Safari e lavapiedi

“Non sempre perde il toro…”, è la battuta finale di una vecchia barzelletta. Eccola…

Un turista, recatosi in Spagna per vedere l’Expo di Siviglia, va in un ristorante tipico e, non conoscendo bene la lingua, ordina la solita fettina di carne. Accanto a lui c’è un signore che ha sul piatto due enormi polpettoni al sugo  e li sta mangiando con evidente piacere. Incuriosito chiama il cameriere: “Mi scusi, che piatto è quello che sta mangiando il signore qui a fianco?”.
Ah senor, es la nuestra especialidad, es un plato muy tipico llamado Pelotas a la Matador.
Il giorno dopo il turista torna nel ristorante e, desideroso di assaggiare la specialità, chiede il famoso piatto. Dopo un po’ il cameriere gli porta due polpettine misere e minuscole. Sorpreso, chiede spiegazioni al cameriere che spiega: “Senor no siempre perde el toro!”.

Già, qualche volta le palle sono quelle del torero. Mi è venuta in mente vedendo questa notizia: “Padre e figlio italiani uccisi nello Zimbabwe, scambiati per bracconieri“.

Le vittime sono Claudio e Massimiliano Chiarelli, padre e figlio, uccisi all’interno di una riserva di caccia. Li vediamo in questa foto presa dal loro profilo Facebook, nel quale mostravano con orgoglio queste enormi zanne di elefante. Già, perché vivono nello Zimbabwe dove, come riporta l’articolo,  il padre Claudio faceva  la guida ed accompagnava i turisti nei safari, mentre il figlio era un cacciatore professionista. Ora, la caccia all’elefante, specie protetta ed a rischio estinzione, è vietata. Il commercio dell’avorio è vietato pure. Allora, dove hanno preso quelle zanne?Saranno frutto di una battuta di caccia del “professionista“, oppure le avranno trovate per puro caso facendo due passi nella savana tanto per favorire la digestione? Non ho molta simpatia, l’ho già detto spesso in passato, per gli amanti dell’avventura, della ricerca del rischio, del pericolo, delle situazioni estreme; quelli che fanno di tutto per mettersi nei guai e poi devono intervenire i soccorsi per salvarli. Quando poi questo amore per l’avventura si realizza facendo il cacciatore professionista nella savana, allora non riesco a provare nessun senso di pietà per le vittime di incidenti sul lavoro.

Questa storia ricorda molto quella di Walter James Palmer, dentista americano che un anno fa fece scalpore e suscitò l’indignazione mondiale, perché pubblicò in rete la sua foto accanto ad un leone appena ucciso nel corso di una battuta di caccia, anche questa  nello Zimbabwe. Ma quello non era un leone normale (premesso che non esistono leoni “normali” che si possono ammazzare), era Cecil, il leone più popolare ed amato dello Zimbabwe, un bellissimo esemplare di 13 anni, con tanto di collare e monitorato dall’università di Oxford, quasi un simbolo della regione e del parco nazionale. Così scrive La Stampa: “Palmer è andato nello Zimbabwe alla fine di giugno, per dare la caccia a un leone. Si è rivolto a Theo Bronkhorst della compagnia Bushman Safaris, e a Honest Trymore Ndlovu, proprietario di un terreno vicino all’Hwange National Park. I due gli hanno detto che per 50.000 dollari si poteva fare. Quindi il primo luglio scorso hanno legato la carcassa di un animale alla loro auto, e l’hanno trascinata nel parco, per attirare un felino verso la postazione dove lo aspettava Palmer. Quando il leone è uscito dai confini della riserva, entrando in un terreno privato, il dentista ha scoccato la sua freccia. Il felino è rimasto ferito ed è scappato, ma dopo un inseguimento durato 40 ore si è fermato sfinito. A quel punto Palmer gli ha sparato, lo ha scuoiato, e gli ha tagliato la testa per farne un trofeo. “. Bravo, davvero un bel trofeo. Ieri scrivevo della “foto simbolo” dei profughi fermi al confine fra Grecia e Macedonia. Anche questa foto a lato può essere una foto simbolo. Sì, della stupidità umana.

E i nostri italiani d’Africa? “Accompagnavano i turisti nei safari“, dicono. Più o meno quello che facevano i due complici del dentista Palmer. Già, quelli che organizzano safari per ricchi annoiati i quali per distrarsi vanno a rompere i cogl…pardon, le zanne ed altro  a elefanti, leoni, giraffe; quelli che stanchi di star bene, tranquilli e sereni a casa loro, vanno in giro per il mondo, attraversano deserti, giungle e foreste, scalano montagne inesplorate, cercano emozioni forti, l’avventura, l’adrenalina. E per 50.000 dollari tendono la trappola al primo leone che passa, compreso Cecil. Se restassero a casa farebbero meno danni, a se stessi, agli animali, alla natura, e non darebbero ulteriore conferma dell’idiozia umana. Intanto La Farnesina si sta già occupando del caso. Stiamo ancora indagando sulla morte di Giulio Regeni, ammazzato in Egitto, ed ecco un nuovo caso. Sembra che Regeni scrivesse per il Manifesto e facesse il ricercatore. Oggi nessuno fa più mestieri normali come il ragioniere, il meccanico, il barbiere, il calzolaio; sono tutti dottori e ricercatori, oppure artisti. Se proprio non hanno nessuna competenza specifica possono sempre darsi alla politica. Sembra che Regeni stesse “ricercando” in Egitto il funzionamento del sistema sindacale egiziano. Beh, se qualcuno studia i sindacati egiziani (come se non ne avessimo abbastanza in Italia), deve esserci un motivo serio; magari è fondamentale per fornire utili consigli alla Camusso su come organizzare gli scioperi, i cortei, come disegnare gli striscioni, impugnare i megafoni, creare slogan efficaci e soffiare trombette e fischietti a tempo di marcia.  Anche questa è una ricerca utile all’umanità. Tuttavia, visto come va a finire spesso, l’impressione è che l’unica cosa che certi ricercatori ricercano è la maniera di cacciarsi nei guai.

Non abbiamo ancora risolto il caso Regeni, ed ecco il caso Chiarelli. Anche qui scatteranno inchieste, sospetti, depistaggi, congiure e trame segrete, come nel caso del ricercatore ucciso in Egitto? Assisteremo al solito tormentone di comunicati della Farnesina, dichiarazioni del ministro Gentiloni, ipotesi strampalate sulle cause della tragedia e interpretazioni fantasiose dei soliti complottisti? E adesso anche questi li riportiamo a casa con volo di Stato, con passerella delle autorità all’arrivo, funerali di Stato,  cordoglio nazionale? Sì, ormai sembra che questa sia la prassi. Almeno si fa finta che lo Stato si occupi dei cittadini. La cosa curiosa è che, invece che occuparsi dei cittadini vivi in Italia, si occupano degli italiani morti in Africa. Fatta salva la pietà per i morti, non posso fare a meno di pensare che, così come a Siviglia non sempre perde il toro, così nello Zimbabwe non sempre crepa l’elefante. E guardando quella foto penso che quelli che fanno i safari, le guide,  gli accompagnatori, i cacciatori di professione o dilettanti, e tutti quelli che amano scorrazzare per la savana alla ricerca di emozioni forti, e sparano a leoni ed elefanti, giusto per la foto ricordo da postare su facebook, le zanne dovrebbero ficcarsele in quel posto (indovinate dove).

Il Papa e le pulizie di Pasqua.

Papa Bergoglio ha uno spirito creativo, non perde occasione per inventare qualcosa che faccia notizia. Ogni giorno una ne fa e cento ne pensa. Così è sempre in prima pagina. Roba da far invidia a Belen Rodríguez. Ed ecco l’ultimissima della giornata: “Il Papa lava i piedi agli immigrati“.

Ora, già spendiamo 300.000 euro al giorno di spese fisse per il servizio taxi della Marina  che va a prenderli direttamente alla partenza dalla Libia, poi li accogliamo in deliziosi alberghetti 3 stelle o in agriturismo, gli assicuriamo vitto, alloggio, biancheria, abbigliamento, lavaggio e stiratura, assistenza sanitaria, sindacale e legale, TV satellitare, wi-fi, sigarette, ricariche telefoniche, paghetta settimanale, corsi di lingua e di formazione professionale. C’è davvero bisogno che gli laviamo anche i piedi , la testa, le orecchie e magari anche le palle?  Bergoglio, non è che sta un po’ esagerando?

 

Non è il caso di ripetere cose già dette. Quindi, giusto una breve considerazione. Questo Papa si sta rendendo ridicolo. Quando si esagera con l’ostentazione di una  esasperata, eccessiva, ipocrita forma di pauperismo, falsa umiltà e di amore per i poveri, e si confonde il Vangelo con il Capitale di Marx, si diventa ridicoli e si rende ridicolo anche il cristianesimo e tutta la Chiesa.  L’ho già detto in passato e lo ripeto: non si rende conto di quello che fa, di quello che dice, del suo atteggiamento, delle sue dichiarazioni, delle conseguenze e della strumentalizzazione mediatica del suo operato. Un Papa non può permettersi di avere queste gravissime carenze caratteriali e culturali. Sta distruggendo la Chiesa, la sua storia e sta stravolgendo anche il Vangelo e pure il messaggio di Francesco al quale crede di ispirarsi. E’ la perfetta guida spirituale del cattocomunismo, ma un pessimo capo della Chiesa. Non so, come dicono quelli pratici di profezie, che in San Pietro sia entrato il fumo di Satana. Ma certo se proprio non c’è fumo, c’è almeno una leggera puzza di bruciato. Speriamo che si tratti solo di una stufetta difettosa.

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