Servire i servi

Viaggio del Papa a Cuba. Folla di fedeli nella piazza della rivoluzione, sotto i grandi ritratti di Che Guevara e Fidel Castro (con i quali Bergoglio sembra essere a proprio agio), messa, omelia, canti liturgici e benedizioni per tutti (sempre in diretta TV, come le gare della Ferrari, il concerto del 1° maggio, i mondiali di calcio e le vendite promozionali del piazzista toscano di palazzo Chigi). Poi il Papa riparte e continua a fare il Papa, i cubani continuano a fare i cubani, e tutto torna come prima. Ma ciò che resta nella memoria sono le sue parole, riprese e diffuse da tutti i media. Alla fine dell’omelia  sono stati osservati due minuti di silenzio. Dice il commentatore in televisione che quel silenzio è voluto e necessario affinché le parole del Papa  siano assorbite meglio ed abbiano il tempo di decantare e “fare l’effetto”.  Un po’ come prendere una compressa per il mal di testa o un lassativo; bisogna aspettare che faccia effetto. Così sono i discorsi di Bergoglio. Chissà, mi chiedo, se la gente si rende conto di quello che dice.

Tutto incentrato sul concetto di servizio il discorso papale. “Chi vuole essere grande serva gli altri e non si serva degli altri.”, afferma. Prende spunto da un brano evangelico: “I discepoli  discutevano su chi dovesse occupare il posto più importante, su chi sarebbe stato il privilegiato, su chi sarebbe stato al di sopra della legge comune, della norma generale, per mettersi in risalto con un desiderio di superiorità sugli altri. Chi sarebbe asceso più rapidamente per occupare incarichi che avrebbero dato certi vantaggi.”. Ed ecco la risposta di Gesù alla domanda degli apostoli: “‘se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti’.  Un concetto chiaro e semplice che ricorre spesso nel messaggio evangelico: gli ultimi saranno i primi. Così semplice che il Papa chiude l’omelia con queste parole profondissime: “Chi vive senza servire non serve per vivere” (Boh!). Sarebbe stato uno slogan perfetto per i  comunistelli sessantottini di “Servire il popolo“. Ma chi gliele scrive queste frasi? O gliele suggerisce in sogno la buon’anima di Massimo Catalano, oppure gliele scrive Gigi Marzullo. Lo scopo della vita sembra essere quello di servire gli altri; l’ideale è essere servi. Una morale da schiavi, da servi felici di essere servi.  Questo Papa riesce a dire in un giorno più banalità di quante ne possa dire una persona normale in una vita intera. Ecco perché lui è Papa e voi no.

Ma restiamo al concetto dominante di questa omelia: mettersi al servizio degli altri. Dice Gesù che chi vuole essere il primo deve essere l’ultimo e porsi al servizio di tutti.  Così immagino che gli apostoli, per seguire l’insegnamento di Gesù, facessero a gara per essere gli ultimi e mettersi al servizio degli altri.  La cosa può sembrare normale, ma non lo è; avrebbe creato  disagi ed inconvenienti. Per esempio, per gli apostoli era quasi impossibile fare un biglietto per uno spettacolo a teatro o nell’arena, o mettersi in coda presso uno sportello pubblico; mettersi in fila era un’impresa impossibile, visto che tutti volevano essere ultimi. E diventava quasi impossibile anche  eseguire quelle piccole incombenze domestiche o lavoretti quotidiani, come pulire la casa, andare a prendere l’acqua al pozzo, preparare da mangiare, fare qualche piccola riparazione. Appena uno si apprestava a farlo, gli altri apostoli, memori delle parole di Gesù e della necessità di farsi ultimi e mettersi al servizio degli altri,  lo fermavano proponendosi di fare il lavoro al suo posto.

Il precetto fondamentale della comunità degli apostoli era quello di mettersi al servizio degli altri, servire il prossimo, essere gli ultimi, diventare servi. Ma poiché tutti volevano servire e non essere serviti, nessuno riusciva a seguire questo precetto, con grande disappunto degli apostoli che, a causa dello stress e del drastico calo dell’autostima, dovevano ricorrere alla consulenza di psicologi e psicoterapeuti, che c’erano già allora, ma si facevano chiamare con altri nomi per non farsi riconoscere. Col risultato che non riuscivano a combinare niente. E quel precetto dovrebbe essere ancora oggi, secondo Bergoglio, l’aspirazione di ogni buon cristiano;  mettersi al servizio degli ultimi. Ma gli ultimi sono i servi. Quindi, in breve, per essere bravi cristiani bisogna mettersi al servizio dei servi, servire i servi; il massimo.  Insomma, un’umanità di servi in cerca di padrone. Ma se tutti sono servi, non ci sono più padroni. Ma se non ci sono padroni non ci sono nemmeno servi. Quindi, se non c’è la possibilità di essere servi, nessuno può essere buon cristiano. O no?

Così fra gli apostoli nascevano lunghe ed interminabili discussioni, ognuno voleva fare il lavoro al posto degli altri, mettersi al loro servizio ed essere l’ultimo della compagnia.   Il guaio era che non si riusciva a portare a termine nessuna incombenza.  Certe volte arrivava la sera e gli apostoli erano ancora lì a battibeccare su chi dovesse preparare il pranzo o andare a prendere l’acqua. “Lo faccio io“, diceva Pietro. Ma subito interveniva Giovanni “No, voglio essere io a farlo, voglio essere l’ultimo di voi…”.  Ma ecco Matteo “No,  sarò io l’ultimo e sarò il vostro umile servitore…”. E così, mentre tutti insistevano per essere “ultimi“, mettersi al servizio degli altri e fare tutti i lavoretti più umili, passavano il tempo senza mangiare, né bere, né pulire la casa, né annaffiare i gerani che così appassivano, né  fare la spesa, né cucinare e neppure lavarsi i piedi perché, appena qualcuno accennava a farlo, gli altri 11 volevano farlo al suo posto. Insomma, era una situazione di stallo completo. E tutto perché ognuno voleva dimostrarsi più umile e mettersi al servizio degli altri. L’effetto finale è che se tutti vogliono essere servi, non c’è più nessuno da servire e, anche volendo, fare i servi è impossibile.

Sarebbero crepati di fame e sete, ed oggi non avremmo nemmeno i Vangeli,  se non fosse per Maria Maddalena che, vedendo che gli apostoli erano dei perditempo che passavano le giornate in chiacchiere e non riuscivano a mettersi d’accordo, per loro fortuna, pensava lei a fare la spesa, cucinare, lavargli la biancheria, pulire e tenere in ordine la casa, e annaffiare i fiori. Ecco perché bisogna stare attenti a ciò che si predica: può comportare conseguenze imprevedibili. Se tutti i  bravi cristiani, per essere i migliori  devono essere ultimi,  nessuno riesce ad esserlo perché c’è sempre qualcuno che vuole essere ultimo al suo posto. Diventa impossibile trovare qualcuno disposto a farsi servire. Se tutti sono servitori non ci sono più padroni da servire. Se non ci sono padroni è impossibile essere servitori. E se non si può essere servitori diventa impossibile essere ultimi e, quindi, seguire il messaggio evangelico. Ergo, il messaggio “Gli ultimi saranno i primi” è impraticabile. Non sarà che in questo messaggio c’è qualche errore di partenza? Boh, mistero della fede.

Vedi: “Gli ultimi saranno i primi“.

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