Papa: acqua e fogne per tutti

Il Papa ama viaggiare e portare nel mondo il messaggio evangelico. Ora è in Africa per il giro pastorale a base di vicinanza ai poveri ed agli ultimi, di baci ai bambini, di benedizioni alla folla, di appelli alla fratellanza, di rivendicazione dei diritti umani, di frontiere aperte, di accoglienza per tutti, di denuncia della ricchezza dell’occidente come causa della povertà del terzo mondo (questa è ancora tutta da dimostrare, ma a forza di ripeterla qualcuno ci crede davvero). Insomma, la solita litania buonista, il catalogo dei sogni, delle buone intenzioni, dei buoni sentimenti, di “beati i poveri…porgi l’altra guancia…ama il prossimo tuo come te stesso…etc”.  Poi la visita finirà, il Papa tornerà in Vaticano, i poveri di Nairobi continueranno ad essere poveri, e tutto resterà come prima.

Questa volta, visitando Kangemi, il quartiere povero di Nairobi, lancia il messaggio del diritto all’acqua e le fogne. Già “Acqua e fogne per tutti“, dice a gente che da sempre vive in mezzo alle fogne a cielo aperto. Sembra una battuta di spirito che richiama alla mente il motto di Cetto Laqualunque “Più pilu per tutti“. Solo che Cetto faceva ridere, il Papa no.

Il suo tema preferito è sempre lo stesso: più che un messaggio spirituale ricorda i temi del lavoro e dell’economia; diritto al lavoro per tutti, rivendicazioni salariali, sicurezza, garanzie, riposo, ferie, ridistribuzione della ricchezza, condanna del profitto, appello alla solidarietà globale. Più che il capo spirituale della Chiesa, sembra di ascoltare un sindacalista della Fiom o uno sfigato marxista dei centri sociali. Forse doveva fare il sindacalista, non il prete. Ecco che cosa ha detto agli “ultimi” di Kangemi: “L’emarginazione urbana nasce dalle ferite provocate dalle minoranze che concentrano il potere, la ricchezza e sperperano egoisticamente mentre la crescente maggioranza deve rifugiarsi in periferie abbandonate, inquinate, scartate.”.  Più chiaro di così.

Gli africani sono poveri perché noi occidentali siamo ricchi, concentriamo il potere e sperperiamo. Viene quasi spontaneo pensare che in certe zone dell’Africa vivono ancora come 2.000 anni fa, nelle capanne di fango e paglia. E che fino a pochi secoli fa, gli europei non sapevano neppure dell’esistenza delle popolazioni africane, finché non sono cominciate le prime esplorazioni del continente africano. Ma intanto che  lì si viveva in condizioni da cavernicoli, a Roma si costruivano acquedotti e fognature già 2000 anni fa. E questi, ancora nel 2015, sono in quelle condizioni. Come mai, mentre in Europa si progrediva in tutti i campi, dall’architettura alla medicina, dalla scienza alla filosofia, l’arte, la musica, il commercio, si costruivano palazzi, basiliche, teatri, in quelle regioni lontane non c’è stato alcun tipo di progresso? Perché qualcuno li sfruttava? Oppure? Ma dicono che in Africa sono poveri per colpa nostra che siamo troppo ricchi e li abbiamo sfruttati. Ergo, se a Nairobi non hanno acqua e fognature, vuoi vedere che è per colpa dei romani che pensavano a costruire il Colosseo, invece che fare le fogne in Africa?

Ma il Papa ci accusa di essere noi la causa della loro povertà. E per rimediare dovremmo aiutarli e garantirgli il progresso, a spese nostre ovviamente. Infatti, riassunto in questo titolo, ecco il messaggio lanciato tempo fa in occasione del suo discorso all’ONU: casa, lavoro, terra.

Nient’altro? Beh, questo tanto per cominciare, poi si passa ai dettagli. Per esempio, possiamo aggiungere anche il diritto alla colazione abbondante con succhi vari, frutta esotica,  bacon e uova strapazzate, caviale, aragosta, champagne. Ancora il diritto al riposo pomeridiano (la pennichella è sacra), il climatizzatore, TV ultimo modello 40 pollici smart, Wi Fi (gli immigrati dicono che anche quello è un diritto), all’acqua minerale (liscia, gasata o Ferrarelle, secondo i gusti), una cantina fornita con vini di pregio, un’auto nuova in garage, un armadio pieno di abiti alla moda e capi firmati, la scopatina serale (o al mattino, a piacere; anche questo è un diritto, no?).

La casa, mi raccomando, che sia come quella di Topolino, una grande villetta bianca a due piani in stile coloniale con ampio prato verde intorno dove giocare col cane, possibilmente con ampio parco intorno, boschetto, piscina e giochi per i bimbi. Beh, tutti hanno diritto allo spazio vitale. Mica vorremo relegarli in quegli orribili casermoni di periferia, in spazi angusti come celle di alveari, pullulanti di brutti ceffi, maleodoranti e puzzolenti di fritto e minestra di cavoli. No, la casa deve essere bella, grande, confortevole, rilassante e profumata di gelsomini. E’ un diritto di tutti.

Il lavoro, invece, deve essere appagante, gratificante:  un buon impiego lautamente retribuito in un’azienda con sede in palazzo d’epoca in centro storico, con sale affrescate da Michelangelo (oppure Giotto), sculture del Bernini (ma va bene anche Canova), arazzi preziosi, tappeti persiani, ambiente lavorativo rilassante di tutta tranquillità (per evitare lo stress), segretaria di bella presenza sempre disponibile agli straordinari anche sul divano o dove capita, capita.

In quanto alla terra, che è un diritto di tutti, diciamo che non dovrebbe essere inferiore ad un centinaio di ettari per ciascuno, comprendenti grandi impianti eolici e fotovoltaici per l’autosufficienza energetica, e campi coltivati che forniscano tutti i possibili prodotti di prima necessità, cereali, legumi, ortaggi e frutta, al fine di garantire l’autosufficienza alimentare (non si sa mai, meglio essere previdenti), parco giochi, campo da golf, tennis, piscina, cottage per riposarsi durante le battute di caccia, cavalli purosangue da corsa, frutteti e vigne, boschi e ruscelli, e pista per il jet privato. Potrebbe bastare, salvo ampliamenti futuri.

Poi cos’altro?  Beh, si può aggiungere a piacere, tanto ormai tutto è diventato un diritto e tutti i diritti devono essere garantiti a tutti. Tutto a tutti; lo dice il Papa. Ultimamente fra il Papa e l’estrema sinistra c’è una strana convergenza di ideali e proposte, una corresponsione di amorosi sensi, una sorta di affinità elettive. O i comunisti si sono convertiti al Vangelo, oppure il Papa è diventato comunista. Il fatto è che è facile parlare di diritti a tutti, ma poi bisogna pensare alla realizzazione pratica. E ci si dimentica sempre di dire chi deve occuparsene e con quali mezzi e risorse. Ogni diritto presuppone un dovere. Già, perché se qualcuno rivendica un “diritto“, significa che qualcuno ha il “dovere” di riconoscerglielo.  E se tutti, dalla Polinesia alla Siberia, dalla Groenlandia al Kenya,  hanno diritto alla casa, al lavoro, alla terra e chissà cos’altro, chi è che deve provvedere a garantire quei diritti? Lo Stato, i cittadini volenterosi, i ricchi, la Caritas, i sindacati, il governo, lo Spirito santo? Questo il Papa dimentica sempre di spiegarlo.

Però, alimentando le speranze della gente si mostra vicino ai poveri e sembra che diffonda e applichi il messaggio evangelico che, dice il Papa, è rivolto ai poveri ed agli ultimi (Bergoglio tra gli ultimi del mondo). Anche Laura Boldrini dice che il suo pensiero è sempre rivolto agli ultimi. La nostra Laura è una fervente cattolica e segue alla lettera il Vangelo, oppure il Papa copia dalla Boldrini? Veramente il Vangelo non solo si rivolge agli ultimi, ma riserva loro un occhio di riguardo, un trattamento speciale, quasi un riconoscimento, un premio, quando afferma che “Gli ultimi saranno i primi“. “In che senso?”, direbbe Verdone con gli occhi al cielo. Meno male che il Signore non faceva il giudice di gara, altrimenti sarebbe stato un bel pasticcio al momento di decretare l’ordine di arrivo e la classifica finale.

Ma se questo è il messaggio, allora bisogna riconoscere che essere ultimi è una bella fortuna, perché alla fine si diventa primi. Il guaio è per i ricchi, perché è più facile che un cammello passi nella cruna di un ago che un ricco entri in paradiso. Se ciò che dice il Vangelo è vero, questi poveri che vivono nelle periferie di Nairobi, in bidonville senza acqua, né fogne, e magari anche senza cibo, dovrebbero gioire, ringraziare il Signore per essere nati poveri e pregare di non arricchirsi mai, perché se si arricchiscono rischiano di trovarsi in fondo alla classifica. Bisogna concludere, quindi, che quelli che nascono nella periferia di Nairobi hanno avuto una bella fortuna. Beh, questo dice il Vangelo. No?

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Gli ultimi saranno i primi

Servire i servi

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