Legittima difesa e proporzionalità

Dopo l’ennesimo caso di un ladro ucciso per legittima difesa, il boy scout toscano, premier per caso e per grazia ricevuta, ha dichiarato che nella legittima difesa deve esserci “proporzionalità”: “Ladro ucciso. Renzi: il pensionato non è un eroe”. Cosa si intenda per proporzionalità della legittima difesa non è molto chiaro. E forse non lo sa nemmeno il bulletto toscano. Sarebbe curioso chiedergli di spiegare bene il concetto, magari facendo un esempio pratico. Questa storia della legittima difesa che è sempre un concetto molto aleatorio e rischia sempre di trasformarsi in omicidio volontario, è vecchia. Molti anni fa, forse una decina o più, dopo un caso di omicidio per legittima difesa (passano gli anni, ma non cambia nulla), scrissi un pezzo (ironico, ma mica tanto) in un forum in rete. Lo ripropongo pari pari, è sempre valido.

Legittima difesa ?

 Il concetto di legittima difesa è molto aleatorio. Sì, perché la legittima difesa è  consentita solo come reazione ad una minaccia alla propria incolumità fisica e deve essere commisurata all’entità dell’offesa. Ovvio che per stabilire se la reazione è proporzionata bisogna, prima, determinare esattamente l’entità dell’offesa; cosa non sempre facile da accertare, perché il presunto colpevole (fino al terzo grado di giudizio è sempre “presunto”) è irreperibile, oppure perché non ha lasciato tracce visibili ed evidenti della gravità della minaccia. Se un imbecille aggressivo e violento, senza alcun motivo plausibile, mi dà un cazzotto sul naso,  procurandomi una grave frattura, posso solo rispondere, ammesso che ne abbia la forza, con un altro cazzotto, sempre sul naso e di pari potenza, stando bene attento a non  procurargli qualche fratturina in più di quelle che lui ha procurato a me. Se, invece, non posso rispondere nello stesso modo, trattandosi di un energumeno  tipo armadio a due ante con un grugno da rottwailer inferocito, e faccio la prima cosa che mi viene in mente, ovvero rompergli in testa la prima arma contundente a portata di mano, oppure afferrare le sue parti basse e strappargli le palle, questo è “Eccesso di legittima difesa”.  Chiaro?

E’ bene attenersi scrupolosamente a questo principio della proporzionalità della risposta, altrimenti si passano guai seri. Negli anni scorsi abbiamo avuto diversi esempi di come venga applicata la legge in questi casi. Solitamente chi risponde ad una rapina sparando viene indagato ed accusato di “eccesso di legittima difesa”. Allo stesso modo viene punito chi, scoprendo un ladro in casa, o uno sconosciuto che si introduca nottetempo nel giardino con fare sospetto,  lo aggredisca o lo colpisca in maniera grave. In quel caso la reazione è eccessiva perché non è dimostrato e dimostrabile che quell’intruso stesse rubando o avesse intenzione di rubare, visto che non ha la refurtiva con sé. Sembra strano, ma funziona proprio così. Al massimo è violazione di domicilio. Tutto è opinabile e la conclusione del processo è dovuta in gran parte solo alla bravura degli avvocati.

Allora, se nottetempo notate uno sconosciuto che, furtivamente, si introduce a casa vostra, non dovete pensare subito che si tratti di un ladro. Lo so che è la prima cosa che vi viene in mente, ma attenti, calma, la prima impressione può essere errata. Aspettate e limitatevi a seguire attentamente le sue mosse, evitando di aggredirlo o procurargli qualche graffietto. Se vi chiede di aprire la cassaforte, non necessariamente vuole rubare il denaro depositato. Potrebbe essere un agente segreto, in missione speciale, ovviamente segreta, e, magari, deve verificare se, per qualche strano motivo, dei documenti segretissimi siano finiti nella vostra cassaforte. Lasciate fare e aspettate. Se, poi, riempie un borsone con tutto il denaro contante, gioielli e argenteria varia, non allarmatevi. Magari vuole solo fare un inventario. Non permettetevi, in alcun modo, una reazione che potrebbe costarvi molto cara.

Nel frattempo che il ladro, pardon, lo sconosciuto, fa man bassa di denaro ed oggetti preziosi, invece che opporvi con la forza, potete, invece, tentare di dialogare con lo sconosciuto. Questo è consentito dalla legge. Potete tentare, per esempio, di fargli notare che potrebbe evitare di passare con gli stivaloni infangati sul vostro prezioso tappeto persiano. O ricordargli i dieci comandamenti, in particolare il settimo, e che rubare è peccato e non sta bene. E che magari, poi, dovrà andare a confessarsi. E se non trova una chiesa aperta? Provate a dirgli che la mamma sarebbe molto dispiaciuta se sapesse che il figlio sta rubando. Ecco, questa proposta è ottima, parlare della mamma fa sempre effetto. Se, nonostante i vostri tentativi, lo sconosciuto, raccolto il tutto, scappa via e vi lascia lì ammutoliti dalla paura, non disperate. Magari vuole solo mostrare i vostri gioielli e la vostra argenteria ad un esperto, per fornirvi una valutazione esatta e rassicurarvi che non sia tutta  bigiotteria di poco valore. Mai intervenire mentre lo sconosciuto sta facendo man bassa dei vostri preziosi gioielli. Vi sarebbe molto difficile dimostrare che lo sconosciuto stia “rubando”, dal momento che sia il denaro, sia i gioielli sono ancora lì, in casa.

Solo dopo qualche ora che lo sconosciuto si è allontanato, potete cominciare ad avere qualche sospetto ed ipotizzare che sia stato un furto o una rapina. E solo allora potete, se siete ancora vivi e vegeti, azzardare una chiamata alle forze dell’ordine e denunciare il fatto. E i vostri gioielli? Avete una sola possibilità di recuperarli. Per quanto detto precedentemente, la vostra reazione non deve eccedere e non può essere esagerata. Deve essere proporzionale all’offesa e, possibilmente, eseguita con le stesse modalità. Bene. Allora, assoldate un detective, datevi da fare per scoprire il ladro ed il suo domicilio. Acquistate poi una attrezzatura completa da topo d’albergo (oggi si trova tutto in commercio, anche in rete, magari ci sono anche offerte speciali), introducetevi nottetempo nella abitazione dello sconosciuto e recuperate il malloppo. Azione uguale e contraria, stesse modalità e proporzionale all’offesa. Facile, no? Ecco, questa è quella che si chiama “Proporzionalità della legittima difesa”. Arrangiatevi.

2 pensieri su “Legittima difesa e proporzionalità

  1. Peter Paint

    il tema è delicato e ci tengo ad annotare il mi pensiero. La regola astratta deve fissare un limite, un confine tra la legittima difesa e quella non legittima. il pensiero umano nei secoli ha individuato il concetto di “proporzionalità” (e altri) come limite. se uno minaccia di darmi una ceffone non posso stenderlo con una mazza da baseball. Senza il concetto di proporzionalità invece potrei farlo impunemente. per il resto la regola funziona se la si usa con buon senso a seconda dei casi concreti. un ladro in casa è un pericolo per la mia vita, e siccome non posso fargli un’intervista per sapere se è disposto ad uccidermi, si deve presumere che lo sia quindi per come la vedo io posso sparargli e la proporzionalità è salva, la vita sua per la mia. Se però gli sparo mentre sta scappando non c’è proporzione tra la vita e un bene materiale sottratto. in definitiva per quanto difficile sia non si può prescindere dal valutare il danno minacciato in rapporto a quello arrecato per difesa.

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    1. Giano

      Il discorso fila ed è condivisibile; resta il fatto che il confine tra ciò che è o non è consentito è così labile che è davvero molto difficile stabilire regole precise. Ogni caso fa storia a sé e, come succede spesso in episodi di criminalità e violenza, difficilmente si può ricostruire esattamente l’accaduto e valutare tutte le varianti che possono influenzare il giudizio finale. Il risultato è che tutto dipende dalla professionalità degli inquirenti, dai pm, dalla bravura degli avvocati e dai giudici. Grazie, buona serata.

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