Quei ragazzi perbene

Hanno ammazzato un ragazzo “Per vedere l’effetto che fa“. Ho detto spesso che il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto. Conferme di questa follia dilagante ne abbiamo ogni giorno; la cronaca quotidiana è piena di episodi di violenza che non hanno una spiegazione. Non si erano mai sentite giustificazioni simili. Questa gente è completamente fuori di testa. E non è solo effetto della droga o dell’alcol. C’è qualcosa che ci sta mandando in pappa il cervello. Ma siccome è un processo graduale, non ce ne rendiamo conto.

Oggi si ammazza la gente così, per uno sfizio, per niente, per passatempo, per distrarsi, o “per vedere di nascosto l’effetto che fa“, come cantava Jannacci. Sono sempre più numerosi gli episodi di violenza, le aggressioni, le liti, i morti, “per futili motivi“, come dicono sbrigativamente i cronisti. Li chiamiamo “futili motivi” perché abbiamo paura di cercare le cause profonde di questa epidemia di follia collettiva. I futili motivi sono che la gente sta andando fuori di testa, ma siccome l’epidemia è generale nessuno ci fa caso. Sarà l’inquinamento dell’aria, del suolo e perfino delle falde acquifere, saranno i pesticidi o gli additivi nocivi che assumiamo con gli alimenti sempre più inquinati, saranno le polveri sottili nell’aria, sarà l’effetto delle dosi massicce di violenza che assumiamo ogni giorno attraverso i media, specie in televisione. Certo è che qualcosa sta modificando le normali funzionalità cerebrali. Ma nessuno ci fa caso. Ci occupiamo solo degli effetti collaterali, quando leggiamo in cronaca gli ultimi esempi di follia umana. Ci occupiamo dei sintomi, non della malattia. Questa sottospecie umana bisognerebbe confinarla in un’isola deserta: così, per vedere l’effetto che fa. Mi sa che siamo proprio alla fine del mondo. I Maya devono aver sbagliato giusto di qualche anno. Ma ormai ci siamo.

Uno dei due “bravi ragazzi” ha dichiarato: “Non so perché lo abbiamo fatto“. Si è mai sentito qualcuno che ammazzi una persona e non sa perché lo ha fatto? Se questa non è follia pura cos’è? Ma questi non sono scappati da un centro di igiene mentale, non sono in cura presso centri psichiatrici; sono ragazzi della Roma bene, che si possono incontrare in strada, a passeggio, al ristorante, sembrano “normali”. Flavia Vento, che con Marco Prato, uno dei due “ragazzi perbene “, aveva avuto una breve relazione, oggi ha dichiarato: “Marco non era violento“. Meno male, figuriamoci cosa farebbe se fosse violento. Questi ragazzi oggi sono così confusi e privi di riferimenti e valori che quella frase, appena modificata, potrebbe diventare il motto delle ultime generazioni: “Non sappiamo perché stiamo vivendo.”. Il fatto è che nessuno glielo insegna; né la scuola, né la famiglia, né la società, né la nuova cultura priva di riferimenti. Anzi, stiamo facendo di tutto per allevare generazioni di invertebrati, stressati, con gravi problemi d’identità, smarriti, confusi,  strafatti di droga e alcol, cresciuti con i falsi miti imposti dai media. Ragazzi distrutti, marci dentro, al cui confronto gli esistenzialisti, i nichilisti, e  la gioventù bruciata degli anni ’50/’60 erano il massimo del perbenismo, dell’impegno sociale, della serietà, dell’assennatezza e responsabilità.

Stiamo costruendo una società marcia, ma non ce ne rendiamo conto. Siamo distratti, abbiamo il cervello “in tutt’altre faccende affaccendato“, come direbbe Giusti. Noi pensiamo ai diritti gay, agli uteri in affitto, siamo occupati a seguire le prodezze amorose dei Vip, fiction, talent, Sanremo, bambini canterini, adulti ballerini, cuochi estrosi, il nauseante chiacchiericcio della compagnia di giro di politici ed opinionisti, le ochette starnazzanti  nei salotti televisivi del pomeriggio, giochini preserali con o senza pacchi, la posta lacrimevole della De Filippi, morti ammazzati a tutte le ore e l’ultima puntata di  “Signor giudice, Montalbano sono“; un record di ascolti.  Giorno per giorno stiamo assumendo a piccole dosi il nostro veleno quotidiano, una sorta di mitridatismo mediatico, senza rendercene conto o sperando forse di diventare immuni alla tossicità della televisione. Ed ecco il risultato; dei “ragazzi bene” che ammazzano un altro ragazzo, senza sapere perché lo fanno, così, per distrarsi, per passatempo, per provare nuove emozioni, per “vedere di nascosto l’effetto che fa“. Auguri.

Vedi, uno dei tanti post su media e violenza: “Cara sorellina ti ammazzo, per gioco…”.

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