Telepolli e oche giulive.

La televisione è un servizio pubblico con finalità pedagogiche e culturali, oppure è un’attività commerciale che sfrutta l’intrattenimento per realizzare profitti? E’ l’eterna lotta fra l’assecondare il gusto del pubblico o perseguire finalità più nobili tese ad elevare il livello culturale del popolo. Se la gente ama vedere talent, reality, fiction e giochini scemi, la televisione commerciale, che deve assecondare i gusti del pubblico per realizzare utili d’azienda, fa benissimo a proporre questi programmi. Dal punto di vista culturale, invece, è deprimente, sconsolante, demoralizzante, frustrante, vedere che, nonostante l’apparente progresso sociale degli ultimi decenni, la maggioranza della popolazione non abbia conseguito alcun miglioramento qualitativo e non abbia affinato il gusto estetico. Dal punto di vista culturale, trogloditi erano e trogloditi restano, nonostante la tecnologia e la maggior diffusione dell’istruzione scolastica.

Ma non bisogna dirlo, altrimenti si scatenano polemiche, insulti ed accuse di vario genere. Ed i telespettatori dai gusti discutibili si risentono, si sentono offesi, rivendicano la libertà di scelta, di gusti e di giudizio ed il diritto di assistere alle finte avventure di finti naufraghi, cuochi con le mani in pasta, paraninfi televisivi, carrambate, confessioni pubbliche di vizi privati, gossip da lavandaie e telenovelas sugli amori dei Vip. In perfetta sintonia con il relativismo imperante, pensano che la scelta dei programmi da seguire sia giustificata solo dalle preferenze personali, rinnegano qualunque valutazione di tipo estetico e culturale, concludendo che “è bello ciò che piace”. Così si asseconda il gusto del pubblico e si adegua il livello qualitativo dei programmi abbassandolo al loro livello culturale; senza tener conto che la televisione, anche involontariamente, ha un fortissimo effetto pedagogico sul pubblico. Ciò significa che mentre la televisione asseconda il gusto del pubblico, al tempo stesso e grazie all’innato istinto di emulazione, il pubblico viene educato ad assumere come criterio estetico quello fornito dalla televisione.

A lungo andare l’effetto è una rincorsa al basso, un progressivo abbassamento del livello qualitativo, perché se il gusto del pubblico non viene educato ed elevato qualitativamente, non solo non migliora, ma tende ad abbassarsi ulteriormente. Per conseguenza la televisione dovrà, di pari passo, abbassare ancora il livello dei programmi: il risultato è una irrefrenabile ed irreversibile rincorsa al peggioramento progressivo del livello estetico e culturale; non solo del pubblico, ma anche degli autori e di chi decide i palinsesti. Una tragedia della quale, forse, non si ha la dovuta percezione e della quale si ignorano volutamente gli effetti. Chiesero ad Ennio Flaiano se la televisione abbassasse il livello culturale del pubblico. Rispose. “No, credo che abbia abbassato il livello culturale degli intellettuali.”.

Ma chiunque osi criticare l’uso spregiudicato ed irresponsabile dei mezzi di comunicazione, il cui unico scopo sembra essere il profitto, e mettere in dubbio la validità dei criteri estetici della maggioranza mediocre, corre il rischio di essere accusato di snobismo, elitarismo, intellettualismo, razzismo e di “ismi” vari. Allora è meglio tacere e lasciare che ognuno guardi ciò che vuole; via, dunque, con un’altra stagione di fiction, reality, talent, nonni liberi, medici in famiglia, commesse, casalinghe disperate, preti investigatori, cani commissari, “Montalbano sono…”, marescialli, squadre speciali, distretti di polizia, postini del cuore, bambini canterini, chiacchiere da lavandaie, adulti ballerini e giochini preserali con o senza scatole. Lo vuole la gente, la maggioranza. E in democrazia bisogna rispettare la volontà della maggioranza popolare, anche quando rappresenta il trionfo della mediocrità, perché in democrazia tutti i cittadini sono uguali ed anche gli imbecilli fanno maggioranza. “Alla folla bisogna offrire feste rumorose, perché gli imbecilli amano i rumori e la folla è fatta di imbecilli” (Napoleone).

La televisione ormai è diventata uno strumento il cui scopo principale è quello di creare programmi di successo in cui inserire messaggi pubblicitari a pagamento. Il che significa che, per venire incontro ai gusti del pubblico e aumentare i dati di ascolto, che significano maggior valore commerciale delle inserzioni, si abbassa il livello dei programmi per assecondare i gusti barbari della maggioranza della popolazione. Senza mai chiedersi quali possono essere gli effetti di certi programmi demenziali.

Polli-e-oche

Abbiamo il più potente mezzo di comunicazione che l’umanità abbia mai avuto nella storia e, invece che usarlo per diffondere conoscenza ed aumentare il livello culturale del pubblico, lo usiamo per pubblicizzare  detersivi, pannolini e porcherie alimentari industriali, e per diffondere messaggi negativi e violenti.  E non ci si può nemmeno lamentare, altrimenti il solito idiota vi dirà che basta cambiare canale. Sì, ma se cambi canale e vedi la solita spazzatura, stai cambiando solo la discarica, ma sempre spazzatura è. E fa anche molto male. Ma tutti fanno finta di non accorgersene, perché ciò che conta è lo share, l’auditel, i dati di ascolto. Una volta gli idioti erano solo idioti, oggi sono Teleidioti, tecnologicamente avanzati. Già, perché, come diceva Ennio Flaiano “Oggi anche il cretino è specializzato“.

Popper Big

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