Papi e terremoti

Solo pochi giorni fa il Papa, nell’omelia durante la messa a Santa Marta, rivolgendo il pensiero alle vittime del recente terremoto, ha detto che “Dio piange per le calamità”. E se lo dice il Papa dobbiamo crederci. Oggi però, forse distratto, Dio ha smesso di piangere ed ha mandato un altro terremoto peggiore del precedente. E così ha completato l’opera di distruzione già avviata. Tra gli edifici crollati proprio quelli dedicati al culto, chiese, campanili e basiliche, come quella di Norcia. Ma il Papa dice che “Dio piange”; piange e manda terremoti. E non si capisce la relazione: piange perché distrattamente manda terremoti, oppure manda terremoti perché piange? Questo il Papa non lo dice. Ma per portare conforto assicura la propria “vicinanza” alle popolazioni colpite. Se ogni volta che si registra una tragedia il Papa assicura la sua “vicinanza” deve esserci una ragione che ci sfugge. Non sarebbe male che, prima o poi, qualcuno ci spiegasse l’effetto pratico di questa vicinanza.

Nella piazza di Norcia i fedeli si sono inginocchiati pregando davanti alla basilica di san Benedetto. Lo abbiamo visto nelle immagini TV. Perché pregano? Ormai la catastrofe è avvenuta, la basilica è un cumulo di macerie e nessuna preghiera ha mai rimesso in piedi le città crollate. Quando e se dovesse succedere il miracolo, crederemo che la preghiera dei “frateli e sorele” inginocchiati in piazza abbiano effetto, e che i messaggi, la preghiera e la “vicinanza” del Papa alle popolazioni colpite abbia qualche utilità pratica. Ma poi, chi pregano e perché? Pregano quel Dio che è l’artefice di tutto ciò che esiste nell’universo, dalle amebe a Mozart, dal prezzemolo ai buchi neri, dalle farfalle ai cataclismi naturali? Quello che “Non si muove foglia che Dio non voglia”? Ma allora anche il terremoto è voluto da Dio, e così pure il crollo delle case e le vittime. Quindi, se questa è la volontà divina perché pregare? Un buon cristiano dovrebbe accettare la volontà di Dio. Chiedere che non mandi catastrofi, morti e sofferenze, è un atto di ribellione e disobbedienza alla volontà di Dio. E’ un peccato gravissimo. E se non è questo lo spirito della preghiera, perché pregano? Mistero della fede. Intanto, invece che pregare, forse è meglio, e più utile, cominciare a scavare e sgombrare le macerie. Poi si vedrà.

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