Top News del giorno

Notizia di apertura di oggi “Alberto Stasi condannato a 16 anni“. Anche non volendo tutti sono informati. E’ la Top news, la notizia di apertura di quotidiani e TG.

Questo a lato è il titolone di apertura del Corriere.it. Ma anche gli altri quotidiani in rete la riportano come apertura. Lo stesso hanno fatto le edizioni del telegiornale delle 13 del TG5 e quello delle  13.30 del TG1. E’ la notizia più importante del giorno. Delle notizie d’apertura parlavo circa 15 giorni fa in “Top News“, dove riportavo alcune aperture del quotidiano regionale L’Unione sarda. Quindi eviterò di ripetere considerazioni fatte e rifatte.

Tuttavia, siccome parlo spesso dell’argomento, è l’occasione buona per fare un esempio pratico di ciò che intendo dire quando affermo che la maggior parte delle notizie e di quello che spacciano per informazione è costituita da notizie di nessuna utilità pratica per i cittadini. Questa di oggi è un esempio emblematico. E’ la notizia di apertura, la pià importante, abbiamo detto. Quindi si presume che chi opera nel mondo dell’informazione sia convinto che questa sia una notizia che interessa tutti o quasi tutti i cittadini. Ecco perché è la top news. Altrimenti sarebbe relegata all’interno del giornale, nella pagina della cronaca locale con appena “10 righe in cronaca“. Se invece è la notizia più importante significa che è di grande, anzi grandissimo interesse pubblico.

Bene, allora non resta che fare un piccolo esperimento. Basta chiederci quanto la notizia della condanna di Stasi ci interessi personalmente. Non intendo a livello di semplice curiosità per l’evento. Voglio dire quale interesse reale e quale utilità abbia per la vostra vita, per il lavoro, gli affetti, i rapporti sociali, programmi e progetti per il futuro. Se siamo onesti, scopriremo che non ha alcun valore; interesse pratico e reale uguale a zero. Non cambia di una virgola la nostra vita. E’ senz’altro importante per l’interessato, per familiari, parenti, amici e conoscenti, vicini di casa e, forse, concittadini. Ma per noi non ha alcuna utilità ed interesse; zero. Allora come mai una notizia che per la quasi totalità della popolazione italiana non ha alcun interesse reale diventa la notizia più importante della giornata, quella di apertura di quotidiani e telegiornali?

Una notizia, per essere considerata tale, deve avere utilità pubblica? Oppure qualunque notizia che riporti un fatto anche del tutto insignificante può essere considerata di interesse pubblico? Cos’è una notizia di interesse pubblico, come si valuta l’importanza di una notizia e con quale rilievo bisogna pubblicarla? Ecco, queste domande dovrebbero essere riportate a caratteri cubitali su grandi cartelli affissi nelle redazioni di quotidiani,  riviste e telegiornali. Domande cruciali che sono alla base del giornalismo e che dovrebbero porsi innanzi tutto gli addetti ai lavori, redattori, cronisti, giornalisti, inviati, corrispondenti e direttori. Ma anche i semplici cittadini. Prima o poi qualche domanda bisogna anche porsela, se vogliamo capire in che mondo viviamo. E se vogliamo cominciare ad avere una visione critica della realtà e cercare di difenderci dagli effetti nefasti di un’informazione assillante che ogni giorno ci scarica addosso una valanga di notizie del tutto inutili che occupano la nostra  mente con effetti negativi sulla funzionalità mentale, sulla memoria, la capacità di concentrazione e sulla salute in generale. Nessuno sembra preoccuparsi degli effetti negativi di un eccesso di informazione e si stimoli esterni ai quali siamo sottoposti quotidianamente e senza interruzione. Forse nessuno se ne occupa perché temono di scoprire quali effetti abbia per la salute fisica e mentale. Allora facciamo finta che tutto va ben, madama la marchesa.

A chi interessano queste notizie? In primo luogo e soprattutto a chi ci campa; a chi lavora nel mondo dell’informazione e grazie alla diffusione di notizie porta a casa uno stipendio. A loro interessa, e molto, la notizia della condanna di Alberto Stasi. Interessa perché ci fanno i titoloni d’apertura, i resoconti dei processi, riportano le sentenze, le interviste a familiari, avvocati ed esperti, imbastiscono dibattiti in televisione, ci ricavano intere puntate di programmi sulla cronaca nera con esperti di ogni genere, opinionisti e criminologi: c’è tutto un circo che si muove…e ci campa. Ma al comune cittadino quanto interessa? Zero o quasi. Ecco, quando cominceremo a capire questo sottile inganno che chiamano informazione, forse cominceremo ad essere più attenti e critici nel leggere le notizie, nell’ascoltare i servizi dei telegiornali che spesso si riducono ad essere portavoce e megafono del potere politico, economico, culturale. Cominceremo ad essere più diffidenti nei confronti di esperti tuttologi, a non lasciarci abbindolare dagli annunci di scoop, di “esclusive”, di rivelazioni epocali.

Proviamo ogni tanto, quando sentiamo certe notizie, a porci questa semplice domanda: mi interessa davvero e quanto?  E  questo flusso continuo di notizie che ci arriva in tempo reale da tutto il mondo,  ci serve davvero, ci aiuta a vivere meglio, ci arricchisce culturalmente, ci rende più sereni e felici, rende il mondo migliore? Credo proprio di no, la risposta è negativa e proprio le tragiche notizie di cronaca nera che riempiono ogni giorno le pagine sono la conferma. Non solo l’eccesso di informazione non ci migliora la vita, ma questa valanga di violenze quotidiane riportata dalla stampa ci avvelena, genera stress, ansia, angoscia, aggressività ed è causa di devastanti effetti sulla salute psicofisica che si riversano spesso in maniera tragica nei rapporti familiari e sociali. La cronaca della violenza genera violenza; che finisce in cronaca, alimentando un circolo vizioso con effetti tragici.

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