News sparse

Notiziette dal mondo dei pazzi e dintorni. “La situazione è grave; ma non è seria” (Ennio Flaiano).

Morti lontani e morti vicini

“Veglia il marito morto da due mesi“. Nessuno ha notato l’assenza di quel vecchio? Nessuno li ha assistiti? Nessuna associazione umanitaria si è accorta del dramma di quegli anziani?  No, sono tutti occupati a raccogliere fondi per i bambini poveri del terzo mondo, o ad accogliere gli africani che si spacciano per profughi. Abbiamo un tipo di solidarietà che funziona in base alla distanza; maggiore è la lontananza degli assistiti e più siamo solidali. Ecco perché poi non ci resta nemmeno un briciolo di solidarietà per chi abita sotto casa. Mandiamo le navi della Marina a recuperare i naufraghi africani in Libia, recuperiamo i morti nei battelli affondati in acque libiche, ma i nostri anziani sono morti da due mesi e nessuno se ne accorge. Anni fa una coppia di anziani di Firenze, la moglie su sedia a rotelle, disperati andarono in riva all’Arno. L’uomo prima gettò la moglie nel fiume e poi si gettò anche lui. Spiegarono le ragione del gesto in una lettera lasciata a casa nella quale esprimevano l’incapacità a condurre una vita normale perché entrambi invalidi, e che, nonostante le varie richieste inoltrate, non ricevevano alcun tipo di aiuto ed assistenza, né dal Comune, né dallo Stato. Già, perché noi pensiamo a tutto ed a tutti; dai bambini africani ai meninos de rua brasiliani, dalla deforestazione dell’Amazzonia al buco nell’ozono, proteggiamo tutte le specie animali a rischio estinzione, dal panda all’orso polare, dalla foca monaca al lupo della steppa. E per tutti organizziamo raccolte di fondi, telethon, associazioni umanitarie, Ong, Fatebenefratelli. Sì, la nostra è una solidarietà a distanza; più sono lontani e più siamo solidali. Siamo così impegnati nella solidarietà che non abbiamo tempo per pensare a chi ci sta vicino.

Lavori usuranti e senza guanti

“Immigrati costretti a dormire nelle stalle“. Ennesima denuncia dello sfruttamento degli immigrati nel lavoro dei campi, nella Piana di Sibari. Lavorano senza guanti e visiere, e sono “costretti” a dormire nelle stalle. Da non credere, lavorano senza guanti. Pensate, se lo sapessero i nostri nonni, che lavoravano nei campi dall’alba al tramonto ed i guanti non li hanno mai visti. Quando avevano una vecchia “paglietta” in testa per ripararsi dal sole era anche troppo.  Ma poi chi li ha costretti a lasciare l’Africa o il Pakistan per venire a lavorare nei campi della Calabria? Sono tornati i negrieri e non ce ne siamo accorti? Li hanno catturati in Africa, li hanno “costretti”  a salire sulle loro navi, dei vecchi velieri rimessi a nuovo per l’occasione, e poi li hanno venduti al mercato degli schiavi nella Piana di Sibari? Che tempi, signora mia, nemmeno in Via col vento si vedevano certe cose.

Bullizzati londinesi

Ultimissime rivelazioni sul pazzo che a Londra ha ammazzato una donna a coltellate e ferito 5 passanti.  I TG, tanto per non prendersela col solito islamico terrorista, lo hanno inizialmente individuato come “norvegese“. Poi hanno aggiunto “norvegese di origini somale“. In realtà sarebbe più corretto dire che si tratta di un “somalo con cittadinanza norvegese“. Sembra lo stesso, ma c’è una bella differenza; quella differenza che le anime belle, terzomondisti, cattocomunisti multietnici e multiculturali, Bergoglio, Boldrini e buonisti associati, si ostinano a far finta di non capire. Ma diamogli tempo. Prima o poi quando si ritroveranno una bomba sotto il culo o qualcuno che li bucherella a coltellate, forse capiranno. Lo speriamo per loro. Ma dopo le prime indagini, ecco che si comincia a capire chi sia questo pazzo e quali siano le ragioni di quel gesto. Un amico lo descrive come un ragazzo “tranquillo e timido” (meno male; figuratevi se fosse aggressivo), dice che la sua reazione violenta è dovuta al fatto che ha subito atti di bullismo a scuola; è stato “bullizzato“: “Non è terrorista; è vittima di bullismo“. Bene, allora non dobbiamo preoccuparci. Anche la donna morta sarà felice di sapere che non è stata accoltellata da un terrorista, ma da un bravo ragazzo vittima di bullismo.

E’ l’evoluzione della specie. In origine abbiamo detto che terrorismo, attentati ed atti di violenza erano opera di fanatici islamici, affiliati ad Al Qaeda, che attuavano il jihad, la guerra santa contro l’Occidente. Poi, visto che Al Qaeda era un po’ in ribasso dopo la morte di Bin Laden, per caratterizzarli meglio e spiegare ragione del fanatismo, la rabbia e l’attitudine al martirio,  li abbiamo individuarli come seguaci dell’Isis, o Daesh, come li chiama il ministro Gentiloni per darsi arie da esperto di cose arabe, arabeschi, arrabbiate, amatriciane e carbonare. A proposito, sapete perché li chiamano Daesh e non Isis? Perché Isis, è acronimo dello Stato islamico; quindi per evitare di citare l’islam, lo chiamano Daesh. Stanno diventando ridicoli. Poi, forse proprio per non irritare gli islamici già facilmente irritabili e facili ad accendersi, in tutti i sensi,  abbiamo detto che si tratta di gesti isolati di singoli disagiati o con problemi mentali, specificando “per mancata integrazione“, così aumenta il nostro senso di colpa.  Ora, infine, per eliminare qualunque riferimento non solo all’islam, ma anche a problemi mentali diciamo che sono “bullizzati“, il che ne fa un bravo ragazzo tranquillo, solo un po’ stressato per colpa della società di brutti, sporchi e cattivi. Così, se domani qualcuno, mentre fate quattro passi in centro o al parco, senza motivo, vi fa uno o più  buchi in pancia, non pensate che sia pazzo: è solo un “bullizzato“. Bene, ora siamo più tranquilli. No?

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