Suicidio per legge

Suicidarsi sì. ma con calma, piano, giorno per giorno, lentamente. Due giorni fa è comparsa questa notizia su L’Unione sarda: “I ragazzini sardi i più precoci; a 12 anni il primo spinello“.  Una volta tanto siamo primi in classifica. Ma non è il solo primato. Ecco l’ultimissima di oggi: “Redditi: i sardi tra i più poveri d’Italia“. E due; non solo poveri, ma anche drogati. Ma non basta, perché abbiamo anche il record delle due province più povere d’Italia (Iglesias-Carbonia e Medio Campidano) e pure quello della più alta disoccupazione generale e giovanile (che arriva al 60%). Insomma, non ci possiamo lamentare, facciamo la nostra bella figura in graduatoria. Così, forse perché abbiamo capito quale avvenire ci aspetta, cominciamo a drogarci fin da bambini. Chi ben comincia! Si parte con spinelli, roba leggera, poi si aggiunge alcol e roba più pesante, poi si passa a coca, e via in un crescendo di sballo sempre più forte, sempre più devastante.  Pare che i ragazzi sardi siano “tra i maggiori consumatori di stupefacenti in Italia”. Un bel primato di cui andare orgogliosi. Sì, i sardi sono precoci, cominciano ad ammazzarsi presto, ma lo fanno con calma, senza fretta. E’ una forma di eutanasia (oggi va di moda) lenta, graduale, dilazionata nel tempo. Una specie di suicidio a rate.

Ma non è che nel resto d’Italia stiano molto meglio. Ci sono diversi modi di suicidarsi. C’è chi lo fa con la droga e chi lo fa quasi inconsapevolmente con l’inquinamento dell’aria; purché sia contenuto entro i limiti di legge. Anche la morte deve rispettare le norme europee. Del resto, oggi a quanto pare il suicidio, più o meno assistito, va di moda. E’ solo una questione di modalità. C’è chi lo fa in un’unica soluzione in Svizzera e spende 10.000 euro, e chi fa un percorso più lungo (anche contro la propria volontà), cominciando a suicidarsi lentamente fin da appena nato quando va a passeggio sulle strade cittadine su una carrozzina che, per agevolare l’avvelenamento, è giusto all’altezza dei tubi di scappamento delle automobili. Così i tempi del decesso si allungano e si risparmia qualcosa sulle spese.

Una volta era normale sentire che in Val Padana c’era la nebbia. Ma non era preoccupante; poteva creare qualche problema alla circolazione, ma niente di più. Ma il tempo passa e anche le condizioni atmosferiche cambiano. Eh, signora mia, non c’è più la nebbia di una volta.  Oggi nella Val Padana non c’è più la nebbia, ormai da decenni ci sono le polveri sottili Pm 10, un concentrato di veleni micidiali, letali; un problema che interessa in particolare le grandi città (“Smog, l’Italia avvolta dalle polveri sottili: Pm 10 oltre 3 volte i limiti“). Ma ormai queste notizie non allarmano più nessuno, o quasi. A forza di sentire le rilevazioni quotidiane che indicano sempre più spesso livelli superiori a quelli normali, la gente non ci fa più caso, ci si fa l’abitudine, ci si abitua lentamente al veleno. E’ una forma di mitridatismo in versione 2.000. Mitridate, re del Ponto, lo ricordiamo tutti, per paura di essere avvelenato (cosa che ai suoi tempi era abbastanza probabile), assumeva ogni giorno piccole quantità di veleno, per abituarsi e così pensava di diventare immune.

Oggi la gente fa lo stesso; si avvelena giorno per giorno, a piccole dosi, sperando di farci l’abitudine e diventare immune dagli effetti del veleno. Specie nel periodo invernale i dati sulla concentrazione di Pm 10 nell’aria sono allarmanti; i limiti consentiti dalla legge vengono superati di molto (anche fino a 3 o 4 volte) e permangono per decine di giorni. Gli effetti magari non sono percepiti immediatamente, ma sono come un lento e graduale suicidio. E non hanno solo effetti sull’apparato respiratorio (quelli più facilmente riscontrabili). Interessano anche il cervello ed hanno effetti nocivi direttamente sui neuroni, modificando la funzionalità mentale. Ho accennato spesso a questo problema gravissimo che, però, sembra passare inosservato. Ne parlavo anche di recente, accennando alla follia dilagante che sembra non avere una causa specifica e che, invece, ha delle cause anche nell’inquinamento dell’aria (vedi: “Follia umana 1“).

Sì, ci stiamo avvelenando gradualmente, coscientemente (perché siamo coscienti dei danni provocati dall’inquinamento), ma al tempo stesso incoscientemente (perché dimostriamo una incoscienza inaccettabile e tragica di fronte al pericolo reale). Ma ciò che è più assurdo è che, pur sapendo che queste polveri sottili sono dannose, se ne fissa “per legge” il limite massimo in  50 microgrammi per metro cubo. Vuol dire che se sono al 49% non fanno male? Sono dannose, ci avvelenano, ma entro certi limiti sono “tollerate”. Come se ci dicessero che arsenico, cianuro e mercurio sono mortali, ma se ne prendiamo piccole dosi ogni giorno, è consentito dalla legge. L’importante è tenersi entro il limite. La cosa curiosa è che da decenni si combatte una battaglia contro i danni del fumo, anche quello passivo. Hanno proibito il fumo nei locali pubblici, negli uffici, nei parchi, addirittura in macchina. E sui pacchetti di sigarette compaiono avvisi allarmanti sui danni del fumo. Ma non vediamo nessun avviso o cartello di pericolo sulle marmitte delle automobili, sugli scarichi degli impianti industriali o sulle ciminiere delle fabbriche.

Ed infine, se è vero che le Pm 10 sono nocive perché, invece che eliminare le cause che le producono, si consente l’emissione e la concentrazione nell’aria entro quei limiti di legge? Significa che respirare ogni giorno per anni, fin dalla nascita, un’aria che contiene 49 microgrammi di Pm 10 (al di sotto del limite), non è nocivo? Se è entro i limiti di legge invece che avvelenarci fa bene alla salute, libera i polmoni, facilita la respirazione, è come fare delle sedute di aerosol con l’eucaliptolo? No, sono comunque dannosi, ci avvelenano lentamente, e la prolungata esposizione comporta danni irreversibili e riduce di molto la durata della vita. E’ un suicidio lento, ma sempre suicidio è.  Allora bisogna ricordare che incitare al suicidio, aiutarlo o favorirlo è reato (il caso di Marco Cappato, indagato per aver accompagnato ed aiutato DJ Fabo in Svizzera  è tragicamente attuale). Se ciò è vero, favorire e realizzare volontariamente le condizioni che comportano un grave rischio per la salute è ancora più grave di un semplice “aiuto” al suicidio. E’ una responsabilità nei confronti non solo di un singolo individuo, ma dell’intera collettività; una strage. Allora, perché tutti coloro che contribuiscono all’inquinamento atmosferico, che è una forma di suicidio lento, non vengono indagati ed incriminati?  Ovvio, perché sarebbe impossibile eliminare le cause; sconvolgerebbe l’intero sistema sociale ed economico. Quindi è più semplice fingere di rimediare, stabilire dei “limiti di legge”  e se ci si mantiene entro quei limiti non è reato; così possiamo continuare ad avvelenarci, ma legalmente. E’ un suicidio, ma “entro i limiti di legge“. Buffoni.

2 pensieri su “Suicidio per legge

  1. Giuseppe

    Lasci perdere questi sedicènti indagatori,questi inafferrabili frequentatori dei vizi e delle virtù.Questi impavidi elargitori di pistolotti inconcludenti che eruttano presunte verità distillate con metodo scientifico.Ma come le fanno ‘ste indagini?Alzano il telefono e chiedono all’interessato?O si rivolgono al vate nazionale,tal Toscani Oliviero che ritrasse i Veneti come un popolo di ubriaconi ed alcolizzati."Alcolizzati atavici erano i nonni, i padri, le madri. Il loro è un destino. Basta sentire l’accento veneto: è da ubriachi, da alcolizzati, da ombretta, da vino".Conosco sia i Veneti che i Sardi.Li ho avuti come colleghi di lavoro.Sarà,forse da piccoli sono stati allevati ad "ombre"e spinelli,ma,perdinci,se questo è il risultato io vorrei che tanta gioventù,nichilista e strafottente,sia immersa in quell’humus per un trattamento intensivo.In quanto a Toscani et similia,beh,passiamo oltre.
    In quanto alla tolleranza in materia di inquinamento, personalmente concordo con quanto riporta Vittorio Messori in un suo libro:"La sfida della fede",Ecologismi,pag.206.Se lo legga se ha tempo.Abbiamo aperto la gabbia della modernità e pensavamo uscissero solo animali docili e mansueti.È uscita anche qualche belva incontrollabile.In quanto alle campagne contro l’inquinamento,pur considerando il candido furore di taluni,mi ricorda una frase che lessi da qualche parte molti anni orsono:Tutti affermano di volere amare il prossimo.Ma nessuno sa esserne il primo!Sottoscritto compreso.
    Giuseppe

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    1. Giano

      Tutto vero, Giuseppe, tutti criticano e fanno proposte, ma nessuno comincia a dare l’esempio. Devono essere sempre gli altri a ridurre i consumi, le spese, l’inquinamento, la corruzione, il malgoverno, etc…questa è l’amara verità.

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