Toilet day

Ci mancava solo la “Giornata della merda“. Le hanno inventate tutte, questa è l’ultima: la “Giornata mondiale dei cessi”. Così, dopo averci chiesto soldi e donazioni per costruire ospedali, scuole, ambulatori, pozzi per l’acqua e per combattere la fame, adesso nascerà qualche nuova Onlus, associazione umanitaria o organismo ONU, che ci chiederà soldi per costruire cessi nel terzo mondo.

La notizia del giorno è questa: “Il Ghana in emergenza nazionale: i cittadini defecano all’aperto“. Ora si spiega la vera ragione del  flusso migratorio. Non è vero che i migranti africani vengono da noi perché scappano dalla fame e dalla guerra; scappano dalla puzza. Ed ecco che, immancabilmente, interviene l’ONU a lanciare l’allarme e promuovere nuove campagne di aiuti al terzo mondo al grido di “Più cessi per tutti“. Però, visto che ormai gli africani si stanno trasferendo in Europa, perché fare i cessi in Africa? Facciamoli in casa nostra; cesso più, cesso meno, non cambia. Tanto le nostre città sono invase da gente che è abituata a vivere nella savana e defecare all’aperto. La cronaca riporta quasi quotidianamente (a Roma è la normalità) notizie di africani che fanno i bisogni nei parchi, in strada, in piazza, nelle stazioni, si lavano nelle fontane pubbliche e fanno sesso dove capita, come i cani. E non possiamo nemmeno lamentarci, altrimenti ci accusano di xenofobia e razzismo. E nemmeno chiedere che questi migranti si adeguino alle nostre buone regole di convivenza sociale; sarebbe come contestare la loro cultura. Dobbiamo essere noi ad abituarci a convivere con le loro abitudini e la loro cultura (Dice la Boldrini che dovremmo prendere esempio da loro “Lo stile di vita dei migranti sia il nostro“). Allora, grazie alle tradizionali usanze africane, alle quali dovremo adeguarci velocemente, secondo l’invito e l’auspicio della più alte cariche dello Stato, anche noi cominceremo a defecare dove capita e finiremo con la merda fino al collo.  E, come diceva la battuta finale di una vecchia barzelletta “Non fate l’onda…”.

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