La diffidenza è una virtù

Diffidare è d’obbligo (febbraio 2009)

Nutro da sempre un po’ di diffidenza nei confronti di certa cultura, arte, intellettualismo da salotto e informazione in offerta speciale. Anzi, ad essere sincero, dovrei dire “sana diffidenza“. E’ l’unica arma di difesa nei confronti di un eccesso di informazioni che ci vengono scaricate addosso quotidianamente dai media sempre più presenti ed ossessivi. Si rischia di andare in tilt. Ecco che allora un po’ di sana diffidenza ci aiuta ad operare delle scelte, un minimo di scrematura, fra ciò che è utile e ciò che è superfluo, fra ciò che è credibile, o almeno verosimile, e ciò che non lo è (Vedi: Deframmentazione cerebrale, ovvero, come tenere in ordine il cervello, 2003).

Spesso scrivo in maniera piuttosto critica di alcune categorie che ritengo responsabili della formazione dell’opinione pubblica e delle sue conseguenze sociali. Una di queste categorie è composta da persone che, a vario titolo, operano nel mondo dell’informazione e della comunicazione, che si occupano proprio di tematiche sociali e che, pertanto, sono sempre pronti a fornire spiegazioni per qualunque problema e proporre soluzioni adeguate (spesso “col senno di poi”; sono gli esperti del giorno dopo). Parlo di psicologi, sociologi, opinionisti, criminologi, massmediologi (si definiscono così), filosofi, editorialisti autorevoli: una schiera di esperti con la risposta pronta ad ogni domanda e quotidiani dispensatori di consigli utili e segreti della felicità. Ma sono davvero esperti? E sono affidabili?

Fra le varie letture in rete, seguo, per esempio, la rubrica del sociologo Alberoni, sul Corriere. Ogni lunedì c’è un suo pezzo, una ventina di righe al massimo. Sono certo, fra l’altro, che guadagna più lui per quelle venti righe settimanali che non voi in un mese di lavoro. Non commento, anche se spesso sono tentato di dedicargli un post tutto per lui. Ma non vale la pena. Lo leggo con la stessa curiosità con la quale leggerei una rubrica di umorismo e satira: qualche volta mi fa sorridere.

Oggi, invece, ho letto alcuni articoli di una psicologa, Evi Crotti, sul Giornale. Se verso le altre categorie nutro, come ho detto, una sana diffidenza, nei confronti degli psicologi vado oltre, quasi a rasentare il pregiudizio. Quando mi capita leggo con interesse e curiosità anche i loro articoli. Ma in rete ci sono anche tanti blog tenuti da psicologi che offrono consulenza e risposte a tutte le domande. Mi ricordano tanto le vecchie rubriche che c’erano in tutte le riviste (e forse ci sono ancora), la classica “Posta del cuore” della contessa Clara. Pensate che perfino Maurizio Costanzo ha sul Messaggero una rubrica simile nella quale risponde ai quesiti dei lettori (ma il più delle volte sono lettrici; sarà un caso?). Con tanti specialisti sempre pronti, in radio, stampa, TV a rispondere a tutte le domande e risolvere tutti i problemi, dovremmo essere una società perfetta, tutti felici e contenti. No? Invece no, sembra proprio di no. Allora c’è, evidentemente, qualcosa che non va. E veniamo al dunque.

Lucy colore

Scrive Evi Crotti in un articolo di agosto 2008: “E’ difficile essere genitori?“:
Per esempio nell’adolescente è molto importare la valorizzazione del fisico; scatta in questa età la necessità di piacere per cui non importa tanto la resa scolastica, poiché l’importante è che egli si senta accettato e amato dall’altro sesso. In questa fase il narcisismo occupa un ruolo importante e occorre che l’adulto faccia attenzione a non competere fisicamente con i figli. I complessi fisici sono causa di mutamenti d’umore, di incoerenza, di timidezza e di chiusure immotivate. E’ necessario che non si sottovaluti questa necessità poiché, se egli non impara ad amare il proprio corpo, potrà in seguito trovare delle difficoltà di interazione. Se un ragazzo si trova bene nei propri panni, anche gli apprendimenti cognitivi troveranno un terreno fertile per mettere a frutto le proprie risorse interiori e il proprio potenziale.”

Chiarissimo, non c’è pericolo di fraintendere. Dice chiaramente che negli adolescenti l’aspetto fisico è importantissimo ed è essenziale per un corretto ed equilibrato sviluppo generale. Bene, abbiamo capito. Ora vediamo cosa scrive nell’ultimo articolo: “La vera crescita interiore“.
Forse i malesseri e i disagi emotivi che si riscontrano nei ragazzi d’oggi sono dovuti alla dimenticanza della crescita interiore; si dà, infatti, tanta importanza alla crescita fisica e ci si dimentica dell’anima.”. Chiarissimo anche questo; si dà troppa importanza alla crescita fisica. Ma nel precedente articolo non aveva detto che l’aspetto fisico è fondamentale? Sì, e allora? Certo, si dirà, l’una non esclude l’altra. Possiamo dire che sia lo sviluppo fisico, sia la crescita interiore siano ugualmente importanti. Ma dalla lettura dei due articoli separati si capisce tutt’altro. Poco male, forse nel prossimo articolo farà una sintesi e sarà più chiara.

Intanto, però, fornisce anche utili consigli come questo: “I figli sono come carta assorbente per cui, se vogliamo che essi siano pronti ad affrontare la vita dobbiamo educarli alla verità, alla giustizia e all’amore. “. Bella frase e, apparentemente, del tutto condivisibile. Se non fosse per un piccolo dettaglio. Mettere in pratica quel consiglio significa sapere, preventivamente, quale sia il significato dei termini “verità, giustizia, amore“. Come fa il bracciante analfabeta a educare i figli alla verità se fin dai tempi di Socrate, da millenni le più brillanti menti umane si interrogano sul suo significato senza aver ancora trovato una risposta definitiva? Se, invece, i genitori sono colti non va certo meglio. Probabilmente, anzi, va anche peggio, perché in tempi di relativismo imperante, e di “pensiero debole” alla Vattimo, affermare il concetto di “verità” è quasi una bestemmia. E allora come fanno ad insegnare il concetto di verità se per loro la verità non esiste?

Non vi basta? Ecco un altro esempio di “consigli per gli acquisti” esistenziali in offerta speciale, lapidario, quasi un assioma: ” Un rapporto armonico con noi stessi è la premessa per costruire un mondo migliore.“. Stabilire un “rapporto armonico” con noi stessi non è propriamente la cosa più facile di questo mondo, ma questo non lo spiega; magari alla prossima puntata. Però è una bella frase, d’effetto. Altre volte ho detto che non sempre le belle frasi sono anche vere; spesso sono solo belle. In realtà queste frasi hanno lo stesso valore oggettivo di quando voi, preparandovi alla gita fuori porta di fine settimana, esclamate “Speriamo che sia una bella giornata“. Né più, né meno. E’ vero che avete pronunciato quella frase. E’ anche vero che lo sperate veramente. Ma la vostra speranza non influirà minimamente sulle reali condizioni meteorologiche. Quindi è una frase vera, ma inutile. Come certi consigli degli esperti. Appunto.
Ecco cosa intendo quando parlo di “sana diffidenza”. Non prendiamo tutto per oro colato perché lo scrive l’eminente sociologo o l’autorevole psicologa. Diffidate, diffidate.

Chiaro?

Vedi

Creativi si nasce, Alberoni si diventa (2010

– Deframmentazione cerebrale (2009)