dell’informazione e di pluralismo, specie in RAI, bisogna andarci con i piedi di piombo, perché da quelle parti devono avere uno strano concetto di cosa sia il pluralismo. Dovrebbe essere l’applicazione di criteri che garantiscano a tutti la libertà di espressione ed un’equa rappresentanza delle varie appartenenze politiche di giornalisti, opinionisti e commentatori in TV. Sarà così? Vediamo di citare a memoria alcuni dei più noti volti della TV: Bruno Vespa, Maurizio Costanzo, Michele Santoro, Corrado Augias, Massimo Cacciari, Corrado Formigli, Riccardo Iacona, Gad Lerner, Bianca Berlinguer, Lilli Gruber, Beppe Severgnini, Paolo Mieli, Marco Travaglio, Antonio Padellaro, Peter Gomez, Marco Damilano, Lucia Annunziata, Giovanna Botteri (corrispondente RAI da New York), Antonio Caprarica (ex corrispondente RAI da Londra), Sergio Rizzo, Furio Colombo, Giovanni Floris, Fabio Fazio, Massimo Gramellini, Gerardo Greco, Serena Bortone (Agorà), Carlo Lucarelli, Salvo Sottile, Franca Leosini, Enrico Mentana, Paolo Liguori, Mirta Merlino, Tiziana Panella, Alessandra Sardoni, Federica Sciarelli, Giovanni Minoli, Monica Maggioni, Daria Bignardi, Antonio Di Bella, Corradino Mineo (già direttore di RAI News24 e poi parlamentare del PD), Ritanna Armeni, Giampiero Mughini, Erri De Luca  etc. Qualcuno lo dimentico, ma questi bastano e avanzano a dare un’idea del pluralismo in TV. A parte Vespa, tutti gli altri, più o meno apertamente schierati e militanti,  sono di area sinistra. Chiaro?

Molti anni fa evitavo di guardare programmi e talk show come Annozero (li evito ancora oggi; insopportabili) per non rovinarmi il fegato con la visione delle facce di Santoro, Travaglio, Vauro, Ruotolo e compagnia bella (chissà perché questi personaggi di sinistra hanno tutti queste facce strane). Diceva Leo Longanesi: “Non sono le idee che mi spaventano, ma le facce che rappresentano quelle idee.”.

travaglio santoro vauro
Già allora si parlava spesso della necessità di garantire il pluralismo dell’informazione. Ed uno dei più accaniti sostenitori della necessità di dare voce e uguale spazio alle diverse parti sociali e orientamenti politici era proprio il nostro tribuno del popolo, Michele Santoro. In pratica, avevano il monopolio dell’informazione, della satira e dell’intrattenimento, ma si lamentavano sempre di non avere abbastanza spazio e libertà. Gli si adatta alla perfezione una famosa prima pagina del Male: “Hanno la faccia come il culo“. Così una sera, notando che gli ospiti in studio erano tutti appartenenti alla sinistra, presi nota dei loro nomi e ci ricavai un post: “Santoro e il pluralismo“.

Santoro e il pluralismo (2010)
Si sente spesso ripetere, specie a sinistra, che in televisione bisogna garantire la libertà di espressione ed il pluralismo. Bene, è giusto che siano presenti le diverse componenti politiche e sociali e che siano liberi di esprimere le proprie opinioni. Facciamo un esempio pratico di pluralismo con un programma molto seguito: Annozero di Santoro.
Nella puntata di oggi si parla della crisi della maggioranza e dei problemi del Governo, a seguito della rottura dei finiani. Per discutere dell’argomento, “garantendo il pluralismo e la parità di rappresentanza“, dovrebbero essere presenti, in pari numero, esponenti della maggioranza e dell’opposizione. Infatti sono presenti in studio: Pierferdinando Casini (UDC, all’opposizione), Matteo Renzi (sindaco di Firenze del Partito democratico; opposizione), Italo Bocchino (del FLI, Futuro e libertà per l’Italia di Fini, quelli che hanno chiesto le dimissioni di Berlusconi; opposizione), Luisella Costamagna e Luca Telese (entrambi di area sinistra e conduttori di un programma su La7. Telese scrive sul Fatto quotidiano di Travaglio. E infine, giusto per salvare la faccia e fingere di dare spazio a tutti, Maurizio Belpietro (direttore di Libero).

Domanda per i più preparati: chi c’è in studio a rappresentare il PDL ed il Governo? Vista la complessità della domanda, avete 48 di tempo per rispondere. Dopo, se siete stati bravi ed avete scoperto che in studio non c’è nessuno del governo, del PDL e della maggioranza,  avrete fatto anche un’altra scoperta: questo è un esempio chiarissimo di ciò che a sinistra chiamano “Pluralismo“; una specie di riunione tra vecchi compagni alla sezione del PCI di Brescello. In pratica significa avere più ospiti e commentatori; purché siano tutti di sinistra. Più ospiti antiberlusconiani ci sono, più il “pluralismo” viene bene. Ed anche la libertà di espressione è garantita perché tutti sono liberissimi di parlare; sì, purché parlino male di Berlusconi e del Governo. E’ l’applicazione del famoso motto attribuito a Stalin il quale, quando convocava i suoi collaboratori, usava dire “Potete esprimere liberamente le vostre idee, purché siate d’accordo con me.”.

Agli ospiti in studio aggiungete l’inviato speciale a Brescia, l’assistente santoriana con diritto di parola, parla poco e dice ancora meno (non ho ancora capito come si chiami), l’evangelista Marco…Travaglio, il vignettista Vauro ed il “bravo conduttore” Santoro (tutti rigorosamente “sinistrati”). Ora, a voler essere proprio generosi e, in assenza degli esponenti del Governo, considerando Belpietro come “delegato” a rappresentare la maggioranza, sono in 11 (undici) contro 1 (uno). Più pluralisti di così!

Chissà cosa pensa di questo fulgido esempio di “pluralismo” la Commissione di vigilanza. Sapete, quelli che, cronometro alla mano, segnano quanti secondi i TG dedicano alla maggioranza e quanti all’opposizione. E se qualcuno dedica 10 secondi in più al Governo, invece che agli insulti di Di Pietro contro Berlusconi, scattano multe e sanzioni. Mah, magari, dopo tanti cronometraggi della giornata, sono stanchi, vanno a letto presto ed Annozero neanche la vedono. Sì, immagino che sia così.

Ma c’è sempre l’altra faccia della medaglia. Vedi questo post del 2011: “Santoro flop, il lato B

Masquerade

Vedi: Il ’68 (album di famiglia dei sessantottini di successo)

Un pensiero su “Foa, RAI e pluralismo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...