Il panda diesel

Certi titoli di stampa sono fuorvianti. Talvolta lo sono perché subdolamente vogliono trasmettere un messaggio volutamente confuso  e ingannevole; altre volte,  semplicemente per creare un forte richiamo che attiri l’attenzione del lettore, lo incuriosisca e lo stimoli a leggere l’articolo.

Prendiamo, per esempio, questo titolo comparso due giorni fa nella Home Tiscali: “Dagli escrementi del panda il biocarburante del futuro“. Il significato sembra chiarissimo: ricavare un nuovo tipo di carburante dagli escrementi. Bella scoperta in tempi di ricerca di nuove fonti energetiche e di necessità di limitare le emissioni nocive  causate dai combustibili in uso derivati dal petrolio. Il recente scandalo delle emissioni truccate della Volkswagen ne è la prova. Una bella notizia, dunque. Ma sorge subito un primo dubbio. I panda sono notoriamente una specie a rischio estinzione. Anzi, sono diventati il simbolo stesso del WWF e della campagna ambientalista tesa alla salvaguardia dell’ambiente naturale, delle sue diversità e delle specie minacciate di estinzione. Ma se devono produrre grandi quantità di escrementi per ottenere un carburante che sostituisca il petrolio,  quanti panda occorrono e, soprattutto, quanta cacca devono fare ogni giorno?

Un bel dilemma. Non basta, però, il dubbio sulla fattibilità di questo progetto; se ne devono valutare anche tutte le implicazioni pratiche. Si può immaginare che, per limitare al massimo le spese di produzione e distribuzione del nuovo carburante, e l’inquinamento prodotto da grandi fabbriche dove lavorare gli escrementi, si possa inventare un sistema che elimini tutti i passaggi inutili ed ottenga il carburante direttamente alla fonte; dal panda all’automobile, dal produttore al consumatore. Ovvero, sistemare  dentro ogni automobile un panda che mangi in continuazione (il bambù può essere sistemato in un contenitore sul tettuccio, al posto del portabagagli), e faccia la cacca , subito lavorata con speciali apparecchiature sistemate nel vano posteriore e produca immediatamente la fonte energetica per il motore. La tenera bestiola potrebbe essere sistemata in apposito spazio, al posto del solito pupazzo incollato al vetro o al cagnolino che dondola la testa. Mettiamo un bel panda vivo; è più simpatico,  ci tiene compagnia, intrattiene i bambini, facciamo felici quelli del WWF e produce pure il carburante bio. Che si vuole di più?

Ovvio che anche i panda, per adeguarsi alle varie tipologie di auto,  saranno forniti in diverse versioni. Secondo il carburante ottenuto dai loro escrementi (determinato dalla qualità del bambù consumato), ci saranno i panda a benzina, quelli diesel, quelli a kerosene, e pure quelli a gas. E secondo la grandezza del panda e la loro capacità produttiva, ci saranno i piccoli panda da utilitaria, quelli da media o grossa cilindrata, quelli da fuoristrada; e pure quelli da corsa, i modelli di panda sprint da formula uno.  Immaginiamo la Ferrari con il suo pandino speciale da corsa in bella evidenza a fianco al pilota. Il più soddisfatto sarebbe Marchionne perché, grazie alla fortissima pubblicità gratuita, vedrebbe incrementare moltissimo la vendita del suo ultimo modello di Panda, pubblicizzata con lo slogan “L’unica Panda col panda“. Oppure si inventerebbe la “Panda da favola“,  col classico finale: “E così il panda e la Panda vissero a lungo felici e contenti“.

Ma tutti cercherebbero di sfruttare le potenzialità pubblicitarie del panda. Dal “Metti un panda nel motore“, a “Superpanda maggiore, il bambù con gli ottani“: una festa della creatività.  Il guaio è che, in tempi di alterazione dei dati forniti dalle case costruttrici, anche i panda installati nelle auto potrebbero essere falsificati e produrre più emissioni inquinanti di quanto dichiarato dalle case automobilistiche e consentito dalle norme CE; specialmente i “panda diesel“, notoriamente più inquinanti dei panda a benzina.  Col risultato che un bel giorno potremmo leggere il seguente titolo: “La Volkswagen richiama 10.000 panda modello euro5: cagano meno del previsto e  inquinano più di quanto dichiarato.”. Un bel guaio, no?

In realtà non succederà niente di tutto questo perché quel titolo, come dicevo, è fuorviante. Leggendo l’articolo si scopre che il carburante non viene prodotto dagli escrementi dal panda, ma viene ottenuto dalla lavorazione degli scarti di bambù, mais e biomasse, utilizzando i microrganismi presenti nello stomaco del panda. Ciò che stanno studiando i ricercatori non è, quindi, la cacca del panda, ma i microrganismi che rendono digeribile il bambù. Ma, ovviamente, parlare di microrganismi è troppo scientifico e non è un richiamo abbastanza forte. Mentre incuriosisce maggiormente il fatto che si possa ricavare carburante direttamente dagli escrementi. Ed ecco che si inventano il titolo sulla cacca dei panda. Classico esempio di informazione scatologica.

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