Papi e occhiali

Il Papa doveva cambiare le lenti. Così, come avrebbe fatto  un qualunque romano de Roma, è andato da un ottico di Via del Babuino, a due passi da Piazza del Popolo.  Strano, ma non ci sono ottici in Vaticano?  Oppure non sono affidabili? Ovvio che si sia radunata una piccola folla incuriosita. Tutti i media hanno riportato la notizia, il negozio ha avuto una grande pubblicità gratuita ed il Papa ha avuto modo, ancora una volta, di mostrarsi umile, alla buona, confermando l’immagine che da subito ha voluto dare di se stesso, quella del Papa che rifugge il lusso, gli sprechi,  il fasto, l’esibizione di ricchezza e potere ed  i privilegi che gli competono per il ruolo ricoperto. Insomma, un Papa che si comporta come una persona normale, un cittadino qualunque. Anzi, molto attento a non spendere più del dovuto, per dare esempio di modestia: “Cambio solo le lenti, non voglio spendere“. Che bravo Bergoglio: “Com’è umano lei…”, direbbe Fantozzi.

Peccato che il Papa non sia una persona qualunque; altrimenti non sarebbe Papa. Ci sono cerimonie, circostanze,  ruoli sociali, che richiedono il rispetto di esteriorità e rigidi cerimoniali. Per certi personaggi  che ricoprono incarichi pubblici o, ancor più, assumono un ruolo di simbolo di istituzioni civili o religiose, il rispetto del protocollo è d’obbligo; la forma diventa sostanza.  Soprattutto quando si tratta del Papa. Bergoglio sembra dimenticare troppo spesso  che il ruolo di capo della Chiesa comporta dei doveri che non sempre sono compatibili con atteggiamenti da popolani. Ne va di mezzo l’immagine,  l’autorevolezza ed il rispetto della figura del Pontefice.  Viene svilito e sminuito il valore del capo della cristianità,  del simbolo di un potere che fa del Papa una persona al di sopra della comunità, un rappresentante del Cristo in Terra, che non è, non può e non deve essere “una persona normale, uno qualunque“. C’è e deve esserci una differenza sostanziale, chiaramente individuabile anche dai segni esteriori e dal comportamento,  tra il Papa ed un curato di campagna, tra il capo della Chiesa ed il vice parroco di Zagarolo.

L’umiltà, la sobrietà, lo sprezzo del lusso, degli agi  e della ricchezza sono doti lodevoli che ben si addicono a chi ha preso il nome del poverello di Assisi (anche se, viste le ricchezze accumulate nei secoli dalla Chiesa, qualche dubbio sull’umiltà dei Papi ci viene). Ma quando si esagera si corre il rischio che tale atteggiamento esteriore appaia falso, un’ipocrita ostentazione, giusto per accreditare l’immagine di un Papa umile, modesto., alla buona, vicino al popolo ed ai poveri.  Poco ci manca che domani lo si veda andare dal barbiere alla Garbatella o aggirarsi con la borsa della spesa a Campo dei fiori a comprare broccoli e patate. Santità, si ricordi che “Quod licet Iovi, non licet bovi “.

 

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