Andreoli, musica pop e i matti di Salerno

Il potere logora chi non ce l’ha”, diceva ironicamente Andreotti, in risposta a chi lo accusava di essere troppo legato al potere. Io dico che il potere logora anche chi ce l’ha. Anzi, può condurre a veri e propri stati patologici. Non sta bene dire “Io lo avevo detto“. Però certe volte, leggendo delle notizie che confermano certe nostre vecchie convinzioni,  anche se non lo diciamo, viene spontaneo pensarlo. Di solito lasciamo perdere; non vale la pena, si perde tempo e non porta alcun beneficio. Ma quando le notizie arrivano in serie, quasi contemporaneamente, è difficile resistere alla tentazione di rimarcarlo. Esempio.

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Di recente sul Giornale è apparso un articolo con un’intervista allo psichiatra  Vittorino Andreoli: “Nessuno mi invita più a cena“. Pezzo interessante, anche se nei confronti di psicologi, psicanalisti e psicoqualcosa, nutro sempre un po’ di sana diffidenza. E non sono il solo. Lo stesso Andreoli nell’intervista, riconosce che negli Sati Uniti, dove la psicanalisi era così diffusa da essere diventata una moda, già da tempo è in crisi: “In America non ci va più nessuno. La psicanalisi delle tante sedute e del setting particolare registra un crollo.”. Appunto. E già questa è una conferma ad una mia vecchia idea, e i dubbi, sull’utilità della terapia  psicoanalitica che comporta lunghe e costose sedute che vanno avanti per anni, decenni, o tutta la vita e spesso senza risultati apprezzabili. Ma quello che mi ha colpito è un’altra affermazione che conferma la mia opinione sulla politica e sull’aspetto patologico di un eccessivo amore per il potere. Ne parlavo, fra i tanti, in questo post del 2013: “Psicopatologia del potere“.  Ecco l’incipit: “Il potere è una forma di perversione mentale; in particolare il potere politico.”. Può sembrare un’affermazione esagerata, e forse lo è. Io stesso, talvolta ho il dubbio di avere una visione troppo critica della realtà. Poi leggo l’intervista e alla domanda “Quindi anche il potere è una patologia?“, ecco cosa risponde Andreoli: “Diciamo che se incontrassi Trump mi porterei dietro il camice. Il potere è una malattia sociale. Si pensa di guarirlo aumentandolo.”. Beh, certo Andreoli  non ha copiato il mio incipit, però il concetto (la forma patologica del potere) è quello, pari pari. E già questo mi conforta. E non basta.

Un’altra vecchia idea, che ripeto ogni volta che parlo di violenza, di informazione e cronaca nera, dei media e dell’influsso negativo sul pubblico, è quella della responsabilità dei media nella diffusione della violenza e dell’aggressività. E’ un pensiero fisso che ripeto da quando ho aperto il blog, 15 anni fa. Nella colonna a destra sono riportati decine di post su questo argomento (specie nella sezione “Mass media, società, violenza“. Ed ecco cosa dice Andreoli: “La violenza che vediamo negli adolescenti arriva in gran parte da film, internet, videogiochi killer o a sfondo sessuale.”. Chiaro? Leggendo queste parole viene spontaneo pensare “E io cosa dico da sempre?”. Esattamente questo. Già, ma io non sono psichiatra.

C’è anche un’altra conferma sulle cause genetiche  del comportamento umano, che può essere più o meno modificato da fattori ambientali e culturali, ma che, in partenza, ha origine genetica. Ed ecco cosa risponde alla domanda “Quindi la follia è anche genetica?‘”: “Sì, sempre. In certe forme la genetica vale al 30%, in altre forme meno e hanno più rilevanza i fattori ambientali.“. Bene, anche il fondamento genetico è confermato. Su questa valutazione avrei qualcosa da aggiungere. Dice Andreoli che, in certe forme la genetica influisce al 30%.”. Non ne faccio una questione di percentuali. Quello che, invece, sembra che la scienza si ostini a non voler prendere in considerazione è un altro aspetto. E’ vero che sono ugualmente importanti sia la componente  genetica, sia quella culturale, ambientale, l’educazione, il caso, le opportunità e che il comportamento deriva dalla interazione fra tutti questi fattori. Ma, c’è un ma. Si tralascia un piccolo dettaglio: il patrimonio genetico viene “Prima” dell’influsso ambientale. Esiste già prima della nascita. La genetica viene “Prima” dell’ambiente”. Capito? “Prima”. E non solo viene prima, ma determina tutta la successiva attività mentale: l’acquisizione delle informazioni attraverso gli organi sensoriali, la loro catalogazione, archiviazione,  la relazione fra le informazioni, l’elaborazione e la creazione di nuove idee. Tutto quello che noi riteniamo effetto della nostra volontà è determinato dalle impostazioni genetiche che determinano il modo di percepire, ordinare e mettere in relazione le informazioni; insomma, è l’originario imput genetico che determina l’intera attività mentale. La “forma mentis” è determinata geneticamente. Ecco cosa dice Andreoli: “Il cervello è una macchina che produce comportamenti. Ed è formato da due parti: una determinata e una plastica, che è il campo della psichiatria.“. Quello che non si vuole riconoscere è che la parte “determinata” è quella che stabilisce il modus operandi della parte plastica e di come questa possa essere plasmata. Ma questo argomento merita un discorso a parte.

Musica e parole

Pochi giorni dopo ecco un altro articolo che conferma un’altra mia vecchia idea sulla musica moderna. “Motta, rinasce la canzone d’autore.“. Parlando di musica pop moderna dico spesso che  la musica è morta e che i musicisti, non avendo più fantasia per creare melodie e armonie, spostano l’attenzione sui testi (meglio se socialmente impegnati), spacciandosi per poeti. Dice il nostro cantautore: “I testi sono la parte più importante“.  Appunto, esattamente quello che scrivo da anni. Per i “musicisti” e cantanti di oggi la musica è morta. In assenza di una pur minima creatività musicale che sappia inventare una semplicissima melodia originale ed orecchiabile, cantano tutti la stessa canzone; ma non se ne rendono conto. Così, per ingannare il pubblico e se stessi antepongono il testo alla musica. Vedi “Musica in prosa“. Le canzoni non si raccontano; si suonano e si cantano. Quando si dà più importanza alle parole che alla musica (come succede da decenni) significa che la musica è morta, non si hanno più idee melodiche, ritmiche e armoniche e, per coprire questa grave carenza, si preferisce distrarre l’attenzione evidenziando più il testo che la musica. E ci si illude di passare per poeti o intellettuali “impegnati”. C’è chi ci crede.

Ma in una realtà ormai alterata e taroccata niente è ciò che sembra; tutto sembra ciò che non è. Anche la musica. Continuo a ripeterlo da anni; e non solo io. Ecco, per esempio, cosa riportavo nel post “Sanremo bazar; c’è di tutto, anche musica...” del 2016: “Lo hanno detto chiaramente, fra gli altri, personaggi di primo piano del mondo della musica come Zucchero, (Musica? “Negli ultimi anni ci stanno abituando a mangiare grandi panini alla merda“),  Guccini (“Non ascolto più musica. Tanto sento in giro solo canzoni inutili, fatte tanto per fare…“) e Angelo Branduardi: “La musica occidentale è finita, è un cane che si morde la coda.” “Ma siccome ci mangiano in tanti, si continua la finzione. Vedi “La musica è finita” del 2009.

Stiamo impazzendo

Ed infine, un’altra conferma, Da anni scrivo che “Il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto”. E qualcuno pensa che si tratti di una frase ad effetto, una battuta. Non lo è. Ecco cosa riportava di recente la stampa: “Salerno, la città dei pazzi. Un maggiorenne su tre ha problemi mentali.”. Chiaro? Non si tratta di singoli casi di “disagio sociale”, come oggi si usa dire. No, questa è una vera e propria epidemia di gravi psicopatologie che dovrebbe costituire un gravissimo allarme per tutti. E Salerno non è un caso particolare. A Salerno non ci sono più matti che nelle altre città; forse se si fa una classifica è solo una questione di piccolissime variazioni percentuali, ma questa è la situazione generale. Basta leggere le notizie di cronaca quotidiana per avere la conferma che i matti sono dappertutto. E noi che facciamo, ci preoccupiamo? No, continuiamo a dare ampio spazio a programmi demenziali in TV, agli starnazzamenti delle ochette che bivaccano nei salotti televisivi, ai pettegolezzi da lavandaie, ai litigi e ripicche di sciacquette isteriche in cerca di visibilità, alle telenovelas delle peripezie amorose delle coppie VIP che si prendono e si lasciano, si riprendono e si rilasciano e cambiano partner secondo le stagioni; così, con la mente occupata in sciocchezze evitiamo di occuparci di problemi seri. Intanto la gente sta impazzendo, a Salerno un terzo dei maggiorenni ha problemi mentali, ma noi guardiamo il Grande fratello, i finti naufraghi dell’Isola dei famosi, gay ballerini, opinionisti trans e bambini canterini. Amen.

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