Stampa libera e il ballo di Trump

La stampa ama rivendicare la propria libertà ed indipendenza. Ne fa motivo di orgoglio, di onestà, di rispetto della deontologia professionale e garanzia di imparzialità. Sotto il titolo di varie testate nazionali campeggia la dicitura “quotidiano indipendente“. Il guaio è che non specificano mai da cosa e da chi siano indipendenti. Così possono essere indipendenti da alcuni interessi, ma non da altri. C’è sempre una dipendenza, voluta o meno, consapevole o meno; dall’editore, dal direttore responsabile, dall’area o gruppo politico di riferimento, dagli inserzionisti, dalle preferenze dei lettori.  In realtà l’unica libertà che si può riconoscere alla stampa è quella di stabilire le regole, i criteri ed i limiti (quando ci sono) della propria faziosità.

Prendiamo per esempio il più diffuso ed autorevole quotidiano nazionale, il Corriere della sera, versione on line. Sulla presunta e sbandierata indipendenza ed imparzialità del Corrierone ci si potrebbe scrivere un libro. Basterebbe ricordare la presa di posizione a favore del voto a Prodi sbattuta in prima pagina dall’allora direttore Paolo Mieli (ex sessantottino militante in Potere operaio; tanto per ricordare chi è e da dove proviene). Anche l’attuale direttore del Corriere, Luciano Fontana, cresciuto nella FGCI e per 11 anni giornalista all’Unità, viene da quella sinistra in cui sono maturati molte grandi firme del giornalismo  di casa nostra. E siccome quelle giovanili sono esperienze che, specie se allevati a pane e Marx, ti segnano per tutta la vita, quando questa gente parla di indipendenza e imparzialità, bisogna sapere che intendono qualcosa di diverso dal significato del termine per la gente comune.

In questi anni di presidenza Obama il nostro Corrierone nazionale è stato una specie di succursale dell’ufficio stampa della Casa Bianca (Obama fan club). Sulle sue pagine è stato un unico, continuo, lungo elogio di Barack Obama e della sua presidenza, una stucchevole sviolinata durata 8 anni (Obama incanta il Corriere). Non passava giorno che in Home non ci fosse qualche articolo, foto e video dedicati alla Obama family (hanno dedicato diversi articoli perfino al cane Bo, il first Dog) che esaltasse le gesta del presidente, della first lady Michelle e perfino delle figlie Malia e Sasha (Titoli e leccate). Tutto, qualunque cosa facessero, diventava pretesto per imbastire un articolo che esaltava la grande statura politica di Barack e le stupende qualità di Michelle: la bellezza, la disponibilità, la frangetta, la vicinanza alla gente, il carisma, la  bravura nel coltivare patate e cetrioli nell’orticello della Casa Bianca, la speciale Dieta Obama, i riconoscimenti della stampa per l’eleganza (incredibile, ma vero; hanno avuto il coraggio di assegnarle un premio per l’eleganza), il suo impegno nella campagna contro l’obesità (anche se il cibo preferito di Barack era il junk food, hamburger e patatine). Insomma, poco mancava che Barack, dopo aver ricevuto un Nobel per la pace sulla fiducia, fosse nominato anche santo subito, ancora in vita, e la first lady Michelle venisse consacrata come icona di bellezza.

Poi succede che Trump vince le elezioni battendo la favorita Hillary Clinton (sostenuta dalla quasi totalità dei media americani; e nostrani) e diventa presidente degli USA, suscitando proteste, cortei, scontri, stilisti che si rifiutano di vestire Melania, cantanti che rifiutano di cantare all’insediamento, dive hollywoodiane in lacrime e scene da Day after. I democratici di casa nostra ammutoliscono, cadono in depressione e finiscono in terapia di gruppo presso un noto psicoterapeuta per superare il trauma.  Cerimonia solenne di insediamento in diretta e poi gran ballo. Si balla sì, ma  cambia la musica. Quella dell’insediamento di Obama era una musica allegra, gioiosa, di gran festa. Questa, a sentire il tono del resoconto dell’inviata speciale RAI Giovanna Botteri, sembra triste, lugubre, premonitrice di sciagure; come se avessero eseguito la Marcia funebre di Chopin. Cambia la musica anche per il nostro Corrierone nazionale; dalle dolci e delicate sviolinate obamiane si passa al rumore di ferraglia arrugginita, peti, rutti, grugniti e pernacchie. Ecco nel box in alto come il “quotidiano libero ed indipendente” riferisce il ballo: quello di Donald e Melania è “legnoso“, quello di Barack e Michelle è un “romantico lento“. Che carini e teneri i fidanzatini Obamini, sembrano appena usciti dal Tempo delle mele. Ma, vista l’età e la passione per la coltivazione di ortaggi, questi sono da Tempo di broccoli e patate.

Qualunque commento è superfluo, parlano le immagini e la didascalia. Una faziosità da fare schifo. Ed è solo l’inizio, perché dopo 8 anni di sviolinate per Obama, prepariamoci al cambio di registro ed a leggere anni di peste e corna contro Trump. Ma c’è ancora qualcuno che crede alla favoletta della stampa libera e indipendente?

Vedi

Obama the One

Tutti matti per Obama

– Obama e le minoranze 

Obama e il lacrimatoio di bronzo

Come acqua fresca

 

 

4 pensieri riguardo “Stampa libera e il ballo di Trump”

  1. Buongiorno.
    Un’ altra "autorevole" firma va a rinforzare i gangli di quella poderosa gheriglia di urticanti pennivendoli che si riunisce in via Solferino 28:Gramellini Massimo,ennesima clonazione de;École Polytechnique. «Pour la Patrie, les Sciences et la Gloire».Si sostituiscano i cannoni incrociati con due penne da scrivere…
    Poi abbiamo l’editorialista Severgnini Beppe.Lo stavo rivedendo ad Otto e Mezzo.Mi dispiace.Non riesco a sostenerlo oltre i venti secondi.Francamente codesti armosti che hanno l’improntitudine di desumere il lolium temulentum,e che stimano noi-ineducati alla virtù civile del buon elettore-alla stregua di insipidi iloti ,costoro,i rancorosi pretoriani della Pravda di casa nostra,sono ormai oltre il mio limite di
    sopportazione.Botteri?Alla nostra,incistata nei salotti radical chic"a piè sospinto"da illustre nascita, confà la locuzione"non debemus, non possumus, non volumus".Mieli?Lo storico de:"I conti con la Storia"?Pare che il nostro sia pervaso da una perniciosa sonnolenza,da una assunta manifesta idiosincrasia all’atto di procedere all’esame dei suoi di conti.Fu uno dei firmatari dell’appello contro un servitore dello Stato.Il Commissario Calabresi.Si pentì?Già.Intanto Calabresi era stato assassinato."Grattez le Russe et vous trouverez le Tartare".
    Sembra che in questo groviglio incestuoso di rabbia,acredine, sversamento incontrollato di bile-Me so’ magnato er fegato e quello che c’è intorno-sia toccato al Demonio stesso pronunciare l’unica frase sensata,a mio modo di giudicare:
    "Ho visto le proteste ieri, ma se non sbaglio abbiamo appena avuto un’elezione. Perché queste persone non hanno votato? I volti dello spettacolo fanno male alla causa".Pazienza se la corazzata Repubblica titola:"Trump irride alle donne",-Ad impossibilia nemo tenetur-ma io rilevo una solida argomentazione.Si è votato!Ma,evidentemente,del libero esercizio del voto a codeste suffragette ante litteram litteram importa una sega. "Ceterum autem censeo Carthaginem esse delendam".Potevano assentarsi nella pletora accidiosa delle"lunatic fringe" le avanguardie della misericordia?Le celebrity del Nuovo Mondo.L’esondazione di questa moltitudine di malferme celebrità è doppiamente dannosa,surrettiziamente deleteria e inversamente sospetta.Dannosa e deleteria poiché lo starnazzare di queste tignose ochette,ritengo sia eterodiretto da una vacuità esistenziale fraudolenta.Lo spin doctor di tanto tracotante egotismo trae sostentamento,come saprofita,dallo stato di abbandono dell’emisfero sinistro del cervello,ed è direttamente proporzionale al:io so io e voi non siete un cazzo.Vale qui l’esclamazione della volpe di Fedro:«O quanta species, inquit, cerebrum non habet!».Chiudo pcon una precisazione.Non sono un vessillifero di Trump.Detestavo la Clinton ed Obama per le politiche non guerrafondaie,quelle sono il presupposto concettuale della politica Americana,ma per il disprezzo manifesto nelle politiche,quelle si,
    liberticide.Obbligo di sostenere e praticare l’aborto anche a chi era contrario.Sostegno incondizionato al movimento LGBT.
    Persecuzione ed intimidazione verso chi era contrario e…Mi fermo qui.Ah.Condivido quanto esposto,con il tono a lui
    proverbiale dai microfoni di ECG."Abbiamo un mondo in cui l’unica cultura è quella omosessuale, visto che quella eterosessuale protesa perché un uomo va con delle donne che gli piacciono e a cui lui piace. Per cosa protestano? Perché Trump ha fatto dei regali alle sue donne? Perché a Trump piacciono le donne? Sono delle proteste determinate da un mondo a rovescio in cui facciamo il gay pride al grido di inculiamoci tutti". "A me sta sui coglioni Hillary Clinton, una che ha bombardato la Libia eliminando Gheddafi e costringendomi a vedere tutta questa tragedia. Una cosa che fino a questo momento Trump non ha fatto. Attaccare Trump perché gli piace la figa non mi pare una cosa giusta".
    Grande.
    Cordialmente
    Giuseppe

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    1. Gramellini va al Corriere? Ecco, ci mancava solo lui; ora si danno la mano con Severgnini. Le proteste contro Trump sono ridicole. Non so cosa farà e non sono un fanatico ammiratore di Trump, ma ciò che non sopporto è la campagna di odio verso un presidente eletto democraticamente. Non ricordo manifestazioni simili in occasione dell’elezione di Obama e Clinton. E’ un’altra dimostrazione della doppia morale che evidentemente fra democratici è di casa. E non si rendono conto che così facendo stanno mettendo in dubbio il valore stesso del principio fondante della democrazia; il rispetto della volontà popolare. In quanto alle donne oggi non vanno più di moda; per essere al passo coi tempi bisogna essere sostenitori delle teorie gender e prendere quello che capita senza sottilizzare troppo. Il massimo del modernismo sarebbe accoppiarsi con un trans nero musulmano diversamente abile e con ascendenze zingare. Coraggio, buona serata.

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  2. Correzione:intendevo scrivere che detestavo la Clinton ed Obama”non per le politiche guerrafondaie”,e non”per per le politiche non guerrafondaie”.Del resto il loro mentore fu tal
    Saul David Alinsky.Ed in quanto ai nostri pennivendoli che dire:asinus asinum fricat.Senza offesa.Per l’asino.
    Giuseppe

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    1. Tranquillo, Giuseppe, non bado molto agli errori di battitura che possono sempre scappare. Ne so qualcosa perché, nonostante faccia attenzione, succede sempre che rileggendo il pezzo una volta pubblicato trovo sempre qualcosa da correggere; e spesso non lo vedo neppure rileggendolo. Magari lo noto rileggendo il pezzo dopo tanto tempo. Sono i piccoli inconvenienti di un calo della memoria, dell’attenzione e della concentrazione, dovuti anche all’età non più giovanissima. Non è lo stile, la grammatica o la sintassi che osservo, ma cerco sempre di capire, leggendo tra le righe, il pensiero di chi scrive, quello che vuole esprimere. Quello mi interessa: l’idea. Almeno nei rapporti di normale scambio di opinioni, scritte o verbali. Trovo, invece, molto fastidioso ed irritante, la superficialità di chi dello scrivere e del comunicare fa un mestiere molto ben remunerato (giornalisti, conduttori TV, intellettuali, etc.). Noi possiamo sbagliare, le grandi firme no. Esempio, Maurizio Costanzo (quello che, fra i mille incarichi fra stampa e TV, insegnava comunicazione all’università e faceva il consulente per enti pubblici) che dice “Se lo sapevo non lo dicevo…”. Da mettere al muro. O quelli che usano il Te al posto del Tu (tipico dei toscani): “Come dici te…te cosa ne pensi?); non ci faccio caso se lo usa una persona qualunque, ma non lo sopporto detto da Del Debbio (toscano di Lucca, quindi anche comprensibile ) o da Gianni Riotta (che invece è siciliano, quindi non giustificabile; ex direttore del TG1 e del Sole 24 ore, oltre a mille incarichi vari) e da altri grandi firme profumatamente pagate per parlare e scrivere un italiano corretto; soprattutto perché, dato il ruolo ricoperto, diventano modelli da seguire e imitare, maestri di stile. Avevo già notato quello svarione, ma giuro che lo avevo visto proprio come errore di battitura e interpretato nel senso giusto. Buona giornata.

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