Matrimoni moderni e preti progressisti

Anche Comunione e Liberazione favorevole alle unioni gay. Dice don Julian Carron, presidente di CL: “La diffusione delle unioni omosessuali è un dato evidente a tutti, in una società plurale.” (Niente muri alle unioni gay). Come dire che, siccome ormai i gay sono in crescita esponenziale (le cause sono ancora da individuare; forse il buco nell’ozono, gli additivi  chimici negli alimenti, il riscaldamento globale, le polveri sottili, chissà, boh) e di pari passo crescono le unioni di fatto tra persone dello stesso sesso (in attesa delle unioni plurime e poligame  fra gay, lesbiche, trans e combinazioni varie)  bisogna far buon viso a cattivo gioco, accettare il dato di fatto (“Cosa fatta capo ha.”, si diceva una volta),  adeguarsi alla tendenza generale ed omologarsi al pensiero unico dominante della sinistra progressista, dell’Arci gay, dei sostenitori del sesso libero e perfino di Papa Bergoglio che, dopo aver in passato aperto ai gay (“Chi sono io per giudicare?”),  di recente ha avuto parole di comprensione e incoraggiamento anche per le teorie gender (“Il Papa benedice i libri gender“). Et voilà, il cerchio si chiude.

Che carini i nostri fidanzatini di Peynet in  versione 2000 che coronano il loro sogno d’amore, con lancio di riso, del bouquet e marcia nuziale. E’ l’evoluzione della specie. Chissà se questa variante rientra nella teoria di Darwin, oppure è un’anomalia; mistero. Dice don Carron che le unioni gay sono “un dato evidente“.  Anche la mafia, il terrorismo e la pedofilia sono “dati evidenti“. Giustifichiamo anche questo perché sono un dato di fatto? In realtà, il “dato evidente a tutti” è il progressivo degrado della società , il dilagare delle perversioni e la legittimazione culturale di ogni tipo di  depravazione sessuale e morale, con l’approvazione dei terroristi sociali mascherati da  progressisti, in nome della libertà; CL e cattocomunisti confusi in prima linea. In confronto a questa nuova società, Sodoma e Gomorra erano un esempio di morigeratezza di costumi. E’ segno evidente di decadenza morale quando diventa  motivo di orgoglio, indice di apertura mentale e titolo di merito, l’ostentazione pubblica dei vizi privati. Più si è viziosi, depravati e pervertiti e più si ha successo, apprezzamento ed esposizione mediatica. Oggi personaggi bizzarri (è un caritatevole eufemismo) come Luxuria, Platinette, Malgioglio e compagnia bella (si fa per dire), hanno più visibilità e successo di filosofi, scienziati e premi Nobel. Non mi sembra che questi siano sintomi di grande civiltà di cui si possa essere orgogliosi.

Eppure, secondo questa nuova morale da Suburra (ma almeno quella era circoscritta, oggi la suburra sta diventando globale), non possiamo nemmeno lamentarci dell’imbarbarimento sociale perché, come disse Bergoglio: “Chi sono io per giudicare?”. Lo dice anche il Papa, dobbiamo accettare amorevolmente tutte le aberrazioni umane senza giudicare. Ma non è il giudizio espresso (sempre incerto, discutibile ed a rischio di errore, chiunque sia il giudice) a determinare il valore reale ed intrinseco dell’oggetto o della persona che viene giudicata. Esistono valori, principi e leggi naturali che, con buona pace del relativismo imperante, hanno validità assiomatica, sono indiscutibili ed universali (come le leggi della fisica) e sono iscritti profondamente nell’animo umano fin dalla nascita. Il sole brilla nel cielo anche se i ciechi non lo vedono. Mozart ha scritto capolavori, anche se i sordi non le sentiranno mai. I leoni continueranno sempre a cacciare le prede, anche se le gazzelle non sono d’accordo.  Gli esseri immondi e repellenti  sono e restano tali agli occhi dell’uomo, anche in assenza di giudizio. Chi decide, ci si può chiedere (le domande dei cretini sono sempre in agguato), che cosa sia repellente ed immondo? La razionalità umana e, molto spesso, basta anche solo un pizzico di buon senso. E non tutti ce l’hanno.

Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza.”. (Immanuel Kant – Critica della ragion pratica)

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