Papa pop e Corriere vaticano

Due importanti organi di stampa potrebbero cambiare nome e diventare Corriere romano e Osservatore della sera; tanto pare che non ci sia molta differenza fra il quotidiano milanese e quello del Vaticano. Il Papa è in America e la stampa, giustamente, ci informa con dovizia di particolari sulla visita, i discorsi e gli incontri ufficiali. Ed ecco, infatti, che il Corriere della sera dà ampio risalto alla notizia con questo titolo di apertura “Papa, 80 mila al Central Park“. Da notare il richiamo al “Sognare si deve” che è una variazione papale di   “Yes, we can” di Obama, che, a sua volta, era l’edizione aggiornata del  celebre “ I have a dream” di  Martin Luther King. Sognate, sognate, tanto sognare è gratis; ancora, per il momento.

Bene, nel pezzo si fa un ampio resoconto della visita del papa all’ONU con tutti i particolari, le personalità che ha incontrato, le reazioni, le dichiarazioni, i video  e perfino l’intero discorso tenuto davanti all’assemblea. Tutte le curiosità dei lettori sono soddisfatte. Sarebbe più che sufficiente come informazione sulla visita papale. Ma evidentemente, per i nostri scrupolosi cronisti non basta. Devono dare altre notizie, altri particolari per mostrare quanto sono bravi. E poi anche perché bisogna riempire la pagina. Così, poco sotto il pezzo di apertura, ecco un altro articolo.

Anche questa è una notizia importante. Ci informa che  John Boehner, speaker repubblicano al Parlamento, dopo il discorso tenuto dal Papa al Congresso, durante il quale si era commosso fino alle lacrime, ha deciso di lasciare l’incarico. Che sensibilità questi americani, si commuovono e si emozionano facilmente. Bastano poche parole del Papa e piangono calde lacrime. Poi magari sommergono di bombe l’Iraq, la Libia, l’Afghanistan, ma in compenso si aggiudicano un Nobel per la pace ad Obama e se parla il Papa si commuovono. Gli americani sono così, sembrano tutti Rambo, Rocky o rudi cow boy alla John Wayne, ma in fondo sono dei bambinoni sentimentali, romantici, emotivamente fragili; bastano due parole del Papa e gli scappa la lacrimuccia. Bene, detto anche questo, dovrebbe bastare. Invece no, ci sono ancora altri dettagli. Ecco, infatti, seguire un altro box.

Non si può chiedere l’evento limitandosi a fare la cronaca degli avvenimenti. Bisogna allungare il brodo raccontando  il coinvolgimento popolare, la reazione della gente, l’entusiasmo e la commozione, i gadget in vendita (statuette, bamboline, pupazzi, foto), insomma tutte quelle cianfrusaglie che si vendono ovunque ci sia un evento da sfruttare commercialmente, e perfino un giornale che cambia la testata in “New York Pope” in onore di Bergoglio. Ma per il Corriere non sono cosette insignificanti e note di colore, sono dettagli importanti da “tenere a mente“.  Già, cose da tramandare da padre in figlio, di generazione in generazione, cose che passeranno alla storia.  E con  un altro articolo ed una serie di slides ci mostrano alcune di queste  cose importantissime da tenere a mente.  “Papa, le sette cose da non dimenticare“. Si va dal giornale che  cambia la testata in “New York Pope” alla famiglia messicana che percorre 21 mila chilometri per andare a vedere il Papa. Dalla banda che accoglie il Papa intonando “New York, New York”  al bambolotto di bianco vestito. Dalla bambina della Florida che gioca con il bambolotto ad alcuni dei gadget in vendita. E si chiude con la foto di una Papamobile, che sfila per Times Square, sulla quale, però, non c’è il vero Papa, ma una statua di cera che lo raffigura. Vi pare che queste siano cose di cui si può perdere la memoria? Certo che no, lo dice il Corriere; ecco perché si preoccupa che i lettori non dimentichino queste cose importantissime. La domanda viene spontanea, direbbe Lubrano: “Ma siete proprio così scemi o fate solo finta di esserlo?”. Oppure pensate che siano scemi i lettori? Vittorio Feltri, nel suo libro “Buoni e cattivi“, a proposito  dei colleghi giornalisti, scrive: “Il guaio è che i giornalisti si ritengono sempre più furbi del lettore medio.”. Appunto.

Ma non basta ancora. Ecco che si prende spunto dal viaggio papale per pubblicizzare un libro di Massimo Franco su presunti complotti americani per condizionare in passato  l’elezione del Papa e sulla lombo sciatalgia del cardinale Bergoglio, e di altri segnali quasi profetici, come segno di volontà divina e di predestinazione. Beh, si dirà, abbiamo parlato anche della sciatalgia del Papa, ora basta. No? Invece non basta ancora.

Ecco il quinto articolo della giornata dedicato al Papa pop in veste di rock star. Come direbbero i discografici, è in uscita il suo “ultimo album“; in realtà il primo, ma non mettiamo limiti alla Provvidenza ed alla creatività vaticana. Si intitola “Wake up, Svegliatevi” e contiene  brani estratti  dai discorsi del Papa e  canti sacri “rielaborati in chiave pop e rock, ma anche soul e senza dimenticare le atmosfere celtiche“.  Ecco, ora siamo a posto, ci mancava un Adeste fideles in versione celtica o Salve Regina in stile Jimy Hendrix ed un Papa rock. Ora gli manca di fare le previsioni meteo, la percorribilità autostradale e le promozioni di materassi al posto di Giorgio Mastrotta. In quanto a presenzialismo e ricerca di visibilità se la gioca a pari merito con Matteo Renzi. Ma non c’è partita, il Papa può contare su aderenze molto in alto.

Si possono dedicare 5 articoli nella stessa pagina e nello stesso giorno allo stesso evento, ancorché importante e che riguardi il Papa? Sì, se la stampa è asservita al potere, qualunque esso sia; politico, economico o religioso. Ma, a parte queste notiziette sui gadget, sul Papa rock e la sua sciatalgia (tutte cose che, secondo il Corriere, bisogna tenere a mente e tramandare ai posteri), ci sono anche dei risvolti molto seri che il Papa ha evidenziato durante i suoi discorsi ufficiali. Eccoli sintetizzati in questo titolo.

Semplice e chiaro. Il mondo intero, e fior fiore di politici, intellettuali, filosofi, scienziati, si dannano l’anima per trovare una soluzione ai mali del mondo, senza riuscirci.  Poi arriva Bergoglio e,  come se fosse la cosa più scontata di questo mondo, ti spiattella lì, davanti ai potenti della terra, la soluzione: “Dare a tutti casa, lavoro e terra“. Facile, no? Tutti devono avere la loro bella casetta in stile coloniale come quella di Topolino, col prato verde intorno, la staccionata in legno dipinta di bianco e l’ultimo modello di Mercedes o Ferrari (secondo i gusti personali) in garage. Poi, ovviamente, un lavoro di prestigio, ben retribuito e non molto faticoso. Ed infine un bel pezzo di terra dove praticare, per hobby, un po’ di giardinaggio e di orticoltura (come fa Michelle nel suo orto presidenziale alla Casa Bianca), coltivare rose, orchidee,  ortensie e garofani, e produrre melanzane, pomodori, ravanelli, carote e cetrioli; anche fagiolini, va, mi voglio rovinare.

Beh,  visto che ci siamo, si può aggiungere anche una piccola baita in montagna con i gerani rossi sul balcone, ed una villetta al mare con la barca ormeggiata nella spiaggetta privata; giusto per trascorrere le meritate vacanze e ritemprare il corpo e lo spirito. E poi una bella scorta, da tenere in cantina (al fresco si mantiene meglio), di vini di qualità, champagne, caviale, prosciutti, salumi e formaggi assortiti. Beh, tutti hanno diritto ai beni essenziali ed a gustare  queste prelibatezze; mi sembra il minimo indispensabile. E poi cos’altro? Mah, giusto per chiudere in bellezza, gelato, tiramisù, sambuchina, caffè e mirto di Sardegna (un po’ di pubblicità campanilista non guasta) offerto dalla casa. Ma lasciamo la possibilità di aggiungere altri beni e servizi essenziali, secondo i gusti personali.

Ora, un conto è cercare di migliorare le condizioni di vita dell’umanità, altro è sognare di rendere tutti gli uomini sani, ricchi, felici, e garantire a tutti le stesse condizioni, gli stessi beni e lo stesso tenore di vita. Chi paga? E con quali risorse? Ma in fondo sarebbe giustizia dare tutto a tutti? E per quale principio? Ma se tutti sono ricchi e felici chi lavora? Si ha la sensazione che quando questi romantici sognatori auspicano il paradiso in Terra per tutti, abbiano una visione distorta della realtà. Forse provengono da un mondo parallelo dove tutto è perfetto e tutti, come nelle favole,  vivono a lungo  felici e contenti; e senza lavorare, perché il lavoro comporta rischi, costa fatica, fa sudare (specie nella stagione calda e senza climatizzatore), e, come diceva Cesare Pavese, “Lavorare stanca” (infatti lui, stanco di lavorare, per riposarsi si è suicidato).

Anche nelle favole gli unici che lavorano sono i 7 naniAndiam, andiam, andiamo a lavorar…”; infatti sono rimasti nani proprio perché, a causa del duro lavoro, gli si è bloccata la crescita. No, non possiamo correre questi rischi. Tutti gli altri sono principi, principesse, belle addormentate nel bosco, bambine che vanno a spasso nel paese delle meraviglie o scoprono nel bosco casette di marzapane; insomma, tutta gente che non lavora; nelle favole.   Ma la realtà è un’altra storia e le favolette buoniste a base di solidarietà, uguaglianza, spirito umanitario e ideali criptomarxisti,  spacciate per messaggio evangelico, sono pura utopia,  caratteristica di chi non vuol guardare in faccia la realtà e la natura umana.  E’ come vivere nel mondo delle favole. Dice il titolo del disco papale “Wake up, svegliatevi“. Mi sa che se c’è uno che deve svegliarsi è proprio il Papa.

I savii vivono per i pazzi, ed i pazzi per i savii. Si tutti fussero signori, non sarebbono signori: così, se tutti saggi, non sarebbono saggi, e se tutti pazzi, non sarebbono pazzi. Il mondo sta bene come sta.”,  disse Giordano Bruno più di quattro secoli fa. Infatti fu mandato al rogo e bruciato vivo a Campo dei fiori.

 

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