Guerra e pace

Tolstoj non c’entra. Parlo di quella tendenza ad organizzare cortei, marce, fiaccolate e manifestazioni per la pace. Per non parlare poi degli appelli alla pace nel mondo rilanciati quotidianamente da autorevoli personaggi; in primis il Papa. Ed ecco l’ultima manifestazione pacifista, svoltasi ad Ankara in Turchia: “Strage al corteo. I canti per la pace, poi le esplosioni“.

Cantano per la pace. Risultato: 97 morti e 400 feriti (intanto che scrivevo i morti sono già saliti a 130: e temo che cresceranno ancora). Canta, canta che ti passa, dice un vecchio adagio.  Forse il repertorio pacifista non era di gradimento degli attentatori; si sa che beduini, cammellieri e “mamma li turchi”  hanno strani gusti musicali. Potevano cambiare genere musicale per cercare di accontentare i bombaroli e provare, che so,  con brani liturgici, canti gregoriani; quelli di solito hanno un forte potere anestetizzante, calmante, soporifero, una specie di camomilla in musica. Certo che oggi, parlare di pace è sempre più difficile. Dalle notizie che si leggono, sembra che i governanti del mondo stiano cercando in tutti i modi un pretesto per scatenare un nuovo conflitto mondiale. Dopo decenni di rapporti cordiali ed amichevole collaborazione con gli ex nemici dello scomparso impero sovietico, siamo tornati alla guerra fredda. L’Europa, col pretesto della crisi ucraina, applica pesanti sanzioni nei confronti della Russia e schiera truppe e mezzi blindati al confine, minacciando scontri armati e rappresaglie.  Il  Nobel per la pace (assegnato preventivo, sulla fiducia) Obama rafforza le installazioni militari in Polonia e punta i missili americani verso est. Ora, in Siria, è in atto uno scontro politico e militare, tra gli americani che armano, istruiscono e sostengono i ribelli anti Assad, ed i russi che hanno inviato i caccia a difendere Assad. Basta un nulla perché si verifichi un incidente ed americani e russi si sparino addosso. E non parliamo dei pericoli del terrorismo islamico, della guerra santa di Al Qaeda contro l’Occidente, e dell’avanzare dello stato islamico e del califfato dell’Isis.

Come succede da sempre nella storia dell’umanità, si affrontano due blocchi opposti; quelli che vogliono la guerra (e la fanno) e quelli che auspicano la pace. La differenza fra i due schieramenti è sostanziale e la conclusione dello scontro è scontata: i guerrafondai fanno la guerra ed attaccano i nemici, portando morte e distruzione; i pacifisti sono contro la violenza, rifiutano l’uso delle armi e  cercano di fermare la violenza con le fiaccolate, le marce, gli appelli, i canti e gli inni all’amore universale e le bandiere arcobaleno. Il risultato è già scritto; non c’è partita. Parodiando una celebre battuta di un classico “spaghetti western“: “Quando un guerrafondaio incontra un pacifista, il pacifista è un uomo morto“. Amen. E non c’è bisogno di aver visto il film o di essere un genio per capirne il significato.

Tempo fa il Papa, a proposito del massacro dei cristiani attuato dall’Isis, disse che bisognava fermare la violenza, aggiungendo che però bisognava farlo senza usare le armi. E per non essere frainteso (cosa che succede spesso con Bergoglio, non perché chi ascolta non capisce ed interpreta male il suo pensiero, ma perché si esprime come la Sibilla Cumana), ripeté specificando la parola “Fermare” e scaricando la responsabilità della decisione sull’ONU (buoni quelli!). Santità, e come intende fermarla questa violenza? Ancora non lo ha spiegato; resta uno dei tanti misteri bergogliani (Vedi “Il Papa e la pace“). Si possono fermare le armi senza armi? Forse, come cantavano i Giganti negli  anni ’60, in clima da “figli dei fiori“, “Mettete dei fiori nei vostri cannoni“? Si possono fermare le armi con i fiori? Ma pensate davvero di fermare le bombe con le marce della pace, con i canti natalizi, gli appelli all’amore universale, il buonismo ipocrita di facciata, i sorrisi, gli abbracci, le frasi sdolcinate da baci perugina e la bandiere arcobaleno? Auguri.  Diceva Gandhi, il pacifista per antonomasia, il simbolo del pacifismo e della non violenza: “Non si può stringere la mano di chi ti porge il pugno chiuso“. Credo che anche questa frase non abbia bisogno di spiegazioni. Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

Intanto cresce ogni giorno la minaccia di nuovi conflitti ed il pericolo dell’aggravarsi di quelli in atto. E la parola “guerra“, che non ha bisogno di aggettivi per ricordarne gli effetti,  compare sempre più spesso nei titoli dei giornali, nei servizi dei TG e nelle discussioni dei tanti talk show televisivi dove politici per caso  si fronteggiano a base di chiacchiere inutili, scambiandosi accuse reciproche e, per nostra sfortuna, governano l’Italia e decidono dei nostri destini. Il pericolo lo si percepisce chiaramente, è nell’aria. Forse per questo si fanno tanti appelli alla pace. Il guaio è che, a guardare ciò che avviene nel mondo, specie nei territori più a rischio,  sembra che gli appelli pacifisti ottengano l’effetto contrario. Ogni volta che il Papa si affaccia alla finestra e “auspica la pace nel mondo“, scoppia un nuovo conflitto. Più cortei pacifisti si fanno e più aumentano le tensioni tra i popoli. Più si parla di pace e più ci si avvicina alla guerra. Allora viene un legittimo sospetto: non sarà che questi appelli pacifisti, Papa in testa, portano sfiga e sono controproducenti? Provate ad auspicare la guerra: hai visto mai che scoppi la pace!

Vedi: “Shoah e buoni ideali“.

I Giganti: “Proposta” (Sanremo 1967)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...