Vignette sismiche

C’è un limite alla satira? Che è come chiedersi se c’è o deve esserci un limite alla libertà di espressione, quella per la quale tutti sono pronti a stracciarsi le vesti e fare appello all’art.21 della Costituzione. Guai a mettere paletti a quella libertà, si rischiano accuse pesanti, insulti e proteste. Eppure sono in tanti oggi ad essersi posti la domanda, dopo la pubblicazione da parte del settimanale satirico francese Charlie Hebdo, di una vignetta che ha provocato reazioni indignate quasi unanimi.

Eccola la vignetta incriminata “Sisma all’italiana“. Giocando sull’appellativo di italiani “mangia spaghetti”  vede i terremotati come “penne al pomodoro e penne gratinate” quelli solo feriti, e come classiche “lasagne” i morti sepolti sotto strati di macerie. Sinceramente la trovo di pessimo gusto. Ma non mi sorprende più di tanto; non mi sento indignato, né scandalizzato, né offeso. La stupidità umana non merita tanta attenzione. Ma il clamore è stato grande su tutti i media, tanto che perfino l’ambasciata di Francia si è sentita in dovere di intervenire per dire che quella vignetta “non rappresenta assolutamente la posizione della Francia“: ci mancherebbe altro che rappresenti l’opinione comune del popolo francese.  Leggendo le varie reazioni si vede che mentre c’è un coro quasi unanime di persone indignate  che si sentono offese e vedono la vignetta come un insulto ai morti ed agli italiani, c’è anche chi invece difende la vignetta e l’autore, sempre in nome della libertà di espressione, trovando, o tentando di trovare, delle spiegazioni accettabili all’ironia discutibile dell’autore Felix. Il mondo è bello perché è vario, di dice. Infatti si può prendere un fatto qualunque, un evento tragico, un atto violento, o perfino terroristico, ma ci sarà sempre qualcuno che si discosta dall’opinione comune, giustifica l’ingiustificabile e trova scusanti ed attenuanti anche per i crimini più orrendi.

Ed è questo che mi sorprende, più che la legittimità o il valore della vignetta e quel tipo di satira molto discutibile. Mi sorprende sempre la diversa visione della realtà che porta ad esprimere sentimenti contrastanti. Ed ecco che la domanda “C’è un limite alla satira?”, rischia di non trovare risposta perché ci saranno sempre posizioni diverse e opposte. Ma comunque è almeno lecito porsi la domanda: “Fin dove può spingersi la satira?”. Già, ma la domanda bisognerebbe porsela prima, non dopo la pubblicazione delle vignette, perché dopo può essere troppo tardi. Come bisognerebbe chiedersi prima di scatenare una guerra se è giusta o meno, perché chiederselo dopo, piangendo sulle macerie, non avrebbe più senso. Ricordiamo ancora le reazioni violente suscitate  nel mondo arabo dalle “Vignette sataniche” pubblicate su un quotidiano danese nel 2005: manifestazioni di protesta davanti alle ambasciate, bandiere bruciate, chiese incendiate. Ma ancor più ricordiamo la più recente strage compiuta da terroristi islamici nella redazione parigina di Charlie Hebdo, a seguito della pubblicazione di altre vignette che ironizzavano su Maometto (Vedi “Satira da morire“).

Forse è meglio evitare di ironizzare su Maometto, anche perché i musulmani sono molto sensibili, per un niente gli animi si scaldano e prendono fuoco; o fanno fuoco. Allora forse è bene riflettere un attimo e chiederci cosa è lecito e cosa non lo è. Dovremmo stabilire, una volta per tutte, dove comincia e dove finisce la libertà di espressione (e non solo quella di satira). Quando fecero l’attentato al grido di Allah Akbar, scesero tutti in piazza con i cartelli “Je suis Charlie” per difendere il diritto alla libertà di espressione e la satira libera.  Ci fu addirittura una imponente manifestazione a Parigi con la partecipazione di moltissimi capi di Stato, a braccetto in corteo, in segno di solidarietà alla redazione della rivista ed alla Francia ed a difesa della libertà di espressione.(Vedi “Satira e cortei, fra ipocrisia e inganni“). Ma allora perché oggi si scandalizzano per le vignette di quel giornale per il quale sono scesi in piazza?

Ed ecco come oggi Felix ringrazia l’Italia per l’espressione di solidarietà al suo giornale ed approfitta della libertà di espressione per “esprimere” la sua riconoscenza agli italiani; con una vignetta oscena sui morti. Rivedremo nelle piazze d’Italia quei cartelli “Je suis Charlie“? Ne dubito perché anche la solidarietà è elastica; dipende dalle circostanze. Anzi, la solidarietà va benissimo, ma solo quando ci fa comodo. Anche la satira va benissimo, ma solo quando ridicolizza gli avversari. Anche la libertà di espressione va benissimo ed è sacra, ma solo quando ad esprimersi sono i nostri: se lo fanno gli avversari non va bene (VediEsercizio di libertà“). Diceva il Nobel per caso Dario FoLa satira deve essere libera e contro il potere“. Ma, ospite in una puntata di “Parla con me” del 2006, a Serena Dandini che gli chiedeva se si potesse fare satira contro la sinistra (era appena salito al potere Romano Prodi), rispose: “E’ pericoloso, è difficile e pericoloso“. Aggiungendo, a dimostrazione della grande “onestà intellettuale“, tipica della sinistra e di questo Nobel per sbaglio, che è difficile fare satira sulla sinistra perché il popolo della sinistra non la capisce e non l’accetta. Ed è anche pericoloso perché potrebbe creare problemi di vario genere alla sinistra. Ed allora anche quando vorrebbe prendere di mira fatti e personaggi della sinistra deve rinunciare e “ingoiarsi la battuta“. Conclusione? E’ meglio non farla. Ecco, questa è l’idea di satira libera per i nostri giullari di regime; va bene solo contro gli avversari (specie, ovviamente, se contro Berlusconi, come hanno fatto per 20 anni tutti i comici di regime); sulla sinistra è meglio non farla, non la capiscono, dice Fo. Che a sinistra avessero qualche difficoltà a capire (e non solo la satira) lo avevamo già sospettato. Fo ce lo conferma.

Bisogna ricordare che, da sempre, la rivista Charlie Hebdo è vicina alle posizioni dell’estrema sinistra e che, quindi, la sua satira molto spesso prende di mira personaggi della parte politica avversa o della Chiesa. E quale sia il loro concetto di satira lo abbiamo constatato spesso, vedendo vignette irriguardose e blasfeme nei confronti della Chiesa e della divinità. Questa a lato ne è un esempio lampante.  Guai a ironizzare su Maometto, ma sulla Chiesa c’è ampia libertà di offesa (Vedi “E’ satira“). Eppure il Papa, che di solito ha le idee confuse, in merito alla strage di Parigi si espresse molto chiaramente, condannando sì la violenza, ma condannando  anche la eccessiva libertà di satira e quasi giustificando gli attentatori islamici che, secondo lui, avevano fatto una strage perché la rivista aveva offeso Maometto provocando la reazione dei musulmani. Abbiamo un Papa che condanna la violenza, ma la giustifica se è una reazione ad una vera o presunta offesa. Bergoglio ha una morale elastica; si allunga o si accorcia secondo i casi (Forse usa un Vangelo taroccato Made in China). Disse: ” Se qualcuno parla male della mamma, gli arriva un pugno in faccia“. Espressione che, comunque la si voglia interpretare, giustifica una reazione anche violenza ad un’offesa; alla faccia del porgere l’altra guancia.  Eppure su questa vignetta che offende non la mamma, ma Dio e la Trinità, Il Padre, il Figlio Cristo e lo Spirito Santo, non ha detto una parola. Forse per Bergoglio Dio si può offendere, ma la mamma no. Non c’è dubbio, ha una copia taroccata del Vangelo. Ecco due idee opposte sulla satira. Per Dario Fo deve essere libera (purché non sia contro la sinistra), per il Papa deve essere controllata per evitare che possa risultare offensiva e provocare reazioni violente. Mettetevi d’accordo (Vedi “Papa, ci sei o ci fai?”)

La vignetta di Felix è disgustosa, ma bisogna dire che anche Vauro, il nostro vignettista di regime, in quanto a fantasia macabra non è da meno. Ne diede dimostrazione con una vignetta sui morti a L’Aquila (Vedi “Vauro ride sui morti“), e con altre sul Papa e sul crocifisso (ma siccome Vauro è di sinistra, tutto gli è concesso). La conclusione è che abbiamo una strana idea di ciò che è bene e giusto, e non solo in fatto di satira: dipende, se ci conviene o no, se ci piace o no, se serve alla causa o no. Diceva Togliatti: “La verità è ciò che conviene al partito”. Questo è ancora il principio etico al quale si ispira la nostra cultura dominante, la politica, l’informazione e l’opinione comune: la verità è ciò che ci conviene. Facile, no? Ecco cosa trovo intollerabile. Non le vignette che possono essere più o meno offensive, ma lasciano il tempo che trovano. E’ intollerabile la doppia morale che approva o condanna gesti, azioni, parole, giudizi, non per il loro contenuto e significato, ma a seconda di chi li esprime. Succede questo quando si ha un’idea molto confusa della morale e si scambia la libertà col permissivismo più sfrenato e si pone alla base della democrazia e della convivenza sociale non la verità, l’etica e regole certe e valide per tutti, ma l’opinione e la convenienza personale. Succede che la filosofia, l’etica, la logica, l’estetica, non hanno più ragion d’essere e qualunque cretino ha diritto di parola; e di satira.

Ma questa non è satira. Non è nemmeno umorismo o ironia. E’ solo una maschera dietro la quale si nascondono per dissimulare la loro vera musa ispiratrice: l’odio. Questi sono comunisti; che si camuffino o si chiamino con altri nomi sempre comunisti sono e restano. E notoriamente i comunisti possiedono molte caratteristiche che li contraddistinguono, ma non brillano per l’ironia, non hanno un grande senso dell’umorismo. Quello che rappresentano è solo odio di classe, odio verso l’umanità, odio verso chiunque non la pensi come loro, odio verso gli avversari politici, odio verso le religioni, verso la società, verso le istituzioni e chi le rappresenta. E’ l’odio atavico che i comunistelli hanno nel Dna, gli scorre nel sangue fin dalla nascita al posto dei globuli bianchi (hanno solo globuli rossi, quelli bianchi generano crisi di rigetto). Ecco cos’è: è odio allo stato puro espresso graficamente e camuffato da satira. Per avere la conferma basta guardare la faccia di un noto disegnatore satirico di casa nostra che appartiene a quella stessa specie di iena ridens gallica. Indovinate chi.

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