La beneficenza rende bene

Gli italiani sono poco generosi. Lo dice questo articolo: “Soltanto il 30% degli italiani fa beneficenza.”.

beneficenzaSarà vero? A parte il fatto che si scrive “beneficenza” senza la I e non “beneficIenza” con la I, ho qualche dubbio. Non solo questi cronisti della domenica non guardano quello che scrivono (un errore può sempre scapparci), ma non lo rileggono nemmeno prima di pubblicarlo, e nemmeno lo correggono. Credo, invece,  che gli italiani siano anche troppo generosi. La beneficenza è diventata un business. Guardate cosa passa in TV ogni giorno ormai da anni; non si contano le Onlus e associazioni che sfruttando immagini commoventi di bambini denutriti chiedono soldi per mille ragioni diverse. E non c’è giorno che non nasca una nuova associazione umanitaria. Proprio questo pomeriggio, a conferma di quanto dico, ho visto per la prima volta un nuovo spot di una associazione  (non ricordo il nome) che raccoglie fondi per curare gli animali che subiscono sevizie e maltrattamenti.

Tanto proliferare di associazioni non vi fa sorgere qualche dubbio? Hanno cominciato anni fa chiedendo 2 euro una tantum tramite telefonata. Poi, visto che il sistema della telefonata funzionava le donazioni sono diventate mensili. Così sono passati a 5€ al mese, poi a 9€ e poi a 30€ al mese. Infine, non soddisfatti, di recente hanno cominciato a chiedere lasciti e donazioni testamentarie (non faccio nomi, ma chi segue la TV lo sa bene). Il fatto che, come riporta l’articolo,  Emergency incassi più di 13 milioni di euro vi dice niente? Vi sembra molto? Eppure, più o meno, è quanto Unicef Italia spese in pubblicità nell’anno 2011. Nello stesso anno incassò 37 milioni di euro. Ovvero, un terzo delle entrate venne utilizzato per la pubblicità, grazie alla quale far crescere le  donazioni con cui finanziare le spese necessarie per la stessa esistenza dell’associazione.

Cito spesso un libro di Valentina FurlanettoL’industria della carità” del 2013  (dal quale ho preso i dati che riporto nel post) nel quale spiega, con grande dovizia di nomi, cifre e citando fatti, documenti ufficiali e riferimenti concreti, il grande bluff speculativo che si nasconde dietro il paravento delle associazioni umanitarie. Nel mondo sono circa 50.000 le Ong che si spartiscono oltre 10 miliardi di dollari di finanziamenti, Secondo un rapporto dell’ONU del 2011 sono 140 milioni i volontari che operano  all’interno di queste associazioni. Ecco perché nascono sempre nuovi soggetti desiderosi di partecipare alla spartizione della torta. Riporto dal libro citato. “Se fosse quotata a Wall Street l’economia del bene peserebbe quanto Apple o come sei aziende della stazza di ENI alla Borsa di Milano. Si calcola infatti che nel mondo l’insieme di attività che appartengono al Terzo settore (Ong, Onlus, fondazioni, enti umanitari, cooperative) valgano annualmente 400 miliardi di dollari.”.  

In Italia negli anni ’60 le associazioni umanitarie erano meno di una ventina. Nel 2011 quelle legittimate a ricevere finanziamenti pubblici, erano già diventate 248, seguivano 3000 progetti in 84 paesi diversi, occupavano 5.500 persone e gestivano 350 milioni di euro; vere e proprie multinazionali della solidarietà. Un’attività che, a quanto pare, rende molto bene. Ecco perché possono permettersi di spendere milioni di euro in pubblicità; perché c’è un sostanzioso ritorno in donazioni e contributi pubblici. E voi vi lasciate ancora intenerire dalle immagini degli spot con i bambini sporchi e denutriti con le mosche in faccia?  O credete alle storielle di chi continua a propagandare l’accoglienza dei migranti perché “scappano dalla guerra e dalla fame”? Non vi viene il sospetto che dietro  lo spirito buonista  di queste operazioni umanitarie che “salvano vite umane” si nasconda un preciso interesse economico? Ancora fate donazioni, e magari lasciti testamentari, a queste multinazionali della carità? Sveglia, gente, sveglia.

“E bada, Pinocchio, non fidarti mai troppo di chi sembra buono.“. (Carlo Collodi)

Tanto per curiosità, date uno sguardo a questo post “Telethon e la beneficenza creativa”.

2 pensieri riguardo “La beneficenza rende bene”

  1. Purtroppo devo darti ragione caro Giano! Ragione su tutti i fronti!

    Prima non esitavo a donare, in special modo tramite cellulare. C’è voluta l’alluvione di Genova di alcuni anni fa ad aprirmi gli occhi. Donazioni arrivarono da ogni parte d’Italia e non solo….a distanza di anni niente o poco è stato fatto perchè ciò non accada più e i denari donati, pensa un po’ … non si sa che fine abbiano fatto!!! Così per i terremoti che con tutte le donazioni fatte da italiani e nel mondo dovrebbero aver ricostruito i paesi d’oro!!! Invece…invece le macerie sono ancora al loro poso e molta gente è sempre senza casa.

    Per me possono chiedere e chiedere… con me hanno chiuso!!!!

    Ciao Giano! 🙂

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    1. Ciao Vitty, purtroppo abbiamo avuto troppe esperienze negative. Se dovessimo solo accennare alle truffe realizzate in occasione di eventi tragici in cui i soldi sono misteriosamente scomparsi ci vorrebbero dieci post. Non ci si può fidare più di niente e di nessuno; specialmente di chi, a vario titolo, chiede soldi e donazioni. Non siamo cresciuti con questi disvalori, questa educazione e questo concetto della solidarietà. Non riesco più a capire in che mondo viviamo. Non mi ci ritrovo, non è il mio. E’ il mondo dei truffatori, delinquenti, farabutti, corrotti, ladri, di gente che, spesso, agisce impunemente, quando non addirittura con l’approvazione e la connivenza del potere. Coraggio…

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