Italiani, brava gente

Sì, gli italiani sono bravi, troppo bravi. Altrimenti non saremmo arrivati a questo punto. Ecco l’ennesima conferma del rincoglionimento generale. Riporta la notizia oggi il Corriere on line: “Follonica, chiudono due rom nella gabbia e poi mettono il video sul web.”.

Le due donne di etnia rom (ma guarda che strana coincidenza), già conosciute dal personale del supermercato Lidl di Follonica, che evidentemente erano clienti affezionate del supermercato (non necessariamente passando alla cassa), sono state sorprese mentre rovistavano all’interno di un gabbione dove vengono custoditi i cassonetti. Sono state bloccate per pochi minuti chiudendo l’accesso con un muletto, le hanno filmate ed hanno postato il video sul web. Poi le hanno liberate. Ora, qualcuno si chiederà cosa sia successo dopo. Si può pensare che le due donne siano state fermate dalle forze dell’ordine, interrogate, denunciate o, addirittura (cosa quasi impossibile in Italia) arrestate? Ma non sia mai detto. Le donne sono libere. I dipendenti, invece, non solo non hanno ricevuto un premio o almeno un ringraziamento da parte dell’azienda, ma sono stati denunciati per “sequestro di persona” e forse rischiano anche il posto di lavoro.

Purtroppo ricordiamo altri casi simili, che si ripetono troppo spesso ormai, di cittadini che subiscono furti, rapine, e non possono nemmeno difendersi e reagire: lo si fa a proprio rischio e pericolo. Se ci si azzarda, trovando un ladro in casa, a reagire e sparare e sfortunatamente si colpisce il ladro, si rischia di dovergli pagare i danni; siete rovinati. Quindi, se lo scoprite a rovistare in casa vostra,  non solo non dovete sparare, ma evitate anche di disturbarlo o di arrivare alle spalle ed a sorpresa fargli “Buuuu”. Potrebbe spaventarsi, riportare un grave trauma psichico, farsi dichiarare invalido e rischiate di dovergli pagare i danni per tutta la vita. E c’è poco da ridere; ci sarebbe da piangere, perché questo è ciò che avviene nella realtà. Se siamo arrivati al punto da sopportare tutto questo senza reagire, significa che gli italiani non sono più brava gente, sono coglioni.

Vedi: Legittima difesa e proporzionalità

22 pensieri su “Italiani, brava gente

  1. Giuseppe

    Buongiorno.
    Vorrei proporle un mutamento radicale:vada alla ricerca del bene.
    E lo proponga.Prima che sia troppo tardi ed oscurino siti come il suo.Lo ripeto.Non se ne esce.La deriva è in atto,indefettibile,e le prossime generazioni saranno forgiate dal fuoco.
    Cordialmente
    Giuseppe

    Mi piace

    1. Giano

      Grazie Giuseppe per l’incoraggiamento. Per molto tempo ho tentato nella pratica quotidiana di essere ottimista, di vedere il lato positivo della realtà, di impegnarmi con tutte le mie forze e capacità per ottenere dei risultati utili per la comunità, cercare di stimolare la riflessione, inculcare almeno l’idea della necessità di perseguire il bene comune, la valorizzazione dei talenti individuali, la ricerca dei principi etici fondamentali. Inutilmente. La verità è che, contrariamente a quanto si dice pubblicamente, la gente pensa prioritariamente e quasi esclusivamente al proprio utile e tornaconto. Tutto ciò che sembra apparentemente finalizzato a scopi etici è ipocrisia; nella pratica è solo un modo per ricavarne degli utili. Allora, obtorto collo, si viene sopraffatti dallo scoraggiamento, dalla perdita di fiducia nell’umanità, si rinuncia anche alla speranza. Si vive per inerzia.

      Mi piace

  2. Dani-Dyodì

    Io vivo e sopravvivo di dubbi e non dicertezze. Le certezze mi hanno murato qualsiasi soluzione ai problemi, quindi ho capito che solo il dubbio e le domande possono chiarirmi la realtà. Premetto che “sequestrare” chiunque, lo si sa, lo o almeno lo si dovrebbe sapere, è reato.
    Quindi pongo qualche domanda nata e scaturita dai miei sani dubbi, così almeno li ritengo tali:
    1)
    Fossero state due follonichesi (??Ho vissuto due anni a Follonica ma non ricordo come si chiamino gli abitanti), gli impiegati avrebbero fatto lo stesso?
    2)
    Tu, Giano, avresti scritto esattamente lo stesso articolo?
    3)
    Si fa differenza tra ladri per disonestà e ladri per fame??

    Le domande non sono semplici dubbi ma so che, nonostante sia davvero strano non potersi difendere dai ladri in casa propria, senza incappare in processi di reato magari senza fine, serpeggia un gran razzismo che fa grande distinzione tra ladri del proprio paese e ladri di paesi stranieri.
    I ladri sono ladri. E questa è una certezza.
    In più però uno straniero può anche avere qualche problema in più, nessun garante per i presiti in banca etc…. Ma questo non vuole essere un giustificare nessuno, solo un chiarire il bisogno etico di sapere dove mettere i dubbi e le certezze. Amo tenere in ordine questo tipo di cassetti della coscienza.
    —————–
    Penso che in Italia, più che bravi, cattivi o coglioni, ci sia bisogno di qualche legge diversa su tante cose. Si è finiti come i topi in cattività chiusi in gabbie. Ci si ammazza a vicenda. E chi è fuori non prende provvedimenti giusti.

    Mi piace

    1. Giano

      Rispondo in ordine.
      1) Non so cosa avrebbero fatto i dipendenti se le donne fossero state semplici clienti. Ma se anche fossero state italianissime donne di Follonica e che avessero l’abitudine di andare a “rovistare” in quel luogo chiuso al pubblico, credo che avrebbero fatto lo stesso. Se lo hanno fatto è perché, molto probabilmente, le due donne rom avevano l’abitudine di introdursi in spazi chiusi al pubblico. Chiunque “non dipendente” sia sorpreso all’interno di aree riservate e non aperte al pubblico, lo fa a proprio rischio e pericolo, comprese le violazioni previste dalla legge. Ti è mai capitato di leggere il classico cartello “Vietato l’accesso ai non addetti ai lavori”? Hai mai provato ad entrare, così, per vedere l’effetto che fa? Hai mai provato a valicare un recinto con la scritta “Zona militare, divieto di accesso”? Sei mai entrata a curiosare o “rovistare” all’interno di case, uffici, cantieri, laboratori privati? Credo proprio di no. Allora, chiunque entri in locali “privati” senza autorizzazione lo fa a proprio rischio e pericolo.

      2) Ti sembrerà strano (altrimenti non avresti posto questa domanda), ma avrei scritto esattamente lo stesso articolo, senza cambiare nemmeno una virgola. Non l’ho scritto perché le due donne sono rom , ma per lo scandalo che ha suscitato la notizia.

      3) Proprio di recente è successo che un giudice abbia assolto qualcuno che ha rubato della merce in un market giustificandolo perché lo ha fatto “per fame”. E’ recente, quindi lo avrai sentito. Bene, avrei potuto scrivere lo stesso tipo di articolo su quel caso. Non l’ho fatto perché se dovessi scrivere un post su tutte le notizie della giornata che trovo assurde e discutibili non basterebbero le 24 ore. Nel codice penale non c’è un articolo che giustifichi il furto “per fame”. Il furto è reato; sempre e comunque. Nei Dieci Comandamenti è detto “Non rubare”. Non c’è una postilla che specifica “A meno che non lo faccia per fame”. Ora, è chiaro che al giudice spetta la competenza di valutare caso per caso la gravità del reato e, quindi, la pena. Ciò non toglie che rubare sia un reato; sia che lo faccia per fame, per distrazione, per cleptomania, o per fare uno scherzo al commerciante.

      Ciò che sorprende, e sta diventando intollerabile, è un eccesso di benevolenza verso i delinquenti. Ancor più se sono stranieri e rom in particolare. Allora si applica una giustizia a due velocità; una per gli italiani ed una per gli stranieri. Gli esempi di questo doppiopesismo giuridico sono tanti che ci si potrebbe scrivere un libro. ma ne abbiamo esempi ogni giorno nella cronaca. Ricordo, giusto per fare due esempi, di una rom che, com’è loro tradizione, mandava i bambini in strada ad elemosinare. Fermata dagli agenti e denunciata per sfruttamento dei minori ed accattonaggio, è stata assolta dal giudice perché “fa parte della loro tradizione”. Ricordo un altro caso di uno straniero trovato in possesso di droghe leggere, fermato e denunciato, fu assolto dal giudice perché il ragazzo si giustificò dicendo che l’erba era per uso personale e la usava perché era di “religione rasta”. Credo avrai sentito di quel ragazzo che pochi giorni fa si è suicidato perché la finanza è entrata a casa e temeva di essere accusato di spaccio di droga, ma aveva pochi grammi, non ricordo in particolare cosa fosse, non sono un esperto di droghe, né leggere, né pesanti. Esempi simili ne conti a centinaia. A Roma, secondo le stime ufficiali, ci sarebbero 18.000 ambulanti stranieri abusivi. E nessuno interviene. Ricordo un caso (uno dei mille) di un pensionato che, per racimolare qualche soldo, vendeva in strada una cassettina con una trentina di pesche. Multato per 5.000 euro, perché non aveva la licenza di ambulante (lo citai in un post, se riesco a rintracciarlo lascio il link. Eccolo: “Pesca miracolosa senza licenza“). Ricorderai il caso di quel pizzaiolo che qualche anno fa si suicidò perché i vigili gli fecero una multa di 2.400 euro da pagare entro 24 ore, perché la moglie saltuariamente gli dava una mano, senza risultare dipendente. L’anno scorso, ad Olbia, un ragazzo disoccupato per Pasqua vendeva le palmette intrecciate all’uscita della chiesa: multa di 5.000 euro. Devo continuare? No, direi che basta. Allora si possono trovare tutte le giustificazioni possibili, ma stranamente sono sempre a favore degli stranieri, dei rom, dei delinquenti di qualunque provenienza siano. Se sono delinquenti stranieri meglio. Ecco cosa è insopportabile, questo atteggiamento che tende a trovare sempre attenuanti. Esattamente quello che scrivo non da oggi, non da ieri, ma da decenni: le leggi per i nemici si applicano, per gli amici si interpretano. E non mi pare proprio che sia un grande principio etico.

      Rasta e marijuana: http://www.lastampa.it/2008/07/10/italia/cronache/detenzione-di-marijuana-per-i-rasta-fari-lo-prevede-la-religione-jMTWwzXSRE03llWI2XA5DL/pagina.html

      Pesche e pensionati: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2012/12/29/Pensionato-vende-senza-licenza-multato_8008253.html

      Palmette di Pasqua con multa: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2015/05/06/olbia_vendeva_le_palmette_di_pasqua_5_mila_euro_di_multa-6-417741.html

      Roma, capitale degli abusivi, 18.000 e nessuno paga le tasse: http://ilmessaggero.it/roma/cronaca/commercio_abusivo_confcommercio_ambulanti-340059.html

      Mi piace

  3. Giano

    Cara Dani, stavo cercando un vecchio post su Obama. Ricordo che subito dopo il suo insediamento escluse alcune testate dalla Casa Bianca. Ne parlai in un post. Mi è venuto in mente sentendo la notizia ripresa da tutti i media del fatto che Trump abbia negato l’accesso alla CNN ed al NYT. Uno scandalo, proteste generali ed accuse a Trump. Come ami quando Obama fece lo stesso non ci furono tutte queste proteste? Spero di ritrovare quel post. Ma in uno di quei post del 2009 ho riletto una conclusione che voglio riportare qui per un motivo. La mia osservazione del mondo è quasi sempre al di sopra delle parti. Ciò che osservo è la logica e la razionalità dei fatti. Quasi mai (se non in casi particolari) mi interessa il singolo fatto o i singoli personaggi. Il mio giudizio è sempre alla luce di principi che dovrebbero essere validi per tutti. Ed ecco quello che scrivevo a proposito delle mie critiche ad Obama ed all’atteggiamento molto benevolo della stampa nei suoi confronti.

    “”Ora, chi legge penserà che io sia contro Obama e sostenga McCain. Sbagliato. A me personalmente non può fregarmene di meno. E, se ci pensate bene, nemmeno a voi. Quello che continuo a sostenere, invece, è la faziosità dei media ed il loro uso spregiudicato, al fine di condizionare l’opinione pubblica. Se così non fosse, sui media dovrebbero comparire, affiancati, due box; uno per Obama ed uno per McCain. Ed informarci su entrambi i candidati. Se così non è, come infatti non lo è, significa semplicemente che ciò che affermo è vero. Punto.”

    Chiaro? Questa è la mia posizione nei confronti della realtà. E vale quasi sempre. Non giudico i singoli contendenti, giudico l’imparzialità degli osservatori e delle regole. Nel caso delle donne rom, per tornare a noi, non è importante che siano rom, ma è da sottolineare il fatto che ormai l’atteggiamento comune imposto dal pensiero politicamente corretto è che se succede qualcosa che vede coinvolti stranieri, rom, gay, immigrati più o meno regolari, istintivamente i media corrono in loro aiuto. Cosa che è successa anche a Follonica, dove il sindaco si è affrettato a dichiararsi indignato per l’accaduto ribadendo lo spirito di accoglienza, integrazione e solidarietà nei confronti delle donne. Ora dovresti rispondere tu ad una domanda. Se le donne non fossero rom, ma cittadine normali di Follonica, il sindaco si sarebbe così indignato? E la stampa ne avrebbe fatto un caso gravissimo di “sequestro di persona”? Credo proprio di no. Eco cosa trovo intollerabile.

    Obama fan club: http://torredibabele.blog.tiscali.it/2009/09/04/obama_fan_club__2006097-shtml/

    Mi piace

  4. Dani-Dyodì

    Vedi Giano, secondo me è il tuo modo di porgere le cose che può venire parecchio frainteso. Trapela il tuo metterti contro tutto e tutti, o almeno così sembra.
    Sarà che, come hai scritto nella “risposta a Giuseppe”,
    _____”Allora, obtorto collo, si viene sopraffatti dallo scoraggiamento, dalla perdita di fiducia nell’umanità, si rinuncia anche alla speranza. Si vive per inerzia.”____ ormai sei preda di questi sentimenti descritti così nitidamente e ti poni parecchio distante dall’ipocrisia generale etc.. etc.. Il fatto è che però non arriva così nitido ciò che vuoi far passare, o comunque quale sia il vero tuo pensiero. Puoi arrivare “giudice” proprio quando fai cenno a frasi tipo: ___”Nei Dieci Comandamenti è detto “Non rubare”. Non c’è una postilla che specifica “A meno che non lo faccia per fame”___ e allora vien da pensare che da qualche parte nei testi della stessa religione c’è scritto “Non giudicare”…
    Si può interpretare che tu ce l’abbia con tutti i ladri. E ok… Oppure ce l’abbia con i Rom e gli emigrati. Oppure persino che ce l’abbia con gli impiegati. Oppure che invece li giustifichi e ce l’abbia contro le leggi e le tolleranze,,, e così via… Ma il fatto che si possa anche confondere ciò che veramente vuoi dire e quindi interpretarlo in vari modi, non va malissimo. Io almeno amo pensare e riflettere usando qualsiasi testo legga, sia che sia d’accordo o meno, sia che sia un buon testo o meno… Dico solo che, (e non è la prima volta che lo penso leggendo le tue cose), non si capisce dove vuoi andare a parare.. cioè non si comprende se il tuo è più uno sfogo di “sfiducia e scoraggiamento, rinuncia alla speranza”, comprensibilissimo di questi tempi ma comunque non proprio consigliabile… A meno che non porti a dei risultati. C’è uno scopo in tutto questo?
    Perché a ben guardare nella tua risposta al mio primo commento sembra che tu ti metta anche contro di me e invece, se rileggiamo bene, esprimiamo concetti non proprio dissimili… Solo il modo di porgerli è totalmente differente.

    Insomma forse ha proprio ragione Nietzsche quando asserisce:— Non esistono i fatti ma solo le interpretazioni.

    Mi piace

    1. Giano

      Cara Dani, sperando che non mi crei problemi la linea, comincio a rispondere al primo commento. Per rispondere devo necessariamente parlare di me, cosa che mi crea qualche difficoltà perché di solito non lo faccio, perché non mi interessa parlare di me, mi annoia. E se non interessa me, perché dovrebbe interessare gli altri? Ma facciamo un’eccezione e vediamo se riesco a farmi capire.

      Se guardo un quadro e vedo che è storto penso che il quadro è storto; senza secondi fini. E’ una semplice constatazione. Così, se guardo il mondo e lo vedo storto (o almeno, a me sembra storto) penso che il mondo è storto; senza secondi fini e senza dover andare a parare da qualche parte. Questo faccio da sempre, osservare il mondo alla luce della razionalità e della logica, cercando di vedere la realtà per come è, non per come mi conviene o mi piace che sia. E non perché godo nel cercare il pelo nell’uovo o trovare le cose storte del mondo, ma perché mi viene spontaneo e naturale ragionare in quel modo. Come mi viene naturale e spontaneo cercare di andare oltre l’apparenza per capire le cause di un fenomeno, ed avere una visione critica di tutto ciò che osservo, da un testo scritto ad un filo d’erba o una lucertola al sole.
      Così se vedo una lucertola al sole o una lumaca che striscia per terra, mi viene spontaneo cercare di immaginare cosa pensino e come vedano l’ambiente in cui vivono. Immagino che se un lombrico avesse un attimo di lucidità penserebbe che l’universo sia fatto di fango. E dal suo punto di vista avrebbe ragione di pensarlo. Ma noi che non siamo lombrichi sappiamo che non è vero. Allora, per capire la realtà bisogna estraniarsi, uscire fuori dal contesto (per quanto possibile) e guardarla dall’esterno. Così per capire il mondo non bisogna vederlo attraverso i limiti imposti dalla nostra vita quotidiana e dalla cultura imposta dalla scuola, ma andare a sedersi sulla Luna e guardarla da lì. Allora la Terra appare come un “tutt’uno” vivo composto da milioni di forme di vita animali, vegetali, batteri, mari, terre, quark e fenomeni atmosferici, unite fra di loro e dove anche il più insignificante insetto è in stretta relazione con tutto il resto. E’ quel “tutt’uno” al quale accennavo parlando di Terzani che lo scoprì solo a 70 anni poco prima che morisse. E’ la conseguenza e l’effetto di una forma mentis che ti fa guardare il mondo sempre, istintivamente in maniera critica con un processo mentale velocissimo ed automatico che avviene spontaneamente. E tutto viene sottoposto ad esame critico.

      Esempio. Se esiste una legge che dice che rubare è reato, e poi un giudice dice che però non è reato se si ruba per fame, c’è una evidente contraddizione. Quindi non analizzo la legge sotto l’aspetto giuridico o morale, chiedendomi cosa sia reato e cosa non lo sia, o se sia giusto considerare reato il rubare per fame; osservo semplicemente che la norma e la sua applicazione sono in evidente contraddizione. Questo è ciò che è molto spesso è la ragione delle mie osservazioni e delle critiche. E non c’è nessun secondo fine. E’ una semplice constatazione di un fatto. Se poi, come dici tu, è difficile capire dove voglio andare a parare, forse è perché non c’è proprio nessuna ragione nascosta. In fondo non ce l’ho con nessuno in particolare, mi limito ad osservare e riportare qualcuna di queste osservazioni. Non mi propongo niente, non chiedo niente, non mi aspetto niente. La scrittura un esercizio che mi consente di tenere in forma la mente. C’è chi fa le parole crociate, chi si diverte con i videogiochi e chi colleziona modellini di navi e aerei. Io scrivo.

      Mi viene talmente spontaneo osservare in maniera critica la realtà che faccio un altro esempio pratico prendendo spunto dalla frase di Nietzsche citata in chiusura: “Non esistono i fatti, ma solo interpretazioni”. Bella frase, ad effetto. Di solito sono quelle frasi che, visto anche l’autore si prendono per vere, come assiomi. Ma siccome ho la pessima abitudine di non prendere niente per oro colato, appena la leggo, il cervellino comincia subito a chiedersi “Ma quella frase è vera?”. Beh, mettere in discussione Nietzsche è piuttosto rischioso, vero? Non è Topo Gigio o il mago Zurlì. Come minimo si passa per presuntuosi. Eppure, eppure…vediamo. Molto probabilmente l’autore intende qualcosa di diverso da ciò che si vede a prima vista. Non intende negare l’esistenza dei fatti, ma dire solo che, ai fini della comunicazione, conta più l’interpretazione del fatto che il fatto stesso. Se però dobbiamo attenerci al suo significato letterale, dobbiamo concludere che no, quella frase non è vera; c’è un errore. Un errore troppo elementare perché Nietzsche non lo abbia notato. Ecco perché certe frasi vanno prese con le pinze.
      Mi viene in mente un’altra celebre frase pure citatissima: “Cogito ergo sum” di Cartesio. La prima volta che l’ho letta mi è venuto spontaneo pensare che fosse sbagliata. Anzi, sarebbe più giusto dire l’inverso: “Sum, ergo cogito”. E’ evidente che esiste una priorità fra i due termini “esistere” e “pensare”. Io posso esistere senza pensare, ma non posso pensare senza prima esistere. Quindi, affinché possa affermare l’esistenza del “pensiero” devo prima affermare l’esistenza del “pensatore”. Quindi la frase di Cartesio è sbagliata. E’ lo stesso errore di quella di Nietzsche. Possono esistere fatti senza interpretazione, ma non possono esistere interpretazioni senza i fatti. Quindi, siccome per affermare l’esistenza di una interpretazione deve esistere prima il fatto da interpretare, affermare che esistono solo interpretazioni e non fatti è un errore. Non sempre le belle frasi sono anche vere; spesso sono solo belle.

      Ora, se mi permetto di dire che quelle frasi sono sbagliate è perché ce l’ho con Cartesio e Nietzsche o chissà dove voglio andare a parare? No, sto solo dicendo che quelle frasi sono sbagliate. Punto. Questo è quello che faccio di solito, sia che parli di Cartesio, del Grande fratello o delle tagliatelle di nonna Pina. Per il momento credo che basti. Ecco cosa succede quando si deve cercare di spiegare quello che si scrive. E non è nemmeno tutto, Questo è solo la punta dell’iceberg di tutto quello che si dovrebbe dire a proposito della comunicazione e dell’impossibilità di comunicare esattamente i nostri pensieri. Nella colonna a destra ci sono alcuni post sull’argomento linguaggio e comunicazione. Ora basta davvero, scusa la lenzuolata. Buona serata.

      Le parole ci ingannano
      http://torredibabele.blog.tiscali.it/2016/01/07/le-parole-ci-ingannano/

      Linguaggio, cancro e battaglie vinte.
      http://torredibabele.blog.tiscali.it/2016/01/31/linguaggio-cancro-e-battaglie-vinte-o-perse/

      La felpa di Boncinelli
      http://torredibabele.blog.tiscali.it/2016/01/06/la-felpa-di-boncinelli/

      Mi piace

  5. Dani-Dyodì

    Leggo solo ora il tuo secondo commento. Bene, è più chiaro il tuo punto di vista, ora.
    Che i media cerchino le notizie che devono far colpo, chiamiamoli scoop, tra la miriadi di fatti e le varie situazioni e che strumentalizzino tutto ciò che più conviene, non è una novità. C’è sempre qualcuno che setaccia; questo è da prima pagina, questo non metterlo, questo mettilo in piccolo senza nessun titolo che invogli la lettura… etc…. Se leggi un giornale di sinistra e leggi un giornale di destra, le stesse notizie sembrano totalmente differenti. Chi è per Obama scriverà malissimo di Trump e chi è per Trump parlerà malissimo di Obama… Essere super partes è un lusso che solo pochi hanno e spesso son stati tagliati fuori da programmi e testate…
    L’importante, e mi ripeto, è che essere super partes non venga interpretato male e in maniera del tutto distorta.

    Cioè faccio un esempio così ci capiamo meglio: la prima volta che ho dato uno sguardo a due o tre tuoi post ricordo che ho pensato :”è di sinistra”, poi.. “no, era Berlusconiano”, e ancora “no, è di centrodestra, no forse di destra…”, “è cattolico”, no, no.. è ateo…”…
    Siccome siamo ormai abituati a tanti che silurano tutti e vengono silurati a propria volta, per essere oltre e al di sopra di tutto questo forse bisogna non dar più l’idea di silurare. Perché è troppo facile che si pensi che si è dalla parte inversa di chi si giudica, si silura, lo si affonda…

    Penso che il distacco con l’ironia, più che la satira e non certo la comicità! possano essere ancora la carta vincente.
    Ciao Giano!
    Ah, alla domanda circa il sindaco ho risposto tra le righe… 🙂

    Mi piace

  6. Giuseppe

    Già.Ma non ci si può dimettere."Non praevalebunt."
    “Avrei tanto desiderato che tutto ciò non fosse accaduto ai miei giorni!”, esclamò Frodo. ““Anch’io”, annuì Gandalf, “come d’altronde tutti coloro che vivono questi avvenimenti. Ma non tocca a noi scegliere. Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato".(da J.R.R. Tolkien)."Sguardi di stupida bontà".Così Vasilij Grosman chiamava quei piccoli gesti di bontà personale e segreta.Che hanno tenuto in vita tanta gente nei lager Sovietici.Questo trovo fissato nel libro che sto leggendo:"Vive come l’erba",testimonianza "devastante" dell’animo umano posto in condizioni disperate.E della caparbietà silenziosa a non piegarsi a divenire cosa."No!L’anima non te la dò",disse Varlam Tichonovič Šalamov,rivolto alla guardia che gli chiedeva l’ultimo bene rimastogli.E che dire della "donna libera che lavorava come inserviente,e che aveva il compito di raccogliere in una grande botte i corpicini dei bambini morti e di portarli al cimitero,ma un giorno si era accorta che un braccino si muoveva.Aveva tirato fuori dal mucchio una femmina,russa,ancora viva,e l’aveva portata a casa sua;per sette anni l’aveva allevata e nutrita con grande rischio personale.Poi alla liberazione della madre,gliel’aveva restituita"."…la prova certa che la coscienza umana è inestirpabile,che è attaccata tenacemente in fondo al nostro essere,in un punto dove né l’ideologia,né il calcolo,né l’odio o la paura hanno potere".O il criminale che nel lager cerca di violentare la detenuta ed ad un certo punto si ferma e la lascia andare esclamando«Cosa sto facendo?!Adesso cosa penserai di me?».Certo,sto parlando di esistenze al limite e,forse,noi siamo ancora troppo irretiti da una quotidianità non ancora opprimente,ma,almeno credo,
    queste esperienze maestose di umanità molto mi rincuorano.Varlam Šalamov di tutti gli alberi del Nord amava particolarmente lo stanlik,pino prostrato,o pino nano del Nord perché"avevo compreso e amato l’ammirevole premura con cui la povera natura del Nord s’affrettava a dividere con l’uomo,anch’egli povero,le proprie modeste ricchezze:fiorire per lui il più in fretta possibile con tutti i suoi frutti".
    La lascio con una poesia che lessi da ragazzo.Forse Lei già la conosce.Io la ripropongo.Non è un grido disperato.É un’anima implorante che sa di essere ascoltata.
    «O Signor, se t’ee decis
    che tuttcoss vaga a patrèm,
    così sia, Signor, amèn,
    dal moment che t’ee decis!

    Ma se gh’è ancamò on freguj
    minimissem de speranza
    de salvà quèll poch che vanza
    de onestaa e de onor, mi vuij

    supplicatt in genuggion
    de salvall. Salvom, Signor,
    l’ultem gott del desonor,
    o Signor che te se bon».

    *

    «Oh signore, se hai deciso
    che tutto vada in malora,
    così sia, Signore, amen,
    dal momento che hai deciso!

    Ma se hai ancora una minima
    briciola di speranza
    di salvare quel poco che rimane
    di onestà, io voglio

    supplicarti in ginocchio
    di salvarlo. Salvaci, Signore,
    l’ultimo goccio del disonore,
    oh Signore, tu che sei buono».
    Cordialmente
    Giuseppe

    Mi piace

    1. Giano

      Giuseppe, ha ragione “Non praevalebunt”. O almeno lo speriamo. Purtroppo, però, “C’e un tempo per ogni cosa” dice l’Ecclesiaste. Tutto sta a stabilire quale sia il tempo che si sta vivendo, se sia quello della semina o del raccolto, del ridere o del piangere. E l’importante è non sbagliare tempo, altrimenti si corre il rischio non solo di essere anacronistici, ma anche ridicoli, e in casi estremi di pagarne le conseguenze anche tragiche. Ad un certo punto bisogna anche riconoscere i propri limiti, l’impossibilità di realizzare sogni che vanno oltre le nostre capacità, rassegnarsi e non insistere in lotte e battaglie già perse in partenza. Si finirebbe solo per farsi ancora più male. Certo si rinuncia forse a lottare; non si rinuncia alle proprie idee ed alla libertà di esprimerle, con o senza l’approvazione pubblica. E’ sempre attuale il dubbio del principe Amleto: “Se sia meglio per l’anima soffrire i dardi dell’avversa fortuna o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli.”. Ecco, c’è un tempo in cui è possibile “prender l’armi”, ed un altro tempo in cui bisogna rinunciare al fragore delle armi e perfino alle giostre ed ai tornei.

      Resta l’anima, quella non ce la toglie nessuno, come dice quel personaggio: “No, l’anima non te la do”. Bella frase. Direi quasi emblematica dell’anima russa. C’è una differenza sostanziale tra lo spirito russo ed il nostro. Ho sempre avuto la sensazione che tra oriente ed occidente ci sia una differenza culturale che deriva dal diverso atteggiamento mentale connaturato, quasi genetico: quello orientale più riflessivo, introspettivo, contemplativo, che si guarda dentro, ascetico; quello occidentale più estroverso e pragmatico, istintivo. Se penso all’Europa poi, immagino che, procedendo da est verso ovest, il carattere dei vari popoli varia quasi in relazione alla posizione geografica. Passa da quello russo quasi mistico a quello più razionale germanico, a quello frivolo della Francia, per finire a quello passionale della Spagna. Se penso a due rappresentazioni letterarie di questo concetto mi viene in mente La dama di picche di Puskin, con le atmosfere quasi esoteriche e la presenza incombente di un destino tragico, ineluttabile e beffardo. Per finire sull’altro versante con “Il manoscritto di Brodie” di J. L. Borges, dieci racconti brevi che potrebbero avere come sottotitolo “storie d’amore e di coltelli”, quasi una “Cavalleria rusticana” in salsa argentina. Ma forse è solo una mia fantasia letteraria poco attinente alla realtà. Come non detto.

      E c’è un altro aspetto che non dobbiamo tralasciare: il fatto che non siamo noi a decidere il nostro destino, nonostante si pensi il contrario. Abbiamo una via già tracciata alla quale possiamo concedere poche variazioni, delle scorciatoie, delle deviazioni, delle soste, rendere più o meno piacevole il percorso. Ma la strada maestra ce la portiamo appresso fin dalla nascita, è scritta nei nostri geni. Questo, almeno, è ciò di cui sono convinto. Tutto quello che deriva dall’ambiente esterno può influire sul destino in maniera più o meno determinante, ma non può andare oltre il tracciato originale. Mi viene in mente ancora una citazione letteraria, un romanzo di Thomas Mann “Tonio Kroger” che lessi molti anni fa. Racconta il dramma di questo personaggio in continuo conflitto interiore, in preda al tormento dell’arte, che lui considera una sorta di maledizione, che gli impedisce di avere una vita normale. E guarda con invidia i suoi amici spensierati e gaudenti. In vecchiaia, durante una festa, rivede due compagni di scuola, Hans e Ingeborg che si erano sposati, e fa un’amara considerazione che riassumo a memoria; le parole non saranno esatte, ma il concetto è quello: “Essere come te Hans, avere una moglie come te Ingeborg Holm ed avere un figlio come te Hans Hansen, e libero dal tormento dell’arte vivere una vita normale in beata mediocrità”. Le parole delle quali sono certo sono “beata mediocrità”. Le ricordo molto bene, a distanza di molti anni.

      Ecco, non credo che Tonio potesse cambiare di molto il corso della sua esistenza e, invece che dedicarsi alla scrittura, occuparsi del commercio di legname, che se non sbaglio era l’attività di suo padre, oppure dedicarsi alla pesca delle aringhe nel Baltico. Il suo destino è quello dell’artista, dello scrittore e non potrà mai, neppure sforzandosi di volerlo, avere una vita normale come tutti i suoi compagni; gli è negata la possibilità di avere una vita in “beata mediocrità”, come finge di desiderare, ma in realtà non lo vorrebbe affatto. Ci piaccia o no, i nostri caratteri dominanti, i talenti artistici o artigianali, le nostre predisposizioni, quelli che determineranno fortemente la nostra esistenza sono già presenti fin dalla nascita. Ben poco possiamo fare per opporci a questo destino. Possiamo solo sperare che le condizioni socio-economiche-ambientali non siano troppo negative e non ci lancino addosso i “dardi dell’avversa fortuna”, come direbbe Amleto, e ci consentano di sviluppare al meglio le nostre potenzialità, grandi o piccole che siano.

      In ogni caso, per tornare alle citazioni iniziali, è davvero incredibile constatare come l’umanità, in condizioni di estremo disagio, degrado ed al limite della sopravvivenza (come le situazioni da te riportate), riesca a reagire (oggi dicono “capacità di resilienza”) facendo ricorso a doti e capacità insospettate. La possibilità che ciascuno di noi possieda delle qualità che ancora non sappiamo nemmeno di avere, ci lascia ancora un briciolo di speranza per il futuro. Ma anche con questa speranza è sempre più difficile sentirsi partecipi di una umanità che sembra impazzita e corre verso il baratro e l’autodistruzione. Non ci resta che confidare in un intervento del Signore che ci salvi, come dice bene quella bella poesia che riporti in chiusura.
      Ora lo pubblico (per tutto il giorno era impossibile connettermi, tanto è vero che questo commento l’ho scritto su Word, In attesa di riuscire a prendere la connessione; succede).

      Mi piace

  7. Giuseppe

    Dimenticavo.A proposito di zingari.Henri Bergson riteneva questo popolo,unitamente agli Ebrei ed omosessuali,non assimilabili.E finirono,anche loro,nei lager nazisti.Segnati con il triangolo nero.Non sono assimilabili.Ogni tentativo di procedere alla loro integrazione è miseramente fallito.Ed a questo popolo si deve il rispetto e la condivisione della sofferenza loro inflitta dal sospetto,dall’odio e dai preconcetti anche se,spiace dirlo,non solo per ignoranza questa diffidenza emergono dalla storia.Essi chiedono rispetto per le loro tradizioni;ma non lo applicano per i vincoli imposti dallo
    Stato dove sono ospiti.Per non tacere poi sulla pratica,non so quanto diffusa,di storpiare i loro figli per renderli piú commiserevoli all’atto mendico.
    "Io vivo e sopravvivo di dubbi e non dicertezze. Le certezze mi hanno murato qualsiasi soluzione ai problemi, quindi ho capito che solo il dubbio e le domande possono chiarirmi la realtà".
    Che significa?O lei vive di dubbi e,per effetto non si dà certezza,e la realtà che discopre è per logica stessa transeunte,effimera.Riecheggiano qui le parole,insulse,del semiologo,letterato,filosofo ec…Umberto Eco:"Nomina nuda tenemus".Insulse?Si.Per la evidente ritrosia ad ammettere che sempre di una certezza si tratta.Dani ha elevato il dubbio a conditio sine qua non del suo pensiero,costituendolo di fatto a valore assoluto e il secondo,preso dalla "voglia di strozzare un frate",nel livoroso"Il nome della rosa",afferma che è tutto da ridere;quindi,tout se tien,anche l’affermazione stessa,che tutto è da ridere,si ha da seppellire con una risata.No.Non possiamo sottrarci alla scommessa.La scelta è inevitabile. Indefettibile.Siamo imbarcati.Anche l’agnostico che rifiuta la scommessa Pascaliana sull’esistenza di Dio ha già scelto.
    In quanto poi alla necessità di leggi diverse non sono d’accordo.Leggi ne abbiamo.Sin troppe.
    Cordialmente
    Giuseppe

    Mi piace

    1. Giano

      Scusate se non ho risposto, ma da qualche giorno ho problemi con la connessione e non so se sia la linea oppure il mio PC che fa le bizze. Intanto adesso passo i commenti e poi vedrò di rispondere. Grazie, buona serata.

      Mi piace

  8. Dani-Dyodì

    Signor Giuseppe
    le traduco con altre parole la mia frase circa i dubbi. Dato che estrapolando da un contesto di un commento non rivolto direttamente a lei, si rischia sempre di fraintendere (spesso c’è anche chi, preda delle proprie certezze, lo fa volutamente).
    Questa è la frase: “Io vivo e sopravvivo di dubbi e non dicertezze. Le certezze mi hanno murato qualsiasi soluzione ai problemi, quindi ho capito che solo il dubbio e le domande possono chiarirmi la realtà”.= NON significa che ho Incertezza, esitazione nell’esprimere un giudizio o nel prendere posizione su determinati argomenti… ANZI ne prendo fin troppa… bensì che, grazie al fatto che mi funzionano in accordo tutte e due gli emisferi cerebrali, non dò ragione solo alla razionalità (gran bella proprietà dell’emisfero sinistro ma che è anche il suo gran limite) bensì anche all’intuito, alla creatività etc… dell’ emisfero destro… E cioè penso che il dubitare aiuti a prendere decisioni più giuste
    Non cedo alla tentazione delle proprie certezze. Rifletto prima di agire. Di scegliere. Il dubbio mi regala la saggezza dei miei limiti che non potrei mai superare se non li conoscessi. Se non fosse per il sano dubbio sarebbe facilissimo sentirmi onnipotente e onniscente. Grande pericolo dietro l’angolo di chi è convinto che la verità stia solo dalla sua parte. E distinguo benissimo tra il dubbio sano e quello patologico. E il secondo non è il mio caso.

    E leggo abbastanza ma mai testi pesanti. Mi basta una mezza pagina lunga quanto un commento in un forum, per convincermi di chiudere il libro. O mollare un commento.
    Ma amo anche qualche eccezione…

    E a proposito di ironia distinguo bene la differenza tra questa e la satira e la comicità. E non rido sopra le cose importanti. Una certa ironia serve a far capire le proprie posizioni nella sua forma unica e indiretta…
    Sempre sperando che l’altro, l’interessato, la capisca. Di solito però a sorridere non è certo lui, sono gli altri, mai lui. Sempre nel caso la capisca.
    Ma è altrettanto importante che la capiscano anche solo gli altri.

    Avevo pensato di non rispondere affatto al suo commento partendo dal fatto che quando non ci si capisce al volo la strada è lunga e faticosa… oppure di farlo in maniera ironica ma poi ho preferito di no, data la sua capacità di ben interpretare le letture.

    Buona serata a lei
    e anche a te, Giano.

    Mi piace

  9. Dani-Dyodì

    Caro Giano
    riporto alcune tue frasi, per rispondere e commentare questo tuo ultimo post/commentone.. che mi è piaciuto assai 🙂
    1)
    “Così per capire il mondo non bisogna vederlo attraverso i limiti imposti dalla nostra vita quotidiana e dalla cultura imposta dalla scuola, ma andare a sedersi sulla Luna e guardarla da lì”.
    Sono d’accordissimo. Come ho già detto ci vuole il distacco giusto, per riflettere. Infatti.

    2)
    “Esempio. Se esiste una legge che dice che rubare è reato, e poi un giudice dice che però non è reato se si ruba per fame, c’è una evidente contraddizione”.Verissimo.
    Ecco dove dico che ci vorrebbero leggi diverse. Però chi ruba per fame non è giusto che sconti la stessa pena di chi ruba per fregare gli altri e con la pancia piena. Puoi negarlo?… mmmm… dubbio…

    3)
    “Questo è ciò che è molto spesso è la ragione delle mie osservazioni e delle critiche. E non c’è nessun secondo fine”.
    Questo lo capisco ma se permetti hai frainteso la mia frase:
    “C’è uno scopo in tutto questo?”
    Intendevo chiederti se il tuo scrivere, criticare, giudicare, con la tua frase di chiusura del tuo post: “Se siamo arrivati al punto da sopportare tutto questo senza reagire, significa che gli italiani non sono più brava gente, sono coglioni”, volesse in qualche modo risvegliare da un qualche torpore questi “italiani, brava gente”…
    Trovo infatti una differenza anche se sottile tra scopo e fine, obiettivo…

    4)
    “(…) leggo, il cervellino comincia subito a chiedersi “Ma quella frase è vera?”. Beh, mettere in discussione Nietzsche è piuttosto rischioso, vero? Non è Topo Gigio o il mago Zurlì. Come minimo si passa per presuntuosi. Eppure, eppure…vediamo”.
    Eh, eh… già, questa mi ha fatto ridere, ma non sono d’accordo sulla tua versione. Nei testi di Niet ho ancora le mie note a matita, osservazioni critiche, e disaccordi, complimenti al genio e anche le su contraddizioni…… Ma rileggendo a distanza di tempo alcuni concetti li ho compresi in maniera differente, meno critica. L’esperienza della vita, che porta a rivedere certe proprie posizioni, la reputo generosa, per la propria crescita personale e questa sua frase la sento sempre più vera, profonda.
    Infatti non intende negare che i fatti esistano ma che i fatti vengono comunque interpretati da come li recepisce chi li vive.
    Faccio un esempio banalissimo per capirci. PIOVE. Questo è un fatto innegabile. Sempre che piova, s’intende.
    Il tizio che è incaxxato nero per i fatti (appunto…) suoi, si affaccia alla finestra e urla: Piove, governo ladro!! e lo scrive su facebook.
    Un altra persona, qualche metro più in là, nello stesso istante, felice per i fatti suoi, magari innamorata del proprio micio, si affaccia alla finestra con il gattuccio in braccio e dice… Guarda amore come è bella la pioggia, oggi… Si fa un selfi con il gatto e lo posta su facebook.
    Domanda:
    Secondo te è stato descritto un fatto o l’interpretazione di questo? Soltanto un Meteo potrebbe dire in maniera distaccata che piove e basta.
    Niet puntava sul fatto che l’essere umano vive di impulsi, tensioni prive di consapevolezza…
    E poi, secondo la fisica quantistica, non è vero che è l’osservatore che influenza la realtà che osserva? Se vuoi vedere nero, vedi nero. Se vuoi vedere bianco, vedi bianco… E lasciamo particelle e onde in pace, per ora.
    La concezione della realtà, della verità… cambiano totalmente.

    5)
    “Mi viene in mente un’altra celebre frase pure citatissima: “Cogito ergo sum” di Cartesio. La prima volta che l’ho letta mi è venuto spontaneo pensare che fosse sbagliata. Anzi, sarebbe più giusto dire l’inverso: “Sum, ergo cogito”.”
    Stessa mia prima reazione davanti alla frase di Renato 🙂
    però secondo me, cambiando i fattori il prodotto non cambia.
    Non posso considerare le due frasi sbagliate.
    Siamo purtroppo troppo intrisi di dualismo per non ragionare sempre e solo come giusto o sbagliato. Bianco o Nero… etc…
    Secondo me il vero distacco dovrebbe portare a vedere davvero tutto come Uno. Non può esserci il male senza il bene e viceversa.

    p.s.
    … Lenzuolata per lenzuolata… 🙂
    Buon Marzo!

    Mi piace

    1. Giano

      Cara Dani, avevo finito di scrivere un lungo commento, poi non so cosa è successo…sparito tutto. E non è la prima volta che succede. Comincio a pensare che in questo maledetto nuovo Windows 10 ci sia qualche errore di sistema. Pazienza. Vediamo di ricominciare e riprendere punto per punto. Certe volte mi stupisco io stesso della mia pazienza.

      1) Almeno su questo siamo d’accordo. Ok, andiamo avanti.

      2) Non nego niente. Ho detto solo che la legge e la sua applicazione sono in contraddizione. Se si vuole tener conto delle varie fattispecie del reato e prevedere pene diverse secondo la gravità, bisogna specificarlo nella legge. Finché non lo si fa, il reato è reato. Ma io non entro nel merito della proporzionalità della pena. Non l’ho nemmeno accennato. Ho solo rilevato la contraddizione tra legge ed applicazione.

      3) Non voglio svegliare nessuno dal torpore, né lanciare accuse. Ho smesso da tempo di perdere tempo per cercare di “risvegliare” la gente. Che dormano pure sonni tranquilli.

      4) Credevo di essermi spiegato bene, ma evidentemente non è così. Dovrei fare un lungo discorso, ma lascio a fine commento dei link in cui parlo anche di questo problemino. La questione è semplice. Lo affermi tu stessa. Dici che esiste un fatto “Piove”. E poi esistono degli osservatori che commentano con diverse interpretazioni. Bene. sono, quini, due momenti distinti; prima c’è la pioggia, poi c’è l’interpretazione. OK. La pioggia può esistere anche senza che ci siano osservatori che interpretano. L’interpretazione della pioggia, invece, non può esistere senza l’esistenza della pioggia. Fin qui mi sembra logico, no? Allora i due momenti sono diversi e distinti, ma c’è un prima ed un dopo, esiste un fatto1 la “pioggia” che avviene in un momento precedente al fatto2 “interpretazione”. Quindi il fatto2 non può esistere senza che prima esista il fatto1, anzi ne è la diretta conseguenza . Quindi ne è la causa. E se il Fatto1 è la causa del Fatto2 non si può sostenere che il Fatto1 non esista. Sarebbe come dire che l’effetto esiste senza la causa. Assurdo. In quanto alla fisica quantistica, il discorso non cambia, il procedimento è sempre lo stesso, di tipo logico. Si può osservare una particella, si può stabilire la sua velocità o la posizione separatamente (ma non contemporaneamente) si può influenzare il fenomeno osservato, si può ipotizzare che una certa particella al tempo stesso può esistere o non esistere, ma una cosa è certa, l’esistenza o meno della particella è un fenomeno che avviene “a prescindere dall’esistenza dell’osservatore”. Ma non è il caso di addentrarci anche nella fisica quantistica.

      5) La frase di Cartesio va interpretata allo stesso modo di quella di Nietzsche. E’ una questione di priorità temporale. Io posso esistere e non pensare, ma non posso pensare senza prima esistere. Se dico “Cogito ergo sum” sto dicendo che “Siccome penso significa che sono vivo, esisto”. Apparentemente è corretta, ma non lo è dal punto di vista logico, perché antepone l’effetto alla causa. E cambiando i fattori il prodotto cambia, eccome se cambia. Se dico “Sum ergo cogito” significa che “Sono vivo, esisto e siccome l’uomo è un essere pensante, io penso.”. Con il classico sillogismo: 1) L’uomo pensa 2) Cartesio è un uomo 3) Cartesio pensa. Prima esiste l’uomo, poi esiste il pensiero e poi esiste Cartesio che pensa. Ma per poter pensare “prima” bisogna esistere; non il contrario. Ciò che ci crea problemi non è il dualismo, è il relativismo; questo è il vero cancro del pensiero moderno. Dai uno sguardo a questi link sotto.

      Il peccato originale del relativismo.
      http://torredibabele.blog.tiscali.it/2006/01/26/il_peccato_originale_del_relativismo__1744885-shtml/

      Il relativismo è relativo
      http://torredibabele.blog.tiscali.it/2008/09/04/il_relativismo____relativo__1923883-shtml/

      Relativismo e imbecilli
      http://torredibabele.blog.tiscali.it/2009/03/30/relativismo_e_imbecilli__1978263-shtml/

      Mi piace

  10. Giuseppe

    Buongiorno.
    Forse mi sono espresso incompiutamente.Intendevo con la mia risposta tracciare una sorta di vincolo generale che ci viene imposto dalla nostra limitatezza.E quando dico tracciare non significa che mi arrogo della pretesa di definire confini.No.Lo ripeto,i confini ai quali faccio riferimento sono coercitivi per natura.Io ho coscienza del mio limite e non sopravvivo,ma vivo di certezze,che sono l’epilogo di una feconda interrogazione interiore.E che non sono assolute.Ovviamente.Ho si anche dubbi,timori,ansie,e,soprattutto,delusioni.
    Ma questo è il ciclo degli uomini.Mi spiace che Lei abbia colto un appunto alla sua persona.Non era questo il mio intento,bensì riaffermare l’indefettibilità della scelta.Ed ho a tal proposito citato Blaise Pascal e la sua scommessa.Anche chi non scommette ha scelto.Di non scommettere appunto.Ma,chiedo vènia,non intendeva Lei questo.Era comunque il mio un discorso sulla presunzione di chi afferma che nella vita non si deve nutrire l’animo di certezze e,non essendo di quell’avviso,
    ho inteso discorrere sulla manifesta ineluttibilità dell’assumere un corredo esistenziale che,necessariamente, sottostà a delle scelte.Ora in quanto all’ironia io non ne ho fatto menzione.Ho citato Umberto Eco,spingendomi forse oltre il dovuto dalla circostanza,in relazione alla "certezza" dello scomparso semiologo che la "verità" è che tutto è da ridere.Niente a che vedere con l’ironia che nella sua proposizione Socratica irride,appunto, alla sapienza altrui. Ma,lo ripeto,avrei dovuto evitarlo.In quanto all’onniscienza e all’onnipotenza,Le posso assicurare che,da pur pessimo cattolico di Santa Romana Chiesa,preso fra gli estremi di una agognata e sempre rinviata redenzione,ed un edonismo che tutto il mio essere convolve,convintamente ripongo nell’Unico.
    Cordialmente
    Giuseppe

    Mi piace

  11. Giuseppe

    Non fa una grinza il suo discorrere sulla frase cartesiana.Poco da aggiugere.Ricordo che Tommaso d’Aquino prima delle lezioni mostrava ai suoi allievi una mela dicendo: «Questa è una mela. Chi non è d’accordo, può andar via». Il “Doctor Communis” voleva far capire che non è il pensiero a determinare l’essere, ma è l’essere che determina il pensiero. La superbia infatti fa ritenere che il nostro pensare sia il fondamento dell’essere, mentre invece l’umiltà ci porta ad osservare e argomentare l’essere delle cose, soprattutto in quelle divine".Il relativismo non inizia con Cartesio,ma con quel periodo che Vasari definì pomposamente,a metà del XVI secolo, il Rinascimento.-Rinascere da cosa?-"Il Rinascimento è la decadenza",diceva Henri Matisse.Per quei presuntuosi "pensatori" vi sarebbero state due epoche di lumi:l’Antichità e il Rinascimento.In mezzo i tempi "oscuri"-un millenio- del Medioevo.Oggi questa separazione persiste solo nelle convinzioni interessate di quanti si sono formati,ed adeguati pedissequamente,all’ebbrezza Illuministica,per loro conclamata indecente assuefazione ai clichè della Leggenda Nera,originata e sostenuta per odio anticattolico.Ancora oggi,in questa epoca di ubriacatura scientifica càpita di udire:"Esecuzioni di una ferocia quasi medievale",scrive Regine Pernoud,"Assaporiamo questo:quasi.Certo,nel secolo dei campi di concentramento,dei forno crematori,del Gulag,come non restare inorriditi davanti alla ferocia dei tempi in cui si scolpiva il portale di Reims o Quello di Amiens".Del resto Cartesio è il prototipo del razionalista."Dai loro frutti li conoscerete".(Matteo 7:16-20).Nel Rinascimento ha origine e si veicola la separazione fra Dio e l’uomo.L’uomo del Rinascimento lascia intravedere lo stato nascente di quella antinomia che si cristallizzerà nel XIX secolo.E con le propaggini nefaste di quel delirio di libertà che stromette Dio da ogni decisione.Anzi,la sfera personale tende ad escludere l’ingerenza di ogni autorità:di diritto naturale positivo incluso."Dio è stato umanizzato,dice Merezkovskij,l’incomprensione del Dio-uomo ha condotto a creare la finzione dell’uomo-Dio".
    "Ho sempre avuto la sensazione che tra oriente ed occidente ci sia una differenza culturale che deriva dal diverso atteggiamento mentale connaturato.."Lei,giustamente,rileva l’ovvio.Le differenze fra i popoli."La morte delle Nazioni è uno degli scopi dichiarati dell’Unione Europea".Così Ida Magli nel suo,"Contro l’Europa.E tratta giustappunto delle macroscopiche diversità delle popolazioni Slave.I popoli esistono.Non li si può cancellare con un trattato.O con una immigrazione incontrollata.E la Storia li ha plasmati,un percorso millenario li ha forgiati.E proprio ad est,nel grembo della Grande Madre Russia si leva,fragoroso,il rifiuto all’omologazione.Settant’anni di Comunismo,furioso e genocida, non sono riusciti a divellere da quel grande cuore pulsante la fede in una sorte diversa da quanto pianificato dall’Anticristo.Nietzche?Qualche bestialità del filosofo:
    "annientamento di milioni di malriusciti", di "popoli malriusciti", di "malaticci, infermicci,estenuati, da cui oggi l’Europa comincia ad essere ammorbata",di"menzogna dell’eguaglianza delle anime"."Un antisemita è un ebreo invidioso, vale a dire il più stupido tra di loro",gli Ebrei "popolo più infausto della storia",gli Ebrei Polacchi,""non hanno un buon odore",e di Pilato che consegna Gesù alla morte"
    un ebreo in più o in meno- che conta?
    Dai frutti conoscerete l’albero.
    Cordialmente
    Giuseppe

    Mi piace

  12. Dani-Dyodì

    Mi spiace ma in questi giorni sono presa da mille cose, non ho un attimo di tempo. Però Guano, a proposito di commenti che spariscono, mi è capitato spesso, io uso un text edit gratuito qualsiasi cosa debba scrivere, poi copio e incollo. Io ho un Mac ma per windos ti ho cercato in google questo link. Penso che il FOCUS faccia per te. WORD non è un text edit… Ciao.. a presto..

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...