Bologna, stragi e memoria

Bologna commemora la strage del 2 agosto 1980. Fa parte di quelle ricorrenze fisse che sono occasione per organizzare cortei, fiaccolate, discorsi ufficiali, striscioni, passerelle di autorità, con grande risonanza mediatica.

Sarà che ho sempre avuto una specie di allergia per scioperi, manifestazioni, adunate e riti collettivi di ogni genere. Sarà che sono intollerante alle file, alle marce militari, ad essere inquadrato in plotoni, squadre, processioni, cortei dove tutti procedono in buon ordine con bandierine, cartelli e striscioni. Sarà che non sopporto le cerimonie ufficiali, specie quelle in cui le autorità di turno leggono il solito discorso di circostanza intriso di retorica e buoni sentimenti: sono la quintessenza dell’ipocrisia. Sarà che la sensazione di essere come delle pecore in un gregge, controllate dai cani e guidate dal pastore è insopportabile; solo il pensiero mi genera un fastidio fisico, come l’orticaria. E’ insofferenza per i guardiani e per i pastori di uomini e di anime; ogni allusione è puramente casual…voluta. Col massimo rispetto per i pastori veri che sono persone serie. Sarà questo ed altro, ma ogni volta che vedo queste manifestazioni provo un senso di disagio, c’è qualcosa che non mi convince. Ne ho parlato tempo fa in un post dedicato proprio a questi riti collettivi, “Masquerade“: “La gente ha bisogno di riti collettivi. E’ un bisogno fisiologico, ancestrale. Si sente la necessità  di evocare riti tribali, indossare orride maschere apotropaiche e danzare intorno al fuoco seguendo lo sciamano. Una sorta di londoniano “richiamo della foresta” applicato agli umani.”.

Bene, mi fa piacere che Bologna senta il bisogno di commemorare quella strage che, secondo la storiografia ufficiale è ovviamente una “strage fascista“. Sollevano un grande striscione che dice “Bologna non dimentica“. Hanno buona memoria i bolognesi. Non per niente Pico della Mirandola, l’uomo dotato di una memoria straordinaria, era proprio  della zona, in Emilia Romagna, di Mirandola, un piccolo paese vicino a Modena. Allora, contando sulla buona memoria dei bolognesi e la loro prontezza nel rievocare fatti tragici, sono certo che avranno dedicato anche una giornata particolare alla commemorazione delle vittime delle Brigate rosse, quei “compagni che sbagliano” che hanno funestato uno dei periodi più bui della storia recente, gli “anni di piombo“, con violenze, aggressioni, minacce, morti e feriti. Se non altro perché tra le vittime di Bologna e le vittime dei brigatisti c’è una  curiosa equivalenza di numeri:  secondo le stime ufficiali le BR provocarono 84 morti e centinaia di feriti, le vittime di Bologna sono 85 morti e circa 200 feriti. Per una strana macabra analogia anche nella recente strage di Nizza ci sono stati 84 morti. Coincidente, semplici coincidenze. Sono certo che Bologna, che gode di ottima memoria, abbia dedicato una giornata alle vittime dei terroristi rossi; ma non ricordo la data.

In alternativa andrebbe bene anche la giornata di commemorazione delle vittime civili trucidate dai partigiani rossi, quelli che subito dopo il 25 aprile del ’45, la fine della guerra, hanno ammazzato centinaia di persone col pretesto di far giustizia dei fascisti, ma spesso solo per regolare conti e vendette personali che niente avevano a che fare col fascismo. Dovrebbero ricordarlo molto bene, visto che tutto si è svolto in casa loro, nel “Triangolo della morte” in Emilia Romagna. Vendette, orrori, crimini, assassini, raccontati molto bene con dovizia di dati, nomi, fatti e numero di morti, da Giampaolo Pansa nel libroIl sangue dei vinti. Sono certo che anche per la commemorazione di queste vittime i bolognesi abbiano riservato una giornata particolare; ma non ricordo la data precisa. Li immagino in quelle giornate sfilare in corteo con un grande striscione sul quale è scritto “Bologna non dimentica“. Già, perché i bolognesi hanno un’ottima memoria; anche se ogni tanto soffrono di piccole amnesie.

In merito a quella strage, alle varie ipotesi su esecutori e mandanti, piste e depistaggi vari, anni fa Francesco Cossiga in una intervista al Corriere, fece delle dichiarazioni che suscitarono molti interrogativi e polemiche. Non solo  accennava alla pista che portava al Fplp (Fronte popolare per la liberazione della Palestina), ma svelava accordi segreti tra il governo italiano ed i terroristi palestinesi (l’accordo Moro: “Vi abbiamo venduti“) ai quali veniva concesso il libero transito sul territorio nazionale, nonché il traffico e trasporto di armi e perfino missili, in cambio della promessa che non avrebbero compiuto attentati contro gli italiani (infatti li fecero contro gli ebrei). Accordi che potrebbero essere ancora in vigore ed avere implicazioni anche nella gestione degli attuali flussi migratori e quello che sembra un particolare occhio di riguardo nei confronti dei musulmani. Ne parlai nel post: “Venduti gli ebrei, ora vendiamo gli italiani.“.

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