Pannella, Lincoln e la politica

Pannella da morto vale più che da vivo. Ma non è il solo, è una regola generale. Quando sei vivo sei un pezzo di merda. Ma appena crepi, di colpo diventi un grande, un genio, un benefattore dell’umanità, un santo.

Succede anche a quei pazzi assassini che fanno stragi in famiglia o ammazzano i vicini perché i panni gocciolano sul balcone, o per un parcheggio, un sorpasso, uno sguardo provocatorio, per una sigaretta o per pochi spiccioli. Il giorno dopo la strage c’è sempre qualcuno che li descrive come bravi ragazzi, grandi lavoratori, persone tranquille, normali. Meno male, figuriamoci cosa farebbero se fossero aggressivi e malvagi.  Succede anche ai politici, compreso Pannella. Da vivo gliene hanno detto e fatto di tutti i colori, ma oggi sono tutti in prima linea a decantarne le grandi doti politiche e umane; perfino il Vaticano contro cui Marco ed Emma scendevano in piazza, in prima fila con grandi cartelli “No Vat“, per contestare le ingerenze della Chiesa e rivendicare la laicità dello Stato. Se dovessi indicare una caratteristica di questa nostra società, la prima che mi viene più spesso in mente è l’ipocrisia. Specie il mondo della politica, della comunicazione, dell’arte, della cultura, delle relazioni sociali, della morale ballerina che si applica secondo le circostanze, il mondo delle apparenze, delle convenzioni, del buonismo di facciata, dei discorsi di circostanza, delle rapporti familiari di facciata, specialmente tutta la società: un mondo falso che si fonda e si regge sull’ipocrisia.  

Molti anni fa, il 29 dicembre 1999, Pannella fece un annuncio a pagamento sul giornale Il Foglio, per fare gli auguri di buon anno 2000 alla classe politica. E come augurio pubblicò un brano di Abramo Lincoln, Il credo degli uomini liberi, risalente al 1854. Lo dedicava alla classe dirigente italiana di allora con queste parole: “Confrontino, lor signori, confrontino Berlusconi e D’ Alema, Fossa e Cofferati, ben più della metà dei 20 referendum liberali e liberisti sostenuti con 16 milioni di firme dagli elettori italiani con questo testo. Sarà loro facile constatare che erano stati letteralmente pre-visti e pre-scritti, sin dal 1854, da Abramo Lincoln.”.

Il credo degli uomini liberi

«Non si può arrivare alla prosperità scoraggiando l’impresa. Non si può rafforzare il debole indebolendo il più forte. Non si può aiutare chi è piccolo abbattendo chi è grande. Non si può aiutare il povero distruggendo il ricco. Non si possono aumentare le paghe rovinando i datori di lavoro. Non si può progredire serenamente spendendo più del guadagno. Non si può promuovere la fratellanza umana predicando l’odio di classe. Non si può instaurare la sicurezza sociale adoperando denaro imprestato. Non si può formare carattere e coraggio togliendo iniziativa e sicurezza. Non si può aiutare continuamente la gente facendo in sua vece quello che potrebbe e dovrebbe fare da sola». (Abramo Lincoln)

Sono passati 16 anni da allora. Vi risulta che abbiano apprezzato quell’augurio e fatto tesoro di quei saggi consigli? Non direi proprio; anzi. Bene, salvo qualche piccola ed insignificante variazione, il matrimonio contro natura fra cattolici e comunisti confluiti in un unico partito, il Partito democratico, dopo decenni di scontri e battaglie (“Abbiamo le stesse radici, vogliamo le stesse cose“, dissero), i voltafaccia ormai istituzionalizzati di molti politici sempre in crisi d’identità che cambiano casacca e partito secondo il vento e le convenienze,  e la comparsa del Movimento 5 stelle, la classe dirigente dell’Italia è sempre la stessa. Quella stessa classe dirigente che fino ad oggi se ne è fregata altamente di Pannella, di Abramo Lincoln e delle sue parole. La stessa (destra, sinistra, centro, ambidestri, comunisti pentiti e cattolici confusi) che oggi rende omaggio a  Pannella. Ennesima prova dell’ipocrisia elevata a sistema. Auguri.

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