Re Luigi e la carrozza

Tempo di scandali, truffe, corruzione e malaffare. Non c’è opera pubblica dietro la quale, prima o poi, non si scopra un sistema di tangenti, mazzette, regali e favori. E poiché i destinatari di tali benefici sono tanti, il costo di quelle opere è sempre molto superiore al costo reale perché deve includere le varie mazzette. Sono i famosi “oneri aggiuntivi“. Tanto pagano i cittadini. Ho sempre pensato che certe opere pubbliche si facessero non per la loro reale necessità e utilità, ma per assegnare appalti ad amici, parenti e soci (più o meno occulti) in affari (più o meno puliti). Di recente ho sentito qualcuno in TV esprimere chiaramente la stessa considerazione “Le opere pubbliche vengono fatte per assegnare gli appalti agli amici“. Ci sono voluti scandali e scandaletti a ripetizione, perché si cominciasse a dire quello che era evidente. Ma hanno impiegato decenni per riconoscerlo e dirlo apertamente.
Si faceva finta di non vedere e sapere, come le tre scimmiette, forse perché, come diceva Prezzolini: “Gli italiani si dividono in due grandi categorie: i furbi ed i fessi“. I furbi sono tutti coloro che in qualche modo e a vario titolo partecipano al lauto banchetto dei miracolati di regime, beneficiando di privilegi, incarichi, prebende, raccomandazioni, spintarelle, appalti, tangenti e regalie di vario genere e natura. Questa categoria si suddivide, a sua volta, in due specie: la specie dei “furbi effettivi” e la sottospecie degli “aspiranti furbi” in lista d’attesa; quelli che vedono benissimo la corruzione del sistema, ma invece che denunciarla, tacciono perché aspettano il momento buono e l’occasione giusta per entrare nel giro dei miracolati. La seconda categoria, quella dei fessi, comprende tutti gli altri, gli esclusi, quelli che per ingenuità, incapacità o impossibilità di reagire, si limitano ad assistere alla festa dei furbi e ne pagano le spese. Finché dura. Allora, visto che la corruzione dilaga in forma epidemica in tutti i settori (specie nella pubblica amministrazione), sembra che il sogno degli italiani sia quello di occupare un posto pubblico in cui spartirsi bustarelle, mazzette e tangenti. Quindi la definizione di Prezzolini potrebbe essere ancora più esplicita ed aggiornata ai tempi moderni: “Gli italiani si dividono in due grandi categorie: gli onesti e i disonesti. Gli onesti sono coloro che non hanno ancora avuto l’occasione e l’opportunità di essere disonesti”.

Ma perché, nonostante gli scandali, gli arresti ed il coinvolgimento di personalità del mondo politico, degli affari, della finanza e di funzionari pubblici, questo sistema sembra incrollabile? Perché, nonostante l’azione dei magistrati, la denuncia pubblica attraverso i mezzi d’informazione e l’indignazione più o meno sincera dei benpensanti, dopo ogni scandalo, quando sembra che sia sconfitto il sistema della corruzione, dopo qualche anno, si scopre che quel sistema, lungi dall’essere debellato, è sempre in funzione più e meglio di prima? E perché il costo delle opere pubbliche è sempre esageratamente alto rispetto a quello che dovrebbe essere? Forse perché, come dicevo prima, bisogna aggiungere il costo delle mazzette. E poi, è triste ammetterlo, ma purtroppo è molto verosimile, la corruzione l’abbiamo nel sangue, ci scorre nelle vene. E forse, cosa ancora più triste, è proprio grazie a quel sistema che il Paese resta in piedi, nonostante tutte le crisi. Mi viene in mente un aneddoto che calza a pennello:  “La carrozza di Luigi XV“, riportato da Fruttero e Lucentini nella Trilogia del “Cretino”,  e riportato anche in una specie di breve riassunto “Il cretino in sintesi” (ed. 2012, “E il re pagò la tangente“, pag. 103). Ecco la storiella.

carrozza reale
Luigi XV (1710-1774) si rivolge un giorno al suo autorevole, capace ministro, duca di Choiseul, e mostrandogli una sontuosa carrozza che gli è stata appena consegnata gli chiede d’indovinarne il prezzo. Choiseul sapeva perfettamente che tutti i fornitori della Real Casa facevano “creste” spudorate e sparò una cifra altissima. Non ci siamo – disse il re sorridendo – me l’hanno fatta pagare quattro volte di più. Choiseul s’indigna. E’ una vergogna, uno scandalo intollerabile, bisogna stroncare questo andazzo iniquo e rovinoso. Sua Maestà sogghigna: bene, dice al suo ministro, immaginate di avere pieni poteri per farmi pagare questa carrozza al suo giusto prezzo. Pensateci un momento. Choiseul ci pensa a lungo, in silenzio, ricostruendo da esperto politico l’infinita catena di implicazioni che al dorato veicolo fanno capo: favori, protezioni, appalti, abusi, intermediazioni, corruzioni, complicità, ricatti, indissolubilmente legati in un intreccio che tiene insieme, maglia per maglia, l’intera Francia e ammette infine: Sua Maestà ha ragione, non c’è niente da fare, dobbiamo lasciare le cose come stanno, se a partire da questa carrozza si va davvero fino in fondo il risultato sarà fatalmente la caduta del trono”.

Ecco, in Italia le opere pubbliche, e in genere tutto ciò che ha a che fare con l’amministrazione pubblica, sono come la carrozza di re Luigi XV. Si ha quasi paura di indagare a fondo e combattere la corruzione in tutte le sue derivazioni, implicazioni, coinvolgimenti, favoreggiamenti, connivenze e responsabilità a tutti i livelli. Si finirebbe per toccare tanti e tali interessi piccoli e grandi, che se davvero si facesse un repulisti generale, si correrebbe il rischio di far crollare l’intero sistema Italia. Allora bisogna concludere amaramente che, forse, ha ragione Re Luigi.

2 pensieri riguardo “Re Luigi e la carrozza”

    1. Sì, Vitty, purtroppo è così, è una società sempre più in decomposizione, in tutti i sensi; degrado totale, politico, economico, sociale, culturale e morale. Non era questo il mondo che sognavo da ragazzo. Ormai non vale la pena nemmeno di lottare, e non c’è più voglia e forza per contrastare il marciume dilagante. Si va avanti per inerzia. Coraggio, buona serata.

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