Adinolfi e il vitellino

Chi non ama gli animali, la musica, l’arte, la natura, la bellezza, non ama neppure se stesso; ed ancor meno gli altri. Sono persone dall’animo arido come un deserto, incapaci di provare sentimenti, più disposti all’odio che all’amore e capaci di rovinarvi l’esistenza scaricandovi addosso la loro negatività (esattamente quanto fa quotidianamente la televisione: ma questa è un’altra storia). Statene lontani. Amara constatazione, forse eccessiva, ma più reale di quanto si pensi. Mi è venuta in mente leggendo oggi un articolo che riporta alcune dichiarazioni di Mario Adinolfi: “Gli animali non vanno in paradiso; non hanno anima.”.

E’ curioso che si affermi che gli animali non abbiano un’anima, visto che la stessa etimologia direbbe il contrario. Ma questa è una vecchia disputa, e la Chiesa ha sempre negato che gli animali possiedano un’anima. In fondo, al di là di questioni teologiche, quello che conta non è che abbiano o  no un’anima; conta il rapporto di affetto che ci lega ai nostri fedeli compagni di viaggio. Lord Byron aveva un rapporto specialissimo con il suo cane Boatswain. E quando il suo amato cane morì a causa della rabbia, eresse un monumento funebre e gli dedicò questo epitaffio: “Qui accanto riposa chi aveva bellezza ma non vanità, forza ma non arroganza, coraggio ma non ferocia, ed ogni altra virtù, ma nessun vizio conosciuto all’uomo.”. Ecco, forse i cani non hanno un’anima come l’uomo, ma certo non hanno i vizi dell’uomo. E’ già tanto; ed è un punto a favore dei cani.

Se Adinolfi si fosse limitato a dire che gli animali non vanno in paradiso non gli avrei dedicato attenzione. Ma è andato oltre. Ecco cosa aggiunge: “Gli occhi del vitellino non mi commuovono, preferisco la scaloppina cucinata bene“. Se pensava di fare una battuta non dimostra grande senso dell’umorismo; non fa ridere. Se non è una battuta è ancora più esecrabile perché inutilmente sarcastica. Non sono vegano, non sono nemmeno animalista, e mangio la carne, anche se non ne vado pazzo. Ma non c’è bisogno di essere fanatici animalisti per notare che quella affermazione è di una crudeltà eccessiva e fuori luogo. Quelle parole denotano cinismo, mancanza di sensibilità, cattiveria d’animo ed una pericolosa predisposizione innata alla violenza. Mi ricorda quei bambini terribili e un po’ satanici che si divertono ad infilzare le lucertole o torturare i gattini. Gli animali forse non hanno un’anima, ma provano gli stessi sentimenti che proviamo noi umani; affetto, gioia, dolore. E come tali meritano rispetto.

Il fatto che, come dichiara nell’intervista, sia orgoglioso della sua militanza come servizio d’ordine in cortei e manifestazioni studentesche, e vada fiero delle sue imprese giovanili da picchiatore sessantottino, dimostra che non ha propriamente l’animo di un innocente e mansueto agnellino. Non ho mai dedicato molta attenzione a questo personaggio che sembra solo una copia di Giuliano Ferrara, di cui ha la stessa corporatura, lo stesso spirito polemico, ma non l’ingegno.  Penso che si sia guadagnato spazio mediatico per le sue battaglie in difesa delle posizioni della Chiesa sulla famiglia, l’eutanasia e le unioni civili. Prima mi era solo indifferente; ora, per usare un elegante eufemismo,  mi sta sulle palle. In un certo senso ha fatto un salto di qualità. Ho sempre pensato che per capire le persone bisogna fare attenzione a quello che dicono, ma ancor più a quello che NON dicono (ma questo meriterebbe un discorso a parte).

Quando si incontra una persona sconosciuta, osserviamo l’aspetto fisico, il volto, i gesti, l’atteggiamento, lo sguardo, perfino il tono di voce, la proprietà di linguaggio. In brevissimo tempo, istintivamente, ci facciamo un’idea, positiva o negativa, di quella persona; bastano anche poche parole, una battuta più o meno felice.  Così succede con Adinolfi: “Gli animali non hanno l’anima”, dice.  E su questo si potrebbe discutere a lungo. Dice ancora che “gli occhi del vitellino non lo commuovono“. E su questo, invece, non c’è niente da discutere; provoca un’immediata reazione allergica, come strofinarsi sulle palle una medusa urticante. Forse è meglio essere animali senza anima, piuttosto che umani senza cuore. In ogni caso è meglio non essere Adinolfi.

Più conosco gli uomini, più amo i cani” (Heinrich Heine 1797-1856)

Vedi: “Cane e padrone” (2008)

2 pensieri su “Adinolfi e il vitellino

  1. Lentiacontatto

    Buongiorno Giano, certo amo gli animali, la mia piccola compagna di viaggio Rosy mi ha lasciato tempo fa, ma è ancora nei miei pensieri. Tutte le notti, prima che morfeo mi abbracci e mi
    porti con se, le recito una preghierina. Per il gatto no, era un pochino cattivello, però mi amava tantissimo.Anche il gatto mi ha lasciato,povera me sono rimasta da sola. Adinolfi non so chi sia
    penso di non aver mai letto una sua biografia e tanto meno so di che si occupa. Il vitellino non lo commuove dice, bene, adesso so che Adinolfi è un uomo senza cuore. Tornando
    alla musica, all’arte, al fascino di un uomo o di una donna, certo sono tutte cose belle
    ma bisogna possederle per essere felici.
    Grazie Giano
    Buonanotte

    Mi piace

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