Simil-arte

Anche l’arte è taroccata: niente di nuovo, è risaputo. Sembra arte, ma è come la pelle di certe poltrone: sembra pelle, ma è plastica similpelle. Oggi gran parte della produzione artistica è di questo tipo; non è quello che sembra. Però tira, è trend, ha un suo mercato di appassionati e cultori e, quindi, ne produciamo in quantità industriale. Non solo la produciamo, ma abbiamo anche il coraggio di esportarla: “Personale a Brasilia“. Una sessantina di opere in esposizione; una mostra organizzata al Museu Nacional do Conjunto Nacional da República dall’Ambasciata italiana in Brasile e dall’Istituto italiano di cultura di San Paolo. Insomma, roba seria. Me cojoni!

In questa foto vediamo alcune delle opere esposte. Niente di particolarmente sconvolgente; siamo abituati a ciò che produce l’arte contemporanea. Però viene da ridere a pensare che questa roba venga scambiata per arte e venga esposta in un museo a spese dell’ambasciata italiana (ovvero, a spese nostre). Diceva il protagonista di “This must be the place“: “Oggi nessuno lavora più; fanno tutti qualcosa di artistico“. Ed il nostro Leo Longanesi, ancora più chiaro: “L’arte è un appello al quale troppi rispondono senza essere chiamati”. Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

Ma la perla di questa mostra non è tanto l’opera di Garau, che magari è in buona fede (se la gente apprezza, buon per lui), ma la recensione di Lóránd Hegyi che è “critico d’arte e direttore del Museo di Arte Moderna di Saint-Étienne, in Francia” (Ri – me cojoni!); un autentico capolavoro di espressione del vuoto cosmico. Dice: “Garau crea spazi di strutture che si scuotono con movimenti che ricordano forti venti, terremoti o formazioni architettoniche, e che, per contenere chiarezza e obiettività geometrica, si relazionano con il gioco delle emozioni in una frenesia che può essere perturbatrice, incosciente e irrazionale.”. Se ad una prima lettura il senso non è chiaro, rileggete con calma, pensateci e poi ditemi: cosa vuol dire?

Roba da scompisciarsi dalle risate. Questa recensione di Hegyi bisognerebbe studiarla nei corsi di scrittura, giornalismo, critica d’arte, come fulgido esempio di come si possa esprimere il vuoto spacciandolo per pieno. Eppure c’è gente che su queste mistificazioni artistiche e letterarie ci campa: pseudo artisti, galleristi, critici e direttori di musei d’arte moderna (specie francesi della zona di Saint-Étienne). Il guaio è che lo fanno a spese nostre. Ma se siamo così idioti da accettare queste sconcezze come arte, ci meritiamo anche di peggio. Approfittatene finché dura e finché non arriverà un bambino ad esclamare con stupore: “Il re è nudo”.

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