Funghi e ponti

E’ tempo di funghi. E con i funghi arrivano gli immancabili casi di persone che finiscono avvelenate. Mai fidarsi se non si è davvero sicuri di riconoscerli e saper distinguere quelli buoni da quelli velenosi.  Ho ritrovato un vecchio post del 2005  (come passa il tempo) in cui consigliavo un metodo infallibile per riconoscerli. In realtà, l’ho ritrovato perché ricordavo di aver scritto qualcosa su un tragico collaudo di un ponte costato la vita all’autista di un camion. E lo citavo brevemente proprio in quel post sui funghi. Me lo ha riportato alla mente questa notizia di oggi “Lecco, crolla il ponte sulla superstrada, Tir precipita sulle auto“. I ponti costruiti dai romani sono ancora in piedi, quelli moderni, nonostante il progresso dell’edilizia moderna, crollano come fossero di cartone. Ma non è il caso di infierire. Questo crollo mi ha fatto pensare a quel “geniale” collaudo del 2005.  Riporto quel post.

Come si riconoscono i funghi velenosi? C’è un metodo molto semplice, pratico e sicuro. Se avete dei funghi e non sapete se siamo commestibili o velenosi seguite questo sistema. Prendete i funghi, cucinateli, mangiateli e…se crepate vuol dire che erano velenosi. Semplice no? Che dite, non vi convince? Strano, eppure, a quanto pare, è lo stesso sistema che si usa per collaudare le opere pubbliche. Esempio (notizia riportata dai TG avantieri): cosa fanno per collaudare un ponte? Ci fanno passare 5 o 6 camion carichi di ghiaia. Se il ponte crolla e gli autisti crepano…vuol dire che il ponte non era sicuro. Semplice, no?

4 pensieri su “Funghi e ponti

  1. Giuseppe

    La prima fornitura – esplode al telefono uno degli arrestati, Paolo Brogani – «era acqua»; la seconda «non scendeva nemmeno dalla canalina» e «si intasava pure la pompa».
    «Si vede il calcestruzzo della fondazione che non ha una barriera fisica ma defluisce come gli pare…».
    Ancora qualcuno si stupisce se i viadotti crollano.
    Mi racconta un tizio conosciuto sul treno anni orsono al rientro dopo una settimana passata sui cantieri."Stavamo operando alla posa di colonne metalliche cementate per il sostegno di un costruendo viadotto.Ci fu ordinato di non rispettare le lunghezze imposte dal progetto.Decurtammo il tutto,su diverse fondazioni,di un 30%.L’ordine partiva dalla ditta per cui lavoravo.Ora,ero convinto che la direzione fosse all’oscuro di questa pratica,per così dire,discutibile,finché un giorno càpita che mi vedo arrivare il geometra dell’impresa generale,munito di cordella metrica.Inizia a misurare i fori eseguiti per l’inserimento delle colonne matalliche.Ahi,mi dico,qua ora sono c…i amari.Basìto osservo che ad ogni misura eseguìta l’aiutante del geometra alzava il pollice destro seguìto da un :OK.Ok che mi venne da lì a poco confermato dal geometra stesso.Tutto regolare.Ma come mi chiedo,non si trova una colonna che rispetti le misure e questi mi confermano che è tutto ok!Racconto l’accaduto al mio capocantire ed ecco svelato l’arcano:era intercorso un’accordo fra la ditta generale e la ditta esecutrice delle fondazioni per un taglio al 30%,ma la prima si era convinta che la seconda aggiungesse del suo,andando ben oltre il pattuito."
    Giuseppe

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    1. Giano

      Caro Giuseppe questa è la norma, purtroppo. Ma la gente non lo sa. E chi lo sa e ci lavora tace, perché così fanno tutti (o quasi). Si scoprono le magagne solo quando avvengono le tragedie. Quando scopriremo anche qualcosa di pulito in Italia sarà festa nazionale.

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  2. Giuseppe

    Mah.Io lavoro in Svizzera.Non considero quel popolo superiore al nostro per civiltà,se per civiltà si intende la fioritura di arti che ne è stata veicolata-vale l’espressione:
    « In Italia, sotto i Borgia, per trent’anni hanno avuto guerra, terrore, omicidio, strage ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera, con cinquecento anni di amore fraterno, democrazia e pace cos’hanno prodotto? L’orologio a cucù. »-ma ne ammiro il rispetto che hanno della cosa pubblica e la cura che mettono nelle costruzioni.Le loro gallerie sono dei luoghi nei quali ti potresti fermare per un pic.nic..Le nostre paiono l’anticamera dell’inferno,al cui ingresso par di udire il sommo Poeta."lasciate ogni…"I loro ospedali sono candidi e puliti.Nei nostri scorazzano i topi.A Bergamo,ove risiedo,hanno costruito il Giovanni XXIII e le infiltrazioni d’acqua lo stanno erodendo.Mi chiedo come facciano a costruire nei Paesi Bassi!Le vetrate si distinguono per la presenza di perdite continue-rilevate personalmente-e ovunque mi rechi,cio’ che è pubblico presenta uno squallido trionfo di moderna decadènza-e non mi riferisco alla poesia-un mesto viale del tramonto di un popolo che ha dato suolo e dimora ai Bernini,ai Borromini-toh un Ticinese,non riformato dunque-ed a tanta Bellezza.Forse oggi non meritiamo tanto splendore.Chissà,dopo il terremoto relativista sul nostro suolo si insedierà una genìa che è distruttiva ed iconoclasta per mandato divino.Forse allora quei posteri torneranno ad amare la Bellezza.E moriranno per essa.
    Cordialmente

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    1. Giano

      Ogni popolo ha pregi e difetti. Noi abbiamo l’estro, la creatività, l’arte, fantasia, musica, poesia, architettura, ed altro ancora. Ma ci mancano il senso dello Stato, della collettività, del dovere, del rispetto di regole e leggi. Siamo individualisti e anarcoidi, ma con una forte tendenza all’adulazione del potere e la ricerca dell’interesse personale a scapito del bene pubblico. Ma anche questo è destinato a sparire con l’avvento della società multietnica e multiculturale. Poi, quando saranno scomparse le ultime tracce di italianità, allora si andrà alla ricerca disperata delle antiche radici. Come succede con la ricerca del cibo buono. Dopo esserci lasciati abbindolare dal consumismo e dai prodotti industriali e dal fast food, ora si va alla ricerca della “ricetta della nonna”. Bastava pensarci prima. Buona serata.

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