Quiz olimpionico

“Non ho mai capito l’utilità pratica di correre i 100 metri in meno di 10 secondi“, scrivevo molti anni fa. Lo penso ancora perché nessuno me lo ha ancora spiegato. E’ una delle tante cose che non ho capito del mondo: gli occhiali scuri a mezzanotte, i berrettini con la visiera all’indietro sulla nuca, i balletti di Don Lurio, gli strombazzamenti delle auto nei cortei nuziali, i lunghi sciarponi annodati attorno al collo anche ad agosto, gli applausi ai funerali, perché dovrebbe crepare un lupo per portarmi fortuna, etc. L’elenco sarebbe lunghissimo e la conclusione potrebbe essere che in pratica, forse, non ho capito niente. il “forse” è optional.

Ma restiamo in tema sportivo. Ieri Usain Bolt ha vinto l’ennesima medaglia d’oro correndo 100 metri in 9 secondi e 81 centesimi. Il secondo arriva a pochi centesimi di secondo, ma non conta. Conta solo chi vince, come in tutte le gare e competizioni sportive. Il primo è un campione, il secondo è un coglione. In netto contrasto con il celebre motto del barone De Coubertin che, ingannandoci ed illudendoci,  ci inculcano fin da bambini: “L’importante non è vincere, ma partecipare“. Niente di più falso ed ipocrita in un mondo in cui vige la legge della giungla e dove ciò che conta non è partecipare, ma vincere ad ogni costo.  Anche perché non si vince solo per la gloria (vedi “Quanto vale una medaglia?”). Quest’uomo passa la vita a correre. Corre alle Olimpiadi, corre nei campionati di atletica, corre nei meeting sportivi, corre dappertutto, corre in casa e fuori casa, corre sui prati, corre la cavallina, corre il rischio di stancarsi e corre voce che… Basta che abbia davanti una pista, un marciapiede, una corsia libera, anche se riservata ai bus, un viottolo di campagna o un’autostrada, e lui scappa, vola, corre, è più forte di lui. Un uomo nato per correre; come gazzelle, leoni,  ghepardi e purosangue anglo-arabo-sardi. Ma Bolt non corre nella savana, corre in pista. E lo pagano per correre. Gli animali invece corrono gratis. il che depone a favore degli animali.

Piccola curiosità scientifica. Se si facessero le Olimpiadi di corsa fra animali, chi vincerebbe? Lo sanno tutti, vincerebbe il ghepardo che può raggiungere, anche se per brevi tratti, anche i 120 Km. all’ora. Questo ci hanno sempre insegnato; professori, esperti, studiosi, documentari sulla natura selvaggia, divulgatori scientifici, e Piero Angela. Allora è sicuro? No,  sbagliato. Ultimamente stanno cancellando tutte le nostre certezze acquisite in anni di studio e letture. Se per velocità intendiamo il numero delle volte che si riesce a percorrere in un secondo un tratto pari alla lunghezza del proprio corpo, abbiamo delle sorprese.  Uno studio di pochi anni fa dei soliti ricercatori americani, del “Pomona College di Claremont” in California, dopo anni ed anni di ricerche, studio, osservazioni, misurazioni accuratissime, prove e controprove, ed aver speso ingenti fondi pubblici, hanno scoperto che l’animale più veloce (in relazione alle proprie dimensioni) non è il ghepardo, ma, udite udite, è...l’acaro Paratarsotomus Macropalpis che  è 20 volte più veloce del ghepardo. Giusto per fare un paragone con i nostri super atleti, per competere con il nostro acaro i velocisti dovrebbero correre a 2.000 Km. all’ora. Bolt gli fa un baffo.

Non ho ancora  capito l’utilità della corsa, e di altre specialità sportive, ma ho capito finalmente “perché” Bolt corre.  Lo ha rivelato un servizio in TV proprio avantieri (ma lo si sapeva già), confermando che il nostro ghepardo umano è l’atleta più pagato e guadagna quasi 60 milioni di dollari all’anno.  Incredibile, oggi pagano qualcuno per correre. Ci ricordano tutti i santi giorni che gran parte dell’umanità soffre ancora per il drammatico problema della fame, che intere popolazioni non hanno cibo ed acqua, né il minimo indispensabile per sopravvivere, in TV passano ogni giorno appelli di associazioni che chiedono donazioni  per scopi umanitari, ma si spendono milioni di dollari per organizzare manifestazioni in cui c’è gente che paga per vedere gente che corre (ed è pagata per farlo), che  salta in alto, salta in lungo e pure in largo o pratica altre attività di nessuna utilità pratica. Organizzano Telethon, spettacoli e serate di beneficienza, Pavarotti and friends, campagne USA For Africa, raccolte fondi, si creano gruppi musicali ad hoc come Band Aid, nascono associazioni umanitarie come funghi, si chiedono pochi euro ai donatori volontari, tutto per finanziare la ricerca scientifica o combattere la fame nel mondo, aiutare i bambini africani, costruire scuole, ospedali ed assicurare almeno l’indispensabile per sopravvivere e poi…pagano un tale 60 milioni di dollari all’anno per vederlo correre. E non è nemmeno l’unico caso; anzi, nel mondo dello sport sembra diventato normale spendere cifre astronomiche. Proprio di recente si è concluso il passaggio del calciatore Pogba dalla Juventus ad una squadra inglese per la modica cifra di 100 milioni di euro. Alla faccia dei bambini africani denutriti. Viene in mente la celebre battuta di Einstein: “Due sono le cose infinite: l’universo e la stupidità umana. Ma riguardo alla prima ho ancora dei dubbi.”.

Già, l’umanità è stupida, ma non si può dire. Oggi siamo tutti fratelli, buoni e cattivi (lo dice il Papa) e non si deve discriminare, tutti gli uomini sono uguali. L’uguaglianza (che in natura non esiste) è il principio fondante della società umana e la colonna del pensiero unico politicamente corretto. E se lo mettete in dubbio siete razzisti. Quindi gli stupidi esistono, ma non bisogna dirlo perché, visto che tutti gli uomini sono uguali, sarebbe come dire che tutti gli uomini sono stupidi. Ma sarebbe un errore. Già nel 550 A.C. Biante da Priene, uno dei sette savi dell’antichità, diceva che “La maggioranza degli uomini è cattiva“. Non tutti, ma “i più”, la maggioranza. Così si potrebbe dire che non tutti gli uomini sono stupidi, ma lo è la maggioranza.  Gli sportivi poi sono una categoria a parte, osannati e strapagati, come divinità in terra. Così oggi l’ANSA definisce Bolt: “Una divinità scesa dall’Olimpo…immortale dello sport“. E così descrive la reazione del pubblico: “Così la folla dell’Engenhao per una volta pieno impazzisce e grida a pieni polmoni il nome del suo campione: “Bolt! Bolt! Bolt!“. Folla in delirio che “impazzisce” per uno che corre. Se questa non è stupidità pura, ditemi voi cos’è.

Sapete quanto ha incassato fino ad oggi la celebre canzone “We are the world“, scritta nel 1985 per raccogliere fondi a favore dell’Etiopia? Ha raccolto 60 milioni di dollari in 30 anni, donati all’Etiopia: esattamente quello che incassa Bolt in un anno (per correre, come i ghepardi della savana). Dopo 30 anni da quella iniziativa, e da tante altre simili tutte a sfondo umanitario, Bolt corre e vince medaglie d’oro in Brasile (nazione per la quale ancora si organizzano  raccolte fondi per i poveri delle favelas ed i “meninos de rua“) in una Olimpiade che ad una nazione sempre a rischio fallimento costa una decina di miliardi di dollari, ed ha provocato enormi danni ambientali e sociali, arrivando quasi alla pulizia etnica, pur di allestire scenari adatti allo svolgimento dei giochi (vedi “Il costo reale delle Olimpiadi di Rio“).  E l’Etiopia? L’Etiopia è sempre più povera, tanto che la gente scappa, attraversa deserti e mari a rischio della vita, pur di lasciare l’Africa ed  arrivare in Europa. E questi continuano a cantare, a correre, a pregare, fare piccole o grandi  donazioni ed a creare associazioni umanitarie che raccolgono soldi pubblici e privati più per sostenere se stessi e gli apparati umanitari che per aiutare i poveri. Facili moralismi a parte, non vi pare che ci sia qualcosa che non quadra?

Proprio qualche giorno fa, commentando un articolo sulla gara di Beach volley, che titolava “Carambula: re di Copacabana” (sullo stile di Bolt “divinità dell’Olimpo“), commentavo: “Se un gioco da spiaggia diventa specialità olimpica vuol dire che qualcuno è fuori di testa. Come mai non c’è la specialità “Birilli” o cruciverba sotto l’ombrellone? E i castelli di sabbia sono sport o arte? I secchielli e le palette devono essere omologati? Quando si perde il senso della realtà, tutto può succedere.”.  Mi ha risposto un lettore indignato, Cogito (è il nick, non è detto che significhi che pensa) che dice di praticare quello sport: “Provate a fare una corsa di 100 metri, con un salto di slancio ogni 5, su una spiaggia sabbiosa, poi, dopo che sarete “scoppiati” (quasi come quando avete fatto un castello per i nipoti?), mi direte se il beach volley, con la preparazione e l’allenamento necessari per praticarlo, sia uno sport o meno.”. Interessante considerazione, vero? Significa, se esiste ancora la logica, che tutto ciò che costa fatica e sudore sia da considerarsi sport e possa diventare disciplina olimpionica.

Anche zappare la terra dalla mattina alla sera, come facevano i nostri nonni, costava fatica e sudore. Non per questo partecipavano alle Olimpiadi nella specialità “zappatura“. Al massimo Mario Merola gli dedicava una canzone “O zappatore“. E non mi risulta che gli anziani contadini andassero a zappare per fare sport. E c’è anche un’altra piccola differenza. Lavorare la terra, storicamente da che mondo è mondo,  ha una sua utilità pratica per sé e per gli altri, perché produce gli alimenti indispensabili per la sopravvivenza. E così tantissime altre attività umane che costano lavoro, fatica e sudore, senza diventare mai sport, ma che sono fondamentali per la crescita, lo sviluppo economico, il progresso e la vita stessa.  Correre sulla sabbia per sport, senza una ragione precisa (a meno che non si sia rincorsi da un dobermann inferocito) è attività del tutto inutile per sé e per gli altri: come tuffarsi da un trampolino o correre i 100 metri in meno di 10 secondi.

 Credo che la differenza sia chiara. E se non fosse chiara sarebbe la dimostrazione che, come dicevo in quel commento, il mondo ha perso il senso della realtà e, per ritrovarlo, bisognerebbe smettere di correre o giocare sulla sabbia come bambini spensierati che si divertono e tornare a zappare la terra come persone serie; almeno farebbero qualcosa di utile nella vita.  Oggi il mondo è frastornato e confuso da falsi profeti e da assillanti campagne mediatiche al servizio del consumismo più sfrenato e compulsivo, e del potere politico ed economico che, per mantenersi in vita,  ogni giorno deve offrire al popolo “panem et circenses“. E lo fa senza interruzioni. Fateci caso. Da settembre a giugno vi tengono occupati con il campionato di calcio. Subito dopo comincia il Giro d’Italia, a seguire gli europei di calcio.  Non era ancora finito che è cominciato il Tour de France e nel frattempo ancora europei di atletica e nuoto. E subito dopo ecco l’Olimpiade. Finito? No, c’è ancora, proprio ad agosto, la Vuelta di Spagna e, naturalmente, durante tutto l’anno  c’è sempre una gara di moto o di Formula1, con l’eterno dubbio sulla pole position e sulle gomme da asciutto o da pioggia. Avete giusto il tempo di andare in bagno, ed ecco che ad agosto riparte il campionato di calcio; e ricomincia il giro.

Aggiungete Sanremo, giochi e giochini scemi in TV, fiction, reality, talk show e interminabili serie televisive, e così vi fregano. Non avete un minuto di tempo libero per pensare. Esattamente quello che si vuole ottenere. Così la gente si distrae, perde i riferimenti, i valori, e non riesce più a distinguere ciò che è utile da ciò che non lo è, ciò che gli serve davvero da ciò che è superfluo, ciò che è importante da ciò che non ha valore. Anzi, disdegna le qualità morali, l’onestà, la serietà, le doti intellettuali e le capacità professionali, e riserva attenzioni,  onori, fama e ricchezza proprio a chi pratica attività frivole, a gente dello sport o dello spettacolo, a giullari e saltimbanchi, a chi riesce a far passare come lavoro (e farsi pagare) ciò che dovrebbe essere solo un hobby, un passatempo, ai venditori di fumo, i novelli dottor Dulcamara che vi convincono ad acquistare i loro miracolosi intrugli come rimedi universali, a chi vi convince che non potete fare a meno di riempirvi la casa di oggetti e prodotti inutili, costosi e spesso dannosi, di cui non avete nessun bisogno. La gente ha perso il senso della misura, del limite, del valore delle cose.  O, come dico spesso, il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto. Lo sport sarà anche un bel passatempo, ma quando diventa un business e si dà più valore ai muscoli che al cervello, è più facile fare a pugni che ragionare. E quando si smette di ragionare, bisogna concludere con Goya che “Il sonno della ragione genera mostri“. Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

P.S.

A conferma delle mie riserve sullo sport e le Olimpiadi, ecco una notizietta fresca fresca di giornata (17 agosto), “Frode sui biglietti per l’Olimpiade“: ” Patrick Hickey, presidente del comitato irlandese e dei comitati olimpici europei, è stato arrestato con l’accusa di traffico illecito di biglietti per le Olimpiadi.”. Chiaro? Alla faccia di De Coubertin. “Ma mi faccia il piacere“, direbbe Totò.

Vedi

Oddio, mi si è aperta l’Olimpiade. E adesso come faccio a chiuderla? 2004

Deframmentazione cerebrale (come tenere in ordine il cervello) 2004

Dispensatoi (come i media ci dispensano dal pensare)2015

 

2 pensieri su “Quiz olimpionico

  1. bera05

    Come sempre rimango estasiato dal tuo modo di scrivere ed argomentare, oltre a dirti che sono pienamente d’accordo con te.
    Era da tanto che non passavo da queste parti! Mi riprometto di passarci più spesso.

    Ciao.

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