Gli avanzi e la ratatouille

La televisione è diventata terra di cuochi; a tutte le ore, su qualche canale c’è un cuoco all’opera; tutti impegnatissimi a inventare bizzarre combinazioni di ingredienti fantasiosi per dimostrare il proprio estro creativo. Ma fanno di più: insegnano anche come utilizzare gli “avanzi” (li chiamano così). Non si butta niente, si ricicla tutto. E’ una specie di riedizione del famoso motto di Lavoisier “In natura nulla si crea e nulla si distrugge; tutto si trasforma“; anche in cucina. Buona abitudine perché, oltre a ridurre gli sprechi ed i rifiuti umidi si risparmia anche sulla spesa. Così gli italiani stanno imparando a riutilizzare gli avanzi. Lo conferma anche questo articolo: “Italiani più consapevoli a tavola; tre su quattro tagliano gli sprechi“.

Lo dice un’indagine della Coldiretti. Quello che l’indagine non dice è che non solo 3 su 4 tagliano gli sprechi, ma 1 su 4 taglia addirittura il pasto. Così si risparmia, si evita di sparecchiare la tavola perché sopra non c’è niente, nemmeno briciole di pane sulla tovaglia. Anzi, non c’è nemmeno la tovaglia, non serve.  Si evita di dover mettere da parte il rifiuto umido nell’apposita busta da buttare nell’apposito cassonetto della raccolta differenziata (una seccatura), si tiene la linea e si sta leggeri, così si dorme meglio la notte. Quello che fa sorridere di questi articoli è l’uso del termine “avanzi”. Tutto ciò che non viene consumato subito è da considerare “avanzo”, scarto, in senso negativo. Ma, per non gettare questi avanzi nella spazzatura, si forniscono consigli per riciclarli. Ma devono essere degli esperti chef a consigliarvi. Così i cuochi sono sempre più richiesti, spopolano in TV e sul web, si riempiono le pagine di stampa, si imbastiscono programmi televisivi e, spacciandosi per chef creativi che elargiscono buoni consigli e ricette segrete, su quegli “avanzi”  molti ci campano.

avanzi

Sono avanzi gli spaghetti o i tortellini conditi (che mangiati freddi la sera sono ancora più saporiti), frutta e verdura consumata solo in parte. Esempio: comprate un’anguria, ne mangiate la metà a pranzo, l’altra non è “mezza anguria” da mangiare a cena o il giorno dopo; no, è da considerare  “avanzo di anguria”; chiaro? Anche la carne non consumata subito (spezzatino, bollito, arrosto, polpette, fettine impanate) è “avanzo”. Ma se cucino delle polpette o delle fettine impanate e ne consumo la metà, quelle che restano al giorno dopo sono sempre polpette o fettine impanate, non “avanzi” di polpette. Perfino il panettone; se al pranzo di Natale ne mangiate solo la metà, il giorno dopo viene già considerato “avanzo di panettone” e vi dicono come riutilizzarlo. Sembra che mangiarlo semplicemente come mezzo panettone non sia possibile; bisogna rimaneggiarlo, trasformarlo, farcirlo secondo la fantasia.  Significa che, altrimenti, se non vi dicono come “riciclarlo”, lo considerate avanzato e lo buttate nell’umido?

Ma andiamo oltre. Visto che ci sono tanti avanzi e tanti modi di riciclarli, si possono riciclare gli avanzi dei cibi già riciclati? Ecco un consiglio pratico. Se vi avanzano degli spaghetti, il giorno dopo riciclateli facendo una frittata di pasta. Bene. E se quella frittata di pasta non la consumate tutta, ma ve ne “avanza” un po’, la buttate via? La mangiate fredda? No, reimpastatela con un uovo e fate delle “polpette di avanzi di frittata fatta con gli avanzi di pasta”. E se poi vi avanzano anche le polpette? No problem. Riciclatele facendo una “frittata con gli avanzi delle polpette fatte con gli avanzi di frittata fatta con gli avanzi di pasta“. Chiaro?

Ma per nobilitare questo riciclaggio creativo degli avanzi lo mascheriamo come fatto culturale e  riscoperta delle tradizioni, di antichi sapori e delle ricette della nonna. Oggi riscoprire le vecchie tradizioni, la “cultura contadina“, va di moda.  Abbiamo impiegato decenni, in pieno delirio di  modernismo, per far scomparire e cancellare ogni traccia di quella cultura che ci aveva accompagnato per secoli. Ora che, con grande impegno e spreco di energie, siamo riusciti nell’impresa ed abbiamo distrutto ogni traccia del passato, ora sprechiamo tempo ed energie per cercare di riscoprirlo. Siamo fatti così, siamo scemi. Così i nostri cuochi dicono che sulle nostre tavole stanno tornando i “piatti del giorno dopo” (quelli che si facevano per riutilizzare gli “avanzi”); ovvero quelli che, forse scomparsi, oggi vengono riscoperti e rivalutati.

ratatouille

Insomma riscopriamo le nostre tradizioni culinarie, le ricette della nonna. E’ sempre la Coldiretti a confermarlo: “Intanto sulle tavole degli italiani – conclude la Coldiretti – sono tornati i piatti del giorno dopo come polpette, frittate, pizze farcite, ratatouille e macedonia“. La ratatouille? E questa da dove salta fuori? Sarebbe una vecchia ricetta che le nostre nonne facevano per riutilizzare gli “avanzi”? Se chiedete a mille persone, 990 non sanno cosa sia questa  ratatouille, che è una specialità francese. Da noi si faceva qualcosa di simile, una specie di stufato di verdure, ma si chiamava caponata o peperonata.  E non credo che le nostre nonne fossero molto esperte in arte culinaria francese. Allora che bisogno c’è di chiamare “ratatouille” (che nessuno sa cosa sia) quel semplice stufato di verdure che tutti conoscono? A parte questo dubbio, una volta non solo non sapevano cosa fosse la ratatouille, ma non si sapeva nemmeno cosa fossero gli avanzi, perché la fame era tanta che di quello che veniva messo in tavola non restava traccia; altro che avanzi. Gli unici avanzi che restavano sul piatto erano gli ossi o le parti troppo grasse o dure   della carne (quando c’era). Quelli erano “avanzi” e si davano al cane o al gatto.

Allora, signora Gavina, cos’è la “Ratatouille”? Non lo sa? Strano, eppure i nostri esperti di gastronomia dicono che era una ricetta delle nostre nonne. Mai sentita? Lo immaginavo. Sono le solite idiozie che i nostri esperti e chef stellati da salotto televisivo si inventano per darsi arie da grandi chef internazionali e dimostrare la loro cultura culinaria.

Conclusione. Visto che il mondo è pieno di idioti (neppure riciclabili) e, anche se cercate di eliminarli, qualcuno avanza sempre, cosa ne facciamo? Si possono riciclare gli idioti avanzati? E come? Esiste una particolare versione di Ratatouille che, tra i vari ingredienti e le verdure, preveda anche l’aggiunta di  teneri germogli di idioti di stagione? Oppure basta la presenza del cuoco?

Vedi:

– “Blog, frati e misticanza

Bulgur e tabbouleh.

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