Alveari umani

Dalle caverne ai palazzi, l’evoluzione della specie umana.

I palazzoni tristi e squallidi che si ergono nelle periferie delle moderne metropoli, somigliano sempre più a degli alveari. O, peggio ancora,  a delle unità  abitative (così le chiamano gli addetti ai lavori per illudervi che siano qualcosa di diverso dagli alveari) appena appena più spaziose, giusto qualche metro in più,  e leggermente più confortevoli delle celle carcerarie: più che abitazioni a misura umana, sembrano loculi cimiteriali a misura di morti viventi che, stranamente, si illudono di condurre una vita normale.

Questo palazzo nella foto a lato potrebbe essere un qualunque palazzo di una qualunque periferia urbana nel mondo. Gli alveari si somigliano tutti, sono fatti in serie. Ogni individuo è relegato nella propria cella di pochi metri quadri e lì vive, vegeta, lavora, mangia, dorme, si accoppia, si riproduce, ama, odia, gioisce, piange, ride, si annoia, muore. Tutto in quello spazio vitale costituito da un bivano o da un monolocale con angolo cottura, e spazi condominiali brulicanti di varia umanità; tra urla, schiamazzi, effluvi maleodoranti, liti, sciacquoni, ascensori, televisori ad alto volume, fumi di frittura, strilli di mamme e pianti di bimbi. La differenza fra queste celle umane e gli alveari è che le api non hanno le parabole TV e che gli umani, invece che produrre miele, producono merda.  Mi sa che sono più utili le api; e forse sono anche più felici.

2 pensieri su “Alveari umani

  1. Mary

    Mai tornerei a vivere in città! Dopo tanti anni ogni volta che ho occasione di tornarci, mi chiedo come ho fatto in quell’altra vita a sentirmi costretta e, molto spesso, in gabbia…

    La campagna e la piccola provincia ormai sono vitali per la mia esistenza…e sono stata fortunata anni fa nel prendere la decisione giusta. Con i suoi pro ed i suoi contro. Ma va bene così.

    Hai ragione mio caro, le api sicuramente sono più felici…

    Mi piace

    1. Giano

      Ciao Mary, hai fatto benissimo a trasferirti in campagna; guadagni dieci anni di vita. La città è fonte di stress e genera aggressività, quella che poi esplode al minimo pretesto, per “futili motivi”, come dicono le cronache. Se si è obbligati a viverci bisogna rassegnarsi, altrimenti è preferibile mille volte stare lontano dai grandi centri. La condizione naturale dell’uomo è quella di stare a contatto con la natura, con gli animali, sentire il profumo della terra, cogliere un frutto dall’albero, rotolarsi nell’erba di un prato. Infatti, quando la gente vuole trovare un po’ di tranquillità e benessere, andare in vacanza, va in campagna, nei boschi, al mare, sui monti; non succede mai il contrario. Goditi la tua casetta ed il tuo prato. Buona giornata…

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...