Il Papa si fa le scarpe

Anch’io ho le mie cose”, ha detto il Papa, intervistato dalla TV in un negozio di articoli sanitari di via del Gelsomino. Ha le sue cose? Per un attimo abbiamo avuto il sospetto che si trovasse lì per acquistare assorbenti.

Ma ha chiarito subito: non si riferiva a “quelle cose”, ma al fatto che soffre di disturbi alla schiena e per questo motivo deve usare delle scarpe ortopediche. Meno male, ci mancava solo un Papa transgender  (video: il Papa fa spese nel negozio di sanitari). E così, in attesa che siano i cardinali che lo contestano a fargli le scarpe, per evitare sorprese le scarpe se le fa da solo. Esce in utilitaria e, come un qualunque trasteverino, va in un negozio appena fuori dal Vaticano: “come una persona normale”, dice la gente.  Già, ma lui non è una persona normale, è il Papa. Ormai ci ha abituati a queste uscite inusuali. Tempo fa, sempre in utilitaria ed accompagnato solo dal suo autista, andò a cambiare le lenti presso un ottico nelle vicinanze di Piazza del popolo. Un giorno o l’altro lo vedremo seduto dal barbiere di Trastevere, oppure dietro un carrello che fa la spesa al market, scegliendo detersivi, broccoli, salumi e tagliatelle di nonna Pina.

Dicono che questo suo modo di comportarsi sia segno di umiltà, di vicinanza alla gente, di rottura con la vecchia immagine di un Papa isolato, distante, inavvicinabile, chiuso nella sua austera residenza pontificia, immerso in una dimensione spirituale e distaccato dalla gente e dalle cure terrene.

Bergoglio ha introdotto un nuovo stile, alla mano, da persona normale. E forse sogna proprio di vivere e fare cose normali: andare a passeggio per il Lungotevere, chiacchierare con i pensionati al parco, andare in pizzeria con gli amici. Gli manca la normalità quotidiana. Ecco perché ogni tanto fa delle cose inconsuete per un pontefice.  Ieri mattina, per esempio, ha sorpreso tutti telefonando alla RAI mentre in studio festeggiavano i 30 anni di Uno mattina, per fare gli auguri di Buon Natale in diretta (“Pronto? Sono Francesco” Il Papa chiama in diretta RAI1). Niente di strano che domani chiami una radio libera romana per dedicare “Tu scendi dalle stelle, o Astro del ciel” alle suore di Santa Marta. Si ha l’impressione che quest’uomo abbia sbagliato strada nella vita. Doveva fare altro; il sindacalista, il contadino, l’artigiano, il gaucho, il suonatore di bandoneon. Tutto, meno che fare il prete. E’ diventato Papa per caso.

Anche il suo modo di esprimersi, che spesso lascia perplessi i fedeli più tradizionalisti, viene giudicato positivamente e, secondo alcuni osservatori, quel suo “linguaggio colloquiale” piace alla gente. Pochi giorni fa, in occasione dell’ottantesimo compleanno del Papa, Serena Sartini sul Giornale ha scritto: “È un linguaggio colloquiale, un linguaggio non ingessato, un fraseggio vicino alla gente comune, che ben si addice a questo Papa che vuole essere più un sacerdote «con l’odore delle pecore» e che ama definirsi vescovo di Roma, prima ancora che Pontefice.” (“Il sacerdote con l’odore delle pecore“). Appunto, un curato di campagna che nella piazzetta del paese si intrattiene con i paesani a parlare di pecore e agnelli, di mungitura, di ricotta e pecorino.  Più che un Papa ricorda un don Camillo della Barbagia. Ma siamo sicuri che sia questa l’immagine del Papa che i fedeli prediligono? Ho molti dubbi in proposito, vista la crescente contestazione nei suoi confronti sia su temi di fede, sia su questioni sociali, specie in merito all’immigrazione, non solo da parte dei fedeli, ma anche di preti e vescovi (Ultimatum del cardinale Burke a Papa Bergoglio: chiarisca entro Epifania gli “errori dottrinali“).

Un Papa non deve usare un linguaggio colloquiale, da gente comune, per il semplice fatto che non è una persona comune; è il Papa. E deve parlare da Papa, non da curato di campagna o da sagrestano. Quando si ricoprono ruoli pubblici importanti la forma è sostanza; ed il linguaggio, l’aspetto, l’abbigliamento, il comportamento devono essere consoni al ruolo ricoperto. Ecco perché trovo intollerabile l’atteggiamento di Renzi; perché un presidente del Consiglio non può presentarsi di fronte ai capi di Stato in maniche di camicia e con le mani in tasca. E’ cafonaggine pura.

Così in tempi di attentati, terrorismo, disagi e insicurezza della gente a causa dell’invasione degli immigrati che mette a rischio la stessa sopravvivenza della nostra civiltà, Bergoglio non può dire “L’Europa è invasa dagli arabi, ma non è un male“, senza suscitare reazioni critiche e perfino insulti e sospetti sulla sua salute mentale. Allo stesso modo il Papa non può dire “Chi sono io per giudicare?”; una delle sue prime affermazioni, riferita ai gay, che lasciarono stupiti molti fedeli ed osservatori. Sei il Papa, ecco chi sei; sei il capo e la guida spirituale del cristianesimo e come tale non solo hai il diritto, ma hai il dovere di giudicare e di essere faro e riferimento spirituale e  morale per la Chiesa.

Non puoi assumere atteggiamenti falsamente umili da sguattero. Non puoi fare ciò che fanno le persone comuni. Non puoi andare in utilitaria dall’ottico di Piazza del Popolo a cambiare le lenti, come un qualunque coatto di periferia. Non puoi andare con gli amici a farti una pizza alla “Bella Napoli”. Non puoi farlo perché non sei una persona qualunque, sei il Papa. Se Bergoglio non ha ancora capito questa piccola differenza farebbe bene a rinunciare ad un ruolo troppo alto e gravoso per il quale, evidentemente, è inadeguato. Per sentirsi più a suo agio, farebbe bene a tornare nelle periferie di Buenos Aires o nelle pampas a bere mate con i gauchos e discutere di pecore e vitelli. Memento: “Quod licet Iovi non licet bovi”. E viceversa.

4 pensieri su “Il Papa si fa le scarpe

  1. Giuseppe

    Buongiorno.
    Concordo con l’analisi di Vittorio Messori.A questo Papa importa poco della Dottrina.Scomparso il giudizio di Dio.Scomparsa la pecezione del peccato.Il perdono lo chiederemo con l’autocertificazione.In quanto poi alle parole in libertà dell’attuale pontefice,esse si commentano da sole: “Si può parlare oggi di invasione araba. È un fatto sociale – ha spiegato Francesco – quante invasioni l’Europa ha conosciuto nel corso della sua storia! E ha saputo sempre superarsi e andare avanti per trovarsi infine come ingrandita dallo scambio tra le culture.”Sfugge(?) al Gesuita un particolare.Dove arriva l’Islam arriva il deserto.Già ma la Misericordia si opporrà alle scimitarre!Questo è Bergoglio.
    L’annaquatore.Il diluitore.Sono sconcertato.Questo Papa si presenterà al cospetto di Dio e con una pacca sulla spalla esclamerà:paisà!
    Buon Natale

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    1. Giano

      Ciao Giuseppe, dici bene, è inqualificabile. Se riceve tante critiche da parte di prelati e fedeli, ed anche da scrittori, come Messori o Socci, che fino a qualche anno fa erano fra i pochi a difendere apertamente la Chiesa contro uno stuolo di intellettuali cattocomunisti mangia preti, qualche motivo deve esserci. Il che mi consola, perché è chiaro che non sono io la pecora nera, per intonarci al “sacerdote con l’odore delle pecore”. Grazie e Buon Natale anche a te.

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