Quote nere, rosa e varie

Anche gli Oscar del cinema sono razzisti. Lo sostiene il regista Spike Lee, annunciando che non parteciperà alla cerimonia della consegna dei premi in segno di protesta per la mancanza, fra i designati all’Oscar, di attori neri. La protesta si allarga e sono già molti ad aver espresso la propria adesione; non solo artisti neri, ma anche  bianchi, come Michael Moore (dove c’è da protestare lui c’è sempre, a prescindere dal motivo: l’importante è protestare). Protestano tutti, bianchi e neri. Quelli bianconeri, invece, protestano solo quando perde la Juventus.  

Oplà, e anche questa è fatta. In realtà non è che i neri sono completamente assenti fra quelli selezionati per la designazione, sono in minoranza. E questo basta e avanza a far gridare al razzismo (Accademy razzista). Bisogna dire, però,  che esiste un premio “Black Entertainment Television“, che ogni anno viene assegnato ad artisti neri. Ma in quel caso nessun bianco protesta o si sente discriminato. La cosa non è reciproca. Se premiano i neri è perché sono bravi, se premiano i bianchi è perché sono razzisti. In perfetto stile politicamente corretto. Ormai in qualunque settore di attività umana deve regnare l’uguaglianza, le pari opportunità e, per evitare discriminazioni, deve essere garantita la partecipazione a tutte le categorie a rischio, o meglio protette, quelle che sono “un po’ diverse” dalla norma. Così, dopo l’invenzione delle “quote rosa“, a garanzia della riserva di posti per le donne, arriveranno anche le “Quote nere“, per garantire ai neri la presenza in tutte le possibili graduatorie, classifiche, e premiazioni. A prescindere, ovviamente da valutazioni di merito che sarebbero discriminanti.

Sembra di vivere in una commedia dell’assurdo, ma è quello che sta succedendo nel mondo, da quando ha preso piede la cultura del politicamente corretto. La cosa strana è che, come è facile verificare ogni giorno, non c’è film, fiction, telefilm, serie televisiva di produzione americana, in cui non compaiano interpreti neri. Anzi ci sono stati, e ci sono ancora , film, fiction e serie televisive interpretate quasi esclusivamente da interpreti neri.

Due esempi, ma l’elenco è lungo, di serie televisive di grande successo anche da noi negli anni ’80: I Jeffersons, ed I Robinson (nella foto). E non perché i neri siano particolarmente bravi, ma per una semplice questione di cassetta, di ritorno economico. Gli americani non fanno niente a caso; tutto per loro è condizionato dal mercato, dalla ricerca del successo commerciale, dal profitto, unico parametro comune a qualunque prodotto venga proposto. Cinema e televisione non fanno eccezione. Anzi, per venire incontro ai gusti ed alle aspettative di un pubblico più vasto possibile, non mancano di inserire personaggi di colore, latinos, asiatici, spesso anche in ruoli di primo piano, e di raccontare storie in cui sono protagonisti.  

Questo gratifica il pubblico delle minoranze etniche (che, nel complesso, sono  una presenza massiccia negli USA) per il quale l’identificazione in quei personaggi costituisce una specie di rivalsa, di nemesi. Ecco perché si vedono tanti neri nelle fiction americane. Si può quasi pensare che debbano essere presenti per accordi contrattuali: e non è detto che non esista davvero una simile norma.  Stessa motivazione è alla base di tutta la produzione cine-televisiva degli ultimi anni che tocca argomenti, storie e personaggi del mondo gay. Pensate che lo facciano perché hanno a cuore il tema dell’uguaglianza, dei diritti umani e balle varie? No, forse in parte c’è anche quella motivazione, ma lo scopo principale è quello di sfruttare un tema che è di moda, stimola la curiosità, attira il pubblico e produce profitti. Per lo stesso motivo anche da noi, in cinema e TV, nel prossimo futuro saranno sempre più frequenti le presenze di personaggi gay, neri, migranti, musulmani, e storie relative.

Non possono certo dire che non abbiano spazio nel mondo dello spettacolo. Anzi, la loro presenza è costante e massiccia. Ma se non ci sono neri candidati all’Oscar si grida alla discriminazione: è razzismo. Bene, allora prepariamoci alle “Quote nere“, così gli artisti neri saranno premiati per forza, non per la bravura, ma per legge. Così come succede con le “Quote rosa“, grazie alle quali, in certi organismi pubblici e nei consigli di amministrazione di aziende quotate in Borsa, deve essere presente, per legge, una certa percentuale di donne. Non perché siano particolarmente brave e capaci, ma semplicemente perché sono donne. Ancora devono spiegarci la ratio di questo principio, ma così è. Non sarebbe male prevedere che in questi organismi, oltre a quelli nominati per “diritto di quota“, ci siano anche persone capaci, oneste e competenti (Speranze perdute). Comunque, il mondo fa sempre schifo, però almeno lo fa in rosa. E’ un bel progresso; no?

Ma perché tutelare solo i neri? E gli altri sono figli di nessuno? Se dobbiamo combattere la discriminazione facciamolo per tutti. Quindi prevediamo anche “Quote etniche” riservate per asiatici, arabi, esquimesi, pellerossa, zingari e meticci di ogni provenienza. Subito dopo, però, insorgeranno le associazioni gay (in continua crescita come numero e potere) per denunciare la discriminazione nei loro confronti. E si dovrà procedere anche all’istituzione di “Quote gay“. E volete che le lesbiche stiano a guardare? No, vorranno le “Quote lesbiche“, così come i transessuali vorranno le “Quote trans“. Ma anche i bisessuali vorranno le loro belle “Quote bisex“. Forse anche i vegetariani chiederanno le loro “Quote verdi“.

E sarà tutto un proliferare di categorie che sentendosi discriminate, chiederanno per loro una riserva di posti. Saranno le nuove categorie protette; avranno un punteggio particolare in relazione alla loro categoria di appartenenza, ed avranno una percentuale di posti riservata in tutti i concorsi pubblici, nelle selezioni, casting, premiazioni, a teatro, negli stadi, nei trasporti, nei ristoranti, in spiaggia e perfino nei parcheggi. Insomma il mondo sarà suddiviso in zone ed aree riservate.  Tutti avranno le loro belle “Quote” riservate. Tutti, eccetto i cretini. Già, perché essendo cretini non gli verrà nemmeno in testa di chiedere le “Quote cretini“; altrimenti non sarebbero cretini. A pensarci bene, però, non le chiederanno per una ragione semplice; perché in realtà i cretini non solo le loro quote le hanno già, ma sono essi stessi gli artefici dell’invenzione delle quote; una stronzata simile, infatti, possono pensarla solo degli emeriti cretini. Sì, deve essere questa la spiegazione. Del resto, basta guardarsi intorno, vedere come si sta riducendo questo vecchio e caro mondo, per avere il forte e fondato sospetto che sia governato da cretini.

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