Padri e figli

Siamo più famosi di Gesù“, diceva John Lennon, creando scandalo. Forse non sbagliava. E’ l’effetto della cultura moderna, quella che chiamano “cultura popolare o cultura di massa“, che è un eufemismo bonario per definire l’ignoranza generale e diffusa; quella cultura a fascicoli settimanali, quella della letteratura dozzinale, quella dei Bignamini per tutti gli usi, quella maturata a base di divulgazione televisiva, fiction e giochini (con o senza pacchi), rotocalchi rosa, letture da spiaggia, gossip e chiacchiere da parrucchiera. Il risultato è che i personaggi dello spettacolo sono più famosi di autorevoli e storici esponenti della cultura, dell’arte, della scienza. Così, se una volta si citava “Padri e figli“, era ovvio che ci si riferisse al romanzo di Ivan Turgenev.  Oggi, se digitate su Google “Padri e figli“, prima ancora che si clicchi sul pulsante per avviare la ricerca, Google pensa che voi stiate cercando “Padri e figlie” e  sotto si apre automaticamente una paginata di titoli riferiti al  film di Gabriele Muccino. E’ evidente che Muccino è più famoso di Turgenev.  Ecco l’effetto pratico della “cultura popolare“. Aveva ragione John Lennon.

Ma qui mi riferisco ad altri padri ed altri figli. Non Turgenev, né Muccino, ma alla “Strana coppiaNichi Vendola e Ed Testa, che sarebbero i “padri”, e del piccolo Tobia, che sarebbe il figlio, nato con una tecnica moderna che ricorda la costruzione personalizzata di un PC:  si prendono i singoli pezzi separati, secondo le preferenze, e si assemblano.  Oggi si fanno così anche i bambini.  Non è necessario ricorrere al classico metodo scopatorio fra un uomo e una donna, quello che unisce l’utile al dilettevole e che ha funzionato per millenni. Oggi, chiunque può “farsi un bambino“. come si farebbe un PC. Si prendono gli spermatozoi di un donatore (preferibili quelli artigianali, fatti a mano), l’ovulo di una donna (si trovano facilmente, anche in offerta speciale; meglio gli ovuli freschi di giornata, della vecchia fattoria, ia, ia, o), lo si feconda e lo si “installa” nell’utero di un’altra donna (anche gli uteri in affitto oggi li trovi dappertutto, anche su e-bay) che, dietro pagamento si presta a fare da incubatrice per nove mesi.  Ed ecco che alla fine del ciclo nasce il pargoletto: un “bambino assemblato“.

Chi è il padre e chi è la madre? Non si sa. Per esempio, nel caso di Vendola e Testa, la cosa è piuttosto ingarbugliata. Nichi dice di essere il padre, e così riportano i media. Ma a rigore, dice anche che Ed è suo marito. Allora, se Ed è il marito, Nichi sarà la moglie. E se è la moglie, al massimo, sarà la madre di Tobia, non il padre. Ma non può essere la madre perché non lo ha partorito. E allora cos’è Vendola? Mah, ancora non lo si è capito; resta un mistero del millennio.

Ecco come titolava ieri il Giornale: “Vendola fa festa al figlio“. Ma la notizia vera non è che Tobia compie quattro mesi e che Testa fa festa al figlio in Puglia (sembra uno scioglilingua), ma che adesso vorrebbero anche una sorellina; anche questa assemblata, ovvio. Su questa coppia di fidanzatini alla Peynet (che teneri, che carini, che dolci) meglio tacere. E’ strano che anche il Giornale, che si fa vanto di non essere allineato al pensiero politicamente corretto, usi la stessa terminologia dell’Arcigay. Ma se ha un minimo di coerenza, il Giornale non può omologarsi al pensiero unico dominante ed attribuire un figlio ad un padre che non ha alcun titolo per essere il padre. Manipolare il linguaggio è il primo passo per manipolare le menti (se nessuno lo ha già detto, lo dico io). Il linguaggio, i temi trattati, l’atteggiamento culturale, i personaggi, se proprio non sono gli stessi, certo ricordano molto quelli che ritroviamo su stampa, televisione, internet, sull’informazione di regime omologata al pensiero unico. Allora perché pubblicare pamphlet “Fuori dal coro” allegati al quotidiano, se poi l’informazione è un coro di voci bianche che cantano all’unisono?  In pratica: perché continuare a parlare del “figlio” di Vendola, quando è risaputo che Vendola non è né il padre biologico, né la madre, né lo ha adottato? Allora, a che titolo questo bambino è “figlio” di Vendola? Questo non lo ha ancora spiegato nessuno; nemmeno l’Arcigay.

In una società civile (ma forse non lo siamo più) che conservi ancora un minimo senso del pudore e della decenza, sarebbe vietato pubblicare foto simili che urtano non solo la ragione e la morale comune, ma anche quel minimo residuo di senso estetico che tenta disperatamente di sopravvivere al trionfo del trash, del kitsch, dello splatter, dell’etica da Suburra, dilagante su tutti i media (quello che poi contribuisce a creare la cultura di massa) e di quelle pagliacciate e carnevalate fuori stagione che sono i Gay pride. Abbiamo distrutto ogni riferimento a regole, schemi, principi e codici morali che hanno costituito per secoli le fondamenta della società umana e ne hanno garantito il progresso e l’evoluzione. Come la cultura di massa è una parodia della cultura, la società moderna, che ha distrutto tutti i riferimenti culturali del passato, sta diventando una parodia di società civile, un surrogato, un sottoprodotto della civiltà; una società imbarbarita in cui trovano cittadinanza e legittimazione ideologismi e teorie da bar sport, vandalismi culturali travestiti da progressismo, idiozie intellettuali, unioni contro natura, stravaganti gusti sessuali e, su ordinazione, si possono anche acquistare bambini “assemblati”. Forse in futuro si potranno acquistare già pronti, scegliendoli da catalogo secondo le caratteristiche preferite, come si faceva con Vestro e Postal market. E questa sarebbe una società civile?

Non bastava il relativismo o il “pensiero debole” (quello del filosofo Vattimo, che è della stessa sponda di Vendola e che forse ha teorizzato il pensiero debole per negare la validità dei principi morali e dare una giustificazione filosofica e culturale alle sue bizzarrie sessuali ed ai ghiribizzi intellettualoidi di pensatori della domenica). Siamo andati oltre. Lo stesso pensiero, atterrito dalle continue e letali violenze subite da chi ha un cervello, ma non lo sa usare (forse hanno dimenticato di fornire il manuale con le istruzioni per l’uso), ha abbandonato la sua sede naturale, è sceso sempre più giù e si è trasferito, cercando rifugio, in altre zone del corpo. In alcuni è sceso giù fino a terra; infatti molti ragionano con i piedi. Ma più frequentemente, per non affaticarsi troppo, il pensiero si è fermato a metà strada, nella zona delle parti intime. Oggi, infatti, i più ragionano con quelle. E’ il nuovo pensiero del millennio: il ragionamento del cazzo.

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