Musica in prosa.

La musica pop è morta. E se non è proprio morta, non se la passa molto bene. Ormai da decenni i discografici (con tutto il mondo che ruota intorno), continuano a vivacchiare riscaldando la solita minestra insipida e stantia; ma siccome ancora ci campano fingono di non saperlo.

L’ennesima dimostrazione di quanto ripeto da tempo è questa recente intervista di Biagio Antonacci: “Vi racconto il mio nuovo disco.”. Antonacci ci “racconta” l’ultimo disco. Infatti nell’intervista non dice che in questi anni ha ricercato nuove melodie o nuove armonie; dice che ha cercato “argomenti diversi”. Una volta le canzoni si suonavano e si cantavano. Adesso si “raccontano”; evidentemente la cosa più importante non è la musica; conta il testo, il significato, il “messaggio” (meglio se impegnato nel sociale e politicamente corretto). Infatti, quando presentano una nuova canzone, non vi fanno sentire la musica, la melodia o un passaggio armonico. No, dicono: “E’ una canzone che parla di…”. Ma allora, se dovete “parlare di…”, non dite che siete musicisti e scrivete canzoni; dite che siete scrittori e scrivete articoli, romanzi, racconti, saggi, poesie, trattati filosofici. Tutto, ma non dite che è musica, perché la musica non si parla e non si racconta; si suona. Ma siccome non si sentono all’altezza di presentarsi come scrittori o “pensatori” giocano sull’equivoco e fanno i cantanti pop; è più facile. Basta strimpellare quattro accordi, salire su un palco immersi in fumi, luci, ed effetti speciali e fare il “cantautore impegnato”. Così, visto che hanno perso la fantasia musicale, e come musicisti sono finiti, si riciclano come narratori, poeti, pensatori, e profeti impegnati (meglio se militanti di sinistra; è più redditizio).

Si può raccontare la musica? Sembrerebbe di sì; dovrebbe essere una specie di musica in prosa.  Una volta di quei personaggi autoreferenziali che si attribuiscono presunti meriti e capacità immaginarie, o che raccontano balle convinti di essere creduti, si diceva che “Se la suonano e se la cantano”. Visto che questi non sanno più suonare, né cantare, provano a raccontarvela in prosa. Magari faranno le sonate di Mozart a fumetti, i Notturni di Chopin in figurine, un puzzle della Traviata e le sinfonie di Beethoven con i mattoncini Lego. Basta un po’ di fantasia; e pure di stupidità (aiuta).

 

Nella vita si possono fare molte cose. Si possono scrivere poesie o romanzi (o fare i cantanti pop), oppure piantare ulivi e coltivare patate. La differenza è che ulivi e patate hanno una loro intrinseca utilità pratica. Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

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