La leggenda del Piave

Il Piave mormorò: non passa lo straniero.” E’ il verso più noto della canzone “La leggenda del Piave”, una celebre composizione di E.A.Mario, pseudonimo di Ermete Giovanni Gaeta, autore delle parole e della musica. (Testo della canzone e note biografiche)
Un ministro del tempo disse: “La Leggenda del Piave giovò alla riscossa nazionale molto più di un generale, e valse a dare nuovo coraggio ai soldati, quanto mai demoralizzati per la ritirata di Caporetto”.
Questa canzone fu talmente amata, anche nei decenni successivi alla grande guerra, che “rischiò” di diventare l’inno nazionale. L’idea fu di De Gasperi, quando l’inno di Mameli era stato adottato come inno provvisorio (e provvisorio è rimasto per 60 anni, solo di recente è stato ufficializzato), il quale propose al compositore di scrivere un inno della Democrazia cristiana, garantendo, in cambio, che avrebbe proposto di adottare “La leggenda del Piave” quale inno nazionale. Ma il nostro autore, poco disponibile a compromessi e scambi di favori, rispose che lui scriveva solo con il cuore e non su commissione. E non se ne fece niente.

Piave_Grande guerra

Mi sembra un doveroso atto di omaggio ricordare oggi questa suggestiva canzone ed il suo autore, uno dei più prolifici della storia della musica popolare italiana. Ma vuole essere anche un omaggio alla memoria di tutti i caduti della Grande guerra (furono 600.000). Potrebbe sembrare retorico, ma ogni tanto non guasta ricordare che c’è stato un tempo in cui i ragazzi non inseguivano falsi miti e il facile successo, non c’erano reality e talent show, non c’erano imbonitori televisivi. Allora li chiamarono “I ragazzi del ‘99” ed oggi vengono ricordati giusto da qualche indicazione toponomastica. Ma loro, niente più che “ragazzi” andarono al fronte e molti di essi ci lasciarono la vita. In quegli altopiani carsici combatterono i nostri nonni e molti non tornarono più a casa. Alla loro memoria è dedicata questa canzone: “La leggenda del Piave – Giovanni Martinelli 1918)

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La meglio gioventù

I “Ragazzi del ’99” erano quelli nati nel 1899; appena compiuti i 18 anni in piena Grande guerra, ricevettero la cartolina precetto, abbandonarono casa, famiglia, lavoro, amori, amicizie, vestirono una divisa, imbracciarono un fucile, andarono al fronte e contribuirono in maniera determinante alla vittoria dell’Italia nella Grande guerra del 1915/’18.

Ragazzi-del-99

Ne furono reclutati circa 250.000 a partire dai primi mesi del ’17, ma solo a novembre, dopo la terribile disfatta di Caporetto e dopo un breve addestramento, vennero mandati al fronte e furono artefici decisivi della riscossa italiana. Prima fermarono l’esercito austriaco sulla linea del Piave, poi furono protagonisti dell’avanzata fino alla vittoria finale di Vittorio Veneto. Il loro motto divenne quello scritto su un muro di una casa distrutta dai bombardamenti a Sant’Andrea di Barbarana: “Tutti eroi. O il Piave o tutti accoppati.”. Un motto che richiama lo spirito degli avi: “Dulce et decorum est pro patria mori“, diceva Orazio. Così li descrisse il generale Diaz: “Li ho visti i ragazzi del ’99. Andavano in prima linea cantando. Li ho visti tornare in esigua schiera. Cantavano ancora.”.

Uomini di ieri e di oggi a confronto.

baraccaegregari

 

Da allora molta acqua è passata sotto i ponti del Piave e del Tevere. Sono cambiati i tempi, il mondo, la società, usi e costumi, morale, valori, ideali. Oggi i pronipoti di quei ragazzi del ’99 non solo non combattono al fronte e non pensano che sia dolce morire per la patria, ma non fanno più nemmeno il servizio di leva. Infatuati di multiculturalismo e società multietnica, rimbecilliti da alcol, droghe, discoteche, social network e TV demenziale, forse non sanno più nemmeno cosa sia la patria. Di ragazzi come quelli del ’99 non se ne fanno più, hanno perso lo stampo. O forse, visto come vengono (più che uomini sembrano androidi unisex) si vergognano di farli.

Uomini di oggi (Milano, moda uomo 2017)

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No comment.

 

4 pensieri su “La leggenda del Piave

  1. Bene hai fatto Giano a ricordare quei ragazzi, caduti giovanissimi per poterci donare la Libertà. Libertà che sembra un diritto naturale di vita. Invece, e i giovani di oggi ignorano o non vogliono saperlo, è un bene che va difeso per il quale dobbiamo sempre dire grazie a quei “ragazzi del 99” .

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    1. Ciao Vitty, grazie. Vedo solo adesso questo commento. Non mi dava nessuna segnalazione. Giusto per curiosità ho cliccato ora sull’icona a forma di campanella, in alto a destra, e vedo che ci sono due commenti in attesa; il tuo e quello di Mary. Fino a pochi giorni fa su quell’icona, quando c’era un commento o qualcuno lasciava un like compariva un puntino rosso per avvertire che c’era un messaggio. Ma da giorni non segnalava niente. Sinceramente comincio a stancarmi di questa piattaforma. Scusa lo sfogo, buona serata.

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  2. Scusami, ho letto solo ora! Io non l’ho mai visto il puntino rosso! Ho capito che devo controllare su gmail… lì ti dice di qualunque movimento avviene nel blog, fra i mi piace e i commenti.

    Porta pazienza Giano. In compenso ha molta più visibilità di Tiscali!!!

    Buonanotte, ciao!

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