Metaformofosi e bimbi gialli

Ancora titoli curiosi presi dal web. Leggere le notizie sta diventando una pena, una sorta di penitenza alla quale ci sottoponiamo in nome della necessità di essere informati. Quindi ogni giorno, anche se non leggiamo gli articoli, dobbiamo almeno necessariamente leggere i titoli di notizie di gossip, cronaca nera, pubblicità occulta, idiozie spacciate per informazione e le ultimissime della politica nazionale ed estera, drammatiche e poco rassicuranti sul nostro futuro.

Per fortuna  capitano anche degli articoli e titoli che ci fanno sorridere. Così compensiamo in qualche modo l’effetto deprimente della cronaca quotidiana. Ecco un esempio di titolo “casual” riportato due giorni fa nella Home Tiscali: “Ricerca sulla metaformofosi dei neutrini”. Si tratta dell’assegnazione dei Nobel per la fisica. E quando si parla di scienza si deve stare attenti a ciò che si scrive, perché la scienza è una cosa seria, è per definizione “esatta”. Quindi, a prima vista, siamo portati a pensare che anche questo titolo sia esatto e che i due fisici siano stati insigniti del prestigioso riconoscimento per una ricerca sui neutrini e su una strana e sconosciuta loro proprietà: la “Metaformofosi“.  Incuriositi si legge, quindi, l’articolo, ma di questa metaformofosi non c’è traccia. Inutile anche tentare un rapida ricerca su Google, non la trovereste nemmeno lì.  Com’è facilmente intuibile, infatti, si tratta del solito strafalcione, il classico refuso o errore di battitura. Forse per la fretta o la disattenzione, al posto di una corretta metamorfosi  ci scappa una metaformofosi.

Niente di grave, succede. Ciò che, però, non è molto comprensibile e giustificabile, cosa che ripeto da anni,  è che quell’errore sia rimasto al suo posto, in prima pagina, tutta la giornata. Quel box con quel titolo è sparito solo il giorno dopo, quando al mattino sono state inserite nuove notizie in home. Allora ci si chiede come sia possibile che in tutta la giornata nessuno si prenda la briga di controllare cosa si pubblica in prima pagina, ed eventualmente correggere gli errori.  E’ la domanda che mi pongo spesso, ed ancora non trovo risposta; se non la certezza che l’informazione in rete sia fatta con molta leggerezza, approssimazione, e mancanza di rispetto per i lettori.

Ancora un titolo curioso, sempre su Tiscali di avantieri. Non è propriamente un errore, è solo un effetto umoristico dettato dalla necessità di comporre un titolo breve, conciso, ma esplicativo. Lo si nota perché capita proprio sotto il precedente titolo sulla “metaformofosi“. Allora non si può non notare l’effetto involontariamente umoristico di questo titolo che usa il termine “giallo” per indicare che sul fatto c’è qualcosa di poco chiaro. Il termine “giallo” una volta indicava i racconti di genere poliziesco, quelli lanciati alla fine degli anni ’20 del secolo scorso dalla casa editrice Mondadori (Gialli Mondadori) e che erano caratterizzati proprio dalla loro inconfondibile copertina gialla. Da questa particolarità editoriale nacque l’abitudine di estendere il termine “giallo” a tutto ciò che, in televisione, al cinema o in letteratura, riguardava storie di argomento poliziesco.

Ma, come succede spesso con l’evoluzione della lingua, il suo significato viene solitamente esteso a tutto ciò che è misterioso, poco chiaro, che lascia in sospeso domande senza risposta ed enigmi irrisolti. Ed ecco che il verificarsi di un fatto del quale non sono ben chiare le cause diventa “un giallo“. Già questo suscita ironia, perché, se dovessimo intendere il significato del termine ” giallo” per quello che era in origine, si dovrebbe interpretare la notizia in questo modo: “Precipita un bambino: è un racconto poliziesco“. Ma la prima domanda che viene alla mente è la seguente: è giallo il bambino, oppure è giallo l’ottavo piano? Se vogliamo, però, dedurre il significato del titolo dalla  “analisi logica” della frase (esercizio linguistico che credo scomparso dalla prassi didattica), dovremmo concludere che  dall’ottavo piano è precipitato un bimbo che, per qualche strano motivo, è “giallo“. Forse è caduto in un secchio di vernice gialla, o forse è stato dipinto di giallo seguendo la moda del body painting. E’ un mistero; o per stare in tema “è un giallo: il giallo del bambino giallo“.

Come se non bastasse, quel titolo si presta ad un altro possibile equivoco. Con il termine “giallo” si identificano anche le popolazioni dell’estremo Oriente: giapponesi e cinesi  (i “musi gialli“; ma guai a dirlo, vi accuserebbero di razzismo). Allora quel titolo potrebbe essere inteso anche in questo modo: “Precipita bimbo: è cinese“. Non basta, perché il colorito giallo può essere sintomo di un ittero, una disfunzione epatica. E allora la notizia si potrebbe leggere anche così: “Precipita bimbo: era affetto da itterizia“. Ma c’è anche un’altra ipotesi, la più logica e razionale, che può scaturire dalla lettura di quel titolo “Bimbo di 10 anni precipita dall’ottavo piano: è giallo”,  e concludere che si tratti semplicemente di un errore. In realtà, infatti, se un bimbo cade dall’ottavo piano, la cosa più probabile non è che sia giallo, ma che sia morto. No?

Sembrerebbe risolto il caso, o meglio “il giallo”. Così, per evitare  equivoci e fraintendimenti,  basta sostituire “giallo” con “morto“, ed otteniamo questo nuovo titolo: “Bimbo di 10 anni precipita dall’ottavo piano: è morto.”. Così sarebbe più chiaro? Ma nemmeno per sogno. Ora si porrebbe un nuovo dilemma: è morto il bambino, oppure è morto l’ottavo piano? Mistero; anzi, un giallo!

Guarda tu in che guaio semantico ci si può ficcare per un semplice titolo di stampa. Bisognerebbe essere più chiari quando si scrive. Si scherza, si scherza; ma mica tanto.

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