La morale è un optional

In politica la morale è un optional; si può avere o non avere. Anzi, meglio averne due, una di scorta. La doppia morale fa sempre comodo, è come la legge: per i nemici si applica, per gli amici si interpreta. Storia vecchia, non fa più nemmeno notizia. Specialisti in questa sottile arte della morale double face è la sinistra; è una conseguenza della presunta superiorità morale. Siccome sono “superiori” moralmente, anche quando fanno le peggiori porcherie ( e ne fanno a iosa, come e più degli avversari), il partito deve sempre restarne fuori, pulito; chi sbaglia lo fa per responsabilità personale e non tocca il partito che resta sempre pulito. Al contrario se qualche avversario commette reati è perché è il suo partito che è corrotto. L’esempio più tragico fu quello dei brigatisti rossi, che erano rossi, erano comunisti, ma il PCI non c’entrava nulla; erano “compagni che sbagliano“.  Quella curiosa interpretazione delle responsabilità del partito, che deve sempre restare fuori,  non è cambiata nel tempo; è sempre quella, ferma ai “compagni che sbagliano“.

Altro clamoroso esempio di questa doppia morale e dell’estranietà del partito alle malefatte dei suoi dirigenti lo si ebbe in occasione dell’inchiesta “Mani pulite” che, di fatto, decapitò l’intera classe politica dirigente italiana, coinvolgendo tutti i partiti: tutti meno uno, il PCI. In quel caso, il principio applicato dai magistrati e che portò in tribunale decine e decine di dirigenti politici (alcuni finirono direttamente in carcere e qualcuno ci morì) era quello che i dirigenti “non possono non sapere” quello che succede all’interno del partito; specie in merito a finanziamenti illeciti. Così inguaiarono Craxi, Forlani e tutti gli altri. Tutti, eccetto i dirigenti del PCI. Il partito comunista non solo riceveva finanziamenti illeciti come tutti, ma da decenni era abbondantemente finanziato da Mosca (cosa che era risaputa).  In tempi di guerra fredda e di cortina di ferro ricevere finanziamenti da una potenza ostile non era solo finanziamento illecito, ma poteva configurarsi come intelligenza col nemico ed alto tradimento. Ma niente di questo fu contestato al PCI.

Anche quando si scoprì l’esistenza di “fondi neri” in Svizzera, riconducibili al PCI, il compagno Greganti si accollò tutta la responsabilità, escludendo qualunque coinvolgimento del partito e dei dirigenti, dichiarando che si trattava  di un suo conto personale. Ed il bello è che gli credettero (o finsero di credergli). Come credettero anche a chi disse che non sapeva nulla di qualcuno che entrò nella sede romana del PCI, in Via delle Botteghe Oscure, con una valigetta piena di 150 milioni di lire. Era provato che c’era stato un versamento di denaro, ma non si trovava materialmente colui che lo aveva ricevuto. Inspiegabilmente, nel momento della consegna della valigetta, in ufficio non c’era nessuno: forse erano tutti al bar o erano distratti, o dormivano. Ergo, il denaro è stato consegnato, ma nessuno lo ha preso. Sono i bizzarri paradossi giuridici all’italiana. E, stranamente, il principio che il capo “Non poteva non sapere“, in questo caso non si applica. Curioso, vero? Forse anche la magistratura ha una morale ballerina; forse hanno addirittura due codici diversi e separati da usare secondo i casi e le circostanze. Questo è l’andazzo della politica, della magistratura, della sinistra e Così è se vi pare; e anche se non vi pare.

Certo, anche a destra non scherzano, ma a sinistra è proprio una caratteristica innata; forse la doppia morale te la danno con la tessera. Ti iscrivi al PD e ti danno la tessera, il distintivo, la bandierina, il manualetto “La doppia morale: istruzioni per l’uso“, e l’attestato di scienza enciclopedica  infusa che ti autorizza a partecipare a tutti i salotti televisivi e discutere con autorevolezza di tutto lo scibile umano; avendo sempre, ben inteso, la verità in tasca. Le ultime elezioni ne danno ancora una volta la conferma, anche se non abbiamo bisogno di ulteriori prove.

Il PD si è lamentato con Giannini, conduttore di Ballarò, perché, a loro dire, ha mostrato dei cartelli con i risultati elettorali, dai quali risultava un forte calo di voti, che sarebbero fuorvianti: “Il PD all’attacco di Ballarò. Cartelli sul voto fuorvianti – Ballarò dimostra (numeri alla mano) il flop elettorale di Renzi. IL PD accusa “E’ fazioso”. E chiama in causa la Bignardi “Chiarisca la violazione”. Il PD ha perso una vagonata di voti, è vero, ma non si può dire; e se lo dici sei fazioso e fuorviante. Ora, la faziosità dei programmi televisivi è risaputa, come pure che quasi tutti i conduttori sono di sinistra e quindi la loro faziosità è ben individuata, scontata, a senso unico; basta saperlo. Fra tanti programmi faziosi, uno dei più faziosi era proprio Ballarò, condotto da Floris; come del resto è sempre stata, ed è tuttora,  faziosa tutta RAI3, da sempre feudo del PCI, PDS, DS, PD. Allora, lamentarsi va bene, denunciare la faziosità di programmi e di conduttori anche, ma dovrebbe esserci un limite, perché se all’improvviso, dopo anni di faziosità sinistra di quel programma, e di tanti altri,  qualcuno si sveglia per accusare Ballarò di faziosità si passa il limite della vergogna.

E’ solo l’ennesima dimostrazione pratica della doppia morale sinistra. Finché la faziosità è a loro favore (come lo è da decenni), la chiamano informazione, giornalismo, inchiesta, o intrattenimento, spettacolo, satira. Se però non gli è favorevole, allora scatta l’allarme; non è informazione corretta, è fuorviante. Non ricordo proteste quando per anni ed anni, su tutti i canali, i “cartelli fuorvianti” erano quelli di Floris, Santoro, Gad Lerner, TeleKabul. Non sento proteste nemmeno per quelli attuali di Iacona, Formigli, Greco e l’allegra brigata dei conduttori militanti, addetti stampa del partito mascherati da opinionisti o giornalisti, giullari e pennivendoli di regime che affollano ogni giorno ed a tutte le ore i salotti televisivi. E nemmeno per le interviste su tutti i canali a Renzi (da Annunziata a D’Urso, Fazio, Del Debbio, Vespa, Gruber), sempre solo e senza contradditorio. E non sento proteste nemmeno per l’atteggiamento sempre aggressivo nei confronti del centrodestra, di Salvini in particolare (fino a raggiungere il vero e proprio insulto) su quasi tutti i talk show, politici e non politici, e programmi vari di militanza politica mascherata da intrattenimento o satira (Crozza e Fazio-Littizzetto fanno scuola; ma per anni in TV hanno imperversato Dandini, Guzzanti e programmi come “Parla con me“, autentico spot militante di sinistra mascherato da satira. Ma nessuno ha mai denunciato la loro faziosità: quella è satira). Ricordiamo ancora “Rockpolitic” di Celentano, un autentico grande spot elettorale a favore della sinistra e di Prodi (si era in prossimità di elezioni). Ma non ricordo lamentele ed accuse di faziosità: quello era spettacolo. I sinistri sono così; se la faziosità è a loro favore è sempre giustificata, la chiamano spettacolo, informazione o satira. Se è sfavorevole, è grave faziosità ed informazione fuorviante. La morale degli ex/post comunisti travestiti da democratici mi ricorda una battuta di Woody Allen sui politici: “L’etica dei politici è una tacca sotto quella dei pedofili.”.

Il mercato dei voti a Napoli

Ricordiamo ancora le scene di rom, cinesi e immigrati di varia provenienza, in fila per votare alle primarie del PD a Napoli, Milano, Roma. E ricordiamo anche che alcuni hanno dichiarato tranquillamente che per andare a votare ricevevano dei soldi. Ma trattandosi di primarie del PD tutto finisce a tarallucci e vino; niente di grave, sono casi isolati e non intaccano l’immagine del partito che è sempre quello dei duri e puri, persone perbene che hanno le mani pulite (rubano come e più degli altri, ma usano i guanti). Bene. La cosa, però, si è ripetuta anche alle ultime elezioni a Napoli (ma non è detto che non avvenga anche in altre città); ci sono testimonianze e video che lo dimostrano. Ma anche in questo caso tentano di minimizzare. Si tratta di candidati nelle liste PD che “comprano” i voti. Ma come sempre finisce che li considerano casi isolati e la responsabilità è personale; il partito deve sempre restare fuori. Sono del PD, ma il Pd non c’entra. Anzi, fanno di più; diventano le vittime, perché questi episodi gettano una luce poco simpatica sul partito che viene danneggiato, quindi…il PD è “parte lesa“.  E non gli scappa nemmeno da ridere. Lo ha dichiarato serenamente al TG,  la vice presidente del PD, Debora (senza la H) Serracchiani: “Il PD è parte lesa“. La foto a lato la mostra in tutto il suo splendore, naturale, senza trucco né inganno. Molto diversa da come appare, carina e sorridente, doverosamente truccata in Tv. E’ l’emblema delle due facce del PD: una pulita, buona rasserenante, perbene, moralmente integra, come si presenta agli elettori; l’altra, senza trucco, al naturale, com’è nella realtà.

Se le porcate le fanno gli avversari è perché sono tutti corrotti, se le fanno loro sono vittime, sono “parte lesa“.   Le magagne del centrodestra sono sempre fatti gravissimi, quelle del PD sono sciocchezze, quisquilie, pinzillacchere, casi isolati, la responsabilità è personale, il PD è pulito, candido e innocente come un angioletto. Da ridere; questa non è politica, è cabaret. Intanto, però, la procura, poco propensa a vedere il lato comico della questione, ha già aperto un’inchiesta; vedremo chi riderà per ultimo. Anche Marrazzo, allora governatore del Lazio, venne scoperto a fare i festini a base di coca con una trans brasiliana. Ma per Santoro e tutta la claque sinistra, non era l’imputato, era la vittima di un complotto; sotto processo erano i carabinieri che l’avevano scoperto. Anche Marrazzo era vittima, era  “parte lesa”. A sinistra ragionano così. Ma guai a farglielo notare; si alterano, si adombrano, si offendono e magari vi accusano di strumentalizzare i fatti per scopi elettorali. Per questa gente dall’ipocrisia congenita e la doppia morale in dotazione di serie, vale sempre un famoso titolo di Cuore:Hanno la faccia come il culo“.

 

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