Follia 3 (futili motivi)

Perché il mondo sta impazzendo? Forse per le cause accennate nel post “Follia umana 1“, in cui si riportano i risultati di ricerche scientifiche che dimostrerebbero una stretta relazione causale fra inquinamento e alterazione delle funzioni cerebrali. Anche oggi i TG hanno riportato la notizia che il livello delle polveri sottili in diverse città continua da tempo a mantenersi su livelli molto superiori al limite massimo consentito; ma il problema continua da tempo ad essere oltre i limiti di guardia (Smog, Italia avvolta nelle polveri sottili: PM10 oltre 3 volte i limiti di legge). Ma poi ci distraggono con giochini scemi, fiction e Isole dei famosi (nel senso che hanno fame). Polveri a parte, i sintomi di questa follia collettiva sono diversi e tutti gravi e preoccupanti. Alcuni li abbiamo riportati nel post “Follia 2; mamme, figli e ombrelli“. Ne esistono altri che possiamo rilevare dalla lettura dei casi di cronaca nera riportati dai media. Ormai questi casi di violenza sono così frequenti che stiamo arrivando all’assuefazione. Quasi non ci sorprendono più. Li consideriamo piccoli incidenti in una realtà normale di gente normale, come incidenti stradali o sul lavoro, come infortuni domestici, come la tegola che sfortunatamente e per puro caso vi cade in testa. Così, quando si registra l’ennesimo caso di omicidio, sentiamo spesso la testimonianza di vicini di casa o conoscenti che descrivono l’assassino come una persona “normale”. O sono cambiati i pazzi, oppure è cambiato il concetto di normalità.

Ma allora, se sono persone normali, o almeno sembravano normali fino al giorno prima, cosa scatena la follia? Non sempre ci poniamo il problema e quando ce lo chiediamo, lo facciamo in maniera superficiale. Cerchiamo spesso la spiegazione più ovvia e scontata.  La nostra attenzione si ferma sulla causa apparente: screzi familiari o incompatibilità fra coniugi, liti e risse occasionali per insulti e offese subite in passato, vecchi rancori tra familiari, parenti, vicini di casa o soci in affari, gelosia e tradimenti, liti fra automobilisti, e mille altri “futili motivi per morire“. In realtà, però, quella non è la vera causa che scatena la violenza; è solo l’atto finale di uno stato di latente aggressività che magari ci si tiene dentro per anni. Così il pretesto che scatena la violenza è solo la goccia che fa traboccare il vaso, la scintilla che dà fuoco alle polveri. Ma la vera causa è lo stato mentale di sofferenza che cova e alimenta l’aggressività e consente e provoca lo scoccare della scintilla.

Se si riceve un’offesa o un’ingiustizia è naturale che si abbia una reazione d’ira più o meno forte. Se quella ingiustizia viene sanata non lascia traccia significativa nella memoria. Ma se non trova soddisfazione genera uno stato di tensione  che cresce nel tempo, assume forme di aggressività latente sempre più accentuata e scatta all’improvviso per dei pretesti banali che chiamiamo “futili motivi“. A parte casi molto evidenti di alterazione comportamentale, questa aggressività latente non viene percepita nella sua pericolosità.  E’ come una mina celata sotto la terra, come una bomba innescata di cui non ci rendiamo conto se non quando qualcuno fa scattare il congegno. Il guaio è che non sempre a far scattare quel congegno è il responsabile dell’offesa o dell’ingiustizia, colui che di fatto ha innescato la bomba. Spesso è un malcapitato sconosciuto che, per una pura e sfortunata coincidenza, un certo momento di un certo giorno si trova sul vostro cammino e vi offre il pretesto per scaricare la rabbia e l’aggressività repressa per anni. Ed ecco che quello che tutti hanno sempre visto come una persona normale può diventare di colpo all’improvviso un violento assassino.

Tuttavia la gravità della violenza non è commisurata all’offesa, l’insulto, la provocazione, il pretesto casuale del momento, ma è determinata dal tipo di reazione a quegli stimoli. A uguale stimolo non corrisponde uguale reazione. E ciascun individuo può avere reazioni diverse dagli altri. Un bel paesaggio è uguale per tutti coloro che lo ammirano; ma le reazioni di chi guarda sono tutte differenti e cambiano da individuo a individuo, secondo la personalità, la cultura, il gusto estetico. Lo stesso tipo di reazione avviene nei confronti di quei fattori scatenanti che riteniamo siano la causa della violenza. Allo stesso stimolo una persona calma reagisce con calma, una persona aggressiva reagisce con violenza. Questo è sotto gli occhi di tutti. Allora, se la vera causa della violenza non è l’atto provocatorio, l’offesa, ma è il tipo di reazione che segue all’offesa  vuol dire che la causa scatenante va ricercata nella mente umana, ovvero in quello stato mentale che è già predisposto ad avere reazioni violente anche a stimoli banali. La notizia a lato, riportata oggi dalla cronaca,  è solo l’ultima di una lunga serie di tragedie simili e  ne è l’ennesima conferma.

Tutti, anche le persone più calme e normali di questo mondo, di fronte ad una provocazione o un’ingiustizia possono avere reazioni anche piuttosto violente; ma sempre nei limiti della norma. Così anche la persona più educata, occasionalmente, può rispondere ad un insulto con un insulto, ad un pugno con un pugno, ma non si trascende. Se però  si fracassa la testa con un cric ad un automobilista, o lo si accoltella, solo perché ti ha sorpassato, non ti ha dato la precedenza o ti ruba il parcheggio, non è più normale; rientra nei casi di follia.

Ma quello stato mentale che determina il tipo di reazione non è una specie di dotazione di seria, fissa, immutabile; è invece facilmente influenzabile e modificabile da diversi fattori. Mentre però accettiamo facilmente il fatto che un trauma possa modificare la funzionalità cerebrale, non altrettanto facilmente siamo disposti ad accettare il fatto che il cervello possa subire dei condizionamenti di tipo culturale. O meglio, lo accettiamo come naturale e scontato solo se l’effetto è quello positivo conseguente allo studio, l’istruzione e l’affinamento del gusto estetico. Ovvero, riconosciamo che l’istruzione e la cultura migliorano il nostro livello intellettuale. Quindi la cultura agisce sulla mente e ne provoca una mutazione che influisce sul comportamento.  Se questo è vero, bisogna però anche tener presente che l’effetto dipende dal contenuto di ciò che leggiamo, vediamo o ascoltiamo. Leggere la Divina Commedia non è come leggere il Mein Kampf di Hitler. Ascoltare una sonata di Mozart non è come sentire il rumore assordante di un martello pneumatico. Ammirare un prato fiorito con in sottofondo le note di una barcarola, non è come vedere raccapriccianti immagini splatter con schizzi di sangue e corpi fatti a brandelli. Le informazioni, gli stimoli, i messaggi esterni che percepiamo ed assimiliamo generano nella mente reazioni diverse che possono essere piacevoli e infondere serenità o terrificanti e generare paure e incubi; quindi, positive o negative.

Ma allora perché riconosciamo facilmente che un messaggio positivo abbia effetti positivi  e troviamo difficile riconoscere che un messaggio negativo abbia o possa avere effetti negativi? Perché la persuasione occulta della pubblicità funziona così bene sulla nostra mente tanto da indurci ad acquistare quel tale prodotto reclamizzato, e non dovrebbe funzionare altrettanto bene se ci martellano quotidianamente con scene di violenza? Eppure entrambi i messaggi funzionano nello stesso identico modo. Ma noi non ce ne rendiamo conto, oppure fingiamo di non saperlo. (continua)

 

11 pensieri su “Follia 3 (futili motivi)

  1. Dani.Dyodì

    Ciao Giano,.
    Penso spesso che c’è ancora gente che ignora totalmente di come il nostro subconscio assorba senza alcuna censura tutto ciò che film, articoli, notiziari gli riversano addosso. C’è gente che si addormenta davanti alla tv accesa per tutta la notte!! In troppi ignorano cosa sia la consapevolezza. Si diventa così delle belle pattumiere di schifezze e facili prede di follia, impossibile da gestire ignorandone totalmente la causa, non sapendo dove è nascosto il vero criminale, il vero nemico da cui difendersi. Un gioco pessimo di specchi. Ci vorrebbe l’obbligo per tutti di una psicoterapia giornaliera gratuita.
    Altro che palestre, balletti e piscina… a pagamento!

    Ciao, piacere di averti ritrovato in questa particolarissima circostanza.
    Dani
    (Dyodì… il mio nick di allora su diablogando).

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    1. Giano

      Ciao Dani, ho risposto anche all’altro commento su “Crimini e talenti”. In relazione agli effetti negativi dei media, quello che mi stupisce è che perfino certi psicologi, che dovrebbero essere i primi a lanciare l’allarme, non solo non mostrano nessuna preoccupazione, ma dicono che questo eccesso di violenza aiuta a sublimare l’aggressività. Quindi, secondo loro, ha addirittura un effetto positivo. Roba da metterli alla gogna nella pubblica piazza. Eppure la cronaca quotidiana, a base di violenze di ogni genere e di morti ammazzati, dovrebbe farci riflettere e chiederci il perché di questo dilagare di violenza. Invece sta diventando normale, ci stiamo abituando e forse non ci facciamo nemmeno caso. Passiamo dal morto di giornata alla fiction, al reality, dalle tragedie familiari all’Isola dei famosi; e fra poco a Sanremo. Non c’è speranza di cambiare questo declino. Purtroppo per le generazioni future. Coraggio, grazie per il saluto, buona serata.

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  2. dani-Dyodì

    Si. Già letto. Grazie.
    A proposito di psicologi e psichiatri ci sarebbe da scriverci dei tomi! Partirei con il dire che in tanti lo diventano sapendo che è un bel guadagno. Una sola ora di lavoro poi fuori e alla prossima volta. A parte i casi disperati che necessitano di farmaci, (ahiloro!) tutti gli altri sono casi in cui si ha bisogno di “raccontare” a qualcuno i propri problemi perché manca la vera comunicazione tra le persone e la solitudine è amica della depressione, quando non è cercata. Voluta. Scelta.
    Una psicoterapia, quella che intendevo io nel mio commento precedente, è più un imparare a “vuotar la pattumiera” della mente, quotidianamente. Da soli o con aiuto di un addetto. Gratuitamente, per salvaguardare non solo se stessi ma tutti quanti intorno.
    E per stare in tema, stando a ciò che dici circa il sublimare l’aggressività… penso a quanti film con scene di violenza e horror spesso del tutto gratuite vengano seguiti e cercati al cinema e alla tv. La mia reazione è quella di girare al volo canale. Non mi soffermo nemmeno a pensare a quanto sia davvero migliorato il trucco e il colore del sangue, rispetto al pomodoro di anni fa, e a quanto siano bravi certi attori più di altri.
    Ogni generazione evidentemente deve avere a che fare con problemi gravissimi della propria epoca, questo da sempre, ma ciò che disarma pure me e mi crea un disagio è rendermi conto che tra reality, fiction, play station paurose e pura realtà… il subconscio prende tutto per “buono”, tutto per vero, tutto per “vissuto”. Forse davvero viviamo in un sogno. Dobbiamo però tener conto infatti che gli incubi aumentano e il pericolo che non tutti notano è proprio quello di “farci il callo”… come si suol dire.
    Ciao Giano
    Dani

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    1. Giano

      La psicologia e gli strizzacervelli, come li chiamano in America, sono da tempo sotto accusa, proprio per la molto discutibile validità della terapia. Ricordo sempre che uno dei primi libri letti da ragazzo, forse ero ancora al ginnasio, era proprio un libricino di psicologia scritto da un autore americano. Ricordo che la mia impressione fu che dicesse un sacco di fesserie non dimostrate e non dimostrabili. E da allora la mia idea non è cambiata di molto, nonostante abbia letto altri testi magari più seri. Ho sempre molti dubbi. Anche su questa piattaforma ci sono almeno una decina di blog tenuti da psicologi. Sembra che si occupino soprattutto di problemi sentimentali o quasi, di problemi di coppia, di “traumi” da abbandono da parte del partner, crisi di adolescenti, caratteristiche caratteriali etc. Molti di quelli che prospettano come problemi da risolvere con l’aiuto dello psicologo, sono questioni che prima, come dici tu giustamente, si risolvevano normalmente parlandone con amici o familiari. Ma siccome oggi la gente non ha più tempo nemmeno per i rapporti sociali, allora ogni piccolo problemino diventa un trauma. La fregatura è che queste terapie sono lunghe, costose e spesso non portano a nessun risultato. Ricordo una scena di “Io e Annie” di Woody Allen, in cui lui si lamentava del fatto che da 15 anni andava dallo psicanalista, senza risultati (cosa che fa veramente nella vita). Concludeva dicendo: “Gli do ancora un anno, poi vado a Lourdes”. In quanto ai danni della televisione e dei media ne scrivo da anni, ma senza riscontro. Non ricevevo risposte nemmeno quando, appena cominciato a usare internet, ne scrivevo su uno speciale forum della RAI, dedicato proprio all’influenza negativa delle scene di violenza sui bambini. Risposte zero. Incredibile, ma è così.

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  3. dani-Dyodì

    Io sono per l’antipsichiatria ma son convinta che un paio d’ore di terapia di meditazione, lavoro sui chakra, respirazione, dialogo… possa essere d’aiuto a tanti. Perché escluso quei casi di futili motivi da coppietta che scoppietta o capricciosi scleranti tutto ego, la gente sta male sul serio e non sa da dove cominciare. La religione tampona, lo psicologo tampona, i familiari tamponano quando possono… ma nessuno ti paga il biglietto d’aereo per Lourdes.. :).
    Manca il capire la differenza sostanziale che passa tra propria spiritualità da coltivare, il proprio così detto Maestro interiore, e le religioni e il loro Dio a cui delegare ancora e sempre la propria salvezza e a cui chiedere perdono per i propri peccati per poter poi tranquillamente ri_peccare…
    Non è che sono anti questo o anti quest’altro, è che se non c’è riscontro e si sta a parlare e a scrivere con chi non ascolta e non legge, penso si debba davvero provare altre strade.
    Il riscontro manca perché chi legge un articolo lungo anche se ben articolato è già abbondantemente d’accordo. Può argomentare e intervenire in un commento come ho fatto io, oppure portarsi a casa la propria ulteriore riflessione sui fatti… ma chi non lo legge è perché non gliene può importar di meno.
    Forse bisognerebbe imparare un linguaggio differente, non so… più breve, più flash, più documentazione. La gente non legge, Giano. E chi legge spesso non scrive. E chi scrive e legge questi argomenti li ha già visti e pensati. Trovo giusto insistere e non mollare ma forse si deve imparare il linguaggio dei sordi, con i sordi. E mi perdonino i veri sordi.

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    1. Giano

      Dani, non ce l’ho con la psicologia, ma su come viene usata. Uno dei miei temi preferiti è proprio la mente umana. Se vai a vedere nella colonna a destra, l’elenco cronologico dei post, vedrai che questo blog l’ho aperto a giugno 2003; già sto scrivendo qui da 14 anni, pensa che costanza. Il primo è un generico post di saluto alla comunità. Il secondo post è già dedicato ad una questione fondamentale: “Come nasce il pensiero?”. A questa domanda ancora oggi non c’è risposta, nessuno ha una risposta soddisfacente, nemmeno esimi scienziati che riconoscono onestamente che questo resta un grande mistero. Eppure è la domanda cruciale, perché tutto ciò che deriva dalla mente umana, la civiltà, il progresso, l’arte, la letteratura, la filosofia, le relazioni sociali, la comunicazione, la conoscenza, la politica, l’amore e la guerra, tutto nasce dal cervello. Allora, se non si conosce esattamente il suo funzionamento si rischia di creare una vasta letteratura basata sul niente, come creare castelli sulla sabbia, o su principi errati. Ed infatti gran parte di ciò che si dice e si scrive sull’avventura umana, dai romanzi ai trattati di sociologia, contiene un errore di fondo. E’ quello che ho accennato spesso nei miei post, ma mi rendo conto che, non so per quale motivo, ciò che a me appare del tutto chiaro, logico e razionale, non sia chiaro per chi legge. Forse non riesco a spiegarmi. Ed allora non insisto sull’argomento. Sempre nella colonna a destra sono elencati molti post che parlano di questo. In passato ho frequentato diversi forum di discussione e cercavo sempre di accennare quelli che per me sono problemi fondamentali. E spesso trovavo anche riscontro positivo e persone che hanno apprezzato quello che scrivevo. Purtroppo quei forum, per vari motivi, dopo un po’ venivano chiusi. Tu accenni al problema del linguaggio, ed hai ragione. Oggi per farsi ascoltare bisogna usare lo stesso linguaggio dei social. di facebook, twitter, Youtube, ed altri; social che non uso e seguo. In fondo, forse, non è che mi interessi tanto che altri leggano quello che scrivo o che sia d’accordo. Ho rinunciato perfino a questo. Tanto è vero che spesso uso una battuta: “Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo”. Come dire che se la gente legge va bene, se non legge è lo stesso; se concordano con quello che scrivo bene, altrimenti è lo stesso. L’ultima cosa che mi preoccupa è proprio il gradimento o meno della rete. O i Follower ed i Like (si dice così?) di Facebook. In verità è che ho perso anche la speranza che la gente possa cambiare. E non cambia perché non vuole farlo. E la ragione è nascosta nel cervello e nel suo funzionamento. Contrariamente a quanto si può pensare, ogni individuo è ciò che è e non può essere diverso da ciò che è; ci piaccia o no. E checché ne dicano psicologi, psicanalisti, psichiatri, sociologi e compagnia bella. Mi vengono in mente due post fra i tanti per chiarire quello che voglio dire. Uno è abbastanza recente: “Il motivatore; i guru moderni“.
      http://torredibabele.blog.tiscali.it/2016/02/20/il-motivatore-i-guru-moderni/
      L’altro, che cito anche in quel post, è del 2006: “Come vivere felici con 5 euro“, dedicato al guru Raffaele Morelli.
      http://torredibabele.blog.tiscali.it/2006/05/25/come_vivere_felici_con_5_euro_1745623-shtml/

      Guarda anche questo: “Psicanalisi e peni volanti“, magari ti fai due risate.
      http://torredibabele.blog.tiscali.it/2006/06/10/la_psicoanalisi_ed_i_peni_volanti_1745771-shtml/

      E ancora sul tema del pensiero, vedi anche “Pensiero e volontà”, così magari è più chiaro cosa intendo ed evito di dover ripetere cose già dette.

      http://torredibabele.blog.tiscali.it/2006/09/13/pensiero_e_volont___1746390-shtml/

      Ciao dani…

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  4. dani-Dyodì

    Di certo non intendevo di cercare “lettori” nei social pur di avere seguito, Giano. Rispondevo solo alla tua frase “non trovo riscontro”. Ho captato da subito la tua capacità di pensiero. Sarà che pur stando attenta a rimanere padrona della mente e non diventar schiava della mente, perseguo gli stessi sentieri. Fino a ritrovarmi spesso a focalizzare il momento in cui “nascono”… Son fotogrammi in movimento. Come qualsiasi film… è fatto di fotogrammi. Ho sperimentato la bellezza di far silenzio nella mente. Il nulla è affasconante. La mente razionale dapprima si incacchia poi depone le armi e si riposa nel silenzio. Passa il tempo e non te ne accorgi. Questo è perché non passano i fotogrammi uno dietro l’altro. Se non dài infatti il modo di passare dall’uno all’altro il Tempo si ferma. Qui ho capito finalmente che il Tempo non esiste…. Ma intendevo, ritorno a bomba, che se ci si vuol salvare da questa “follia-futili motivi” dilagante (che io però chiamo inconsapevolezza), converrebbe trovare, da parte di chi scrive, un modo di farsi leggere. Magari incuriosendo. Magari con qualche amo specifico per pescare non certo Like e Follower ma qualcuno che in piena autonomia trovi interesse per qualcosa di più soddisfacente che non scrivere o leggere un Twitter.
    Il pensare, la capacità, l’intelligenza sono strade troppo interessanti, addirittura pericolose ma affascinanti. Basta solo pensare (appunto) a quante autostrade nuove nascano tra neuroni e sinapsi per la grande capacità di plasticità del cervello… Forse anche pensare è Arte? So solo che c’è chi ama farlo e chi non lo ama. Ma forse c’è anche chi è convinto che pensare sia solo ricordare il passato e non ha esercizio a indagare la mente. Anzi penso che ci sia tanta gente che ne ha proprio paura.

    Grazie per i link.. Ora non so se ho tempo stasera di leggerli ma lo farò. Ho solo dato uno sguardo l’altra sera a due o tre titoli che mi hanno incuriosito. Ti farò sapere.
    Ciao Giano, buone sinapsi… 🙂

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    1. Giano

      Cara Dani, il fatto è che, forse, a me non interessa proprio lanciare ami per farmi leggere. Sono talmente deluso e disgustato dalla stupidità umana che non provo più nemmeno a dialogare come facevo un tempo, con la speranza che dal confronto potesse scaturire qualcosa di simile alla verità. La maieutica socratica non funziona più. Anzi, ad essere sincero, credo che non funzionasse neppure ai suoi tempi. Lui ci provava, ma non so con quali risultati. Funziona solo con chi è predisposto al dialogo ed ha l’apertura mentale sufficiente per porsi domande e cercare risposte senza condizionamenti o pregiudizi. Tanto è vero che è riuscito solo a farsi dei nemici e poi l’hanno condannato a morte (democraticamente, con voto popolare; ma, stranamente, nessuno mette in dubbio il valore del voto democratico) per corruzione della gioventù. Ecco cosa si ottiene a voler discutere con chi non vuole ragionare o non ha interessa a farlo. Quando, dopo anni di discussioni e confronti, ci si rende conto che la maggioranza delle persone non ha né la volontà, né la capacità di ragionare o, ancora peggio, è in malafede, allora ci si ritira in buon ordine.
      Il pensiero è affascinante, ma, come dici tu, può essere anche pericoloso. Di sicuro è scomodo, perché ti mostra una realtà diversa da quella che appare alla maggior parte delle persone. E siccome il mondo è organizzato secondo criteri che è difficile condividere, si finisce per vivere in costante attrito e conflitto con quel mondo. E si vive male, non c’è dialogo, non c’è possibilità di intesa. Si è nel mondo, ma si convive a forza; come dei separati in casa.
      L’accenno ai fotogrammi in movimento è perfetta. E’ proprio l’idea che ho del pensiero. Se ci facciamo caso il pensiero funziona proprio con immagini, come quando cerchiamo di ricordare scene di vita recenti o passati. Vediamo le immagini di quel momento. In verità da ragazzo avevo la sensazione che il pensiero potesse svilupparsi in due modi distinti: uno basato sulle parole, l’altro con le immagini. E mi rendevo conto che ragionare con le immagini era molto più veloce, si aveva una visione più precisa del problema e si arrivava a conclusioni più efficaci e vere. Curiosamente, qualche tempo fa, ho letto che Einstein sosteneva la stessa cosa. Non so se sia possibile rintracciare quell’articolo. E poi, se si ama pensare e riflettere, non si è mai soli, non si soffre mai di solitudine. Ci fanno buona compagnia i nostri pensieri. Altrimenti, se la testa è vuota, si cerca di riempirla in qualche modo perché, come sosteneva Aristotele, la natura ha “horror vacui”, terrore del vuoto. Ecco perché la gente si riempie la testa di sciocchezze, di pettegolezzi, di gossip, di demenziali programmi in Tv, di chiacchiere da cortile, di frivolezze; perché così ha la testa occupata ed ha la sensazione di averla piena. In effetti è piena, ma di spazzatura. E siccome i furbi sanno benissimo che così gira il mondo, fanno di tutto per assecondare questa aspirazione confezionando riviste, fiction, film, romanzetti d’appendice, programmi di facile ascolto, giochini con i pacchi e senza pacchi, salotti pomeridiani per casalinghe disperate e nonne con la lacrima facile, ad uso e consumo di un pubblico che ha bisogno di illudersi di avere la testa piena. Ma in fondo, se a loro va bene così, è anche giusto che sia così. Se la maggioranza del pubblico vuole questo, i furbi fanno bene a darglielo. Il guaio è per chi non gradisce questi sottoprodotti intellettuali, perché sono tagliati fuori da gran parte delle offerte mediatiche, ma devono conviverci necessariamente, sopportarle e cercare di sopravvivere. Un bel guaio. Coraggio…

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  5. dani-Dyodì

    Ripeto la stessa frase che ho postato in altro commento a “Come vivere felici con 5 € al mese”.
    _____ “Se hai un problema e lo puoi risolvere datti da fare. Se il problema non lo puoi risolvere perché preoccuparsi??”.

    Quindi penso che scrivere (poesia, pittura, teatro, fotografia… etc..) possa fare molto per tentare di risolvere in parte certe problematiche. Non per avere seguito o diventare famosi ma per far sentire anche le campane differenti.
    Coraggio… 😉

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    1. Giano

      Scrivere è un buon esercizio sia per tenere in forma la mente, sia per dare sfogo alla propria creatività; così come ogni forma di arte e letteratura. Aiuta a sopravvivere al dramma esistenziale; almeno finché la vita non prende il sopravvento in maniera tragica. In questo senso internet è un ottimo mezzo per esprimersi, una finestra sul mondo, il più potente mezzo di comunicazione che l’umanità abbia mai avuto. E come tutti i prodotti della tecnologia può essere usato bene o male. La scrittura ci consente di comporre poemi, racconti, romanzi, poesie; oppure scrivere invettive ed insulti. Dipende dall’uso che se ne fa e dalle capacità individuali e dal talento. Ricordo che una delle prime notizie che mi colpì su internet (parlo di almeno 15 anni fa) fu quella che riportava i risultati di una ricerca fatta su migliaia di forum e siti di discussione e scrittura (ancora prima che inventassero i blog); risultava che in rete ci fossero almeno 8 milioni di poeti. Un po’ troppi, no? Pensa, e noi siamo ancora fermi a quella decina di poeti riportati nelle antologie scolastiche. Ma l’importante non è scrivere L’Infinito, è avere la sensazione di scrivere qualcosa di bello. E tanto basta per arrivare alla sera e svegliarsi il giorno dopo con l’idea che abbiamo un compito da svolgere; scrivere un’altra poesia, o un romanzo, o imbrattare una tela, o strimpellare una chitarra, o fare qualunque cosa stimoli e gratifichi il nostro talento artistico. Questo basta a dare un senso alla vita. E non è poco…

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